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Le Tradizioni di Famiglia

La mattina del 24 Dicembre la città di Wilktown si svegliò completamente ricoperta di neve. Le case erano tutte addobbate e l’atmosfera natalizia gocciolava dalle piccole stalattiti che iniziavano a sciogliersi.
Josh si era svegliato abbastanza presto. Vi erano alcune commissioni da svolgere prima dell’arrivo della sua fidanzata, perciò, come prima cosa dopo essersi vestito, scese in giardino per spalare la neve. I quattro bambini della vicina stavano scorrazzando nella neve alta, scavando a mani nude e saltellando. Appena si accorsero della presenza di Josh, già intento ad armeggiare con la pala, esclamarono in coro un saluto e ripresero a giocare.
Il ragazzo aveva quasi finito di liberare la strada quando comparve suo padre dal retro della villa.
«Josh, hai preso le decorazioni? Tua madre sta diventando insofferente, vuole che sia tutto pronto per stasera. Lo sai quanto ci tiene.»
«Certo pà, lo so. Lo scatolo con gli addobbi è nel salone. Dammi un attimo e arrivo.»
L’uomo rispose con un cenno del capo e si avviò in casa. Il ragazzo completò il lavoro, ripose la pala nel garage e si diresse nel salotto. L’enorme albero al centro della stanza monopolizzava l’attenzione di chiunque entrasse, nonostante fosse ancora privo di una buona parte delle decorazioni. Cosi Josh passò le successive tre ore a sistemare insieme ai suoi genitori gli addobbi in tutte le stanze della casa, inclusa la scalinata che conduceva alle camere da letto al piano di sopra. Aveva finito di sorseggiare una tazza di tè un attimo prima che Anne gli telefonasse.
«Josh, siamo quasi arrivati, dobbiamo percorrere ancora 50 miglia e poi saremo da voi.»
«Perfetto piccola, vi stiamo aspettando.»
Chiuse la chiamata e avvisò i suoi che si affrettarono a concludere gli ultimissimi preparativi.
Dopo circa un’ora una berlina blu scuro si parcheggiò nel vialetto e dall’auto scese una ragazza dai lunghi capelli castani racchiusi in un fiocco rosso.
Era goffa nel camminare nella neve e come sarebbe potuto essere altrimenti: non ci era abituata. La seguivano, a piccoli passi incespicanti, una donna molto alta, dai vaporosi boccoli biondi, e un uomo di altezza e corporatura media con corti capelli neri.
Josh li seguiva con lo sguardo dalla finestra e, prima che fossero sulla soglia di casa, spalancò la porta, dando un caloroso benvenuto agli ospiti.
«Anne!» esclamò abbracciando la ragazza e stampandole un bacio sulla guancia. «Buonasera signori Harrison, prego, entrate.»
Fece cenno con la mano facendo loro strada. I genitori di Josh, sentendo le loro voci, arrivarono velocemente ad accogliere i nuovi arrivati. Il ragazzo, consapevole che Anne fosse curiosa e al contempo intimorita all’idea di conoscere i suoi futuri suoceri, la fissò in attesa di una reazione. Lei però appariva tranquilla e rivolgeva loro un dolce sorriso.
«Buonasera signora Hunter.»
«Chiamami pure Allyson, cara» rispose l’affabile donna dai lunghi capelli rossi.
Poi strinse la mano ai tre ospiti.
«Benvenuti nella nostra casa! Mettetevi comodi, mio marito vi aiuterà con i bagagli. Bradley, per favore, fai strada alle loro stanze» aggiunse allargando le braccia e spostando lo sguardo da uno all’altro.
L’uomo, molto alto e dal fisico atletico, prese senza fatica le due valigie e si avviò sulla scalinata.
«Seguitemi.»
«No, tu no» disse Josh prendendo la mano di Anne e tirandola a sé.
La ragazza arrossì ed Allyson si voltò, le sorrise e le pizzicò una guancia; poi si avvicinò al figlio, bisbigliando.
«Questa ragazza mi piace, è abbastanza in carne ed è molto carina! Non come quella dell’anno scorso, così magrolina da sembrare quasi malata.»
