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Capitolo 9 – Troppo tardi

Gridò nuovamente il suo nome, a pieni polmoni, anche se aveva sentito distintamente lo scalpiccio prima sulle scale e poi sempre più vicino.
Ecco Rose. Osservò la ragazza sulla soglia con finto piacere. Vide chiaramente l’espressione di lei mutare dallo stupore al terrore e poi all’odio.
– Lasciala! – una sola parola a denti stretti.
Terristo rimase immobile, il viso imperturbabile. Immaginava perfettamente cosa avrebbe potuto fare quella mocciosa.
Serrò la presa sulla sua prigioniera e ancora una volta lasciò scorrere del sangue dal collo di Leira.
– Non provare neanche ad usare l’alchimia ragazzina! – le disse tra il minaccioso ed il disperato.
– Non provarci… – una nota più incrinata nel ripetere le stesse parole.
– Cosa vuoi?- La ragazza sputò quelle parole e l’altro vide chiaramente che si tratteneva a non agire.
Rimase muto ad osservarla, solo per minare il suo autocontrollo. Forse se l’avesse spinta un po’, lei avrebbe ceduto spontaneamente.
Purtroppo però Rose era lì: occhi fieri, i suoi pugni chiusi.
Un lampo di comprensione attraversò la mente di Terristo. Capì che, se non fosse stato per Leira lì tra di loro, l’avrebbe ucciso all’istante.
– Cagna! Voglio che mi stai a sentire bene! – le urlò contro ma i lineamenti di pietra della ragazza non mutarono alle sue grida e non capì perché non riusciva a scalfirla. Percepì solo la ripugnanza e l’odio emanati da quella statua immobile.
– Maledizione! Ucciderò tua madre! – lo sguardo spiritato accompagnava il tono di voce che aumentava ancora.
Nella foga gesticolò col coltello e Leira non perse tempo: gli assestò un morso sull’avambraccio e cercò di divincolarsi.
L’uomo, distratto dal dolore, non poté far altro che allentare la presa e sentì il corpo della donna scivolare lontano dal suo.
Fulmineo, la lasciò andare solo per poterle afferrare un braccio. La strattonò, mandandola a sbattere contro il muro. La donna si ritrovò con una mano al collo e l’arma all’altezza del cuore.
– Ti finirei ora! – asserì. Parole di rabbia e paura. Dava le spalle a Rose e non gli piaceva. Era in svantaggio.
– Fermati! – finalmente una vena di disperazione nel tono, altrimenti saldo, di Rose.
Si voltò verso di lei, ma solo con la testa: il pugnale rimaneva li dove era.
Sebbene la ragazza fosse preoccupata per la madre, Terristo percepì che continuava a trasudare odio nei suoi confronti. L’odio che solo chi giudica senza capire può provare. L’odio di chi non conosce i fatti, ma si è comunque creato un’idea falsata dalle sue convinzioni.
– Sai quanto tempo fa è iniziata questa storia? – quelle parole raschiavano la gola – Hai mai amato così tanto una persona. No? Ragazzina, si può diventare pazzi!
Continuò spinto dalla situazione, dalla sua inquietudine. Senza nemmeno più parlare a Rose, ma solo a se stesso.
– Diventare pazzi o toccare il fondo. Che per alcuni, poi, è la stessa cosa. – rise isterico, spingendo il suo peso contro il pugnale. La lama era al limite: aumentare ancora la pressione le avrebbe permesso di lacerare il petto di Leira.
– È buio laggiù, sai? Sul fondo dove solo le persone a cui tieni ti lasciano ad affogare. – la sua voce annaspò per ricacciare indietro un singhiozzo, mentre lo sguardo lucido tradiva il suo reale stato d’animo.
Poi fece silenzio. Chiuse gli occhi, incurante di offrire alla ragazza un’occasione di agire, li riaprì dopo qualche secondo e si ricompose.
– Dovresti conoscere l’intensità di quanto ho provato prima di regalarmi così a buon mercato il tuo giudizio. – Concluse con una calma profonda. Tutta la sua amarezza ed il dolore sepolti sul fondo pulsante della sua anima. Era nuovamente lucido e pronto a portare a termine il suo piano.
