Tutti gli scrittori sono copioni

In passato (tanti articoli fa) parlai dell’importanza del copiato.
Affermai allora che un ottimo esercizio di scrittura è proprio copiare le pagine degli autori che si amano per comprendere i loro metodi di scrittura. Copiare infatti costringe a una lettura molto lenta e ponderata, ben diversa da quella che si fa quando si “legge e basta”. Copiare costringe l’occhio e la mente a soffermarsi sulle frasi, sulla loro lunghezza, sulla punteggiatura e così via.

Ma in quale modo copiare è realmente utile nella scrittura di un proprio racconto?
Come dissi anche in quell’articolo, se ci si accinge a scrivere qualcosa di proprio si cerca, o si deve cercare, di essere quanto più innovativi e particolari possibili. Dunque, gli esercizi di copiato, c’entrano in tutto ciò?
C’entrano eccome.

In realtà nessuno è davvero innovativo, neanche i grandi scrittori.
Quando scriviamo, cerchiamo di comporre frasi e concetti nuovi, ma lo facciamo raccogliendo il “materiale linguistico” che ci gira per la testa e, inevitabilmente, si costruiscono le proprie frasi a partire da esso.
Questo “materiale” è un ammasso di elementi: ci sono i modi di parlare che utilizziamo tutti i giorni, la nostra lingua famigliare, la lingua che utilizziamo con gli amici, ma anche la lingua studiata sui libri di scuola, la lingua che ascoltiamo in televisione e, soprattutto, quella dei libri letti.
È inevitabile utilizzare questi elementi e miscelarli tra loro (qui si intuisce il perché, se si vuol scrivere, sia bene leggere in continuazione. Maggiore è il “materiale linguistico” immagazzinato con il tempo, maggiore sarà la capacità di utilizzarlo quando si è di fronte alla pagina bianca).
In tutto ciò il talento ha ovviamente un suo peso, ma se si passa la vita a leggere soltanto la Gazzetta dello Sport, potrete avere tutto il talento che volete, ma dinanzi alla scrittura la vostra mente saprà radunare solo costruzioni di “frasi sportive”, e le vostre conoscenze orbiteranno sempre intorno a quel fuoco; al contrario, se si ha un vasto bagaglio di letture, lo spazio linguistico in cui ci si muove sarà molto più vasto.

Se dunque per esercizio copiamo le pagine degli autori che apprezziamo di più, con il tempo impareremo ad imitarli con maggior precisione, e questo non è negativo, anzi tutt’altro.
Nel momento in cui poi vorremo scrivere qualcosa di nostro, scopriremo in noi un’attenzione maggiore alle costruzioni di frase e sapremo discernere tra un periodo ispirato allo scrittore “Caio”, rispetto a uno più vicino al nostro modo personale di parlare.

Non c’è scampo da questo equilibrio. Più autori conoscete, maggiore è lo spazio di possibilità linguistiche che vi si aprono; alla fine ciò che uscirà dalla vostra testa sarà sempre una via di mezzo tra il vostro modo di parlare e pensare, e quello degli autori che vi sono rimasti impressi di più.
Pensare di essere liberi da questo “destino” è una sciocchezza. Se infatti provate a rileggere i vostri racconti del passato, quando magari pensavate di essere più liberi dall’imitazione perché conoscevate meno stili di scrittura, scoprirete invece che i fatti stanno esattamente nel modo contrario: vedrete subito che i vostri scritti erano stentate imitazioni di ciò che apprezzavate di più allora, perché meno si conosce e più si imita quel poco che si conosce.
È come cucinare: se si hanno pochi ingredienti, si cucinerà per forza con essi; se invece si hanno moltissimi ingredienti, a un piatto semplice imparerete ad aggiungere elementi particolari e diversi.

In conclusione non bisogna mai pensare che il proprio stile sia libero dall’imitazione. Il proprio modo di scrivere è sempre permeato dall’imitazione di altri autori, perciò prima lo si comprende, e prima si comincerà a lavorare basandosi proprio su questo concetto. Trovare il proprio linguaggio, personalissimo, significa trovare un compromesso tra le proprie idee, i propri gusti e l’imitazione dei linguaggi che amiamo (nella scrittura e nella realtà).

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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