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Lo Schiavo di Sangue

Marty era stanco della solita routine, ogni volta che aveva una crisi più forte lo portavano in ospedale e gli facevano la sostituzione di cinque sacche di sangue. Si annoiava da morire a star lì a guardarlo uscire da una cannula ed entrare dall’altra. I medici erano soliti dirgli che era un miracolo che fosse ancora vivo, vista la quantità di ferro che aveva nel sangue, circa sessanta volte rispetto al normale, ma lui non se ne curava. Trovava i medici troppo ansiosi, alla fine lui era sopravvissuto fino a trentasei anni, alla faccia di quegli avvoltoio porta sfiga.
Osservava il sangue denso e scuro, quasi nero, che veniva sostituito da quello nuovo, rosso chiaro, vivace, ma sentiva il freddo nelle ossa. Questa volta la crisi era stata un po’ più dura, costringendolo a farsi portare in ospedale a sottoporsi a quella tortura. Sbuffò, voleva andare a casa.
Fuori dall’ospedale lo aspettava il freddo autunnale che lo fece stringere nella giacca. Si accese una sigaretta e decise che sarebbe andato a casa a piedi, nonostante l’indolenzimento al petto aveva voglia di camminare.
Aveva appena percorso un paio di isolati quando delle mani forti lo afferrarono trascinandolo in un vicolo buio, non li aveva neanche sentiti arrivare. La paura cominciò a serpeggiargli dentro, ma aveva già subito un altro fermo in strada e sapeva che se avesse dato portafogli e telefono quelli se ne sarebbero andati. Stava ancora aspettando di sentire la solita richiesta quando qualcosa lo colpì violentemente alla testa e tutto divenne nero.
“E’ lui?”
“Si. Dovremmo cercare di tenerlo in vita il più possibile.”
“Sarà difficile, ma ci proveremo.”
Marty si era svegliato, ma ancora aleggiava nella nebbia della sua mente quando sentì che quegli uomini parlavano di lui. Rimase immobile per non far capire che si era svegliato, magari avrebbero detto qualcosa di più interessante. Era terrorizzato, ma la vita gli aveva insegnato ad essere svelto a prendere decisioni per salvarsi la pelle.
“E’ una fortuna aver trovato un esemplare con il sangue così perfetto, non facciamo girare la voce. Nessuno deve sapere di lui, cancella anche le prove all’ospedale dopo che avrai rubato le ultime sacche.”
“Va bene, sarò di ritorno tra qualche ora.”
Marty si accorse che aveva le braccia legate dietro la schiena ed anche le gambe erano immobilizzate, non era di certo un marines, quindi anche se fosse stato libero, difficilmente avrebbe avuto la forza di lottare per scappare. Doveva aspettare che lo lasciassero solo.
“Ti sei svegliato, ottimo”
Marty sussultò e aprì gli occhi.
Un uomo alto circa un metro e ottanta, con capelli castani e occhi molto scuri, quasi neri lo osservava attentamente.
Si rese conto di essere disteso su un divano in una stanza poco illuminata, arredata in maniera semplice e moderna. Sembrava uscita da una rivista, di quelle che comprava sua sorella.
L’uomo si era piegato sulle ginocchia in modo da avere il viso alla stessa altezza del suo.
“Immagino che tu sia impaurito e fai bene. Da oggi in poi sarai il mio schiavo di sangue, presto verrai rifocillato, nel frattempo riposa, avverto che non sei ancora al massimo delle forze.”
Se non fosse stato legato e malmenato si sarebbe messo a ridere. Cos’era un film? Schiavo di sangue? Questo tizio doveva essere completamente pazzo.
“Chi sei? E dove mi trovo?” chiese, cercando di acquisire le informazioni sufficienti a scappare.
L’uomo sorrise e il sangue gli si gelò nelle vene, aveva visto bene? Erano canini lunghi quanto una falange quelli che aveva in bocca? Perfetto, era una candid camera, era finito su qualche set cinematografico o di qualche scherzo balordo.
“Mi chiamo Gustav e si, sono un vampiro, no non sei vittima di una burla e no non sei su un set cinematografico.” Gli diede un buffetto sulla testa come si può fare ad un cane “e non sono pazzo, almeno non troppo.” Aggiunse prima di rimettersi in piedi.
Ora era confuso, quest’uomo gli aveva letto nel pensiero, come si fa a scappare da uno che ti legge nel pensiero?
“Non si può” aggiunse l’altro che era alla porta.
Rientrò dopo poco accompagnato da altri due uomini che lo presero di peso e lo portarono in una piccola stanza sullo stesso piano. C’era un letto, un armadio e un bagno.
