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Il risveglio degli Spiriti – Parte I

“Tom! Tom! Thomas Jefferson!”
Tom aprì a fatica gli occhi e trovò nel suo campo visivo, a occuparlo interamente, la faccia della professoressa Mcgregor, e non era una faccia che ispirava niente di buono. Si mise subito dritto, passandosi una mano sulla bocca ad eliminare eventuali tracce di bavetta.
“Tom! Addormentarsi durante le lezioni? Cosa ti sta succedendo?”
Tom non rispose, sapeva che non voleva realmente una risposta, gli stavo solo facendo la ramanzina, quindi abbassò gli occhi contrito sperando che la messinscena gli avrebbe risparmiato mezz’ora di sermone.
La professoressa si erse in tutta la sua altezza di un metro e cinquanta, mani sui fianchi e lo guardò da dietro quelle lenti bifocali spesse un dito.
“Spero che questa sia l’ultima volta che ti trovo a dormire durante le mie ore! Se dovesse succedere ancora ti metterò una nota e ti spedirò dal Preside!”
Tom annuì senza alzare gli occhi e lei rilassò le mani e prese a camminare per l’aula riprendendo la lezione. Il ragazzo sospirò.
Era da una settimana che non riusciva a dormire, quelle poche volte che ci riusciva aveva degli incubi spaventosi e si svegliava con la sensazione di cadere. Si era ritrovato spesso a molleggiare sul letto, proprio come se fosse precipitato dal soffitto. Era una sensazione terribile che lo lasciava tremante in una pozza di sudore.
Non aveva raccontato a nessuno quello che gli stava succedendo, ma la madre aveva intuito qualcosa. È anche vero che le mamme sanno sempre tutto, anche quando ti impegni a non farglielo capire.
Poteva metterci tutto l’impegno che voleva, ma le occhiaie spaventose che aveva sotto gli occhi sbandieravano al mondo intero che non stava dormendo da troppo tempo, quindi non fu molto sorpreso quando la madre bussò alla porta della sua stanza quella sera.
“Tom, posso entrare?”
“Certo mamma” rispose.
La madre entrò con il solito sorriso dolce sulle labbra, quello che diceva ti capisco e troveremo una soluzione.
“Perché non mi dici cosa sta succedendo, tesoro? Ti ho sentito urlare ieri notte, non dormi bene?”
Tom sospirò e si mise seduto sul letto.
“Ho degli incubi mamma, bruttissimi. Mi sveglio che sto precipitando e la sensazione è talmente reale …. Sembra che io stia cadendo dal soffitto” e indicò con il dito verso l’alto ma senza seguirlo con gli occhi, cosa che invece fece sua madre e dopo poco la vide corrugare la fronte.
Alzò anche lui lo sguardo e rimase incerto su quello che vedeva.
C’erano delle orme di mani, leggere, impalpabili, ma c’erano. Ed erano leggermente azzurrine. Un brivido freddo gli scese sulla schiena perché il ricordo di lui che non riusciva a togliersi completamente il colore azzurro dalle mani, la sera prima, si stava dispiegando davanti ai suoi occhi. Aveva pasticciato, per il lavoro di educazione artistica, con le tempere e non era riuscito a togliere tutto il colore prima di andare a letto. Portò lo sguardo sulla madre.
Lei lo guardava perplessa.
“Cosa sta succedendo?” chiese Tom quasi in un sussurro “Io non ci sono andato lì sopra.”
Si stava facendo prendere dal panico, lo sentiva, ma non riusciva comunque a calmarsi. Cominciò a respirare in maniera affrettata e la madre si sedette accanto a lui e cominciò a passargli la mano sulla schiena. Quel semplice gesto lo fece star meglio.
“C’è sicuramente una spiegazione, quindi stai calmo. Per stasera ti preparerò una tisana e dovrai berla tutta d’accordo?”
Tom annuì, aveva ancora gli occhi sbarrati sulle sue mani.
Mentre la madre preparava la tisana Tom si stese sul letto e cominciò a fissare quelle orme. Erano le sue mani quelle? O qualche entità strana voleva farlo impazzire?
Amava i film dell’orrore e aveva spesso sperato che quelle creature che vi vedeva fossero reali, ora non più. Se la casa fosse stata infestata dai fantasmi?
Vedeva sua madre fumigare una volta a settimana la casa con l’incenso o appendeva strane cose fatte a mano alle finestre, diceva per allontanare le energie negative, e si fidava di lei, quindi a rigor di logica non ci doveva essere niente di malvagio in casa.
Questo poteva significare che era stato realmente lui a farle, ma come?
La madre entrò in quel momento con una tazza in mano.