Di nuovo presente a se stesso, i suoi sensi ripresero ad interessarsi dell’ambiente circostante e catturarono il respiro affannoso e smorzato di Leira. Il respiro di chi sta piangendo.
– Dovevo essere io la tua luce…
Un sussurro, niente di più quello di Leira, ma lui lo sentì distintamente.Voltò di scatto la testa e i loro occhi si incrociarono, lontani da quella stanza e dal passato che distrugge le persone.
Era da tanto tempo che lo sguardo di Leira non si rispecchiava nel suo, così tanto tempo. Le sue difese, annientate di nuovo, riportarono a galla il turbine di emozioni che aveva così faticosamente represso un istante prima. Lei però gli permetteva di leggerle dentro. Sapeva che in quel momento non fingeva, c’era affetto nei suoi occhi.
Nonostante il male che le aveva fatto, nonostante tutto, lei vedeva ancora il Terristo che lui era stato a vent’anni. E finalmente, capì. Capì che la scelta operata vent’anni prima in realtà era la sua. Leira aveva scelto Rosh, ma era stato lui ad indurla con la sua cecità ed idiozia. Non aveva mai lottato per lei. Non l’aveva mai fatto veramente.
Sotto lo sguardo di lei, li lasciò andare, la rabbia e il rancore, la tristezza e il dolore, rimase solo l’amore.
Lanciò il coltello lontano proprio come aveva fatto nel loro ultimo incontro, ma questa volta era il gesto che avrebbe dovuto compiere molti anni prima. Trasse a sé Leira, abbracciandola, affondando il viso nel suo collo, stringendola forte.
La sentì tremare e poi esitante ricambiare il suo abbraccio. I singhiozzi della donna aumentarono di intensità.
Non aveva mai lottato per lei. Finalmente la verità si era delineata chiaramente, distendendo il groviglio di pensieri pesanti che si portava con lui.
Non aveva mai lottato per lei ma lo avrebbe fatto in quel momento. Le accarezzò i capelli cercando il suo viso, nuovamente i suoi occhi.
– Vi aiuterò io… dovete scappare… dobbiamo scappare…
Un cenno del capo, il viso vulnerabile di Leira e non resistette, la baciò.
Forse era troppo per lei, avrebbe potuto respingerlo. Invece lei ricambiò con la stessa intensità per pochi attimi.
– Mamma! – sentì Rose gridare.
Il sapore metallico del sangue gli riempì la bocca mentre il peso di Leira si faceva maggiore come se si fosse appoggiata del tutto su di lui. Aprì gli occhi di scatto e si scoprì a fissare la canna fumante di una pistola.
Strano come il tempo scorre in fotogrammi lenti quando la mente rifiuta ciò che sta accadendo. Immagini statiche.
La pistola. Il proprietario della pistola, Grego. Rose in lacrime che si dimena, intrappolata nella morsa dell’uomo. Leira tra le sue braccia. Leira morta tra le sue braccia. Morta.
– No! – il suo gridò spezzò il suo stesso torpore.
– Ah Terristo, Morel lo aveva detto, hai sempre avuto un debole per quella lì. – un sorriso sornione – se vuoi ti lasciamo il corpo così puoi divertirti finché è caldo.
Un cipiglio scuro attraversò il viso di Grego, che con rabbia si rivolse verso Rose.
– Smettila di agitarti tu!
Un movimento fulmineo e Terristo vide il calcio della pistola calare sulla testa della ragazza. La sua reazione fu molto lenta: impiegò infinita cura a posare Leira in terra e questo gli impedì di evitare che anche il corpo di Rose finisse accanto a quello della madre. La ragazza, però, era solo tramortita.
– Adesso almeno potremmo traportarla senza che faccia baccano – Di nuovo un sorriso sornione e, con fare teatrale, si asciugò il sudore dal viso
– Che lavoraccio! Allora, ti dai una mossa? Guarda che si fa fredda…
Terristo caricò senza pensare, con le lacrime che gli appannavano la vista e la rabbia che si impossessava di ogni sua fibra.
Si scagliò su Grego, non gli importava dei tre colpi ancora in canna, l’unico motivo per vivere si era appena spento tra le sue braccia.
Un sibilo seguito dalla voluta di fumo blu, poi un dolore lancinante all’addome investì Terristo, ma ormai lo scatto era compiuto, non gli restava altro da fare che franare sul’assassino trascinandolo a terra.
