Si può insegnare la scrittura?

Ultimamente è tornata in auge l’eterna diatriba: è possibile insegnare la scrittura? (Potreste replicarmi: e quando si era assopita questa discussione?)
In effetti, l’argomento suscita subito un certo movimento di opinioni, sentimenti e strepiti, poiché in qualche modo, di qualsiasi fazione si faccia parte, ci si sente tirati in ballo.
Ad esempio, anche questa mia rubrichetta, seppur piccolissima, seppur lontana anni luce dalle grandi scuole di scrittura e da una qualche ufficialità, fa comunque parte di questo magma ribollente. E se dunque ne fa parte, voglio dire anch’io la mia, aggiungendo un’irrisoria goccia al mare di argomenti.

Innanzitutto parto da un punto (per me) fermo.
Io credo che proprio perché si parla di scrittura, sarebbe bene utilizzare le parole nel modo migliore; in esse, infatti, si annida il primo problema: noto spesso che le due fazioni (agguerritissime) utilizzano i termini in modo diverso, e in particolare uno di essi, proprio quello fondamentale: “scrittura”.

Esso, che pare a tutti possedere un senso assodato, in realtà viene rivoltato come un calzino a seconda di colui che lo utilizza.
Credo che si possano fare subito due distinzioni in questo marasma (distinzioni che, guarda caso, vanno a coincidere con il rispettivo partito).

Coloro che sono a favore dell’insegnamento dello scrivere hanno una concezione molto vasta della “scrittura”. Gli adducono un senso da “vocabolario”, più generale possibile (“Ma come? Proprio loro che intendono difenderlo!” Sì, proprio loro, e a mio parere hanno ragione… ma non precorriamo i tempi).
Sull’altro versante, al contrario, troviamo gli avversi: coloro che ritengono tutte le scuole di scrittura una truffa, tutti i manuali di scrittura una truffa, tutti gli articoli sulla scrittura (compreso questo) una truffa, e così via, e queste persone utilizzano invece una concezione del termine “scrittura” che mi pare sempre sinonimo di “arte dello scrivere” o “bello scrivere” o “letteratura”.

A questo punto mi chiederete: Non è la stessa cosa? Chi insegna la scrittura non vuole avvicinare gli allievi al “bello scrivere”?
Sì, ma anche no.

Mi spiego.
I confini, in questo argomento, sono molto labili, e non arrivano spontanei alla mente in un’intuizione, come invece avviene per tutte (e lo ripeto: tutte) le altre arti.
Noi, forse per cultura, forse per abitudine, o forse per qualcosa che non saprei neanche spiegare alla perfezione, sappiamo intuitivamente che se ci iscriviamo ad un corso di pittura, non diventeremo Leonardo da Vinci, ma apprenderemo soltanto delle tecniche per comporre meglio i nostri simpatici disegnini; tutti noi sappiamo che se ci iscriviamo alla facoltà di architettura, non saremo colleghi di Renzo Piano nell’attimo in cui ci consegneranno la laurea; tutti noi sappiamo che se ci iscriviamo ad un corso serale di teatro, non saremo candidati all’Oscar entro l’anno corrente, e difficilmente ci riusciremo anche nel prossimo.

Ecco il punto: in tutte le altre arti sappiamo che un corso (uno e uno solo, per quanto buono possa essere) sarà soltanto un avvio, un punto di partenza, un modo per apprendere tecniche basilari, uno spunto, un principio; e fra le decine e centinaia e migliaia di persone che fanno simili corsi, solo uno diventerà Leonardo, solo uno Renzo Piano e solo uno vincerà l’Oscar, e non certo per via di quel corso originario. Inoltre, sappiamo anche che sono esistiti artisti giganteschi che di quel corso non hanno mai sentito parlare.
Eppure, nonostante tutto questo, nessuno si sogna di dire che la pittura non può essere insegnata, o l’architettura, o la recitazione.
Forse perché di queste arti abbiamo tutti un’idea più vicina?
Può essere (ripeto che a questo quesito non so ben rispondere).
È comunque un fatto: nessuno di noi confonde le parole “corso di pittura” con le parole “corso per diventare Picasso in un mese”.

