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Shameland – Capitolo 14: Il Trono di Trigliceridi

– ATTENZIONE: I CONTENUTI DI SHAMELAND SONO RIVOLTI A UN PUBBLICO DI MAGGIORENNI. –

Shameland è una storia ironica, dissacrante e spesso volgare. Mette a nudo l’indecenza del fantasy degli ultimi tempi e non ha paura di farlo nella maniera più dura e diretta possibile.

Questo disclaimer è d’obbligo sia per avvisare i deboli di cuore, sia tutti i nostri lettori non ancora in età da patente che forse è meglio che cambino articolo, prima di ritrovarsi davanti contenuti disturbanti o troppo espliciti.

È anche vero che da quando si trovano orde di fan in visibilio per il trono di spade, sembra che il sesso (esplicito), le stragi (con smembramenti) e il turpiloquio (gratuito) siano stati sdoganati nella letteratura, ma noi preferiamo avvisare lo stesso. Per questo motivo, proseguire nella lettura, rappresenta una implicita accettazione di questo avviso e dei contenuti che potreste trovare

Faceva un caldo infernale, ma Teschio di cazzo era abituato all’inferno.
Gambizzò l’orchetto con un colpo al ginocchio, l’urlo fu coperto dall’esplosione di una colonna di lava alle sue spalle.
Cane Pazzo gli tirò un calcio in faccia con la punta dello stivale, e lo colpì allo stomaco con il calcio del fucile.
«Lorrreto!» gli sputacchiò sulla faccia ridotta a una maschera di sangue. Lo colpì ancora all’altezza delle costole con il calcio, e strappò con un morso un pezzo dell’orecchio a punta.
Non aveva un buon sapore, così lo sputò.
L’orchetto emetteva lamenti, singhiozzava, raggomitolato a terra in posizione fetale.
«Prescelto™, basta! È me che vuoi!»
Cane Pazzo sparò in testa all’orchetto, il corpo assorbì il colpo con un ultimo singhiozzo prima di restare immobile. Spostò la sua attenzione sul ciccione vicino all’orlo del vulcano. Questo allargò le braccia, un sorriso si aprì tra le guance paffute.
«Prescelto™, perché al posto di combattere, non passi dalla mia parte? Pranziamo insieme al sacro barbecue e appropriamoci del potere di mio fratello!»
Cane Pazzo avanzò verso di lui.
«Prescelto™? Hai capito quello che ho detto? D’accordo, ho capito, vuoi che cito il tuo nome nel discorso di premiazione della Evil’s League» si asciugò la fronte imperlata di sudore con una manica, «va bene. Del resto, senza di te non ce l’avrei mai fatta. Siamo intesi allora?»
Quando Cane Pazzo gli fu davanti il ciccione gli porse la mano.
«Intesi?» chiese ancora.
Cane Pazzo lo squadrò, spostò il capo a destra e poi a sinistra. Dietro il ciccione si estendeva un oceano di magma, il calore gli bruciava le ossa.
Strinse la mano al ciccione, lo tirò verso di sé e intensificò la stretta.
«Così mi fai male, Prescleto™!»
Lo spinse via, oltre il baratro, non urlò nemmeno. Cane Pazzo si sporse per vedere il suo corpo ingurgitato dal denso liquido rosso pulsante.
«AUUUUUUUUU!» ululò mentre sparava in aria.
«Calmati, calmati, mio Prescelto™»
Accanto a lui, il Signore Oscuro™ sorrise, «o forse, dovrei dire: figlio mio.»
«Lorrreto?»
Il Signore Oscuro™ allargò le braccia e lo cinse in un abbraccio così forte che gli fu impossibile muoversi. In un battito di ciglia, Cane Pazzo si ritrovò di nuovo nella sala del trono.
«Ora lascia che tolga il tuo fardello.» Il Signore Oscuro gli sfilò Teschio di cazzo, «vedi? Il suo posto è qui sul trono, o meglio, nel trono.» Incastonò Teschio di cazzo sul bracciolo, accanto ai suoi fratelli, una lacrima rigò il volto di Cane Pazzo.
«Non ci ho capito un cazzo» singhiozzò, «ma è stata una cosa bella ritrovare la famiglia di Teschio di cazzo. Il Signore Oscuro™ annuì.
«E ora» disse «è arrivato il momento del flashback chiarificatore! Alfooonse!» rimase qualche istante ad aspettare, «che sbadato» si poggiò una mano sulla fronte, «è morto! Devo farlo da me, flashbaaack!»

