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Recensione di “Pestilentia” di Stefano Mancini

SINOSSI

Pestilentia” è il nuovo romanzo di Stefano Mancini, edito da Astro Edizioni, un romanzo fantasy autoconclusivo, epico e battagliero.

Un ragazzo in fuga da qualcosa che non doveva essere liberato. È l’inizio della fine. Quattro secoli dopo, il mondo è un ammasso purulento. Una pestilenza ha spazzato via quasi ogni forma di vita, e il gelo ha stretto nella sua morsa gli ultimi superstiti. Quando la setta eretica della Mors Atra trafuga la più potente reliquia della Chiesa di Nergal, ultimo faro contro la decadenza, padre Oberon si ribella e convoca Eckhard, devoto cavaliere della Fratellanza. Ispirato dalla fede, questi darà vita a uno spietato inseguimento sulle tracce della ladra e del suo insolito compagno di viaggio, un eretico appartenente alla razza dei gha’unt. Perché la reliquia va recuperata a ogni costo. O il suo terribile segreto trascinerà nel baratro la chiesa, condannando il mondo all’oblio.

“Tempo prima qualcuno gli aveva detto che l’uomo è capace di adattarsi a tutto, anche alle condizioni più estreme. Non era vero. Lui non si era ancora abituato al freddo. C’erano notti in cui tremava tanto da non riuscire a chiudere occhio e in cui le dita gli si congelavano fino a perdere ogni sensibilità. Tra la Morte nera e quell’inverno perenne, il mondo sembrava aver imboccato una via senza uscita”.

Pestilentia - Lande Incantate

 

PERSONAGGI

SHREE: la ladra, uno dei protagonisti del romanzo. Abituata a vivere da sola e a contare soltanto sulle proprie forze, Shree viene in possesso, per caso, di un prezioso artefatto, che cerca inizialmente di piazzare sul mercato nero, prima a Valissa, poi a Palash. Si ritroverà coinvolta in giochi di potere più grandi di lei.

GLEB: secondo protagonista. È il servitore tuttofare di Leif. Timido, riservato, sempre in imbarazzo a parlare con gli altri, tanto che balbetta, ripete le cose e a volte è costretto a farsele ripetere. Dietro questa maschera di timidezza, nasconde un animo tormentato, frutto anche delle sue origini particolari. La gente comune, istigata dalla Fratellanza, lo considera uno schiavo e chiama quelli come lui: gha’unt.

ECKARD URIEL VANEMBURG: Uomo tutto d’un pezzo, soldato valoroso e abile in battaglia, viene convocato dalla Fratellanza affinché recuperi un artefatto trafugato, la cui diffusione potrebbe causare gravi problemi all’ordine religioso. La sua solida fede in Nergal, però, viene incrinata e l’uomo sarà costretto a mettere in discussione tutto ciò in cui ha sempre creduto.

“Si può sapere cosa c’è di sbagliato in te? Perché hai così tanti problemi a parlare? Parlare riempie il vuoto, allontana la nebbia e sovrasta il rumore di questa dannata pioggia”.

AELIS: Una gha’unt vera, come la definisce Gleb, una giovane e combattiva eroina. Guida la resistenza degli uomini liberi. Un tempo erano guerrieri e marinai, con tratti somatici un po’ diversi, ma comunque apprezzati. Poi arrivò la pestilenza e molte cose cambiarono, ma Aelis non ha mai abbandonato la speranza di dare un futuro alla sua gente.

PADRE OBERON: Padre spirituale della Fratellanza di Nergal a Valissa.

PADRE JARI: giovane e ambizioso monaco della fratellanza, che serve padre Oberon, aiutandolo nelle sue macchinazioni.

VIKAS: il braccio incaricato di reggere il pugnale, la mano che ruba nell’ombra. Vikas è un sicario professionista, scelto per portare a termine i suoi compiti con discrezione. Fregato da una donna, si metterà sulle sue tracce per lavare l’onta subita.

PADRE DEGENHARD: Integralista convinto, vuole individuare e distruggere le ultime sacche della resistenza

Vikas si rese conto di averlo ucciso solo quando il tonfo del corpo lo riportò alla realtà. La sagoma giaceva in posizione scomposta, gli occhi sbarrati che sembravano accusarlo per il suo gesto blasfemo. Si chinò e guardò il cadavere. In vita sua aveva ucciso parecchia gente: mercanti, prostitute, accattoni, contadini, schiavi… quasi ogni genere di essere vivente. Ma mai un religioso. Non gli era permesso. A nessuno era permesso alzare le armi contro un uomo di Nergal. Per un crimine del genere c’era la dannazione.

TRAMA

La trama di “Pestilentia” si snoda attorno al furto di un manufatto, un libro fondamentale per la religione di Nergal, che ne racchiude l’essenza e i segreti. Un libro che, secondo i sacerdoti, potrebbe far cadere l’intera fede della popolazione, allontanandola dal sentiero tracciato dagli Dei (o dai suoi emissari), motivo più che sufficiente per dare mandato di recuperarlo a un sicario professionista. Attorno alla sparizione del libro, caduto, quasi per caso, nelle mani di una giovane ladra, si sviluppa la trama della guerra, tra le forze del credo e quelle dei gha’unt, una popolazione dai diversi tratti somatici (giudicati schiavi e demoni, da cui tenersi alla larga) accusata di aver scatenato l’epidemia della Morte nera. Una guerra che sta per giungere al suo scontro decisivo, fomentata da un intrigo che affonda nelle oscure origini del culto di Nergal stesso. Una guerra tra popoli diversi, ma anche tra ideali e concezioni di vita, nel cui ambito si muovono le storie dei personaggi principali (Shree, Gleb, Eckard, e poi Aelis) e dei loro antagonisti.