Nel caso della scrittura, invece, seppur non in modo così grossolano, la confusione c’è, ed è anche tanta.
Bisogna ammetterlo: alcuni corsi di scrittura (di scarso valore, aggiungerei) sono i primi a confondere le acque. Subito infatti espongono volantini e annunci che urlano: “Studia con noi e diventerai scrittore in un paio di mesi!”
Mettiamo però da parte questi eccessi che, lo ripeto, coincidono sempre con corsi di dubbio valore.

Tutti coloro che mettono in piedi corsi di scrittura importanti, non promettono mai di fare di voi degli scrittori.
Promettono invece di insegnare delle tecniche di base per comprendere come funziona una narrazione, per mettere su una storia decente e per superare l’ingenuità iniziale propria di chiunque si armi di penna, qualsiasi età abbia.
Ecco insomma che torniamo al punto iniziale: “scrittura” intesa dunque in senso lato, e non come “bello scrivere” o “perfezione stilistica” o “domani la Mondadori, dopodomani il Nobel”. È ovvio che un corso che promettesse simili cose sarebbe una truffa, ma nessun corso degno di tale nome promette questo (lo ripeto, e lo ripeterò altre mille volte se serve); perché la grandezza artistica non si può insegnare (e forse neanche imparare), il talento uno ce l’ha oppure no, ma le tecniche invece si possono eccome spiegare e insegnare.

“Ma tanti scrittori famosissimi non hanno fatto alcun corso!”
Ovvio. Così come tantissimi pittori, tantissimi attori e tantissimi artisti entrati nella storia. Le tecniche le si può imparare anche da autodidatti, se si ha buona volontà.
Perciò, naturale conseguenza: nessun corso di scrittura è imprescindibile per una carriera da scrittore, ma tutti i buoni corsi di scrittura possono esserlo per avviare una di queste carriere.
E soprattutto: un corso di scrittura serve soltanto a insegnarvi dei principi, non ad avviarvi su una carriera. Sia chiaro questo. Se volete fare una “carriera” sono solo affari vostri e nessuno sa spiegarvi come fare, soprattutto in questo campo.

Vorrei inoltre far notare un altro punto a coloro che gridano contro la possibilità di insegnare la scrittura.
Loro stessi sono la prova vivente di avere torto.
Difatti, credono forse che in un paese privo di scuole e di insegnanti e di libri avrebbero avuto modo alla stessa maniera di argomentare questa loro opinione? Non hanno imparato anche loro a parlare e a scrivere grazie a qualcun altro?
Tutti abbiamo conosciuto qualcuno che ci ha fatto apprezzare meglio un testo, o che ci ha spiegato come leggerlo per comprenderlo, e che ci ha dunque instradato su un maggior grado di conoscenza linguistica (la “scrittura” in senso generale, appunto) e il fatto che ci saremmo potuti arrivare anche da autodidatti non smuove di un centimetro il discorso.

Per concludere, vi lascio con un’ulteriore stoccata rivolta ai contrari.
Molto spesso sento replicare a questi discorsi: “Perché ci dovremmo fidare delle opinioni di questi scrittorucoli/di te/di questo emerito signor nessuno/di Topolino? Gli unici che potevano sapere se la scrittura sia insegnabile sono stati i grandi autori, quelli che hanno scritto i Veri Capolavori, ma ora sono morti.”
Ecco: questa è la replica più vuota e ignorante di tutte (citando Aldo, Giovanni e Giacomo: “ignorante nel senso che ignora”).
Basta informarsi un pochino per scoprire infatti che quasi tutti i grandi autori del passato (Flaubert, Calvino, Proust, Rilke, Virginia Woolf, Carver, Gardner, London, e così via) hanno lasciato molti scritti in cui si propongono di spiegare le loro tecniche agli aspiranti scribacchini.

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Riletture in tutte le salse
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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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