L’infermiere teneva i due bambini con un braccio, mentre nell’altra mano reggeva una gustosa ciambella al cioccolato con scaglie di zucchero colorato.
«Vediamo…» disse, leggendo il cartellino dell’asciugamano in cui erano avvolto i neonati «quello a sinistra è il figlio del nostro grande Signore Oscuro™, mentre questo è… ah niente, un orfano qualsiasi.»
Arrivò alle culle vuote, su una era incisa la scritta “Posto riservato all’Erede Oscuro™. Ma un dilemma si impossessò della mente dell’infermiere.
“Come faccio a mettere il bambino nella culla mentre mangio la ciambella?”
Provò a sporgersi col collo fino alla ciambella, ma la testa dei bambini gli impedì di morsicarla proprio per un soffio. Allora provò ad avvicinare la ciambella al viso: funzionava. Riuscì a strappare un morso, masticò, era davvero dolce come piaceva a lui.
Mentre deglutiva, uno dei bambini scalciò, facendogli andare il boccone di traverso.
L’infermiere fu scosso dalla tosse, lasciando cadere tutto ciò che aveva in mano, i bambini scoppiarono a piangere.
Si resse a una culla, aspettando che la tosse svanisse.
“Dovrei bere qualcosa… per poco non ci rimanevo secco.”
Fu in quel momento che si accorse di ci che aveva appena combinato.
«Oh… no… sono fottuto…» la ciambella giaceva a terra, sul pavimento sporco del reparto neonati. «Ora dovrò comprare una nuova ciambella…» si asciugò le lacrime con il dorso della mano.
I bambini strillavano, presto qualcuno sarebbe arrivato a controllare.
L’infermiere ne raccolse uno, lo esaminò, la targhetta era caduta dall’asciugamano ed era impossibile riconoscerlo dall’altro.
«Tu devi essere l’Erede Oscuro™» decise «sì, certo, si vede dagli occhi.»
Lo mise nella sua culla rammendandogli le copertine e si sbarazzò dell’altro nello scarico degli orfani poco prima dell’uscita.

«Hai capito? Cane Pazzo,» chiese il Signore Oscuro™ «sei tu mio figlio! Non quell’incapace di Arcibald! Sei felice, mio figliol prodigo?»
“Questo deve aver sbattuto la testa da piccolo.”
«Certo!» disse con finto entusiasmo.
«Ho liberato i tuoi amici dalla Camera dei Beoti e ho fatto preparare un grande acquario dove potrai andare a… come dire… mettere, tutti i tuoi Squali-stronzi.»
«Grazie. La mia cagna?»
«Lei guarirà, sarà affidata alle migliori cure dell’impero.»
Cane Pazzo annuì. Si sedette sul trono, stanco e con una fame da lupi.
Il Signore Oscuro™ lo guardò stupito, ma subito dopo assunse un’espressione raggiante. «Mi piace la tua intraprendenza! Degna del mio erede.»
Dei coriandoli caddero dal soffitto, seguiti da stelle filanti, il tutto accompagnato dallo squillo delle trombe.
«Il primo in classifica della Evil’s League è morto!» sentenziò una voce profonda che proveniva da chissà dove. «Signore Oscuro™, siete atteso alla cerimonia di premiazione, siete voi il vincitore di questa edizione!»
Il Signore Oscuro™ alzò un pugno al cielo. «Figlio mio, è tempo per me di andare, ti lascio dunque il trono, la prossima Coppa Evil dovrai guadagnartela, come tuo padre.» Singhiozzò e nascose il volto tra le mani. «Sembra ieri che volevo sgozzarti, come passa il tempo! Addio, Cane Pazzo, e addio, Glandalf; mi godrò la mia Pensione del Male™ in serenità, ora che ho trovato un degno erede.» Si avvicinò alla teca accanto al trono, la accarezzò e scomparve in un una nuvola di vapore nero, portandosela dietro.
«Cane Pazzo! Sei diventato per caso un sovrano?» Retoric comparve dalla porta della sala del trono, seguito da Leylap e Dump. I tre si esibirono in un inchino.
«Cosa sono?» chiese Cane Pazzo.
«Il sovrano di Shameland» spiegò Dump, «colui che prenderà decisioni che avranno ripercussioni su tutto il mondo…»
«Sgozzate questo rompicoglioni!» ordinò Cane Pazzo, e Retoric sguainò la lama. Dump si portò le mani alla bocca ed emise un grido acuto.
«No! Ti prego!» squittì.
«Scherzo! Il mio adorato Dump! Ora sta’ zitto.»
Cane Pazzo accarezzò il calcio del fucile.
«Glandalf, in quanto a te, non ho capito ancora cosa c’entravi in tutta questa storia, ma mi devi ancora un uccello!»
Glandalf alzò gli occhi al cielo.
«Addio, banda di deficienti!» gridò, e lo stregone fu avvolto da una nuvola bianca, quando questa si dissolse, lui era ancora lì. Sorrise nervoso.
«Ehm, qualcosa non deve aver funzionato.»
«A morte il vecchio coglione!» ordinò Cane Pazzo. Sparò un colpo verso Glandalf, ma il proiettile deviò, lo stregone spinse via Retoric che cercò di fermarlo, e si precipitò fuori dalla sala del trono.
«Che fate, Prescelto™?» chiese Leylap, «non lo inseguite?»
«Non ne ho voglia, è vecchio, prima o poi creperà per i fatti suoi.»
«E di me cosa farete?»
«Fai quello che vuoi, basta che te ne vai.»
Leylap, con gli occhi lucidi, si inchinò e si avviò verso l’uscita, Cane Pazzo raccolse con delicatezza il fagotto che racchiudeva la sua cagnolina e lo porse a Retoric. «Falla curare da qualcuno.»
«Signore» disse Dump, «abbiamo un regno da gestire, manovre economiche da effettuare, un sistema di welfare da rifondare…»
Cane Pazzo sparò in aria.
«Ti avevo detto di stare zitto.»
«Ma… Signore…»
«C’è una moto in questo posto?»
«Io… credo di sì, Prescelto™. O quella o una macchina, ce ne dovrebbe essere una nel cortile posteriore.»
«Portamici.»

