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VideoGame – Le Cronache dell’Invasione e dei Prodi che vi si opposero di Dario Carraturo

Anche la tela più bella va fissata al muro… né troppo in basso né troppo in alto, possibilmente.
– Okuninushi citando il saggio Tzumanaki nella prima di una lunga serie di dubbie perle di saggezza

VideoGame - Le Cronache dell’Invasione e dei Prodi che vi si opposero - Dario Carraturo - Lande IncantateVideoGame – Le Cronache dell’Invasione e dei Prodi che vi si opposero è un romanzo fantasy che mi sento di inserire a pieno titolo nel genere degli umoristici ed è anche uno di quelli riusciti molto bene.

Per i più pigri di voi, che non hanno intenzione di leggere troppe righe di recensione vi dico fin da subito che stiamo parlando di una storia che merita di essere letta. Divertente, leggera e scorrevole, fila via liscia come l’olio regalando momenti di risate incontrollate e spunti di riflessioni degni della miglior satira. Il tutto è condito dalla presenza di un “Parco Eroi” così vasto da far invidia ai migliori componimenti epici.

La trama

La trama è molto classica… o forse no. Un potente negromante evoca nel proprio mondo una serie eroi, mostri e creature da altre dimensioni. Questi esseri evocati creano scompiglio e sarà compito del negromante rimettere tutto a posto invertendo il processo. Peccato che il potente stregone altri non è che Sergio, un giovanissimo programmatore di videogiochi ed il mondo in cui approdano gli evocati altro non è che la città di Napoli. A dirla tutta, il ragazzo di magia ne sa meno di zero e per risolvere la situazione e sconfiggere tutti i cattivi da lui richiamati sulla Terra, dovrà contare sull’aiuto di tutti quegli eroi, oggetto della sua ammirazione fin da quando era bambino, che tramite il suo videogame si sono materializzati a casa sua. Il tutto dovendo anche fare i conti con gli inquilini del suo condominio, la polizia, un gruppo di scout ed una banda di teppisti darkettoni che a vario titolo faranno parte degli eventi rendendo la faccenda ancora più caotica di quanto il perfido Loki possa mai immaginare.

L’ambientazione

Come già detto, la vicenda si svolge nella Napoli dei giorni nostri, ma limitarci a dire questo è altamente riduttivo.
Tutti i personaggi evocati da Sergio infatti portano con loro parte delle ambientazioni e leggende che andranno a fondersi con il contesto urbano della città partenopea. Un gruppo di eroi male assortiti nel bel mezzo di piazza Medaglie d’oro o le valchirie che cavalcano avanti ed indietro per la 167, oppure ancora dei giapponesi che chiedono ad Okuninushi di scattar loro una foto davanti al Maschio Angioino in fiamme, ne sono solo alcuni esempi.
Io personalmente conosco Napoli e sono riuscito ad immaginarmi con precisione le scene descritte nel libro avendo a supporto i miei ricordi personali, ma sono certo che, anche chi non ha mai avuto il piacere di visitare questa bella città, riesca a figurarsi in che modo venga trasformata dalla presenza di così tanti personaggi evocati.

