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Shameland – Capitolo 2: Folle Battaglia

– ATTENZIONE: I CONTENUTI DI SHAMELAND SONO RIVOLTI A UN PUBBLICO DI MAGGIORENNI. –

Shameland è una storia ironica, dissacrante e spesso volgare. Mette a nudo l’indecenza del fantasy degli ultimi tempi e non ha paura di farlo nella maniera più dura e diretta possibile.

Questo disclaimer è d’obbligo sia per avvisare i deboli di cuore, sia tutti i nostri lettori non ancora in età da patente che forse è meglio che cambino articolo, prima di ritrovarsi davanti contenuti disturbanti o troppo espliciti.

È anche vero che da quando si trovano orde di fan in visibilio per il trono di spade, sembra che il sesso (esplicito), le stragi (con smembramenti) e il turpiloquio (gratuito) siano stati sdoganati nella letteratura, ma noi preferiamo avvisare lo stesso. Per questo motivo, proseguire nella lettura, rappresenta una implicita accettazione di questo avviso e dei contenuti che potreste trovare

Capitolo 2 – Folle Battaglia

Leylap gli mise una mano sulla spalla e lo condusse dentro l’edificio che ospitava il Quartier Generale dei Bbbhuonhy™, Glandalf li seguì con il suo passo claudicante.
Una volta dentro, ad attenderli attorno ad un tavolo, trovarono due uomini: uno vecchio, pelato e grasso, mentre l’altro era il suo opposto.
«È un onore conoscerti, Prescelto™» disse il giovane facendosi avanti e stringendogli la mano.
«Chi cazzo sei?» chiese Cane Pazzo.
«Devi scusare i suoi modi, Retoric, ha passato molto tempo da solo» si intromise Leylap.
«Oh non c’è problema, mi piacciono le persone schiette e dirette» sorrise Retoric. «Io mi chiamo Retoric, dell’antica e gloriosa casata di Question di cui io sono l’ultimo discendente. Sono qui per servirti con le mie doti di spadaccino.»
«Ora puoi mollare la mia cazzo di mano?» chiese Cane Pazzo.
«Certo, scusa, Prescelto™»
Il Prescelto™ lo squadrò. «Mi spieghi una cosa?»
«Ma certo, tutto quello che desideri» Retoric scattò sull’attenti.
«Che cazzo te ne fai di due spade quando si combatte con i fucili?»
Retoric divenne paonazzo. «Io… beh… hem… è una tradizione della mia casata, si combatte solo con armi onorevoli.»
«Adesso capisco perché sei l’ultimo» Cane Pazzo si rivolse al vecchio. «E tu chi cazzo sei?»
«Mi chiamo Dump, Info Dump.»
Cane Pazzo tese la mano nel gesto che aveva visto fare a Retoric. “Sarà un’usanza del posto per salutarsi…”
«No, grazie. So cosa hai fatto con quella mano…» disse il vecchio abbassandogliela.
“Sono strani forte qua…” pensò Cane Pazzo.
«Io conosco ogni avvenimento, presente, passato o futuro che sia. Devi sapere che l’antica terra di Shameland deve le sue origini…»
«Non ora, Dump. Potrai insegnare la storia di Shameland a Cane Pazzo un’altra volta. Ora siamo alle porte di una battaglia» lo interruppe Glandalf. «Scusalo, Prescelto™, è un po’ anziano…»
«Beh pure tu non è che sei giovane. Però devo dire che mi piace questo Dump, mi ricorda la mia merda.»
«Come prego?» Dump fece un balzo sulla sedia, facendo vibrare il doppiomento.
«Cane Pazzo, non è carino…» disse Leylap.
«Ragazzi, sto parlando sul serio. Sapete no quando state cagando e la puzza da un lato vi da fastidio ma dall’altro vi piace? Ha quell’odore piacevole che la merda degli altri non ha… è una sensazione molto bella, quasi ancestrale. Ecco lui mi fa lo stesso effetto: può sembrare noioso, ma di sicuro deve essere un uomo di grande saggezza.»
«Non so se essere lusingato o disgustato…» disse Dump guardandosi attorno, come in cerca di un aiuto.
Glandalf tossì: «Devi illustrare la strategia al Prescelto™.»
«Giusto.» Dump distese una cartina sul tavolo. «Bene, noi siamo qui» indicò un punto su di essa «Mentre loro sono lì» ne indicò un altro poco distante «La strategia è mandare avanti te e il tuo team e farli fuori tutti.»
