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Shameland – Capitolo 5: L’ippopotagrifo

– ATTENZIONE: I CONTENUTI DI SHAMELAND SONO RIVOLTI A UN PUBBLICO DI MAGGIORENNI. –

Shameland è una storia ironica, dissacrante e spesso volgare. Mette a nudo l’indecenza del fantasy degli ultimi tempi e non ha paura di farlo nella maniera più dura e diretta possibile.

Questo disclaimer è d’obbligo sia per avvisare i deboli di cuore, sia tutti i nostri lettori non ancora in età da patente che forse è meglio che cambino articolo, prima di ritrovarsi davanti contenuti disturbanti o troppo espliciti.

È anche vero che da quando si trovano orde di fan in visibilio per il trono di spade, sembra che il sesso (esplicito), le stragi (con smembramenti) e il turpiloquio (gratuito) siano stati sdoganati nella letteratura, ma noi preferiamo avvisare lo stesso. Per questo motivo, proseguire nella lettura, rappresenta una implicita accettazione di questo avviso e dei contenuti che potreste trovare

Il Signore Oscuro™ premette sul tasto “indietro” del telecomando. Le immagine sul megaschermo da settanta pollici si riavvolsero, lo strano squalo amico del Prescelto™ uscì fuori dalla bocca dello zombi gigante e ritornò al suo posto sulla riva della palude. Nello stesso momento, Glandalf sputava il vino nel bicchiere e lo riversava di nuovo nella pietra concava che custodiva l’agnello d’oro.
«Signore, lo strano squalo ha utilizzato l’abilità “razzo”» disse Alfonse. «Vedete? Ha colpito anche quella cagnolina col fuoco scaturito dal suo… posteriore.»
«Come l’ha attivata?» chiese il Signore Oscuro™ rimuginando nella poltrona.
«Non lo so, anche zoomando non se ne cava un ragno dal buco, l’unica spiegazione è che abbia mangiato una fagiolata bella pesante.»
«Mostrami la classifica.»
«Subito, Signore.» Alfonse premette un tasto sul suo tablet e nel megaschermo comparve la classifica aggiornata in tempo reale della Evil’s League.
Al primo posto, svettava ancora lui, il suo maestro, Galbatorix. Non era facile spodestare uno che è rimasto immobile per più di duemila pagine.
“Ma posso batterlo, io posso fare di meglio.”
Al secondo posto, Voldemort, era appena salito di posizione uccidendo con un Avada Kedavra un cucciolo di foca per farsi un copri spalle.
“Che classe.”
E lui, Il Signore Oscuro™, era stato scavalcato da un imbecille che si faceva chiamare il Tiranno, un uomo che voleva distruggere il mondo con delle motivazioni alquanto opinabili.
“Dannazione.”
Digrignò i denti.
«Il rapporto di Katarrat?» chiese il Signore Oscuro™.
«Ha ammassato le truppe alle Torri. È pronto a scatenare l’assedio al vostro ordine.»
«Il Prescelto™ è già arrivato?»
«Non ancora.»
«E dove cazzo è finito? Siamo in ritardo sulla tabella di marcia!» Lanciò una saetta contro un vaso, che si dissolse in una nuvola di cenere.
«Signore quello era Ming.»
«Non mi interessa chi era! Mi serve che il Prescelto™ si muova! Rischio di non passare alla fase finale se lui non aumenta ancora un po’ il suo potere mentre io rimango qui a gingillarmi con zoccole, droga e giochi d’azzardo!»
«Lo capisco, Signore Oscuro™.»
«Glandalf cosa sta facendo? Quel vecchio rincoglionito sta rovinando tutto!» Il Signore Oscuro™ era fuori di sé per la collera.
«Volete che vi trasmetta il canale del Prescelto™?»
«Sì.» Annuì con decisione. Dopo un istante sul megaschermo era comparsa la figura slanciata di Glandalf, quella armata del Prescelto™, la sinuosa di Leylap, la tozza di Dump e quella muscolosa di Retoric. Erano in una stanza, qualcuno stava sbattendo contro la porta.
«Signore, se avete bisogno mi trovate…» accennò Alfonse, ma il Signore Oscuro™ lo interruppe.
«Ho bisogno di fare qualcosa di malvagio mentre guardo. Dammi un consiglio.»
«Sgozzare neonati?»
Il Signore Oscuro™ scosse la testa.
«Banale. Voglio qualcosa di più… artistico!» enfatizzò la fine della frase con un gesto della mano verso l’alto.
«Sgozzare cuccioli di foca?» suggerì nuovamente Alfonse, la sua voce era tremolante.
«Mi prenderebbero per un imitatore di Voldemort, no, mi serve qualcosa che sorprenda.»
«Sgozzare neonati con cuccioli di foca?»
Al Signore Oscuro™ brillarono gli occhi.
«Alfonse!» gridò.
«Signore?»
«Ho avuto un’idea geniale!» Si alzò dalla poltrona e portò l emani sui fianchi. «Sgozzerò cuccioli di foca utilizzando neonati! Portatemene un centinaio per! Forza!»

