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Semplicità e accuratezza (cioè: Scrivi come Mangi)

La scrittura, per definizione, è la creazione di un testo, dunque una composizione di linguaggio. Senza voler sconfinare nel campo della linguistica (con tutto quell’ammasso di significanti, significati, emittenti, riceventi, langue, parole e così via), è evidente che un testo è la trasmissione di un messaggio, ed è funzionale se fa arrivare quest’ultimo.

Quando si è agli inizi si tende facilmente ad accusare i primi lettori (un amico, la fidanzata, la nonna) di non aver capito quello che gli si è fatto leggere, credendo appunto che la colpa sia dell’altro e dei suoi limiti, e non notando, al contrario, che forse c’è un problema proprio nel creatore del testo.
Difatti per la poeticità e l’ermetismo ci sarà sempre tempo, ma inizialmente occorre imparare a scrivere il più limpidamente possibile (a ben pensarci, anche i più grandi poeti, anche quando usano un linguaggio molto particolare, ci fanno arrivare un messaggio con estrema precisione, pur usando il mezzo – le parole – in modo molto personale e, appunto, ermetico).

Cosa significhi “scrivere limpidamente” è difficile da definire, ma anche in questo caso, senza voler scendere nel tecnico, possiamo prendere queste parole nella loro accezione intuitiva: scrivere nel modo più semplice e accurato possibile.
Questo lavoro sulle parole è uno dei primi obiettivi da porsi.

Usare parole complesse per mostrarsi più intelligenti (desiderio inconscio, ma a volte anche conscio, presente in tutti), in principio, la si ritiene una delle armi principali per “scrivere in modo adulto”, o “complesso”, o “importante”, o “trovate voi un termine adatto”.
Un simile modo di scrivere però è rischioso, poiché sarà subito evidente che si sta cercando di nascondere la propria inesperienza con termini difficili.
Il consiglio, dunque, è quello più vecchio del mondo: parla come mangi.

Non bisogna credere che la ricerca della parola più semplice ed esatta sia una diminuzione della qualità del testo, anzi: è l’esatto opposto. Più si è precisi, semplici e “limpidi” (qualsiasi cosa voglia dire), più il risultato sarà migliore.

Facciamo un esempio.
Un personaggio è caduto e si sta rialzando.
Il principiante che vuole apparire ad ogni costo, crede che gonfiando il linguaggio ottenga il risultato migliore. Scriverà dunque qualcosa del tipo:
Egli pose le mani sul piancito e, facendo leva sui propri arti, si elevò con possanza, assumendo una maestosa posizione eretta. Nel moto di sollevamento riafferrò l’elsa dell’arma fuggitagli.
Sì, ho esagerato, ma credo che abbiate compreso. Un libro intero scritto in questo modo richiede una maturità personale e artistica non indifferente, altrimenti scadrà nel ridicolo molto presto (al primo avvenimento mal studiato o al primo dialogo in cui sfugge un’ingenuità).

Partire invece da frasi semplici e lavorarle con cura, porterà a risultati migliori e, soprattutto, adeguati al proprio livello.
E non si deve pensare che così sia tutto facile!
Vi sembra facile scrivere: “si alzò riprendendo la spada dal pavimento”?
Ebbene, non lo è.
Immaginate infatti che la parola “pavimento” sia già comparsa nel rigo precedente, quando avete fatto cadere il personaggio su di esso. A questo punto dovete evitare la ripetizione (immaginate pure che, per qualche ragione, sia necessario specificare da dove riprende l’arma, dunque è escluso il cancellare semplicemente la parola “pavimento”). Quale sinonimo userete?
La parola “piancito” è desueta: può essere inserita, ma darà una sensazione di distacco dallo stile generale. Altri sinonimi di pavimento sono: pavimentazione (naturalmente inadatto), lastricato (inadatto per gli interni), selciato (idem), impiantito (vedi “piancito”).
A questo punto si sobbalza: “terra”!
Scriviamo: “si rialzò riprendendo la spada da terra”.
Il concetto ora è chiaro e segue il principio di “semplicità”, ma è davvero soddisfacente? “Terra” rimane una parola legata molto all’esterno, allo sporco, al polveroso, ed è perciò ancora poco adatta a un interno.
Non ditevi mai: va bene lo stesso.
Ci sarà sempre un modo migliore per definire qualcosa. Sino a quando non sarete soddisfatti al 100% continuate a cercare.
Allora, finalmente, potrebbe saltarci in testa la parola “suolo”.
Si rialzò riprendendo la spada dal suolo”.
Semplice e adatto per un pavimento interno.

Vedete dunque come anche per una frase banale si possono già fare mille riflessioni. Prima di prendere dimestichezza con parole più complicate, è fondamentale imparare a trovare il termine più adatto e immediato; questo sì, richiede un grande lavoro, parola per parola.
Occorre chiedersi a ogni rigo: ho espresso il concetto nella maniera migliore?

P.S. Per esercizio, possiamo fare un gioco simpatico. Chi ha voglia, può trovare termini migliori di “suolo”. Scriveteli pure nei commenti.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.

2 Comments

  1. avatar Andrew Next ha detto:

    Se uso il termine diretto:
    si alzò in piedi e raccolse la spada dal
    Suolo, terreno,

    Termini collegati all’ambiente
    pavimento, pendio, sabbia, prato, selciato, strada, lastricato, ponte di coperta, ponte di comando… ecc…

    locuzioni collegate ad elementi specifici (situati logicamente per terra)
    da sotto il mobile, alla base della colonna, tra le radici della quercia, vicino al tombino, tra i sassi dell’aiuola… ecc…

    e se la spada era già caduta in tutti gli altri posti di cui sopra (e chi è? Covan Manidiburro?):
    afferrò la spada e si rialzò in piedi.

    E 🙂

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