“Starai qui” disse Gustav prima di voltargli le spalle e andarsene.
Dopo quell’unica frase che segnò la sua vita passarono due mesi di inferno.
Ben presto si rese conto di avere a che fare realmente con i vampiri, ma non era niente rispetto a quello che dicevano i film in televisione. Aveva morsi ovunque nel corpo, ogni sua parte era stata violata da mani e zanne esigenti.
Gustav lo divideva solo con altri due vampiri che chiamava figli, Nicolao e Ariette, ma non c’era differenza di sesso per quello che gli facevano. Avevano scelto dei giorni precisi, a quanto pareva il suo sangue pieno di ferro riusciva a sostenerli per più tempo rispetto a quello normale, ennesima sfiga dovuta alla sua malattia genetica. Quindi ogni due giorni riceveva la visita di uno di loro. All’inizio il più giovane, Nicolao, lo aveva quasi ammazzato prosciugandolo, gli avevano dato il loro sangue per riprendersi.
Il terrore di potersi trasformare in una di quelle belve lo aveva attanagliato al suo risveglio, ma Gustav gli aveva spiegato che non era così semplice diventare un vampiro, ridendo di lui perché credeva a quanto dicevano nei film.
Gli avevano tatuato una specie di simbolo che gli circondava la caviglia, simbolo del suo status di schiavo e allarme in caso fosse fuggito, e solo Dio sa quante volte ci aveva provato.
L’inchiostro era mischiato al sangue di Gustav e forniva un legame con lui che sapeva sempre dove fosse. Ormai era stanco, emaciato, pieno di ematomi e morsi, violato e soprattutto aveva perso le speranze, quindi non reagì quando sentì i primi suoni di tafferugli nella villa.
Si accorse, dopo pochi minuti, che c’era qualcosa che non andava.
Era nella sua stanza nudo steso sul letto, così come esigevano i suoi padroni, quello sarebbe stato il giorno di Gustav e sarebbe arrivato da un momento all’altro, ma i suoni fuori dalla sua porta non erano normali.
Quando sentì l’urlo di Ariette capì.
Li stavano aggredendo in casa, magari qualcuno era riuscito a trovarlo, forse erano venuti a liberarlo.
Con la speranza rinnovata si mosse verso l’armadio e si affrettò a coprirsi, se fossero arrivati i soccorsi non voleva in alcun modo che capissero quanto a fondo i vampiri erano arrivati a sporcargli l’anima.
Aprì la porta speranzoso, con il desiderio di poter dare una mano, poter avere la sua vendetta su quei mostri che lo avevano imprigionato in quei lunghi giorni.
La casa era sottosopra, c’erano porte divelte, sangue che imbrattava il corridoio e ad un paio di metri da lui il corpo riverso di una delle cameriere.
Era in un lago di sangue, la divisa, normalmente nera e bianca non presentava più tracce del candido colore, ma solo del rosso scarlatto del sangue. Il braccio destro era stato strappato e lanciato a qualche metro da lei e i suoi occhi vacui fissavano il soffitto.
Una morsa gli attanagliò lo stomaco, non era così che si era immaginato la sua salvezza.
Fece qualche passo verso il salone da cui si sentivano rumori di colluttazione. Poco prima di entrare notò Ariette stesa sul divano, il viso una maschera di sangue, gli occhi sgranati dal terrore, mentre un uomo le strappava i vestiti da dosso. Al centro del salone c’era Gustav in ginocchio, una donna dai lunghi capelli biondi lo guardava divertita, mentre gli incideva lunghi solchi sanguinolenti sulla guancia con le unghie.
Lui non si muoveva, la fissava con odio senza dire una parola.
Gli occhi di un azzurro glaciale si spostarono su Marty ed un largo sorriso si fece largo sul volto della donna rendendola demoniaca.
“Oh, ecco il tesoro.” disse con la voce come miele.
Un tremito lo scosse fin dentro le ossa, mentre osservava con occhi sgranati i lunghi canini della demone.
La speranza si frantumò come un bicchiere di vetro che cade e anche lui cadde, cadde in ginocchio conscio che la sua esistenza stava per peggiorare.
Solo in quel momento lo sguardo di Gustav si volse verso di lui, quello che gli fece capire che ormai per lui era finita fu proprio quello sguardo.
Era carico di compassione.
Il vampiro, il mostro che lo aveva schiavizzato e violato aveva compassione per lui.
Un urlo straziante uscì dalla sua gola, ormai incapace di trattenerlo.

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La Mutazione
Sangue Virginale - Parte I
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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