Cane Pazzo entrò nella scatola di metallo nero, non si fidava, sembrava una trappola, ma il sedile in pelle era comodo. C’era uno strano oggetto rotondo all’altezza delle sue spalle, e, sotto di esso, dei pedali.
«Come hai detto che si chiama questa cosa, Dump?»
Il vecchio si sedette al posto accanto e chiuse la portiera.
«È una Devil Mustang cinquecento cavalli, sedici cilindri di pura potenza.»
«Come si accende?»
«Devi girare la chiave.»
La Devil Mustang si accese con un rombo di tuono. Le vibrazioni risalirono lungo la spina dorsale di Cane Pazzo, riempiendolo di euforia.
«Dove volete andare, mio signore?»
Cane Pazzo premette a fondo un pedale, e il motore ruggì in risposta.
«AUUUUUUUUUU!»
E partì verso il tramonto.

Arcibald si sedette su un gradino, stremato, ne aveva già scesi quindici ed era allo stremo delle forze. Tirò fuori una ciambella al cioccolato, era riuscito a nasconderla sotto l’ascella la mattina prima della battaglia, sembrava passata un’eternità.
Con le lacrime che gli rigavano il volto azzannò il dolce, le sue papille andarono in estasi nonostante il sapore fosse più acre del solito.
Un’ombra piombò su di lui.
«Ti prego, non farmi male!» piagnucolò Arcibald, chiuse gli occhi mise la ciambella tra lui e l’assalitore, in segno di offerta.
«Non voglio farti del male, tu sei il Prescelto™!»
Arcibald trovò il coraggio di aprire un occhio, era il vecchio Glandalf quello davanti a lui.
«C-c-cosa hai detto?»
«Tu vuoi mangiare ciambelle fino a ingozzarti, vivere in un palazzo fatto di torte, con strade di melassa, e un popolo di canditi?»
La visione di quel paradiso si materializzò davanti agli occhi di Arcibald, annuì, e lasciò cadere in terra la ciambella.
«Sapevo che eri tu. Il Trono di Trigliceridi è tuo di diritto» disse lo stregone. «Devi seguirmi» gli porse la mano e lui la afferrò, si tirò in piedi con rinnovata forza.
«Ma dove andiamo?»
Glandalf lo fissò negli occhi con sguardo sognante.
«Andiamo a Colesteroland.»

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Shameland - Capitolo 13: Lo scontro quasi finale
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