“Bevilo tutto e non ti preoccupare. Domattina ti sentirai meglio.”
Tom non sapeva perché, ma ci credeva. Credeva che lei fosse capace di qualsiasi cosa, quindi annuì e sorseggiò la tisana. Appena l’ebbe finita fu preso da una pesante sonnolenza e mentre chiudeva gli occhi vide per ultimo sua madre, con la fronte corrugata e le braccia conserte che bisbigliava qualcosa, sembrava una ninna nanna, poi si addormentò.
Il mattino successivo era carico di energie, aveva finalmente dormito tutta la notte e si sentiva riposato e pronto.
La madre lo guardava come sempre, mentre gli porgeva la colazione e il mondo sembrava essere tornato alla normalità. Scacciò dalla mente quel discorso su incubi e fantasmi e decise che era tutta una fantasia a cui non doveva dare peso.
Poco prima di arrivare a scuola, percorrendo la solita strada vide da lontano i guai. Erano vestiti da darkettoni e stavano spintonando il suo migliore amico.
Un brivido di paura gli afferrò le viscere. Poteva scappare, fare il giro largo in modo che non lo vedessero, ma quello era Brian.
Stringendo i pugni avanzò verso i bulli che superavano abbondantemente di una testa il suo amico, quindi anche lui.
Si fermò accanto a loro, lo sguardo terrorizzato, il respiro accelerato, non era proprio granché come supereroe. I bulli si voltarono a guardarlo.
“Che vuoi? Smamma.” Disse quello che teneva Brian per la maglietta.
“Llasciate .. llasciatelo ssstare” disse tremando.
I bulli scoppiarono a ridere ed, in effetti, lasciarono stare il suo amico, ma afferrarono lui.
“Vuoi prendere il suo posto?”
Brian stava piangendo e con la coda dell’occhio Tom vide che gli scendeva sangue dal labbro, lo avevano picchiato. Non capì perché, ma quella semplice constatazione lo fece infuriare così tanto che dimenticò la paura. Voltò lo sguardo verso quello che doveva essere il capo che smise di ridere e corrugò la fronte.
Tom si sentiva fremere, voleva fargliela pagare e la rabbia stava aumentando. I suoi capelli cominciarono a svolazzare così come i vestiti dei bulli, una parte piccola del suo cervello registrò che si stava alzando il vento anche se era una giornata di calma piatta, forse stava arrivando una bufera.
I bulli lo lasciarono andare guardandolo in maniera strana, sembrava perplessi.
Non avevano mai visto un ragazzino arrabbiato? Forse erano abituati a prendersela con quelli che non reagivano, così potevano picchiarli a piacimento. Quel pensiero lo fece infuriare ancora di più. Portò le mani chiuse a pugno davanti a se, pronto a fare a botte. Non gli interessava di prenderle, qualcuna l’avrebbe data.
Proprio quando fece un passo in avanti il vento incalzò, un turbine potente lo avvolse completamente paralizzandolo, mentre ad occhi sgranati vedeva i bulli che venivano sollevati in aria e lanciati parecchi metri più in là.
Cosa stava succedendo?
Ora le sue mani tremavano, ma non di rabbia piuttosto di panico.
In quello stesso momento il vento cessò del tutto. Tom si volse lentamente verso Brian che aveva gli occhi sgranati e terrorizzati.
“Scappiamo” riuscì a dire in un soffio e i due ragazzini cominciarono a correre come se avessero i lupi alle calcagna.
Quando arrivarono a scuola tremavano entrambi. Entrarono di filata nel bagno dei ragazzi e si chiusero dentro. Scivolarono, quindi, sul pavimento seduti vicini e fissando terrorizzati il muro davanti a loro.
“Cosa è successo?” riuscì a dire Brian dopo parecchi minuti.
“Non ne ho idea” rispose Tom titubante.
Si stava convincendo che l’entità che lo tormentava a casa lo seguiva anche fuori e in qualche modo lo aveva protetto, ma perché? E soprattutto, cos’era? Poteva far del male alla mamma?
“Mamma!” esclamò alzandosi in piedi. “Devo tornare a casa! Forse mia madre è in pericolo!”
Brian lo guardò confuso.
“Per quale motivo? Che c’entra tua madre?”
“Ti spiegherò dopo, ora devo scappare. Di a tutti che sono malato.”
“Ah, malato ci sei di certo. Di cervello però? Che sta succedendo?”
“Prometto che ti racconterò tutto, ma ora devo andare”
Senza aggiungere altro Tom aprì la porta del bagno e corse fuori.

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Terrore nel bosco
Il Risveglio degli Spiriti - Parte II
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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