Glandalf strinse il bastone a due mani, disegnò un cerchio in aria, e una scia luminosa comparve lungo la circonferenza. All’interno del cerchio, creò una stella brillante, poi poggiò il Bastone a terra, chiuse gli occhi e respirò profondamente.
«Si è addormentato?» chiese Retoric.
«Lorrreto?»
D’un tutto, la stregone spalancò gli occhi, aprì una mano e la pose dentro la stella fluttuante. Il disegno a mezz’aria cominciò a pulsare, la luce si fece prima più intensa e poi più flebile, e intermittenza, sempre più veloce. La luce divenne insopportabile, ci fu un fischio così acuto che Cane Pazzo fu costretto a tapparsi le orecchie con le mani.
Un intenso bagliore. Socchiuse gli occhi, riuscì a scorgere una crepa nera rompere il sigillo di Glandalf, il cerchio e la stella si ruppero come un vetro infranto, esplosero in un lampo bianco.
Un boato.
Il muro delle stanza crollò, facendo entrare i raggi lunari. Dove si trovava il sigillo, ora si trovava un’ enorme figura alata. Era grosso e imponente, le zampe corte e robuste e il muso largo e piatto. Le ali, poste sul dorso, erano piccole rispetto alla gargantuesca stazza della bestia. Nella flebile luce, l’ippopotagrifo risultò completamente rosa chiaro, come un bel maialino.
«Forza! Tutti a bordo!» li sollecitò Glandalf montando per primo sull’animale. Cane Pazzo lo seguì, così come Leylap e Dump. Retoric invece parve dubbioso.
«Glandalf, ma come fa a volare questo coso?»
«La struttura alare dell’ippopotagrifo non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso.» Spiegò Dump. «Ora muoviti, di solito gli ippopotagrifi non accettano cavalieri se non dopo un preciso rituale. Mi sorprende che questo non abbia fatto storie.»
«Questo ha fatto un’eccezione per me» disse Glandalf porgendo una mano allo spadaccino, Retoric si fece tirare su dal vecchio stregone. Sul dorso della bestia ci sarebbe stato posto per un’altra decina di persone.
«Si volaaa!» gridò Glandalf.
Leylap si strinse forte alle spalle di Cane Pazzo.
«Come sei forte, mio Prescelto™! Gli premette i prosperosi seni sulla schiena.
L’ippopotagrifo emise un verso che fece tremare le pareti e la terra, si piegò sulle tozze zampe e con un balzo prodigioso, sfondò il tetto della stanza e si proiettò in aria.
Sospesi in aria sotto la luce della luna, sembrava di poter fluttuare, dopo un istante, le minuscole ali iniziarono ad andare su e giù ad un ritmo sempre più veloce. Ma loro andavano solamente giù.
«Glandalf, è normale?» chiese Retoric.
«Certo, non preoccuparti.»
«Confermo, tutto nella norma.» Aggiunse Dump.
Dopo un altro battito d’ali senza risultati, l’ippopotagrifo si arrese alla forza di gravità, si schiantarono al suolo con una forza tale che Teschio di cazzo si levò dalla testa di Cane Pazzo, se non fosse stato per la presa fulminea di Leylap, sarebbe finito chissà dove.
Cane Pazzo fece per prenderlo dalle mani della principessa ma lei gli tirò uno schiaffo sul dorso.
«Se lo vuoi, devi fare qualcosa per me in cambio.» Sorrise languida.
Cane Pazzo stava per tirarle una testata sul naso quando l’ippopotagrifo partì a tutta velocità per le strade di Vicinapall.
«Certo, non preoccuparti, può volare senza problemi» Retoric fece il verso ai due vecchi della compagnia. «Qui quelli pazzi siete voi!»
«Reggetevi forte!» gridò Glandalf afferrando le orecchie della bestia.
«A cosa?» ribatté Retoric.
Cane Pazzo fu costretto a tenersi ad un’ala dell’animale per non essere sbalzato via, Leylap si strinse ancora di più a lui, Dump afferrò l’altra ala, mentre Retoric si tenne alla coda.
La velocità era tale che ben presto si lasciarono la città alle spalle, attraversarono durante la notte una lunga pianura. Con il sorgere del sole alle loro spalle, comparvero delle montagne ad ovest.
«Quella è la nostra meta.» Lo stregone indicò un punto a nordovest dove due gigantesche torri si ergevano nel cielo, fino a quasi toccare le nuvole.
«Sono alte ben cinque chilometri, costruite in tempi antichissimi. Dovete sapere che prima di questa era ce n’è stata un’altra, una molto più ricca di conoscenza e uomini giusti. Un’era in cui opere titaniche come queste erano facilmente realizzabili in pochi anni, ma che dico, giorni!» Dump pareva felice come un becchino in un ospizio.
