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Recensione di “Onirica” di Aurora Stella

SINOSSI

Onirica” è una raccolta di otto racconti fantastici, scritti da Aurora Stella, tutti caratterizzati dall’essere ispirati a oscure leggende metropolitane. Come dichiara l’autrice nella Premessa, il suo intento è quello di spaventare, di convincere il lettore che anche in una grande città moderna, come appunto Roma, ambientazione principale dei racconti, il male è di casa. Grande ammiratrice di Poe, Stoker, King e del cinema horror, l’autrice ci descrive l’orrore sotto casa, presentato “non solo sotto forma di un rapinatore, di un serial killer o di uno stupratore, ma sotto forma di un mostro che si nutre delle paure” delle sue vittime. Per cui, oh lettore, sappi a cosa vai incontro sfogliando il libro di racconti visionari di Aurora Stella, “e non dimenticare che il mostro potrebbe vivere in casa tua”.

L’antologia è disponibile gratuitamente in formato digitale su tutti gli store di ebook.

Onirica - Lande Incantate

RACCONTI

A POCHI PASSI DA ROMA: già il titolo è tutto un programma. A pochi passi da Roma, culla della civiltà, erede dell’impero romano, signora della storia, dell’arte e di tutto quanto, eppure ignara dei riti che si celebrano nella campagna circostante, riti in cui i protagonisti si ritrovano coinvolti. Un Festival dei Mondi che sembra un grande revival di epoche passate e che nasconde un oscuro segreto.

BIOAGRITURISMO CENTOPERCENTO NATURALE: Un racconto di fantascienza horror (perché l’autrice è una grande appassionata di fantascienza, per cui, anche nei racconti più urbani, c’è sempre qualche alieno che fa capolino!) che porta il lettore a non fidarsi più di ciò che gli viene servito in un ristorante!

NEMESI: un racconto veloce sulla commistione tra male e scienza, su quali effetti indesiderati possano sorgere dal creare la vita in laboratorio.

IL MOSTRO: un racconto lungo, ben strutturato e forse il simbolo di quest’antologia. Niente più alieni o viaggi nel tempo, solo la cruda realtà. La storia di uno stupratore che terrorizza un quartiere di Roma e di una ragazza, Selvaggia (di nome e di fatto), che tenta di resistergli ma soprattutto di neutralizzarlo, di vincere la paura della sua ombra. Un racconto che fa riflettere sul tema del male, centrale in tutta l’opera ma che in questa storia perde le sue sfumature sovrannaturali rivelandosi per quello che è: un prodotto della mostruosità insita nell’uomo.

“La paura è un meccanismo primordiale che serve a salvarci da situazioni che altrimenti metterebbero a rischio la nostra esistenza. È nostra amica, non dobbiamo temerla, dobbiamo rispettarla”.

Seguono i quattro racconti del Gatto Nero (in quanto, in tutti e quattro compare un gatto nero con gli occhi gialli, alla Poe):
PROLOGO: aiutare i gatti fa sempre bene. Lo sa bene la gattara, una vecchietta che in cambio della sua generosità d’anima riceve un inaspettato aiuto contro due malviventi.

GLI ORCHI: non sono gli orchi di Tolkien, ma depravati esseri umani intenti a progettare violenza e malvagità a danno di donne e bambini. Ma non hanno fatto i conti con il gatto!

LA GATTARA: altro racconto che fa riflettere sulla malvagità e sull’ipocrisia umana, ispirato purtroppo a fatti di cronaca. Una donna si spaccia per amica dei gatti, li cerca, se li fa dare in custodia e poi li vende alla vivisezione. Ma il buon gatto nero vigila!

CUORE DI LUPO: della quadrilogia finale, è forse il racconto più interessante, che chiude la sottotrama del gatto nero e la spiega in chiave fantastica, affidandogli il compito di “Custode”, un osservatore che giudica, salva e punisce.

STILE

Lo stile di Aurora Stella, già apprezzato in “E vissero?”, è lineare, chiaro, senza fronzoli, uno stile pulito e asciutto, ma studiato in modo da generare tensione crescente nel lettore che piano piano si immerge nelle atmosfere fantastiche di “Onirica”. C’è qualche piccolo refuso, ma per essere un autoprodotto è sicuramente superiore alla media degli scrittori emergenti italiani, niente che una nuova correzione non possa risistemare.

CONCLUDENDO

Onirica” non è per i deboli di cuore, per quelli che credono nel lieto fine sempre e comunque, nel trionfo incontrastato del bene sul male. L’unica cosa che trionfa, nell’antologia, è la realtà: cruda, violenta, a volte spietata, ma umana e tangibile, come quella che hanno sperimentato Valeria nell’agriturismo e soprattutto Selvaggia nel racconto “Il mostro”. Come dichiarato nella prefazione, il male è ovunque, impregna le vite degli uomini, sia che venga da un altro mondo o da un altro tempo, sia che sia contingente. Perché il male è umano, connaturato alla natura stessa dell’uomo, anche dell’uomo che viene da altri pianeti. Fantasia e mito si mescolano per offrire nuovi e originali spunti narrativi per affrontare una tematica che rimane attuale e che riempie spesso le pagine dei giornali, quell’innata sete di violenza che spinge gli uomini a tradirsi, a farsi male, a cacciarsi a vicenda, riducendosi a bestie, a mostri, a orchi. Pur tuttavia, in questa degenerata spirale in cui l’uomo riesce a scivolare, esiste una luce alla fine. Un Custode, una qualche forma di giustizia (esemplificato dal gatto nero, tanto amato dall’autrice), che salvi chi lo merita e punisca chi compie del male. Forse non salverà tutti, forse a volte fallirà, ma darà speranza e giustizia, senza mai arrendersi al Ragno malefico né arretrare nella sua missione. Stoico, come Selvaggia, e come dobbiamo essere per sopravvivere alla marea del mondo.

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1 Comment

  1. avatar Aurora Stella ha detto:

    Sono contenta che i miei racconti ti siano piaciuti. E, come ho scritto anche nella premessa, Roma in quanto a horror di tutti i tipi non ha niente da invidiare alle grandi metropoli americane. Tremila anni di storia, culla della civiltà e bla , bla , bla, e poi nemmeno un mostriciattolo? Non pretendo Godzilla però..

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