«E chi sarebbe il mio team?»
«Noi!» esclamò Leylap. «Retoric è il tank, Dump è il ladro armato di balestra, io sono un guerriero con scudo e Glandalf e il mago. Mentre tu sei il Prescelto™, puoi fare tutto quello che vuoi.»
«A proposito…» disse Glandalf «devi ancora sceglierti il potere speciale!»
«Non ho idea di cosa cazzo sia.»
«È un potere che solo tu hai in quanto Prescelto™. Puoi decidere se spostare oggetti con il pensiero, oppure lanciare fulmini o sputare fuoco… a te la scelta» gli rispose il mago «è come la magia, ma tu hai il vantaggio che lo puoi usare indiscriminatamente.»
«Cosa cazzo vuol dire indiscriminatamente?»
Dump sospirò: «Quante volte vuoi.»
«Ah, ho capito» Cane Pazzo rimase a riflettere qualche secondo, si sentiva tutti gli occhi della stanza puntati addosso. “Devo scegliere bene… devo pensarci a lungo…”
«Ho deciso!» gridò.
«Forza, non tenerci sulle spine! Diccelo!» gli chiese Leylap, gli occhi sbarrati per l’ammirazione.
«La mia merda si trasformerà in uno squalo di terra con zampe di gallina e braccia da gorilla, armato di mitragliatore mk46 e proiettili perforanti.»
«Cosa cazzo?» chiese Retoric.
«Li chiamerò Squali-Stronzi. Saranno il terrore di ogni nemico» rispose compiaciuto Cane Pazzo.
«Ormai ha deciso. L’Antica Magia™ è vincolante. Non si può più tornare indietro» Glandalf parlò con tono solenne.
«Possiamo andare a far fuori qualcuno ora?» chiese Cane Pazzo.
«Andiamo e massacriamo quei fottuti orchi!» gridò Retoric, il pugno alzato, poi aggiunse: «Quanti perderanno la vita oggi?»
«Cazzo ne so. Io vado.» Cane pazzo estrasse il fucile dalla schiena e uscì. Il villaggio era deserto: tutti quelli che non partecipavano alla battaglia si erano rinchiusi in casa e avevano sprangato le porte e le finestre.
«Durante la battaglia, non preoccuparti degli NPC» disse Retoric.
«Gli NPC?» chiese Cane Pazzo.
«Sì, gli abitanti che combatteranno. Da quando sono stati creati sono consapevoli di essere carne da macello, così tu potrai prenderti la gloria della vittoria e sarai riconosciuto come un eroe.»
«Non me ne sarebbe fregato un cazzo comunque. Basta che mi date da mangiare e una bella cagna e io sono dei vostri.»
«Cagna eh? Sei un buongustaio amico mio, vinci questa battaglia e tutte le donne di Shameland cadranno ai tuoi piedi, potrai fottertene quante ne vuoi.»
«Non voglio una donna. Non mi piacciono le donne.»
«Ah» Retoric si guardò intorno imbarazzato «beh… ecco… io… non sapevo fossi… nulla in contrario eh… ma allora per cagna cosa intendevi?»
«Una cagna. Le donne non mi piacciono. Ne ho scopata una una volta, ero entrato nella sua stalla per rubare qualcosa da mangiare, lei era lì e così…»
«Sei un vero Casanova!» esclamò Retoric.
«Ma non è stato bello, non come con le cagne. Lei continuava a scalciare e urlare, mi ha pure tirato un pugno in faccia. Mi ha rotto il naso. Per riuscire a finire ho dovuto ficcarle un mio calzino in bocca.»
«Hai beccato una donna focosa!»
«Tutto il suo villaggio è venuto a darmi la caccia. Son dovuto scappare per una settimana.»
«Ci racconteremo le nostre avventure d’amore dopo la battaglia, ti porto da Mery la Candida.»
Glandalf mise una mano sulla spalla di Cane Pazzo e gli si avvicinò all’orecchio.
«Ti conviene continuare a scopare cani… non viene chiamata la Candida perché è pura e casta…» sussurrò.
Cane Pazzo mugugnò. «Allora? Quando possiamo uccidere?»
«Aspetta, dobbiamo prima…» disse Leylap.
Cane Pazzo la ignorò e si diresse verso la pianura che avrebbe ospitato la battaglia. L’esercito nemico diventava sempre più vicino, una massa oscura che riempiva tutta la vallata dinnanzi a lui, il rumore della loro marcia riecheggiava in tutta la valle.