“Io credo nelle persone. Quello che succede su questo mondo non accade per volere di un’entità superiore. Queste sono solo storie che i sacerdoti ci propinano per rendere più sopportabile questa vita e le sue sofferenze. La verità è che tutto quello che accade, accade perché sono le azioni degli uomini a deciderlo. Davvero credi che se ci fosse un dio, avrebbe bisogno delle nostre preghiere?”

STILE

Pestilentia - Lande IncantateLo stile è davvero piacevole da leggere, ben curato e adatto all’atmosfera cupa del romanzo. Stefano Mancini è capace di raffinare il proprio stile, facendolo diventare elegante, quasi epicheggiante, nei dialoghi tra i sacerdoti della Chiesa di Nergal e negli accesi dibattiti sostenuti da Eckard; lo fa scendere a livelli più umili nelle taverne di Valissa e nei balbettii di Gleb, e lo carica di sfumature eroiche quando a parlare è il cuore di Aelis.

Tutti i tre protagonisti (Eckard, Shree e Gleb) sono presentati in chiaroscuro, hanno luci e ombre, pregi e difetti, come le persone, rendendoli non eroi mitici ma degni rappresentanti del mondo in cui vivono, un mondo di violenza, fame e morte, ma anche un mondo dove c’è chi ancora crede, nel futuro, chi ha ancora speranza.

CONCLUDENDO

Pestilentia” è un romanzo crudo, ambientato in un mondo sull’orlo dell’estinzione, dove impera una temibile pestilenza, la gente vive al freddo, nell’ombra, lottando per racimolare quel poco di cibo e calore che possa permettere loro di sopravvivere un giorno in più. Su tutto aleggia l’ombra della Chiesa di Nergal e lo strapotere dei suoi sacerdoti, uomini posti un gradino sopra tutti gli altri, voce e espressione del potente Dio il cui culto si è prepotentemente imposto, cancellando le precedenti religioni e unificando le coscienze della popolazione. Qualcuno vi ha trovato fede, un pizzico di speranza nel futuro, qualcun altro l’ha vista come un’opportunità per prendere il potere, e consolidarlo. Come spesso accade, nel mondo reale e nella finzione letteraria, la verità ha molte facce, dipende sempre dall’angolo da cui la si guarda. “Pestilentia” è un romanzo contemporaneo, attualissimo, che offre spunti di riflessione al lettore attento, oltre che una bella avventura sanguigna e battagliera. È un romanzo che pone delle domande, a chi legge e anche a chi vive nel romanzo, ai personaggi stessi che più volte si interrogano sui motivi che li spingono ad agire, sostenuti dalla fede o dalle loro filosofie di vita, giungendo persino a metterle in discussione. È un romanzo che fa riflettere sulla fede religiosa, indipendentemente dal Dio a cui uno è fedele, su quanto può essere sincera, falsa, inculcata o estremizzata, e sugli effetti che una fede assoluta può avere, in termini di massificazione delle coscienze, di privazione del libero arbitrio, di predestinazione e ovviamente di lotta armata. È proprio il rapporto tra uomo, in quanto individuo, solo e unico, e come tale passibile di errare, e l’intera comunità di fedeli, vista come qualcosa di grande, di enorme, di universale quasi, il punto più interessante della riflessione, su cui Aelis e Eckard inizialmente dibattono, e per quanto la simpatia del lettore per la giovane eroina sia evidente e giustificata dal bisogno istintivo di proteggere la nostra libertà, di coscienza, pensiero e azione, anche la fede genuina di Eckard, ravvivata da un lutto personale, strapperà un sorriso anche al lettore più materialista. Su tutto, comunque, aleggia un senso di disperazione che affligge il mondo, un mondo di cui vediamo ben poco, immerso nella nebbia, travolto da povertà, fame e miseria. Un mondo diverso da quelli solitamente proposti nei romanzi fantasy, ricchi di grandi città, opulenti regni traboccanti di affascinanti angoli naturali o stravaganti creature. Il mondo di “Pestilentia” è, come il romanzo e i suoi personaggi, nudo e crudo, visto senza patine o lenti colorate, così come gli uomini, con le loro azioni, lo hanno fatto diventare. Eppure, in questo panorama di desolazione, una fiamma brucia ancora, a sufficienza da scaldare l’animo degli ultimi combattenti, di Aelis, ad esempio, che non ci stanno, che vogliono dire no. No a tante cose, alle fedi fasulle, alle discriminazioni, alle ingiuste accuse di cui il suo popolo è stato sommerso, al dominio delle coscienze. Ultimi eroi di un mondo prossimo al collasso, ma pronti comunque a dare la vita per difendere il loro diritto di viverci. In questo, il romanzo è un sogno di libertà, che può decisamente insegnare, soprattutto a chi, assuefatto dagli agi del presente, non ne ha ancora capito il giusto valore.

 

 

 

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