Home » L'angolo delle opinioni » Il Viaggiatore » Recensione de “I mondi del fantasy VI”

Recensione de “I mondi del fantasy VI”

“I mondi del fantasy VI” è un’antologia di racconti fantastici, edita da Limana Umanìta Edizioni e curata da Scriptorama, che raccoglie i diciotto racconti finalisti alla sesta edizione del premio “I mondi del fantasy”, un premio gratuito e con cadenza annuale. Il volume, come tutte le raccolte, è piuttosto vario, sia come stile che come ambientazioni e sottogeneri del fantastico (si spazia dall’urban fantasy al distopico, dal fantasy più o meno classico a tentativi originali degli autori di trovare una loro dimensione). Piacevolmente sorpreso di trovare alcune ambientazioni italiane.

I mondi del fantasy - Lande Incantate

Questi i racconti presenti nell’antologia, tutti scritti da autori italiani:

La lente di sinistra, di Luca Simioni: ottima l’apertura con il racconto di Luca Simioni, autore scoperto da Limana Umanìta con il romanzo fantastico “La legge dell’oblio”. Stavolta niente deserto, lo scrittore ci trasporta nel futuro, in una società altamente tecnologizzata e molto invasiva della privacy, ancora dominata dallo show business. Come sempre nelle sue opere, non mancano spunti di riflessione anche sull’attuale società.

Fare a meno di dormire rimane un’utopia, ma con l’esercizio posso ridurne sempre più i tempi. Il TEMPO mi serve tutto.

La leggenda di Dio, di Annamaria Petrino: un racconto da scoprire pagina dopo pagina, riga dopo riga, in cui i segreti vengono svelati pian piano. All’inizio sembra quasi di essere nella brughiera scozzese, con questi personaggi dal cognome tipico, magari per una storia di fantasmi o folklore. Poi il mistero si infittisce, mentre i capostipiti delle grandi famiglie si apprestano a scoprire la leggenda di “Dio”. Interessante e ben costruito.

Letice, di Marcello Maestri: un racconto divertente, che ironizza su alcuni cliché tipici dei fantasy avventurosi, come il principe impavido e senza macchia (che qua è parecchio incapace), la principessa da salvare (Letice è tutto tranne che da salvare) e anche lo stile solitamente ricercato di questi romanzi. Ne viene fuori una storia piacevole che strappa parecchi sorrisi.

Notte rosa a Riccione, di Marco Filippazzi: un racconto a metà tra l’horror e la fantascienza, dal ritmo incalzante e con una sana ambientazione italiana. Un gruppo di amici si ritrova per una serata mondana, che però avrà un risvolto imprevisto e terrificante! Molto scorrevole.

Parasomnia Berlin, di Alessio Del Debbio: è un racconto horror ispirato al folklore tedesco e alla figura di Knecht Ruprecht (Ruprecht il servo, un Babbo Natale oscuro). Ambientato a Berlino, tra Mitte e Mariendorf Weg, un ospedale pediatrico abbandonato, segue le (dis)avventure della povera Wendy, e dei suoi fratelli Michael e Johann (eh sì, proprio quelli di Peter Pan!).

Murtair, di Marco Bertoli: un noir fantascientifico, potremmo definirlo così, nato dalla navigata penna di Marco Bertoli, che ci racconta una storia di intrighi e vendetta. Passa il tempo, cambiano i mondi, ma certi schemi relazionali rimangono gli stessi.

Mamacita, di Alessandro Frailis: una storia esotica, che ci trasporta ai Caraibi, nella foresta della penisola di Pedernales, dove vive Mamacita. Immense caobas, manghi e banani, felci e orchidee selvagge, e una mulatta dall’età indefinita, dotata di poteri particolari. Lo sa bene il povero Ricardo, che si ritroverà invischiato in un rito decisamente poco piacevole.

Helga, di Francesca Cappelli: un racconto fantascientifico ambientato in Toscana, in un futuro che vede l’umanità scontrarsi contro i demoni Delta. Una storia d’azione, dal ritmo incalzante, in cui l’Esercito Italiano si ritroverà a combattere per la propria sopravvivenza armato di… enormi macchine da cucire. Ci sono le potenzialità per espandere la storia in un progetto narrativo più ampio.

Se mai un giorno fosse sparito il rumore della Terra e tutto avesse smesso di emettere suoni, il generale Melissa Damiani era sicura che avrebbe ancora sentito le loro voci. Sarebbe vissuta con quello spaventoso assordante rumore di fondo nella testa per sempre.

Le montagne di nessuno, di Alberto Pietrantoni: un racconto tutto da gustare, piano piano, ben studiato nella sua struttura, quasi ritmato direi, con un bel finale adrenalinico. Inizia con un viaggio, con la volontà di un uomo di sapere la verità, sorretto dall’amore per il fratello, e diventa un’avventura e una terribile scoperta. Di quanto la verità, a volte, faccia male.