«Signore, è un onore essere al suo fianco, signore. Io sono il comandante Illekal Kulo, ma lei può chiamarmi anche solo Kulo. O Illekal. Come preferisce, per me ogni sua decisione è legge divina.»
Cane Pazzo annuì senza distogliere lo sguardo dal nemico.
«Vuol dire qualcosa agli uomini, signore?»
Cane Pazzo si girò verso i suoi uomini e lì guardò in faccia uno ad uno. Erano soldati improvvisati, lo intuì dai loro sguardi, carichi di paura e tensione. Cane Pazzo si accucciò e si abbassò i pantaloni.
Chiuse gli occhi e si concentrò. Immagazzinò tutte le proprie forze in un unico punto, doveva farcela, doveva vincere la battaglia. Trattenne il fiato, le vene che gli pulsavano per lo sforzo, grugnì, cercando di liberarsi da quella morsa. E finalmente cagò. Il cilindro marrone si schiantò al suolo e subito prese a ribollire, come attraversato da energia mistika e arkhana. Divenne sempre più grosso, poi, dal cilindro spuntarono cinque estremità: si formarono così le zampette da gallina, la coda e le braccia da gorilla. Dal palmo di una delle possenti mani uscì un nuovo cilindro marrone, che divenne un mk46, con tanto di cinturone di proiettili che avvolgeva tutto il corpo della creatura.
Cane Pazzo si alzò e guardò negli occhi la propria creatura, era soddisfatto del proprio lavoro: era un’autentica macchina da guerra.
Lo squalo in risposta aprì la bocca, per mostrare le sue tre file di denti.
«Poniamo fine alle esistenze di coloro che tentano di attaccarci. Solo la morte troveran ad attenderli!» gridò lo squalo con voce cavernosa.
«Sì!» risposero in coro i soldati.
Lo squalo si sollevò con un braccio, mentre con l’altro puntava l’mk46 verso l’orda di orchetti.
«A lo attacco verso i marrani!» lo squalo-stronzo aprì il fuoco. Il rumore delle esplosioni dei colpi si propagò per tutta la vallata. Gli orchetti in prima fila furono falciati e crollarono a terra in mille pezzi. I loro compagni, però, non si dettero per vinti e marciarono sui cadaveri dei loro commilitoni.
«Che figata, cazzo!» esclamò Cane Pazzo «è proprio come l’ho sempre sognato!»
«All’attacco!» gridò Kulo. I contadini si lanciarono alla carica con le loro armi di fortuna.
Cane Pazzo rimase fermo, a contemplare il suo squalo-stronzo che si lanciava all’assalto a mani nude. Una lacrima gli solcò la guancia.
«Sono così fiero di lui» disse.
«Lo siamo tutti» Leylap gli poggiò una mano sulla spalla.
«È il tuo momento, Cane Pazzo, fai vede a tutti di cosa sei capace di fare!» Glandalf comparve tra la folla, il suo bastone magico era attraversato da saette blu.
Cane Pazzo strinse la chiappa di Leylap e si lanciò in battaglia.
Piantò la baionetta del fucile nella schiena di un contadino armato di forcone, poi lo spinse via con un calcio e sparò in fronte a un altro contadino, che stava per tagliare la gola ad un orchetto.
Qualcosa lo strattonò per la spalla e Cane Pazzo si girò, pronto a colpire con la baionetta. Il colpo però andò a vuoto, Glandalf deviò la lama con la magia e questa infilzò il mantello dello stregone.
«Che cazzo fai?»
«Uccido» rispose Cane Pazzo.
«Perché uccidi i nostri?»
«Non vince chi ne ammazza di più?»
«Dio santo, non potevo essere il mentore di Mosé?»
«Con chi parli?»
«Niente, con un vecchio amico. Devi uccidere gli orchetti, Solo gli orchetti valgono.»
«E ditelo subito, porca puttana!»
Senza ulteriori indugi Cane Pazzo sparò in una gamba a un orchetto, questi crollò a terra a pancia ingiù.
Cane Pazzo gli montò sopra e iniziò a cavalcarlo, sculacciandolo sul sedere nudo.
«Ti piace, eh? Stronzo. Ti insegno io ad attaccarmi.»
Era così concentrato sulla cavalcata che si accorse di due orchetti che lo stavano per colpire da dietro solo quando sentì il loro respiro caldo sul collo.
«Vaffanculo! Venite da davanti se avete le palle!» gridò, sentì le lame pungergli la nuca.

