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Recensione “La spada, il cuore, lo zaffiro” di Antonella Mecenero

Recensione di “La spada, il cuore, lo zaffiro”, di Antonella Mecenero

“La spada, il cuore, lo zaffiro” è una raccolta di racconti fantastici scritti da Antonella Mecenero. Il volume fa parte della collana “Memorie dal futuro“, curata dall’associazione culturale “Riflessi di Luce Lunare”, che da vent’anni sostiene la letteratura fantastica e organizza il Trofeo RiLL, per racconti brevi fantastici. La collana focalizza l’attenzione dei lettori su un solo autore, tra quelli che maggiormente si sono distinti al trofeo RiLL, di cui vengono presentati alcuni racconti, come già accaduto con i volumi “Oscure regioni”, dedicati a Luigi Musolino, da noi già recensiti. L’autrice scelta quest’anno è appunto Antonella Mecenero che ci regala dieci racconti interessanti e ben scritti, e un’intervista in cui parla di fantastico e scrittura. Scopriamoli insieme.

La spada, il cuore, lo zaffiro - Lande Incantate

SINOSSI

Le dieci storie proposte in questa antologia spiccano per la qualità della scrittura e il tono lieve, ma non superficiale, con cui sono narrate.
In questi racconti ci sono tutti i migliori ingredienti del genere fantasy: draghi, magie, tesori, battaglie, fantasmi, complotti… Tutto il necessario per soddisfare il senso del meraviglioso di ogni lettore.

“La Spada, il Cuore, lo Zaffiro” propone dieci racconti:

1. La locanda dell’Ippogrifo
2. Caccia all’orso
3. Anche se ti uccide
4. Notte stellata
5. Ulisse e la tartaruga
6. L’albatros vola più lontano (inedito)
7. La recluta muta
8. Come tela di ragno (inedito)
9. Quello che gli uomini sognano (inedito)
10. Nulla che non sia già mio (inedito)

I quattro racconti finali appartengono a uno stesso corpus, perché tutti ambientati nel mondo fantasy creato da Antonella: il Leynlared, scelti per realizzarne un affresco che, seppure incompleto, ne comunichi la ricchezza e il fascino.

RACCONTI

La locanda dell’Ippogrifo: il volume inizia con un racconto simpatico, ambientato in una locanda , intorno a Glavis, dove arrivano tanti avventurieri, perché (si dice) attorno al paese si aggira un drago misterioso, ma nessuno è mai riuscito a catturarlo. Un racconto frizzante, con un bel colpo di scena, di cui ho apprezzato la collocazione a inizio del volume, in quanto sembra un po’ invitare tutti i lettori ad accomodarsi nella locanda dell’autrice e ascoltare le varie storie.

Caccia all’orso: altro racconto interessante, dalla prospettiva ribaltata. Credo che forse sia il racconto con la minor componente “fantastica” della raccolta, limitata alla sola ambientazione.

Anche se ti uccide: un racconto interessante, a due voci, e anche a due livelli temporali, con protagonisti T’Aurek e Roberta. E anche la montagna, che non si limita a essere un mero territorio di incontro, ma una realtà viva e pulsante, e anche misteriosa e affascinante.

La montagna. La neve. La roccia. La vetta. Sono tutti nomi femminili.

Menzogna.

Create per giustificare il mito maschile della conquista.

Non c’è nulla di più sterile e implacabile della neve, della roccia e delle vette.

Arrivare in cima non è una vittoria, è una concessione.

Notte stellata: un urban fantasy dal taglio thriller, una storia di amanti, bottini nascosti e fantasmi ambientata in un appartamento di Milano, dove si incrociano le vite di tre donne e di un uomo scomparso. Lettura semplice e scorrevole.

Ulisse e la tartaruga: uno dei racconti che mi sono piaciuti di più. L’ho trovato ironico, fresco, piacevole da leggere, con questa tartaruga che vince sempre tutte le gare a cui la fanno partecipare e che si ritroverà a gareggiare contro il mitico Ulisse (sì, proprio quello del cavallo!) di fronte alla Sfinge. Un mix di storia e leggenda, ma che lascia spazio anche a piccole riflessioni personali su un tema semplice e difficile al tempo stesso, ossia “cosa vogliamo davvero?”. Anche gli eroi leggendari possono essere messi in difficoltà da questa domanda.

L’albatros vola più lontano: un racconto breve, una storia di andata e ritorno, sulla ciclicità della vita e sul cambiamento. Per gusto personale, avrei preferito un altro racconto su Amrod e il Leynlared.