Il mio nome significa speranza, di Selina Pasquero: un altro racconto di fantascienza, simile, come idea, a “Helga”, ma con una svolta differente e inaspettata. Mi ha ricordato il racconto “La sentinella” di Fredrick Brown e, quindi, l’ho apprezzato.

Mi chiamo Hope, il mio nome significa speranza. È stata mia madre a darmelo, poco prima di morire. L’ha fatto perché la speranza ha abbandonato questo posto.

Effetti ignoti, di Marco Losi: un giallo alla Agatha Christie ma con forti elementi fantastici. C’è un problema da risolvere, un mistero da svelare, un’indagine in corso, tanti sospettati e un colpevole. C’è veramente di tutto condensato in poche pagine.

I cosiddetti fantasmi, di Alessandra Leonardi: una storia di fantasmi ambientata a Roma, con protagonista una simpatica cacciatrice di nome Jessica, un po’ sfigata in amore, ma intuitiva e preparata nel suo lavoro. Stile piacevole, a tratti ironico, per un racconto leggero.

La messaggera dello specchio, di Giuseppe Gallato: un bel racconto urban fantasy, dal ritmo adrenalinico. Compito del Sigillo è portare in salvo la Messaggera, sfuggendo all’Ordine dei Caduti e ai suoi seguaci e, possibilmente, sopravvivendo. Una storia d’azione, che gioca molto anche con i piani temporali. Davvero appassionante. Come per Helga, ci sono tutti gli elementi per sviluppare un progetto più ampio.

Il giorno fuggiva, in quel suo maledetto costante divenire.

Il pirata Stevenson, di Daniele Gabrielli: raccontata sotto forma di diario, la storia segue le vicende di una ciurma di pirati e della nave che li insegue, al largo della Martinica. Un viaggio avventuroso e ricco di insidie e misteri, per un protagonista il cui nome (credo) è un omaggio allo scrittore di “L’isola del tesoro”.

Desert rose, di Serena Arturo: un racconto fantastico dagli aromi d’Oriente, con protagonista Amina, l’ultima Ashuni, colei che avrebbe portato gli Elmin alla rovina, perché avrebbe scelto di ballare per le tenebre. Luce e ombra si sfidano a colpi di danza, sotto il peso di un’antica profezia.

La vendetta del signore degli zombie, di Marco Lovisolo: un racconto divertente e originale, in grado di strappare molte risate. Una storia fantastica che ironizza sulla saggezza orientale, in un crescendo di battaglie contro zombie e vampiri. Protagonista il grande saggio Fu QingJu.

Non di re o di governanti, di Diego Gnesi Bartolani: una storia fantastica, di ispirazione mitologico-religiosa, simile a un piccolo thriller, che mette in campo angeli e demoni, ambientata nella città di Ombre.

Time in an hourless house, di Valentina Zunino: come Luca Simioni ha aperto il volume, così la seconda autrice lanciata da Limana Umanìta (con il suo recentissimo romanzo “Una teoria di ombre”) lo chiude, in un bilanciamento perfetto. Un racconto elegante, con uno stile scorrevole e curato, che corre su due binari paralleli.

CONCLUDENDO:

Come scritto in apertura, “I mondi del fantasy VI” è un volume molto vario e questo permette a ogni lettore di trovare il racconto, o i racconti, a lui più affine, come genere, ambientazione o stile, a dimostrazione che il fantasy non è soltanto nani e elfi ma tanti mondi che ogni scrittore può plasmare a modo suo, in un calderone di idee e creatività che rende onore ai giovani talenti italiani. Nel mucchio, qualche racconto soffre per il limite di caratteri imposto dal premio, magari con una pagina in più la trama si sarebbe dispiegata meglio, ma nel complesso il livello medio è molto alto, superiore alle tante antologie di racconti che le case editrici realizzano ogni anno e finiscono presto nel dimenticatoio. Gradita anche la cura formale e grafica del testo, il font epicheggiante e la copertina con il draghetto, ogni anno immerso in uno sfondo diverso, a simboleggiare la continuità con le edizioni precedenti ma anche la voglia di volare verso nuovi mondi. E noi ci auguriamo che possa farlo per molto tempo ancora.

(111)

Recensione di "Nephilim - Attacco al paradiso", di Valerio la Martire
Recensione "Il crepuscolo degli Dei" di Stefano Mancini
The following two tabs change content below.
avatar
La vita è ciò che facciamo di essa. I Viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo. (Pessoa)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Cookies permettono alle Lande Incantate di riconoscerti la prossima volta che tornerai a farci visita. Navigando sulle nostre pagine ci autorizzi a farne uso per rendere la tua esperienza migliore. Maggiori informazioni | Chiudi