Josh accennò un sorriso, prese la mano della fanciulla e la trascinò su per le scale.
«Vieni, ti faccio vedere la mia camera.»
Non sembrava la tipica stanza di un ragazzo, non vi erano poster di cantanti o attori sulle pareti, ma strani disegni di mostri, sia colorati che realizzati a matita.
«Non mi avevi detto che sapessi disegnare! Che creature sono?» esclamò con stupore.
«Oh, beh. Vampiri, licantropi… roba fantastica.»
Josh si voltò e si trovò avvinghiato in uno stretto abbraccio della sua fidanzata. Rispose baciandola e poi la strinse a sé, continuando a baciarla, con foga, senza lasciarla andare. Aveva fame dei suoi baci, fame di lei, non poteva farne a meno. Quel momento di passione venne però interrotto dalle voci dei loro genitori, che li invitavano a raggiungerli.
Josh mosse qualche passo verso la porta ma la ragazza lo tirò per la manica, costringendolo a voltarsi.
«Mi spieghi perché tua madre ha detto quella frase sulla tua ex? L’ho sentita, sai?»
«Mah, in un certo senso non riusciva proprio a digerirla.»
Anne si mise a ridere e per tutta risposta Josh la prese per mano e la trascinò prima fuori dalla sua stanza e poi giù per le scale, fino al salotto.
La ragazza rimase estasiata di fronte alla maestosità dell’albero di Natale, che troneggiava al centro della stanza, ricco di decorazioni sui toni del rosso e dell’argento. Al di sotto dei suoi rami oltre venti pacchi regalo, di varie dimensioni, attendevano solo di essere scartati.
Impiegarono il resto del pomeriggio a scambiarsi doni, a cantare canzoni natalizie, a ridere e a parlare, sentendosi un’unica grande famiglia.
«Cara, che ne dici se accompagniamo i nostri ospiti a vedere le luminarie della città, dato che manca ancora qualche ora alla cena?» esclamò Bradley mettendosi in piedi e stiracchiandosi.
«Oh, andate voi, io ho ancora molto da fare in cucina.»
La signora Harrison si propose per dare una mano, ma non ebbe nemmeno il tempo di terminare la frase che il signor Hunter le stava già stringendo il braccio, accompagnandola alla porta.
«No, venga con noi! Si perderebbe uno spettacolo indimenticabile!»
«Andate, andate! Non vi preoccupate, vi aspetterò qui» incalzò Allyson, affrettandosi a chiudere la porta alle loro spalle.
Così i cinque si avviarono verso il centro della città, ammirando la neve che avvolgeva case e decorazioni, regalando un effetto magico. Percorsero il viale con le villette, che in altri periodi dell’anno sarebbero sembrate tutte uguali, con i loro prati rasati e le facciate bianche, ma che in quei giorni apparivano tutte originali per via degli addobbi.
Della seconda casa a sinistra poterono ammirare un giardino sovraffollato da nani tutti illuminati. Ne contarono una trentina, ce n’erano perfino alcuni appesi a una scaletta di corda che pendeva dalla finestra del secondo piano.
«La signora Write ed i suoi nani. Ogni anno ne aggiunge un paio alla collezione» commentò sornione Bradley.
«I signori Woodstock non sono da meno con quella renna gigante» indicò Josh dall’altra parte della strada, dove proprio davanti alla porta torreggiava una struttura metallica a forma di renna completamente illuminata. Dalle corna e dal retro, poi, partivano cinque o sei serie di led più piccoli che si dirigevano in vari punti strategici nel terreno, conferendo un senso di movimento a quell’opera d’arte.
Raggiunsero la piazza centrale dove un gigantesco albero di Natale, alto una decina di metri, faceva a gara con il campanile della chiesa per raggiungere per primo le stelle. Era illuminato da una miriade di piccole luci che si accendevano e spegnevano al tempo della musica trasmessa da due grandi altoparlanti ai lati della piazza. In quel momento stavano suonando, ironia della sorte, O Tannebaum.