La recluta muta: con questo racconto iniziano le quattro storie ambientate nel Leynlared, le migliori della raccolta, sia come stile che come originale costruzione della trama, a mio parere. “La recluta muta” funge un po’ da grande prologo, dato che Amrod non compare. I protagonisti sono Katelyn an’Ver, detta Ketti, un’addestratrice di soldati, e Ven, una recluta che non riesce a parlare. Come in molti altri racconti, non mancano le sorprese.

Come tela di ragno: con questo racconto entra in scena il giovane Amrod, che si è ritrovato re in giovane età, mal visto da molti, sia dentro che fuori dal suo regno, perché è un “amante di uomini”, motivo più che sufficiente, secondo alcuni, per muovergli guerra o ribellarsi alla sua autorità. Il povero Amrod, che nient’altro vorrebbe se non essere felice e rendere felici la sua famiglia e gli abitanti del suo regno, si trova spesso a dover anteporre i bisogni e la felicità di altri alla propria, al punto che, col progredire dei racconti e anche con l’invecchiare del re, il suo spirito romantico e sognatore progressivamente diminuirà, cedendo il posto a un più calcolato cinismo, soffocato purtroppo dalla realtà in cui si trova a vivere. Alla fine il Leynlared non sembra poi così diverso dalla società odierna, no?

Quello che gli uomini sognano: una delle storie più belle. Amrod è il protagonista ed è costretto, di nuovo, a fronteggiare un pericolo per il suo regno, derivante dal suo essere “amante di uomini”. Non c’è pace per il giovane re. La tag line del racconto è: “Tutti gli uomini, almeno una volta, sognano di essere potenti sovrani. I sovrani , forse, sognano solo di non sognare più”. Di fatto, è la verità, quello che spesso viene definito come “il peso del comando” o “il peso della corona”. Nel caso di Amrod, oltre a tutte le difficoltà derivanti dall’essere re e quindi dal doversi occupare del regno, guerre, popolo e quant’altro, le difficoltà sono doppie e spesso nascono dal suo orientamento sessuale. E comunque è più uomo lui di quell’idiota di Lord Terf.

Nulla che non sia già mio: il racconto conclusivo, più lungo di altri, è un’indagine praticamente, che si svolge nel palazzo di Amrod, quando lui è ormai un re adulto, quasi anziano. Il protagonista è il giovane Coy, che viene messo in mezzo a una brutta situazione. Da notare come, anche se gli anni sono passati, le voci e i pettegolezzi sulla sessualità di Amrod non siano cambiati, anzi sono perfino aumentati tanto che chiunque abbia a che fare con lui viene etichettato come “amante del re”. Emerge, in questo racconto, quella componente disillusa di Amrod, l’uomo adulto che ormai ha capito che i sogni non sempre si avverano e dei grandi amori che aveva vissuto, e sperato di vivere, in gioventù non è rimasto niente.

STILE

Lo stile dell’autrice è scorrevole e piacevole da leggere. Non fa sfoggio di paroloni per compiacersi della propria cultura e si concentra sul creare una trama originale e solida, con personaggi e spunti di riflessione interessante. Trovo che abbia rivolto molta attenzione alla scelta delle parole: si sa, le parole sono come pugnali ma sono anche finestre, possono portare il lettore fuori dalla stanza e condurlo oltre. Ho trovato molti termini evocativi, molte frasi, soprattutto in apertura dei racconti, in grado di strapparmi al tedio quotidiano e trascinarmi in uno dei tanti mondi fantastici che la Mecenero ha saputo creare.

Nota di merito anche per i titoli dei racconti. Per molti sarà una cosa ovvia o banale, per me non lo è. Un titolo efficace fa già metà del lavoro per uno scrittore.

CONCLUDENDO

L’antologia “La spada, il cuore, lo zaffiro” è una lettura veloce, da pomeriggio in pantofole davanti al caminetto. Lo stile curato (educato, oserei dire), il ritmo scorrevole e la capacità evocativa della prosa vi trasporteranno fuori dalla vostra semplice esistenza e vi faranno vivere delle belle avventure. Senza accorgervene, vi ritroverete alla locanda dell’Ippogrifo, a caccia del drago misterioso, o sulle perigliose vette con Roberta, o in giro per il mondo con la povera tartaruga, in cerca di un po’ di pace. E quando sarete pronti, raggiungerete le Ley e conoscerete Amrod, il re “amante di uomini”; di sicuro vi colpirà l’accettazione di sé a cui è approdato, mettendo da parte i propri sogni per fare quello che ci si sarebbe aspettato da un re. E magari, se riuscirete ad avvicinarlo a sufficienza (e no, non c’è bisogno di essere dei ragazzetti imberbi), potrete ricordargli che non ha niente da invidiare ad altri sovrani e che le colpe di cui lo accusano di essersi macchiato sono soltanto le ombre di una società che ancora non ha imparato ad amare se stessa.

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