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Sette colpi di scena fantasy ormai ammuffiti

Scrivendo il nostro romanzo fantasy, abbiamo naturalmente deciso che a un certo punto ci sarà un colpo di scena. I lettori dovranno saltare sulla poltrona!
C’è però un problemino: abbiamo il dubbio che il nostro colpo di scena non sia poi questo gran colpo di scena.
Insomma, dopo tonnellate di romanzi scritti nel corso della storia, siamo ossessionati (a ragione) dal timore di inventare qualcosa che sia già stato creato da altri, mentre noi vorremmo trovare svolte realmente innovative.

L’elenco di oggi potrà esserci utile proprio in simili casi.
In esso troveremo alcuni dei colpi di scena ormai ammuffiti, che è dunque bene evitare o (nel caso li si voglia inserire comunque) svecchiare in modi intelligenti.

1 – “Arriva un vecchio misterioso e saggio a casa del protagonista. Sostiene che il protagonista debba partire al più presto, altrimenti correrà tremendi pericoli. Il protagonista non gli crede. E allora: sorpresa! Corre dei tremendi pericoli!”
Questa struttura iniziale di trama nella realtà funzionerebbe, poiché se arrivasse uno sconosciuto a casa nostra, semplicemente lo cacceremmo fuori (senza neanche ascoltarlo, figuriamoci quindi se gli crederemmo); i romanzi fantasy però non sono la realtà, e hanno ormai alle spalle una storia ogni giorno più vasta. Questa tradizione narrativa ha creato i cosiddetti cliché: il punto 1 è uno di questi. Ormai viene scoperto al primo rigo anche dal lettore più inesperto. È bene dunque evitarlo.

2 – “Dopo qualche capitolo di fuga con il vecchio misterioso, sorpresa! Si scopre che il protagonista è il prescelto!”
Se cercate sul vocabolario alla voce cliché, penso che ci sia questo come esempio.

3 – “Nel corso dell’avventura, il vecchio misterioso e il prescelto incontrano un guerriero pieno di problemi, introverso, scontroso, ma di buon cuore. Sorpresa! Si scoprirà che costui è l’erede al trono del mondo intero!”
Questo punto, di chiara origine fiabesca e tolkieniana, mi ha sempre lasciato perplesso. Mentre il punto 1 e 2 sono così radicati in un certo tipo di fantasy, che ne sono quasi cliché obbligati, questo invece, pur non essendo affatto necessario, lo si riscontra in un’impressionante quantità di opere, e ogni volta pare di sentire anche la vocina dell’autore che ci sussurra: colpo di scena geniale, vero?
E allora vorrei urlare: No!

4 – “Siamo in un fantasy dai toni dark e aspri. Sorpresa! Muoiono quintali di personaggi!”
Le storie alla “Martin”, nate proprio per capovolgere i cliché del fantasy classico, stanno subendo in questi anni una curiosa sorte: si stanno trasformando a propria volta nei nuovi cliché.
Se strutturati bene, comunque, riescono ancora a sorprendere, ma in molti casi hanno assunto pieghe quasi parodistiche. Quando sono organizzati male (ad esempio: si veda la serie tv “The Shannara Chronicles”) rendono la sensazione di un fatto casuale e noioso, qualcosa tipo “incidente automobilistico”, improvviso, inatteso e del tutto incoerente rispetto al previsto ordine della giornata (o della puntata, o del capitolo, a seconda dei casi).

5 – “Si racconta che le Terre dei Mostri Mangiauomini siano popolate da Mostri Mangiauomini. Uno dei personaggi dice:
– Ma che sciocchezza! È sicuramente una leggenda, passiamoci senza problemi.
E invece: Sorpresa! Le Terre dei Mostri Mangiauomini sono davvero popolate di Mostri Mangiauomini. Segue massacro dei personaggi di seconda classe.”
Non credo di dover spiegare perché simili colpi di scena siano scontati.

6 – “Un esercito di malvagi mostri tremendi cattivissimi sta arrivando, ma tranquilli, nessuno nel corso della storia dell’umanità ha mai abbattuto il portale/muraglia/barriera/castello. Siamo al sicuro! E invece, sorpresa! I mostri passano con la tranquillità di una gita domenicale.”
Appena qualcuno dice “nessuno ha mai abbattuto la cosa x”, tutti i lettori ormai hanno compreso che la cosa x sarà la prima a cadere.

7 – “Luke, sono io tuo padre!”
Il supercattivo è il padre/zio/nonno/padrino di battesimo del protagonista. Anche questo colpo di scena, un tempo ottimo e innovativo, sta ormai diventando un cliché, ed è da gestire sempre con le pinze.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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3 Comments

  1. avatar Calvinator2 ha detto:

    ahahahha grande, ogni volta che trovo cose simili faccio fatica ad andare avanti con la lettura

  2. avatar SaraIE ha detto:

    Vero, accidenti, Andrea, non te ne sfugge una!
    Tuttavia ho qualche piccola riflessione che vorrei condividere e partiamo dall’ovvio: ci sono colpi di scena che ormai abbiamo imparato ad ammortizzare, come lettori e non ci colpiscono più.
    Ma perché cancellare completamente questi colpi di scena? E se noi facciamo credere al lettore che si è ammortizzato, che è al sicuro perché ormai il colpo di scena c’è già stato e poi gli facciamo una vera sorpresa, quando ormai avrà abbassato tutte le difese?

    Spesse volte decido se continuare a leggere una trama che mi sembra ovvia grazie allo stile.

    Se ho in mano Christopher Paolini (Eragon), lo divoro ugualmente.
    SPOILERALERT
    Facendo un esempio proprio su questo libro, Eragon (parlo di tutta la saga), all’interno della trama troviamo i punti 1, (2), 3, e 7. La vera sorpresa in questa storia non sono i brevedibilissimi colpi di scena, ma il colpo di scena nel colpo di scena. Per esempio il punto 7 lo troviamo persino due volte nella trama: il primo quando un nemico confessa di essere fratello del protagonista, e il protagonista se ne fa un problema perché significa essere figlio di uno sterminatore. Qualche libro più in là, ecco il colpo di scena nel colpo di scena: i due sono sì fratelli, ma hanno due padri diversi! In altre parole, Eragon contiene il punto 7 persino in doppio.

    Quindi, se nella trama un determinato elemento deve starci per forza (Gandalf deve bussare alla porta di Bilbo e dargli “una gentile spintarella oltre la punta del suo naso”, altrimenti quello di casa non ci esce) mettetelo, per carità, lungi da me criticare che l’elemento sia ormai invecchiato. Tuttavia mi raccomando: tenete il lettore legato alle pagine per lo stile o l’originalità dei personaggi o qualsiasi altra cosa vi siate inventati e soprattutto nascondete una mina da qualche parte fra le pagine.

    • avatar Andrea Micalone ha detto:

      Ciao 🙂
      Sì, in effetti hai ragione. Come ho detto spesso, però, questi elenchi sono da prendere con le pinze. L’ho ripetuto anche qui: se si vuole infilare nella propria storia questi eventi, occorre trovare un buon modo per svecchiarli.
      Insomma, il bravo scrittore è quello che riesce a sorprenderci ancora nonostante le svolte innovative siano sempre meno.
      “Svecchiare” questi colpi di scena è però molto difficile, ed io credo che molti aspiranti scrittori rischiano di impantanarsi nell’illusione di essere già capaci di cambiare le carte in tavola. In partenza, cercare di trovare qualcosa del tutto nuovo può essere sempre meglio.

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