*La sirena svegliò DeusEx. Si alzò dal divano con uno scatto, rovesciando a terra la ciotola di pop-corn. La televisione era ancora accesa dalla sera precedente e trasmetteva la pubblicità di magici coltelli in grado di tagliare le marmitte delle auto.
«Cazzo, mia madre mi fa il culo…»
PROTAGONISTA IN PERICOLO, QUESTA NON È UN’ESERCITAZIONE
DEUSEX CHIAMATO AD INTERVENIRE, RIPETO, DEUSEX DEVE INTERVENIRE
DeusEx spense la sirena e si precipitò al palo. Si aggrappò e scese, scorticandosi i palmi delle mani.
«Cazzo, che male!» ci soffiò sopra per alleviare il dolore «Deus Machine, pronta per la partenza!» ordinò, la macchina si accese con un rombo del motore e Deus Ex montò a bordo. *

Cane Pazzo si aspettava che le spade gli entrassero nella carne, ma non accadde nulla. Tutto intorno a lui era fermo, immobile, come sotto ad un incantesimo. Guardò Glandalf, ma anche lui era fermo, non era stato lui a lanciarlo. Uomini e orchetti erano immobili, sembravano statue in una rappresentazione bellica. Il silenzio fu rotto dal sibilo di una sgommata.
Una macchina spuntò dall’orda e accostò accanto a lui.
La portiera si aprì con uno sbuffo di vapore ed uscì un uomo. Era grasso e stempiato, vestito con una t-shirt macchiata di sugo e pantaloncini corti a quadretti. La maglia era di diverse taglie più piccola di quelle che sarebbero servite all’uomo. Cane Pazzo poteva vederli le tettine di grasso.
«Chi sei tu?» chiese Cane Pazzo.
«Sono Deus Ex in Macchina, sono il tuo angelo custode. Pronto a risolvere qualsiasi situazione in cui lo scrittore ti metterà, per quanto assurda o senza via d’uscita possa sembrare!»
L’uomo estrasse dalla tasca un fucile positronico ad impulsi e sparò agli orchetti che gli puntavano le lame alla nuca.
Cane Pazzo si voltò e dove prima c’erano due creature maligne, ora restavano solo cumuli di cenere.
«Wow, cazzo! Ma come hai fatto?!»
Deus Ex soffiò sulla bocca del fucile.
«Non devi ringraziarmi, il mio compito è giunto al termine, ci vediamo alla prossima situazione senza via d’uscita!»
«Aspetta!»
L’uomo si fermò. «Dimmi.»
«Dove l’hai trovata una macchina così?»
«È una Lamborghini Gallardo, ho fatto migliaia di lavoretti in diversi film, libri e videogames per potermela permettere.»
«La voglio.»
«Beh, chissà, magari tra qualche anno…»
Cane Pazzo si alzò dall’orchetto e si diresse verso Deus Ex.
«Vuoi vederla dentro?» chiese il ciccione con un sorriso paffuto.
Cane Pazzo gli tirò un pugno alle costole ed entrò in macchina, ma venne sbalzato via e respinto a qualche metro di distanza.
«Dopo l’ultima volta, ho messo l’antifurto!» Deus Ex salì in macchina «fottuto Bruce Wayne» borbottò mentre si allacciava la cintura «con i miliardi che ha, andare a derubare un povero lavoratore onesto… poi ha il coraggio di farsi chiamare eroe… bah! Comunque è stato un piacere conoscerti, Cane Pazzo, spero di rivederti presto!» Deus Ex chiuse la portiera e accese il motore, poi, in un lampo di luce, l’auto sparì e il mondo intorno a Cane Pazzo tornò ad animarsi.
«Ritirata!» gridò l’orchetto che Cane Pazzo aveva sculacciato. La creatura si alzò e si tenne il gonnellino da guerra con la mano mentre fuggiva.
Cane Pazzo scoppiò a ridere.
Imbracciò il fucile e puntò un orchetto in fuga, premette il grilletto e, per un secondo, tutti gli altri rumori vennero coperti dallo sparo.
L’orchetto cadde a terra, esanime.
«Ci siamo arresi! Non sparate!» gridò uno dei mostriciattoli, si inginocchiò davanti a Cane Pazzo, la mani congiunte in segno di preghiera.