I due uomini lottarono in una ingarbugliata colluttazione. Uno cercava di impossessarsi della pistola, l’altro cercava di trovare una traiettoria che gli permettesse di colpire.
Un altro colpo partì e si andò a conficcare nel bancone della piccola bottega di Leira.
Terristo, nonostante la ferita sanguinante che gli aveva già imbrattato tutta la parte bassa del farsetto, afferrò per i capelli Grego, e prese a picchiarlo con la testa sul pavimento, ripetutamente con crescente intensità, finché il sangue del suo nemico non cominciò a schizzare un po’ in tutte le direzioni.
Con un colpo di reni il sicario si divincolò ed i due rotolarono avvinghiati travolgendo un manichino. Una catasta di stoffe azzurre e verdi franò, ricoprendoli e rendendo il loro abbraccio mortale ancora più confuso. Terristo, nel turbinio delle giravolte, si ritrovò sotto, inchiodato al terreno dal suo rivale, più alto e più pesante. Grego scostò con violenza la tela che li aveva ricoperti permettendo a se stesso e all’altro di incrociare gli sguardi.
Appannati dalle lacrime e dalla perdita di sangue gli occhi di Terristo videro solo una sagoma sfocata che gli puntava la pistola al petto.
Con un ultimo guizzo d’energia, l’uomo afferrò l’arma per allontanarne la canna e si innescò un gioco di forza dove entrambi i contendenti cercavano di puntare l’arma contro l’altro.
Terristo urlò per lo sforzo ed il dolore, ma con un ultimo strattone, riuscì a spingere la pistola nel petto dell’altro, con la canna rivolta verso l’alto. Tirò il grilletto senza pensare.
Il proiettile sibilò per meno di dieci centimetri, prima di passare da parte a parte la mascella di Grego e conficcarsi nel cranio dal basso. Un fiotto di sangue caldo schizzò, investendo l’uomo, ma non era nulla in confronto al cervello che andava a depositarsi un po’ per tutta la stanza.
Il cadavere di Grego, con gli occhi ancora spalancati cadde riverso in un lato, permettendo a Terristo di trascinarsi a fatica, stringendosi la ferita all’addome.
Impiegò alcuni eterni secondi per portarsi accanto al corpo di Leira. Si strofinò con foga gli occhi per liberarli dal sangue e dalle lacrime e cercò disperato di schiarirsi la vista per guardare un’ultima volta la donna che aveva amato tanto da odiarla.
Si strinse a lei in un ultimo abbraccio, poi spirò.

~~~~~

Vincent trovò la porta di ingresso della casa di Leira aperta e si fiondò all’interno senza pensarci. Puntò direttamente alla bottega, dove vedeva le luci delle lanterne accese, ma appena arrivò sull’uscì si bloccò. Sangue ovunque.
Con una rapida occhiata individuò Rose e Leira e si precipitò sulla ragazza. L’apprensione aumentò ad ogni passo vendendola lì riversa. Se era morta avrebbe seguito Morel ovunque fosse anche l’ultima cosa che faceva.
– Respira – disse sollevato a Kimi che era entrata dietro di lui ma stava ben attenta a non sporcarsi in tutto quel sangue.
L’alchimista passò poi alla sarta. Scosse il capo con lo sguardo addolorato. Controllò il battito anche di Terristo, che era inspiegabilmente avvinghiato a Leira. Assente. Morto anche lui.
L’altro uomo non necessitava di controlli: con metà cervello sparpagliato a raggiera tutto intorno non era difficile capire la sua situazione clinica.
– Siamo arrivati tardi, Kimi – constatò con tristezza Vincent mentre tornava da Rose. La sollevò di peso tra le braccia ed uscì dalla stanza.
Salì al piano di sopra ed al secondo tentativo trovò la sua stanza. La depose con dolcezza sul letto, accese una lanterna con un minuscolo globo di fuoco e prese ad esaminarla con più cura.
Kimi era balzata sul materasso e la osservava curiosa.
A parte un grosso bernoccolo sulla tempia destra, non sembrava avere danni. Il sangue sui suoi vestiti non era della ragazza.
