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Recensione – Gray di Francesco Falconi

Dorian osserva l’Anima Nera strisciare sulla sua pelle come un tatuaggio, avvolgersi alla spalla e raggiungere la Gray - Francesco Falconi (Cover italiana) - Lande Incantatesua schiena. E’ il serpente oscuro che l’ha condannato a un inferno in terra: l’immortalità. Cent’anni prima, di fronte a un ritratto che esaltava la sua bellezza, Dorian ha osato desiderare di rimanere giovane e seducente per sempre: il suo desiderio è stato esaudito, ma il prezzo da pagare è un baratro infinito di estasi e perdizione.

Layla è tormentata da un demone che le toglie il respiro, la ragione e la volontà. E’ prigioniera di un corpo che sente disarmonico e deforme. Il suo rifugio è l’arte, e quel ritratto di ragazzo che da sempre disegna con precisione maniacale, occhi di ghiaccio e corpo perfetto, pur non avendolo mai conosciuto.

In una Roma incantevole e superba, Dorian e Layla stanno per incontrarsi e i loro destini si allineano come tessere del domino in attesa di essere sfiorate.

Editore: Mondadori Editore (collana Chrysalide), 29 Aprile 2014

Gray è il primo libro che ho letto di Falconi e – lo dico subito – ne sono stata attratta proprio per il titolo e per la storia a cui si ispira. Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde è uno dei miei classici preferiti e l’idea che un autore  nel 2014 lo riproponga nel titolo e nei temi mi ha subito attirata come fa il fiore con l’ape. Gray non si propone come un sequel o una riscrittura del classico dell’estetismo, come specifica lo stesso autore nelle note finali del libro, ma può esserne considerato  un’interpretazione.

L’omaggio a Wilde e ai suoi personaggi è presente in tutto il romanzo, come un velo trasparente.

I personaggi che Falconi prende dall’opera di Wilde sono come un doppio innestato nella società contemporanea. Doppelgänger? Si e no. Sono delle immagini riflesse senza dubbio che mantengono le caratteristiche a grandi linee dell’opera wildiana:

  • Dorian & Dorian, entrambi bellissimi, sempre giovani, fascinosi e magnetici.
  • Enrico & Lord Henry, rappresentano una figura paterna.
  • Basilio Salone & Basil, i pittori che in un modo o nell’ altro, nei due diversi libri, aprono le porte del baratro a Dorian.

Ma non sono del tutto dei duplicati. Essendo una storia che è ambientata ai giorni nostri, ha sullo sfondo le luci della Roma contemporanea, è del tutto naturale che questi personaggi vengano proposti con sfumature del tutto nuove. Si sono evoluti e molto abilmente Falconi li rende subito tangibili, vivi e non schiacciati dal loro doppio letterario ottocentesco.

Il Dorian di Falconi è sopravvissuto negli anni soggiogato da una musa malvagia,  dopo aver barattato la sua anima per la giovinezza eterna. Per sempre ventenne ha attraversato i confini del tempo, perdendosi nella dolcezza del piacere e della passione, finché il dolce negli anni non si è trasformato nell’amara noia. Dorian non ama più e il tempo diventa nemico, si dilata in un baratro. Si vendica sui suoi amanti lasciandoli all’apice del coinvolgimento dell’amore, la musa malvagia, l’anima nera, vince sempre.

“Fin dove ti spingeresti, Dorian?”

Un giorno nota una ragazza, una preda facile per un cacciatore esperto come lui, il suo timido cuore rosso come una mela attira subito la sua attenzione. L’avrebbe divorato a morsi.

Layla Vanni è una studentessa universitaria iscritta alla facoltà di Beni Culturali. Ha un complicato rapporto con la madre che si rivela una presenza ingombrante nella sua vita tanto da volere per forza influenzare le scelte della figlia. Il padre ha abbandonato la famiglia quando Layla era ancora piccola e all’inizio della storia è classificabile con un “non pervenuto”. E poi c’è Giacomo il fratello maggiore, iperprotettivo, con la fissazione della fotografia e il suo soggetto preferito è proprio la sorella. Layla odia farsi fotografare e odia guardarsi allo specchio, è affetta da una malattia, la dismorfofobia che le fa percepire il suo corpo come deforme. Questa condizione le ha segnato la vita e i rapporti con gli altri, rendendola timida e schiva. L’autore affianca a Lyala il personaggio di Aurora, sua amica e collega di università, lei al contrario è una ragazza molto popolare e dotata di una luce e di una leggerezza che contrastano con l’alone oscuro che avvolge Layla. La ragazza si rifugia spesso nella sua stanza a disegnare e quando lo fa è quasi in connessione mistica con qualcuno, o qualcosa. Fatto sta che disegna ripetutamente un volto, il suo Charming Prince. C’ è una nube oscura che avvolge Layla, l’anima nera la tormenta.

