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Tzimisce

Mi sembra ancora assurdo, a pensarci. Scrivo queste righe, e non riesco io stessa a credere a quello che sto raccontando.
Ti avevo implorato di non mandarmi in questo posto. Così come ti ho implorato per tutti questi mesi di portarmi via, lontano, non importa dove. Questa città è maledetta. Qualcosa di orribile è in agguato da qualche parte nei boschi, ma nessuno vuole credermi.
Ieri è sparita un’altra ragazza. Non verrà mai ritrovata, lo so già: è stato così anche per le altre. In questa città, semplicemente ogni tanto qualcuno esce di casa e non torna mai più.
E la situazione sembra essere peggiorata da quando sono arrivata.
Vedo negli occhi delle mie insegnanti qualcosa che mi terrorizza: loro sanno. Sanno dei miei poteri, ne sono certa. Eppure sono stata attentissima a non parlarne con nessuno, nemmeno con la mia compagna di stanza! Non capisco come sia potuto accadere! La mamma dice che sono paranoica, che mi immagino le cose, ma ti giuro che non è così. Loro sanno. Glielo leggo negli occhi. Tuttavia – e questa è la cosa che mi fa più paura – non dicono niente di niente: sembra quasi stiano aspettando, silenziose, che mi succeda qualcosa. Come se sapessero che mi succederà presto qualcosa.
Anche io sono destinata a scomparire senza lasciare traccia?
Penso spesso di scappare, sai, ma ancora non l’ho fatto. Sento di non doverlo fare: qui c’è un segreto che solo io posso scoprire. All’inizio ti odiavo per avermi mandato in questo posto in mezzo ai boschi della Romania, eppure ora comincio a capire che sono qui per una ragione: svelare il mistero delle ragazze scomparse.
I miei incubi sono peggiorati molto nell’ultimo periodo. Continuo a sognare i boschi. So che è lì che dovrò andare se voglio porre fine a tutto questo, però mi si ribalta lo stomaco solo a pensarci. Ho paura, una paura terribile. Sento che è lì che si annida l’orrore. Se mi incammino per il sentiero che porta alle antiche querce, non posso dire per certo se sarò in grado di tornare: quando andrò, dovrò essere pronta a tutto.
Forse dovrei davvero scappare e lasciarmi alle spalle tutto. Ti ho telefonato anche questa mattina per chiederti di portarmi via: c’era di nuovo la tua segretaria, che mi diceva che non poteva disturbare la tua importante riunione. Quante riunioni hai? Sei davvero così impegnato o semplicemente mi hai mandata qui per liberarti di me? Avresti una vita più semplice senza di me, lo so. Quando mi hai sorriso per quell’ultima volta, col biglietto aereo in mano, dovevo capirlo che quello era il tuo modo di dirmi addio. Probabilmente non leggerai nemmeno questa lettera, lasciando alla tua segretaria l’onere di mandarmi due righe di risposta.
Sono rimasta sola ormai. La mamma non mi aiuterà – non lo ha mai fatto – e qui non ho amici a cui potermi rivolgere. Gli abitanti del posto, anche quelli che parlano un po’ di Italiano, mi tengono stranamente a distanza, proprio come le mie insegnanti. Si comportano come se fossi stata marchiata, in qualche modo. Hanno paura non di me, ma di quello che sanno presto verrà per me.
Non lascerò a questi bigotti né al mostro dei boschi la soddisfazione di trovarmi qui a tremare nel mio letto, in attesa della morte o di qualsiasi altra cosa abbia in serbo per me la creatura. Affronterò il mistero di questa città a viso aperto.
Ho deciso che sarò io ad andare verso il pericolo.
L’unica cosa, infatti, che sono riuscita a estrapolare dai miei sogni confusi è che presto o tardi la mia strada condurrà lì. Quindi è inutile sfuggirle per sempre. Forse troverò finalmente il modo di usare i miei poteri per uno scopo, e potrò impedire ad altre ragazze di diventare nulla più che fantasmi che tormentano i vivi.
Ho deciso. Andrò stanotte, quando le insegnanti dormono.
Addio, dunque, papà.

-Dall’ultima lettera al padre di Fiore, Infante di Marelle, la mattina precedente al suo Abbraccio

Soprannome: Demoni
Discipline di Clan: Animalità, Auspex, Vicissitudine
Debolezza di Clan: Gli Tzimisce sono incredibilmente territoriali e il loro legame con la propria terra è qualcosa di mistico. Per questo, un Demone deve dormire con almeno due manciate di terra del luogo in cui è morto: se ciò non è possibile, tutte le sue caratteristiche si dimezzano ogni 24 ore (approssimare per difetto), fino a che non arriva a un solo punto per ogni caratteristica. Gli effetti durano fino a che il vampiro non riesce a dormire per un intero giorno a contatto con la propria terra.

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Vivo vicino alla bella Venezia e faccio la scrittrice e sceneggiatrice. Da quando ero molto piccola, ho sempre inventato mondi fantastici, e ora mi sforzo di dar loro forma su carta. Ho studiato prima al liceo classico, poi all'università Ca' Foscari di Venezia (lingue orientali). Ho una grande passione per il Giappone e il mondo dell'intrattenimento in genere, nonché per gli stili di abbigliamento un po' particolari.
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