L’alchimista toccò le macchie rosse con le dita e queste evaporarono in volute di fumo porpora lasciando il tessuto completamente pulito.
– Resta con lei – ordinò alla sua gatta, che miagolò un assenso e poi si diresse di nuovo verso la bottega.

Un paio d’ore dopo, Vincent era seduto su una sedia della cucina. Sentì passi al piano di sopra che in un attimo si trasformarono in passi per le scale ed infine si ritrovò avanti Rose, seguita da Kimi.
I due si guardarono ma non parlarono. Lo sguardo della ragazza era vulnerabile e triste, c’era così tanto dolore, che l’alchimista comprese di dover continuare a non parlare. Si limitò a tenere il suo sguardo comprensivo e sereno su di lei.
Si abbracciarono e Rose si afflosciò contro il suo petto, finalmente rassicurata, non aveva paura se c’era l’alchimista, restò solo il dolore. Scoppiò in lacrime stringendo convulsamente la tunica blu ricamata del suo maestro. I singhiozzi le squassavano il corpo e Vincent la strinse un po’ di più e aumentò la stretta quando sentì le grida della ragazza, ovattate per via della tunica.
Rimasero in quella posizione per molto tempo finché non fu la ragazza a sciogliere l’abbraccio.
– È di là? – chiese solamente con la voce arrochita.
Vincent annuì e la guidò nell’altra stanza con le mani sulle spalle.
La bottega era in ordine. Niente più sangue sparpagliato, niente più tracce di colluttazione. Anche il bancone era sparito, sostituito da un rialzo di pietra proveniente direttamente dal pavimento con a centro distesa Leira. Indossava un abito elegantissimo, blu notte ed aveva l’espressione rilassata. I capelli erano pettinati e sembravano anche più lunghi.
Ad un paio di metri da lei, sul pavimento, giaceva Terristo. Il farsetto era ancora insanguinato e non aveva ricevuto alcun trattamento particolare.
Seguendo lo sguardo di Rose, Vincent decise di parlare.
– Di lui non sapevo che fare. Era abbracciato a tua madre quando sono arrivato.
– In realtà nemmeno lui sapeva che fare. All’inizio era qui per portarmi via, ma poi ha cambiato idea e voleva farci scappare. – spiegò con voce distante la ragazza – Credo che dovremmo metterlo vicino a lei.
Vincent inarcò un sopracciglio ma scelse di non fare altre domande. Si avvicinò all’uomo disteso e toccando i suoi abiti li ripulì dal sangue e li trasformò. Assunsero la stessa colorazione blu notte di quello di Leira. Poggiando poi una mano in terra, l’alchimista fece sorgere un altro rialzo che sollevò Terristo ed andò a fondersi con quello della donna.
– L’altro dov’è? – chiese Rose, il tono questa volta era più tagliente.
Vincent si limitò ad indicare un secchio in un angolo della stanza contenente una poltiglia non meglio identificata.
– Ho ipotizzato che fosse lui l’assassino di tua madre, visto che aveva una pistola ed era lontano da lei e Terristo.
– Sì è stato lui.
– Allora lo porto via.
Vincent batté una mano sulla spalla della ragazza prima di raggiungere il secchio e raccogliere i resti trasmutati di Grego. Fece cenno a Kimi di rimanere con Rose e poi uscì.

(1606)

Capitolo 8 - Muti
Capitolo 10 - Scelte del passato
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Lissa

secondo nome Stachanov, non riesce a stare con le mani in mano, ogni minuto in cui non si è impegnati in qualche attività è un minuto perso! Le piace dialogare con le persone e cerca di avere pochi pregiudizi, non sempre le riesce… soprattutto quando le demoliscono i suoi libri fantasy preferiti. Passione e hobby unico lettura di libri, ovviamente, fantasy, ha provato anche altri generi con scarso risultato, sempre alla ricerca di qualche nuova bella saga da scoprire, insomma, leggere è l’unica cosa che non si stancherebbe mai di fare.

5 Comments

  1. avatar Reyvolution ha detto:

    Questo capitolo è stato devastante. Mi sento come quando i Ra’zac mi hanno dato fuoco alla casa.

  2. avatar RossellaS ha detto:

    Ti lascia con il fiato sospeso, bello!

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