Riletture in tutte le salse

Siamo dunque arrivati al momento in cui stiamo rileggendo le nostre stesure per correggerle e capire cosa funziona e cosa no nel nostro romanzo.
Muoversi, a questo punto, può risultare abbastanza complesso, poiché è cosa nota che da soli non si può mai lavorare un testo alla perfezione; al tempo stesso, però, prima di parlare di editor e correttori di bozze, è altrettanto indubbio che dobbiamo correggere noi la nostra opera.
Come fare?

Mettersi a rileggere da cima a fonda tutto il testo (per l’ennesima volta) è un lavoro obbligatorio, ma a questo punto inizia a sorgere un problema molto serio: siamo ormai così immersi nel testo, lo abbiamo valutato, letto e riletto tante di quelle volte, che abbiamo iniziato a memorizzarlo, e non riusciamo più a distaccarci da esso. Magari siamo passati su un errore cento volte, ma non lo abbiamo visto perché nella nostra testa esso è entrato “nell’armonia generale” delle frasi.

È dunque necessario distaccarsi ancora di più, diventare “lettori estranei”.
Ma è possibile farlo?
Non del tutto, questo è certo, ma ci sono degli accorgimenti che danno un aiuto enorme in questo difficile compito.
Innanzitutto, come ho già detto per la fine della prima stesura, un tempo di completo allontanamento dal romanzo è il modo migliore per lavorarci poi con occhio critico. Lasciarlo e riprenderlo solo a distanza di mesi, ci permetterà di leggerlo con un’attenzione diversa rispetto a quella che abbiamo quando ne siamo completamente assorbiti.

Arriva però anche il momento in cui le attese sono state compiute, e dunque occorre rileggere e lavorare per forza; e il distacco, per quanto possa essere stato lungo, ci aiuta, ma non annulla di certo i nostri ricordi.
Occorre insomma qualche altro piccolo accorgimento.

Nel corso delle riletture può rivelarsi molto utile cambiare spesso font dei caratteri, dimensioni, computer e, addirittura, mezzo di lettura. Vi accorgerete subito, così facendo, che gran parte della patina di “abitudine” che ricopre il vostro testo è anche legata alla sua “forma visiva”.
Un font diverso, o la dimensione diversa del carattere, portano naturalmente l’occhio a porsi in una luce nuova nei confronti di ciò che vede, e vi può dare quel cambio di vista sufficiente per notare errori e imperfezioni che continuavano a nascondersi.

In conclusione, nel corso delle riletture, il consiglio è di cambiare metodi di lettura quanto più possibile. Si può, ad esempio, fare una rilettura su una copia cartacea stampata, un’altra con un font a cui non siamo abituati, e un’altra ancora con dimensioni del carattere diversi rispetto a quelle che utilizziamo di solito. Questo porterà già a tre letture che daranno alla vostra attenzione una sensazione diversa, e dunque, possibilità di lavorare in modo diverso.

Questo effetto, però, ha durata molto breve.
Alle prime pagine colpisce: si prova l’autentica sensazione di aver trovato un nuovo punto di vista; ma bastano appena alcune ore perché la differenza sparisca all’occhio.
Ce ne dimentichiamo e torniamo alla “solita percezione”.
Come uscirne?
Cambiando ancora, e ancora, e ancora… ma sapendo anche che non risolveremo mai il problema.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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