“Fin dove ti spingeresti Layla?”

Devo dire che appena ho letto le prime righe che riguardavano il personaggio di Layla ho storto un po’ il naso; nei libri di genere Youg Adult c’è la tendenza a scrivere di ragazze molli che aspettano il bel ragazzo cattivo dal sorriso smagliante e lo sguardo magnetico per essere salvate, dare un po’ di senso alla loro vita grigia ed essere felici finalmente grazie a qualcuno e non a loro stesse. Francamente da lettrice questa tendenza non la sopporto proprio. Ma in “Gray” andando avanti con la lettura ha perfettamente senso, si incastra nella trama come un pezzo al centro del puzzle, è importante che Layla sia il contrario Dorian.

Dorian è un esteta, il suo corpo è stato il suo passepartout per un secolo, ne è fiero e sicuro, forse è l’unica cosa a cui può ancora aggrapparsi per non sprofondare nella pazzia. Layla al contrario, percepisce il suo corpo come un nemico, orrendo, informe. Lo specchio per lei è un sentiero verso l’orrore e disprezzo di se stessa, per Dorian è fonte di autocelebrazione. Sono due personaggi opposti e la loro diversità è necessaria ad entrambi.

“Siamo cuori in fiamme soffocati da un’anima nera.”

I contrasti sono un vero e proprio leitmotiv nel libro, la scena che descrive la serata di apertura dell’Eternity è quella che ha più potenza visiva, arte, monaci, uomini su tacchi a spillo e Dorian che sembra una popstar. Sacro e profano, leggendo questa scena ho rivissuto l’atmosfera del film Premio Oscar “La Grande Bellezza” di Sorrentino.

L’ombra di Wilde filtra in tutto il libro come un elemento liquido e l’Anima Nera è il filo conduttore che lega le due storie. Nel decadentismo di Wilde non c’è redenzione, il suo Dorian è corrotto e la sua fine non può essere che la sua autodistruzione. In Gray invece la salvezza esiste, l’autore vuole rispondere a una domanda lanciata in aria e rimasta senza risposta. La domanda che l’Anima Nera pone è la via per la salvezza, la risposta è la comprensione di ciò che non si conosce della propria vita ma che è importante e salvifico. L’estetica è al centro del romanzo di Wilde e lo è anche in Gray. Noi viviamo in una realtà più complessa rispetto alla fine dell’Ottocento, che porta alle estreme conseguenze il tema wildiano della bellezza e “dell’arte come vita, vita come arte”. Il culto della bellezza e del corpo nella nostra realtà è molto più forte, oscenamente più forte. Il cuore del significato di Gray è proprio l’ostinazione a non voler ammettere la bellezza è oggettiva e cede al tempo, il fascino invece è soggettivo e immortale. Il nemico da abbattere non è all’esterno ma è dentro noi stessi, è dentro l’anima. Il cuore di Gray è un altro grande contrasto, in un romanzo che tratta ripetutamente di bellezza esteriore la chiave di volta risolutiva per la storia va cercata dentro e non all’esterno.

A livello di narrazione il motore del libro sono i personaggi, a cui Falconi si dedica con dedizione, disegnandone i tratti psicologici in modo magistrale. Durante tutto l’arco della storia l’autore incastona sapientemente delle gemme nella struttura del romanzo, i flashback. I flashback ci aiutano a capire il Dorian che arrivato fino ai giorni nostri, incontriamo anche Sybil (che corrisponde alla Sybil Vane di Wilde) che ha una grande importanza, soprattutto perché tormenta Dorian con il suo ricordo.

Falconi ha uno stile secco, tagliente come uno stiletto e un linguaggio che sembra costruito con cura, ogni parola sembra scelta con perizia. Gli va fatto un plauso per il coraggio; in primo luogo per aver scelto un personaggio iconico come Dorian Gray e averlo reso proprio senza cambiarlo o snaturalo, in secondo luogo per le tematiche forti che affronta questo libro, senza scadere nella volgarità e nel banale, con molta intelligenza. Il finale è particolare, ma leggendo un po’ nel web ho scoperto che probabilmente è una sorta di marchio di fabbrica che l’autore appone come una firma ai suoi libri. Comunque indipendentemente dal finale particolare, appeso, inquietante, l’autore ha già dichiarato che Gray è autoconclusivo, non ci sarà un seguito.

Questo libro mi ha lasciato la soddisfazione di aver vissuto una storia in cui uno dei personaggi più affascinati della letteratura cammina per le strade del mondo contemporaneo e mi ha lasciato anche la voglia di leggere Muses, la duologia che precede Gray. Vorrei chiudere questa recensione alla maniera di Francesco Falconi:

Ma Giacomo?

(807)

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Gioia Riccardi

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d'ignoranza in mezzo a neri mari d'infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che fi­nora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arreca­to troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d'insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. » H.P. Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu 1928.

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