Cane Pazzo lo guardò, studiandolo.
«Sei brutto» commentò.
«Sono una femmina. Vi prego lasciatemi vivere, potete fare di me tutto quello che volete.» Le guance dell’orchetta vennero rigate da lacrime. Cane Pazzo ne raccolse una col dito e la leccò. Sapeva di sale e sangue.
«Abbaia» le ordinò.
«Come?» sgranò gli occhi l’orchetta.
«Abbaia, ho detto.»
«Come desiderate.» L’orchetta annuì, prese fiato ed emise un guaito debole e poco convincente.
«Riprova. Meglio questa volta.»
L’orchetta abbaiò di nuovo, ma anche questa volta sembrava più un lamento di una bestia ferita che non un latrato.
«Non vali niente.» Cane Pazzo puntò il fucile in mezzo agli occhi dell’orchetta.
«No, vi prego, io posso portarvi dal Signore Oscuro™!»
Cane Pazzo la infilzò con la baionetta in mezzo alla fronte, poi sparò. Il cervello schizzò fuori dalla parte posteriore del cranio del mostriciattolo, sparpagliandosi sulla terra coperta di sangue.
«Macabro, ma indubbiamente efficace» commentò Glandalf.
«Dite che gli orchetti diventano angeli brutti?» chiese Retoric spuntando da una pila di cadaveri di orchetti. Perdeva sangue da un braccio, ma non sembrava ferito gravemente.
«Abbiamo vinto!» gridò Leylap.
Un coro di ovazione si levò dai contadini superstiti.
«Cane Pazzo! Cane Pazzo! Cane Pazzo!»
La folla lo sollevò da terra e lo lanciò in aria. Una, due volte, alla terza salita, Cane Pazzo sentì un rigurgito di vomito risalirgli in gola e sparò in aria col fucile. I contadini si spostarono e lo lasciarono cadere a terra.
«Congratulazioni» Leylap lo aiutò ad alzarsi «sei un vero condottiero. Ora può iniziare il nostro viaggio per la libertà di Shameland.» Gli diede un bacio sulla guancia e se ne andò alle sue spalle.
«Sono orgoglioso di te, ragazzo» disse Glandalf porgendogli la mano.
«Dov’è il mio uccello?» chiese Cane Pazzo.
«Oh in mezzo alle tue gambe credo, certo che sei proprio fissato…»
«È mio.»
«Santi Numi! Chi te lo tocca! Torno in paese, ci sarà una bella festa in tuo onore! Ci vediamo dopo!» Glandalf se ne andò borbottando qualcosa sotto la sua lunga barba bianca.
Cane Pazzo fece per seguirlo ma un giovane ragazzo gli sbarrò la strada.
«Salve, signore. Sono Tim, Tim Ballo. Sono zoppo, e sono sempre stato deriso da tutti al villaggio… ma oggi sono diventato un vero uomo. Tutti mi rispetteranno. Grazie. Sono entusiasta di aver combattuto con voi, sarebbe un sogno stringere la mano a un condottiero della vostra risma.»
Cane Pazzo gli strinse la mano.
«Grazie! È il più bel momento della mia vita! Voi non sapete da quanto…» Tim si interruppe, fissò Cane Pazzo con occhi vacui e bocca aperta.
«Sei scemo per caso?» chiese Cane Pazzo.
Tim cadde a terra, uno zampillo di sangue che usciva dalla sua testa.
«Temo che il dolce sospiro della vita abbia abbandonato le sue giovani carni. Un’altra vittima di questa guerra senza fine.» Squalo-stronzo si avvicinò il corpo e lo annusò, poi gli morsicò il braccio, staccandolo con uno strattone. «Un vero peccato» commentò a bocca piena «il fato è stato crudele con un ragazzo così indomito e baldo.» Morsicò anche il tronco, staccando tutta la parte sinistra.
Cane Pazzo gli accarezzò la pinna superiore.
«Bravo, cucciolo.»
Rimise il fucile a posto dietro la schiena e si incamminò verso il villaggio, con tutti i morti della battaglia e il sole al tramonto alle spalle.

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Capitolo 1 - Cane Pazzo - Shameland
Shameland - Capitolo 3: La compagnia dell'Agnello
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