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Recensione – Under – Giulia Gubellini

DENTRO IL BUNKER VINCI O MUORI. E COMBATTI PER LA LIBERTÀ.Recensione - Under - Giulia Gubellini - Lande Incantate

Italia, 2025. Quando Alice si risveglia in una cella dal soffitto basso e le pareti strette, in sottofondo l’urlo di una sirena, salta in piedi sulla branda, con il cuore che le martella nel petto. Quando poi la voce metallica di un altoparlante le ordina di dirigersi verso la Sala Comune, si accorge di non essere sola: insieme a lei ci sono altri dodici ragazzi, i detenuti dei Centri Rieducativi più pericolosi del Paese. L’ultima cosa che ricorda, Alice, è la protesta a Città 051 contro l’Autorità Provvisoria, che controlla la politica, e il blindato nero in cui è stata trascinata insieme ad Andrea, il ragazzo che le piace. Non avrebbe mai immaginato di risvegliarsi in un bunker tra le Alpi, è certa di essere stata rinchiusa lì per errore. Divise grigie e cibo in scatola, un orologio arancione al polso, il tempo nel bunker sembra non passare mai in attesa delle 17, ora in cui ogni giorno due Sfidanti sono chiamati a lottare all’ultimo sangue nella Gabbia. Per Alice è subito chiaro che là sotto, anche se hai sedici anni, non hai diritto di avere paura e nemmeno di innamorarti. Perché dentro Under, il reality show della morte di cui è cavia insieme ai compagni, si sopravvive solo uccidendo. Ma anche nella prigione più terribile puoi scoprire chi sei e cambiare le regole. Insieme, ribellarsi è possibile, e il gioco al massacro può trasformarsi in rivoluzione…

Under è il primo romanzo della giovanissima autrice Giulia Gubellini, di genere distopico ritornato in auge in modo massiccio dopo la trilogia di Hunger Games di Suzanne Collins e relativi film. Ma se dopo che avete finito di leggere la trama (se siete dei fan dell’incazzosa Katniss), inizia a suonarvi nella testa l’inno di Panem ( Oh Horn of Plenty, Oh Horn of Plenty for us all! ) bene trovate il tasto OFF  e spegnetelo. Questo romanzo è accostabile alla trilogia della Collins solo per il genere di cui entrambi fanno parte, per il contenuto sono distanti. Mi è sembrato doveroso fare questa piccola premessa perché sia io che le persone con cui mi sono confrontata all’uscita del romanzo Under, abbiamo avuto lo stesso pensiero a pelle appena letto la trama – “Forse è Hunger Games all’italiana”-. No, è semplicemente un romanzo di genere distopico italiano. E poi ancora – “È una trovata di marketing perché adesso questo genere va di moda”– probabile. Ma perché sarebbe la prima volta?

Adesso veniamo a noi e ad Under. È un romanzo che ho letto in tre o quattro giorni, molto fluido, lineare,  con quella giusta carica di adrenalina e curiosità che spinge il lettore ad andare avanti.

Quello che mi è piaciuto

Innanzi tutto l’ambientazione, il mondo in cui si svolge la storia, l’Italia del 2025. L’autrice durante la narrazione snocciola informazioni su questo regime dittatoriale con a capo l’Autorità Provvisoria, quest’entità ( scrivo entità perché nel romanzo non si mostra mai chi è a capo di tutto, si accenna a un Presidente che è il portavoce dell’Autorità ma da chi sia costituita è un mistero per tutti) che controlla ogni aspetto della vita della popolazione. Fin dalle prime pagine capiamo che nella città 051 come nelle altre è difficile muoversi liberamente, è difficile vivere senza essere identificati, senza che gli spostamenti di ognuno siano tracciati e registrati, dove non si può scegliere come vivere, come ogni dittatura che si rispetti. L’autrice ci mostra il mondo in cui vivono Alice (la protagonista) e gli altri in modo progressivo nella narrazione, arriviamo quasi alla fine del libro e continuiamo a mettere tessere al mosaico del mondo di Under che alla fine pian piano diventa sempre più verosimile. La verosimiglianza aiuta il lettore nell’identificazione con i personaggi, quindi rende Alice e gli altri protagonisti molto più vicini e noi che leggiamo riusciamo facilmente a capirne le paure, il senso di oppressione e i sentimenti.

La scelta di non dare un nome vero e proprio ai due personaggi che dirigono le attività del Bunker per conto dell’Autorità Provvisoria. T e F così vengono identificate queste due figure, come se non avessero identità, ingranaggi anche loro di quel gioco di morte che dirigono con perizia scientifica. Mi è piaciuta molto come scelta.

I personaggi, quelli della storia parallela al Bunker, Sara (sorella di Alice) e Simone (staffetta dei Rivoltosi). Secondo me sono i meglio riusciti del romanzo, Sara  è una donna molto forte e coinvolgente, Simone ha questo mistero dentro di lui che lo rende molto affascinante e aggancia il lettore durante la narrazione.

L’introduzione dell’elemento sovrannaturale nel romanzo, che è servito a movimentare la storia e a renderla più dinamica.

I flashback sui ragazzi che abitano il Bunker con Alice, ci aiuta a capire perché sono finiti li e visto che la maggior parte non è tanto normale capiamo anche quali situazioni gli hanno portati a diventare dei reietti per la società. La morale che mi sembra di aver colto dalle pagine del romanzo è che nessuno nasce cattivo o diventa pazzo di punto in bianco.

Quello che non mi è piaciuto

Il modo frettoloso in cui Alice entra nel gioco di Under, finisce in quel Bunker in un modo talmente stupido e nemmeno lei si rende conto all’inizio di come diavolo faccia ad essere li. A me è sembrato assolutamente poco verosimile che una ragazza cresciuta sotto un regime così dispotico e pesante decida di andare a una manifestazione di protesta, per seguire un ragazzo di cui è infatuata e con cui ha scambiato qualche parola smozzicata solo quella stessa mattina in autobus, senza aspettarsi di finire nei guai. O lei è stupida o sto regime non fa paura  a nessuno.

Il personaggio di Andrea, che in teoria sarebbe uno dei “buoni”, sarebbe da sbattere sul muro ripetutamente per la sua inettitudine.

I personaggi nel Bunker passano troppo tempo a farsi film mentali, su chi è innamorato o infatuato di chi, su quella che è bella, su quello che non parla del suo passato e io invece si, invece di pensare a come fare per vendere cara la pelle. Quello che non lo fa è solo Massimo ed è infatti l’unico a capirci qualcosa su come uscire da quel buco infernale. Gli altri lo seguono perché sono lì in preda agli eventi mica perché  hanno capito qualcosa.

In conclusione per Under è stata una lettura piacevole, ha una scrittura che si fa leggere con facilità ed ha una trama che regge bene. Mi sento di consigliarlo a chi ama questo genere e cerca una lettura leggera o chi  magari non ha mai affrontato una distopia e si vuole avvicinare a questo genere. Lo sconsiglio a chi non ha uno stomaco forte e agli amanti dei labrador. (Chi ha letto il romanzo sa benissimo di cosa sto parlando, non sono folle o almeno non completamente, poi mi direte). Comunque ottimo esordio di Giulia Gubellini con questo romanzo che secondo me potrebbe avere un seguito, vedremo se il tempo mi darà ragione.

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Gioia Riccardi

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che fi­nora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arreca­to troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. » H.P. Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu 1928.

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