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Recensione “Le anime bianche” di Frances Hodgson Burnett

SINOSSI

“Le anime bianche” è la prima traduzione italiana del romanzo breve “The white people”, di Frances Hodgson Burnett, autrice dei più noti “Il piccolo Lord” e “Il giardino segreto”. Il romanzo arriva in Italia grazie ad Annarita Tranfici e a Panesi Edizioni.

“Le anime bianche” è la storia di una ragazza, Ysobel, che vive insieme ai suoi tutori in un castello dall’aspetto austero, immerso nella desolata brughiera scozzese. Fin dall’infanzia, Ysobel dimostra un dono particolare, che la rende diversa da tutti gli altri bambini: è in grado di “vedere oltre le cose” e di entrare in comunicazione con le anime dei defunti, ormai libere dalle sofferenze e dalle paure dell’esistenza. Inconsapevole del suo potere, Ysobel viene tenuta al sicuro dai suoi tutori finché, crescendo, non si renderà conto di ciò che può fare.

Le Anime Bianche - Lande Incantate

TRAMA E PERSONAGGI

La trama del romanzo è molto lineare e si concentra intorno al personaggio principale, nonché voce narrante: Ysobel. Si tratta di una ragazzina minuta e introversa, orfana e cresciuta due tutori, con cui vive nell’immenso castello di Muircarrie, da qualche parte nella silenziosa brughiera scozzese. Lontana da Londra, lontana dai chiacchiericci e dai salotti, Ysobel sta bene dove sta, non teme il silenzio della brughiera, bensì ama la natura selvaggia che circonda al castello. È molto affezionata ai suoi tutori, che costituiscono la sua famiglia praticamente: Jean Breidfute, una lontana cugina, che si comporta un po’ come la governante del castello, e il buon Angus Macayre, che si occupa della biblioteca e le fa da precettore.

La vita di Ysobel prosegue placida, fuori dal mondo, finché non inizia a vedere alcune figure particolari. In rare occasioni vede delle persone circondate da un alone di luce bianca. Figure silenziose, che non le dicono alcunché; lei le vede, le osserva, da piccola ci gioca per un po’, senza rendersi conto che sono le anime dei defunti. Lei le chiama “le anime bianche”. Jean e Angus, compresi i suoi poteri, cercano di nascondere la cosa, senza dirle ciò che è in grado di fare, forse preoccupati di una sua reazione, forse timorosi che qualcuno potesse additarla come pazza. Sarà l’incontro con lo scrittore Hector MacNairn e sua madre a mettere in discussione le sue certezze, aprendole la via per la comprensione.

“Probabilmente le cose che mi sono accadute sarebbero potute capitare soltanto a me. Non lo so. Non ho mai sentito di vicende simili capitate a qualcun altro. Ma non sono dispiaciute che si siano verificate. In segreto, dentro me, nutro una strana e profonda gratitudine.”

STILE

Lo stile della Burnett è molto semplice. Il romanzo è narrato in prima persona e ripercorre la vita di Ysobel, da quando era una bambina, marcando alcune tappe importanti, come la morte dei suoi genitori, il primo incontro con la bambina Wee Brown Elspeth, il complicato rapporto con la società londinese, infine l’arrivo di Hector e sua madre nella sua vita. È uno stile piacevole, cadenzato, simile a una nenia, addolcito da parole che sembrano non voler mai offendere il lettore. È uno stile che trasmette una sensazione di rilassatezza, come se l’intera storia fosse avvolta nella nebbia della brughiera, che rende suoni ovattati e colori confusi.

 “Ero solita fare lunghe camminate e cavalcate nella brughiera, e conoscevo le persone che vivevano nei cottage della tenuta. Credo mi trovassero gradevole, ma non ne sono sicura, perché ero troppo timida per sembrare amichevole. Trascorrevo molto più tempo a casa con Feargus, il suonatore di cornamusa, e con alcuni dei giardinieri più che con qualcun altro. Penso di essere stata sola senza saperlo, ma non mi sono mai sentita infelice. Jean e Angus erano i miei amici più prossimi e più cari.”

CONCLUDENDO

“Le anime bianche” è un romanzo breve, una lettura da scoprire prima di andare a letto. È un romanzo snello e veloce da gustare, ma in grado di trasportare il lettore fuori dal tempo e catapultarlo nella brughiera scozzese, una terra di un’altra epoca, dove non vi sono caos o tecnologia, persino la presenza umana è rada. In questa terra malinconica e affascinante vive Ysobel, una ragazza con forti problemi a relazionarsi con gli altri (oggi diremmo così) ma che in realtà, a modo suo, è felice della sua vita: timida, introversa, preferisce la compagnia di pochi ai falsi sorrisi di molti e si trova a suo agio tra i libri e in compagnia delle “anime bianche”. Fa sorridere la sua ingenuità, il suo non rendersi conto di chi abbia davvero di fronte. Chissà, forse ammetterlo avrebbe potuto far scomparire questi compagni di gioco, queste figure che le facevano compagnia, lasciandola più sola di quanto non fosse, e magari dentro sé ha preferito accantonare il sospetto, finché non è divenuto impossibile celare la verità. Da questo punto di vista, “Le anime bianche” è un romanzo di scoperta: con l’età adulta Ysobel apprende la verità, acquisendo piena consapevolezza di sé. È anche un romanzo che farà impazzire chi adora la Scozia e i suoi misteri, ma potrebbe deludere chi si aspetta azione e rocambolesche avventure.

Voto di merito per la copertina, realizzata da Elisabetta Baldan, ben curata e evocativa, al pari del romanzo.

(96)

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