«Impossibile» ribatté Retoric. «Come fanno a vivere se sono più alte di cinque chilometri? Che senso ha fare delle torri così alte? Come fanno a portare viveri, a coltivare la terra, ma soprattutto, quanti gradini ci sono in quei così?»
«La smetti di fare domande idiote?» lo sgridò il vecchio saggio. «Usano degli ascensori.»
«Cosa sono gli ascensori?» chiese Cane Pazzo, cercando di ignorare lo stomaco che brontolava, aveva voglia di morsicare qualcosa.
«Sono delle cose che ti portano su e giù senza che tu ti debba muovere.»
«Come degli uragani» Cane Pazzo annuì, aveva capito. Ma Dump lo fissò in maniera strana.
Era mattina inoltrata quando arrivarono al cospetto delle torri, ad aspettarli trovarono una nutrita schiera di persone, erano basse e tarchiate. Come dei bambini, ma molto più robusti.
«Oh voi dovete essere il grande popolo dei nani!» esclamò Retoric scendendo dall’ippopotagrifo con un balzo.
«Stolto! Come osi rivolgerti così alla più antica razza di questo pianeta. Sei al cospetto degli elfi!» Dump era paonazzo in viso, sembrava volesse strangolare lo spadaccino con le sue stesse mani.
«Per lui niente cibo stasera.» Disse una donna dai lunghi capelli biondi che si fece avanti. Aveva una corona tempestata di lapislazzuli in testa, la fronte bassa e il mento sporgente.
Sorrise a Retoric.
«Scherzo.»
«Per fortuna, non credevo che voi foste…»
«Cenerai, ma con i maiali.» La regina rivolse le attenzioni a Cane Pazzo. «Come mai non scendete, Prescelto™? Qualcosa vi turba?»
«Ho fame. E non ho Teschio di cazzo.»
«Non ho capito bene cosa intendiate con la seconda frase, ma per la prima, venite, c’è un ricco banchetto che vi aspetta dentro.»
A sentire quelle parole, la bocca di Cane Pazzo si riempì di saliva, saltò giù dall’animale.
«È un piacere vederti finalmente di persona, Prescelto™, io sono Bella» disse la regina porgendogli la mano.
«A me sembri un cesso» commentò Cane Pazzo, la spinse via, e si inoltrò nella folla, facendosi largo verso l’ingresso di una delle torri, ma una forza invisibile lo bloccò.
«Veramente, Brunilda» si intromise Glandalf «Non abbiamo tempo da perdere, dobbiamo raggiungere al più presto l’occhio di Brodor ed eseguire il sacro barbecue.»
La regina degli elfi si rabbuiò.
«Vecchio di merda!» gridò Cane Pazzo. Con la forza della sua magia, lo stregone lo costrinse a tornare dall’ippopotagrifo.
«Vogliamo che vi uniate a noi contro il Signore Oscuro™» continuò Glandalf. «Possiamo vincere questa volta, abbiamo lui, abbiamo il Prescelto™.»
Il brontolio nella pancia di Cane Pazzo aumentava sempre di più. Osservò l’ippopotagrifo con rinnovato appetito. Il suo rosa era proprio quello dei maiali.
“Chissà se è anche così buono…”
«Certo, siamo pronti per scendere in guerra, ma prima, dovremmo battere l’esercito che ci cinge d’assedio.»
«Assedio?» Glandalf si guardò intorno. «Non vedo nessun assedio.»
«Ci hanno assediato solo dall’altro lato perché sennò il Prescelto™ come faceva ad arrivare qui?»
«Giusto, scusami.»
Cane Pazzo osservò lo stregone, poi guardò l’ippopotagrifo con la bava alla bocca. Si avvicinò all’animale, si portò proprio sotto il collo, e… affondò i denti nella gola.
La bocca si riempì di sangue caldo, bollente e gustoso. Aveva una carne molto tenera.
Diede un altro morso, la bestia gridò di dolore, ma Cane Pazzo aveva troppa fame, non si fermò e continuò ad azzannarlo.
Un corno da guerra risuonò nella pianura.
«Aquile bombardiere! Aquile bombardiere!» gridò una voce potente.
Cane Pazzo addentò ancora una volta il collo dell’ippopotagrifo. Uscì da sotto la bestia masticando, con del sangue che gli colava da un angolo della bocca. Tutti lo stavano fissando. Lo fissavano sempre tutti.
“Porca puttana, prima o poi vi sparo in testa a tutti.”
«Allora?» disse alzando in aria il fucile. «Rompiamo il culo a quelli brutti e bassi! E non mi riferisco a voi elfi!»
Grida di giubilo si levarono tutto intorno a lui.
“Basta gridare cose a caso e sono tutti felici.”
«Spacchiamo tutto!» Sparò per aria e corse verso la pianura.
«Cane Pazzo! Cosa hai fatto a Ippoppino?» gridò Glandalf in lacrime, era accanto all’ippopotagrifo, steso a terra in una pozza di sangue.
«L’ho assaggiato. Ora muoviti che dobbiamo combattere.»

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Shameland - Capitolo 4: Il Cane, il Teschio e il Fucile
Shameland - Capitolo 6: La battaglia delle cinque cazzate
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