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Il resto degli edifici, tra cui la chiesa e il municipio, erano decorati con tubolari di led che percorrevano tutti i contorni di porte e finestre; inoltre, una serie di fili, con delle bandierine triangolari appese, partivano dai tetti per collegarsi tutti sul puntale dorato dell’albero.
Molte altre persone erano in giro e si affollavano intorno a esso per ammirarlo, oppure si infilavano in uno dei due pub agli angoli opposti della piazza. Un gruppo di ragazzini attraversò correndo la piazza, urlando e sollevando una gran quantità di neve.
«Che branco selvaggio!» esclamò ridendo il signor Hunter.
Intanto la musica era cambiata, lasciando il posto alla più allegra Jingle Bells. Le luci dell’albero divennero un caleidoscopio colorato che inondò lo spazio antistante, spazzando via la luce delle altre decorazioni.
Rimasero ancora un po’ ad ammirare lo spettacolo e poi, lentamente, ripresero la via di casa.
Allyson li accolse sulla soglia.
«Vi siete divertiti? Sarete infreddoliti, venite, vi offro il mio liquore speciale, lo preparo sempre per il giorno di Natale, dovete assolutamente provarlo!»
Così dicendo, offrì loro dei bicchieri contenenti un liquido di colore rosso scuro dall’aroma invitante.
«Hey tu, signorina! Sei troppo piccola per bere queste cose!» sbottò la madre di Anne cercando di toglierle di mano il bicchierino di vetro.
«Ma mamma!»
«Suvvia, non è così forte» intervenne Allyson mettendosi tra le due. «Ci tengo che tutti e tre lo assaggiate, per me è un’importante tradizione di famiglia!»
Mentre i tre sorseggiavano soddisfatti, Bradley si avvicinò alla porta della cucina, annusando l’aria.
«Che buon profumo! Tesoro, è tutto pronto vero? Ho una fame da lupi!»
«Sicuro! Manca poco ormai, spostiamoci in sala da pranzo.»
La tavola era già apparecchiata: piatti, bicchieri e posate erano sistemati su una tovaglia tipicamente natalizia, bianca e rossa con ricami color argento di figure stilizzate; c’erano babbo natale e le renne, alberi di Natale e cornucopie.
Anne e i suoi genitori barcollarono e con difficoltà si sedettero. Facevano fatica a tenere gli occhi aperti. I signori Harrison ben presto si abbandonarono sulle sedie mentre fu chiaro ai presenti che la ragazza stava cercando di opporsi al torpore.
«Josh… che sta succedendo?» chiese con voce flebile costringendosi a rimanere vigile.
«È normale piccola, è l’effetto del liquore.»
Anne, con lo sguardo rivolto verso il basso, intravide una coda dal folto pelo grigio spuntare alle spalle del suo fidanzato; a stento riuscì ad alzare la testa per fissarlo negli occhi, ma l’unica cosa che le rimase impressa furono due orecchie dritte e due occhi gialli.
Infine anche la ragazza si abbandonò sulla sedia.
«Ecco, come ogni Natale, la tradizione di Wilktown è stata rispettata» ringhiò Allyson leccandosi il muso.
«Finalmente! Si mangia!» ulularono in coro e si avventarono sui tre sfortunati.

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Azali

Ha ventidue anni da almeno sette e ha tutta l'intenzione di non spostarsì da lì per ancora molto tempo. Fin da bambina era l'incubo dei suoi compagni di gioco perché ogni giorno aveva una storia nuova da mettere in scena e crescendo non ha fatto altro che peggiorare. Passa le giornate tra libri e serie tv e anche tra film e videogiochi. Ha più volte pensato di vendere l'anima al diavolo per poter fare a meno di dormire, così da avere più ore libere per le sue passioni. Ideatrice di avventure di ogni genere, combatte ogni giorno con le varie personalità che abitano il suo corpo affinché riescano a condurla sana e salva verso i suoi obiettivi, che in questo momento ruotano principalmente intorno all'idea di mettere su carta tutto ciò a cui pensa.

4 Comments

  1. avatar Lestblue ha detto:

    Fantastico!!! ADORO!

  2. avatar Lorenza ha detto:

    Terribile e meraviglioso!
    Ho cominciato a sospettare qualcosa dopo la frase sulle rotondità della fanciulla…
    Brava Francesca!!!

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