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Recensione di “Il segno della tempesta” di Francesca Noto

“Il segno della tempesta” è un romanzo urban fantasy, ispirato alla mitologia nordica. Scritto da Francesca Noto e edito da Astro Edizioni, è disponibile in cartaceo e digitale, su tutti gli store di libri e sul sito dell’editore. Il romanzo è ambientato tra l’Italia, la Florida e New York e segue le avventure di due personaggi, entrambi incompleti, convinti che alle proprie vite manchi qualcosa: Lea e Sven.

Lea Schneider ha un dono, o forse una maledizione. Riesce a percepire con impressionante chiarezza le emozioni altrui. È sempre stato un fardello complicato da gestire, in grado di trasformare la sua adolescenza in un inferno. Anni dopo, le sue capacità tornano a manifestarsi con forza. In preda a strani sogni premonitori, Lea decide di fuggire verso la regione più selvaggia della Florida, dove è stata concepita vent’anni prima.
Ciò che non sa è che quel viaggio ‒ come il suo dono ‒ fa parte di un disegno più grande. Chi è Sven, il ragazzo senza un passato e dotato di capacità ben più potenti delle sue? Nuove forze scoprono le carte di una partita antica, di cui i due giovani sono il fulcro.
Lea e Sven si troveranno nel mezzo del conflitto tra i Waerne, antichi guardiani della nostra realtà, e i Fjandar, asserviti a esseri che di questo universo non fanno parte, ma che diverse volte hanno interferito con le sue sorti. Mentre un portale tra i mondi rischia di essere profanato, Lea dovrà trovare il coraggio di guardarsi dentro e affrontare le proprie paure.
Intanto, Ragnarök, il crepuscolo del mondo, si avvicina…

“Ed ecco, Valoisa e Valkea daranno alla luce un figlio, che sarà la rovina dell’Antico. Guardati da loro, ché non sia minato il trionfo finale di Thurs, nella gloria della sua rinascita. Risveglia i nodi. Temi la tempesta, e il suo guerriero”.

PERSONAGGI

Lea: protagonista femminile del romanzo. È una ragazza calma, assai introversa, che soffre per il dono che possiede, considerandolo a volte una maledizione. Da piccola era difficile riuscire a resistere a tutte quelle emozioni, a volte avrebbe voluto farla finita. Ma ha saputo lottare, ha stretto i denti ed è andata avanti e ora, da grande, sente di essere destinata a qualcosa di più, sente che un cammino esiste. Deve solo trovarlo. Per questo abbandona Roma e parte per la Florida, in cerca di se stessa.

Sven: protagonista maschile, in grado di controllare il fulmine. Bello e figaccione, è il guerriero della tempesta. Anche lui è in cerca del suo destino. Fatica a mettere insieme i pezzi del suo passato, quasi avesse una vita nascosta che ancora non ricorda. La scoprirà cammin facendo, assieme a Lea, ritrovando se stesso e scoprendo il suo destino.

Rachel: una ragazza del gruppo di amici che Lea e Sven conosceranno nel loro viaggio nelle Everglades. Possiede il potere di teletrasportarsi in qualunque posto del mondo (figata!).

Kenneth: il profeta. È una specie di fratello maggiore per tutti i Waerne ed è lui che riesce a raggiungere Lea, attirandola verso la Florida.

Ash: il berserkr, un personaggio grintoso e combattivo, molto “orso” nei rapporti interpersonali ma coraggioso e fiero quando si tratta di combattere.

Niklas Laine: il cattivo della situazione. Ma poi cattivo lo è davvero? Il suo legame con Sven segna la trama del romanzo.

“Il guerriero della tempesta dal fulmine trae il suo potere, ma la tempesta rifiuta di farsi domare. Non riconosce la tua autorità, non la riconosce più. C’è un modo per farti risvegliare?”

TRAMA

“Il segno della tempesta” è ambientato ai giorni nostri, tra Roma, dove vive inizialmente Lea, la Florida (le Everglades, in particolare), verso cui Lea e Sven sono attratti, e New York, dove si svolgerà la resa dei conti. Ispirandosi alla mitologia nordica, l’autrice mette in scena la sua versione del Ragnarok, immaginando uno scontro tra due fazioni: i Waerne e i Fjandar, esseri dotati di poteri particolari, con i primi guardiani dell’equilibrio e i secondi pronti a sovvertire l’ordine e a scatenare il caos.

Il romanzo è strutturato come un duplice “viaggio dell’eroe”, infatti i due protagonisti devono trovare loro stessi, scoprire qual è il senso delle loro vite e la loro missione su quella Terra. Nel corso del cammino incontreranno nuovi amici e nemici, si faranno alleati e ovviamente cresceranno, sia in termini “battaglieri”, imparando a controllare e a sfruttare al massimo i loro poteri, sia nelle loro relazioni personali. L’ombra di Ragnarok sta comunque calando su tutti loro e presto verrà il momento in cui Lea e Sven dovranno dare il massimo, anche la vita, per fermarlo.

STILE

Lo stile dell’autrice è molto curato. Fa piacere leggere romani di autori “esordienti” che conoscono la lingua italiana e sanno come usarla, senza troppi giri di parole, senza abbandonarsi a toni trionfalistici o pomposi. La narrazione scorre bene, con fluidità, alternando i capitoli di Lea e Sven a quelli del resto dei Waerne e a quelli dei Fjandar. Il finale conclude la vicenda ma al tempo stesso lascia spazio a nuove avventure.

“Ognuno di noi, ogni essere umano che viene al mondo, ha la capacità di scegliere, di creare il proprio destino in base ai pensieri e alle decisioni che prende. A prescindere da chi è. L’equilibrio del mondo, e la sua sopravvivenza, dipendono da queste scelte. Da quanto gli esseri viventi più consapevoli di questo piano d’esistenza siano pronti ad abbracciare certi valori o a sostenere le forze che invece spingono verso l’entropia e la distruzione”.

CONCLUDENDO

Il segno della tempesta” è un romanzo piacevole, che mette in scena una trama lineare, su un paio di livelli, sostenendola con una scrittura fluida e molto espressiva. Il target è chiaramente giovanile, in particolare è un romanzo che piacerà molto alle ragazze, alla luce della storia d’amore vissuta dai due protagonisti. Ciò nonostante, la presenza di scontri e il continuo aleggiare del Ragnarok su tutti loro rendono il libro fruibile anche da lettori maschili, che di certo apprezzeranno la furia guerriera di Ashur, il bellissimo stallone Raido e la figura di Niklas Laine, affascinante e carismatico avversario dei Waerne.

Molto graditi i riferimenti alla mitologia nordica, reinterpretata in un modo originale dall’autrice. Infine, per chi non ama le saghe infinite, apprenderà con piacere che il romanzo è autoconclusivo, per quanto il finale aperto lasci spazio a possibili espansioni future. Del resto, il mondo dei Waerne e dei Fjandar è talmente intrigante che sarebbe un delitto non leggerne ancora.

«È finita. Avresti dovuto pensarci prima. Avresti dovuto scegliere con più astuzia da che parte stare, e non puoi dire che non ti abbia avvertito. Ma sei solo… e morirai da solo, Valoisa, con la runa di Thurs incisa sul cuore. Questo è il tuo wyrd». La sua voce era come mercurio, liquida, cromata, veleno concentrato in ogni sillaba che pronunciava.

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