I personaggi

La mole di personaggi coinvolti è particolarmente grande. Possiamo però distinguere tutti i coinvolti nella vicenda in due grandi gruppi che lo stesso Sergio ci aiuta a riconoscere: gli EPC e gli UTI. Rispettivamente i due gruppi sono l’acronimo di “Evocati Poco Collaborativi” e “Umani Totalmente Inutili”. Se per il secondo c’è poco da dover spiegare, trattandosi dei parenti di Sergio, i litigiosi condomini e qualche outsider di poco conto, per il primo gruppo ci sarebbe molto da dire.
Ogni evocato è un eroe della rispettiva leggenda o un super cattivo di una delle mitologie parallele al nostro mondo e tutti sono molto ben caratterizzati in un modo tutto particolare. Ognuno di essi, infatti, mantiene le caratteristiche che lo contraddistinguono nella sua storia di appartenenza, ma un po’ perché le leggende sono sempre gonfiate o romanzate ed un po’ perché nel trasporto tra le dimensioni essi hanno subito delle contaminazioni dal nostro mondo, ci troviamo di fronte a personaggi completamente nuovi da scoprire e confrontare con le loro controparti epiche.
Orlando, ad esempio, è un omaccione alto e possente che, in preda alla sua furia, è capace di sradicare una porta blindata a mani nude ed ammaccare l’armatura del suo amico Astolfo a suon di pugni. Una volta rinsavito è un paladino di Re Carlo, coraggioso e cortese con le donne ma, non si sa perché, ha acquisito uno strano accento romanesco durante la materializzazione e si fa venire i complessi mentali riguardo alla sua irascibilità.
Patroclo invece è l’aitante acheo che tutti conosciamo dall’Iliade, coraggioso ed incline al sacrificio personale, ma anche leggermente effemminato che alterna frasi pronunciate normalmente a discorsi in rima che sembrano tratti direttamente dall’opera di Omero.
Merita una menzione speciale anche il già citato Okuninushi, principe giapponese famoso per la sua disputa con i fratelli per la mano di una donna. Fin dalla sua prima apparizione si appoggerà alle perle di saggezza di un certo Tzumanaki che di saggio hanno ben poco, lasciando puntualmente basiti tutti i suoi interlocutori.
Ci sono tantissimi altri eroi, Artù con il suo mentore Merlino, Thor, il dio norreno del tuono, Ulisse, Sigfrido e molti altri. Come giustamente il lettore si aspetta, abbiamo anche i rispettivi “cattivi” che annoverano tra le loro fila, centinaia di mori bellicosi, celti, irlandesi, troiani, Maeve, la lasciva regina del Connaught, Surtr, Loki ed un’altra marea di pericolosi antagonisti.

Lo stile

Tutto il romanzo è scritto in prima persona dal punto di vista di Sergio. Questo ci permette di conoscere in ogni momento cosa passa per la mente del ragazzo e le differenze tra quello che pensa e quello che in realtà dice. Sono molto simpatici i cambi di stile nella narrazione che avvengono in corrispondenza dei momenti in cui il nostro protagonista tende a diventare irrazionale oppure viene distratto da qualcuno di particolarmente interessante. Interessante, ad esempio, come Orienne, la bellissima fata del ciclo arturiano che rappresenta la componente sexy della storia.
Ho anche apprezzato molto il modo in cui l’autore è riuscito a tenere “nascosti” i dettagli dei piani ideati da Sergio ai danni dei suoi antagonisti, pur nella difficile situazione di avere il punto di vista sempre fissato nella sua testa. Vista infatti la scarsa attitudine al combattimento, come anche la totale ignoranza in fatto di magia, il ragazzo dovrà sempre districarsi dalle situazioni pericolose tramite l’astuzia, pianificando inganni e sfruttando la sua profonda conoscenza dei miti e delle leggende.

Conclusione

In conclusione, quindi, mi sento di ribadire ciò che ho scritto all’inizio dell’articolo. Videogame  – Le Cronache dell’Invasione e dei Prodi che vi si opposero è un racconto che merita di essere letto da tutti gli appassionati di fantasy e mitologia che si ritroveranno piacevolmente sorpresi nel riconoscere i tratti dei tanti eroi coinvolti sotto la coltre ironica e divertente del romanzo. Ritengo però che anche coloro che non si cibano esclusivamente di fantasy, possano interessarsi a Videogame proprio per la sua natura leggera e scanzonata unita a qualche critica pungente rivolta al nostro mondo.

Ho aperto la recensione con una citazione di una finta perla di saggezza, voglio chiudere, invece, con la critica più diretta alla nostra società.

[..] Nessuno è in grado di fermarci ma, soprattutto, in questo fantastico universo il bene non vince sempre, come accade spesso altrove… i cattivi la fanno franca, gli assassini restano impuniti, i ladri fanno carriera! Questa è la mia patria ideale ed è ovvio che niente e nessuno mi schioderà da qui.
– Loki che illustra i motivi per cui ogni tentativo di rimandarlo nel suo universo incontrerà la sua estrema disapprovazione.

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

2 Comments

  1. avatar Desmondina ha detto:

    La recensione mi ha incurisito…Mi ispira!

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