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Recensione “Angelize” di Aislinn

SINOSSI

Daniele, Giacomo e Christian avevano tutti una vita, nella Milano contemporanea, delle persone che frequentavano e che amavano. Poi d’un tratto muoiono e si ritrovano angelizzati.  Si ritrovano Haniel, Rafael e Hesediel. Costretti a vivere come mezzi angeli, dentro ma fuori la loro vecchia vita, braccati costantemente dagli angeli superiori, Mikael in primis, che li vedono come un’aberrazione, una violazione dell’ordine divino. Qualcuno rinuncia a lottare, arrendendosi, credendo di non potersi opporre, qualcuno resiste, stringe legami, impugna una spranga e scopre di poter essere di più di una semplice pedina in balia degli eventi. Ma lo sono davvero? Haniel, Rafael e Hesediel possono davvero pensare di sconfiggere Mikael e gli angeli superiori? Ci provano e, nel farlo, stringono un patto con la Dea, potentissima Signora della Notte che dimora nel Cimitero Monumentale di Milano, in compagnia di Lucifero. Ma ogni patto ha i suoi termini, ogni medaglia le sue facce, ogni vittoria le sue sconfitte.

Primo capitolo del dittico urban fantasy scritto da Aislinn e dedicato agli Angeli.

Angelize di Aislinn - Lande Incantate

Angelize, Aislinn, Fabbri Editori, 2013.

PERSONAGGI

HANIEL: rissoso, individualista, problematico, dei tre compagni il meno adatto a essere un leader, il meno interessato al riguardo. L’unico, in realtà, che si ritrova reincarnato nel corpo di una donna, una ragazzina per lo più, costretto a subirne gli effetti. Lamentoso, preferisce attaccarsi a una birra che perdersi in favole sugli angeli e la loro divina missione, ma quando Mikael e gli arcangeli aggrediscono Rafael (il biondo) anche Haniel reagisce e scopre che, dietro la maschera di menefreghismo che gli deturpa il volto, batte un cuore in grado di amare.

RAFAEL: il saggio, riflessivo e attento. Il pacifista che non vorrebbe combattere. L’idealista che crede che sia possibile arrivare a una soluzione, che parla con Mikael, che si fida di Mikael e che da Mikael viene fregato. Soffre molto, da angelizzato, per la perdita della sua vecchia vita, per essersi lasciato indietro il suo ragazzo, la sua famiglia, i suoi studi e le possibilità di carriera. Avrebbe voluto quello, una vita semplice, onesta e piena d’amore, invece si è ritrovato nel bel mezzo di una guerra, una guerra che, tra l’altro, lui neppure capisce, non capisce perché debba combattersi, convinto che “gli angeli fossero stati creati per amare gli esseri umani”. Salvo scontrarsi con la verità professata dall’integerrimo Mikael.

HESEDIEL: l’involontario eroe. Forse quello che maggiormente soffre per la sua angelizzazione, per aver perso la sua Elena, con cui stava creando una famiglia. Dei tre protagonisti, è anche quello che cerca di recuperarla (Rafael, da questo punto di vista, è più nostalgico/malinconico, rimpiange il passato ma non fa niente per ricercare i suoi o il suo ex), piombando di nuovo nella vita della ragazza e sconvolgendola. Salvo poi rendersi conto che non è possibile essere un angelo e avere la stessa vita che aveva da mortale. Troppi pericoli, troppe responsabilità, mondi diversi che collidono ma non si trovano. Sarà proprio Hesediel a ritrovarsi a guidare, a colpi di spranghe infuocate, la rivolta dei mezzi angeli contro i loro superiori.

MEHIEL: il bimbetto. Giovane, inesperto, anche impaurito, si rifugia alle spalle di Hesediel che, in qualche modo, gli fa da fratello maggiore. Teme la furia degli angeli, come tanti altri mezzi angeli citati nel romanzo, ma non esita a combattere all’occasione.

MIKAEL: l’integerrimo. Michele, l’uccisore del serpente malefico (Lucifero). Michele il puro che vuole dominare su una razza di angeli immacolati, estirpando la malapianta dei mezzi angeli (una creazione impura, anche alla luce di ciò che scopriremo in Angelize II) che, a suo dire, non hanno diritto di vivere. Nel farlo, Mikael non ha scrupoli, non esita a uccidere esseri umani (in fondo, sono inferiori), sostenuto da altri angeli integralisti come Reiyel.

LA DEA: Divinità misteriosa e ambigua, dimora nel Cimitero Monumentale di Milano, ma non è prudente farle visita non invitati. Sembra una donna, ma è composta dall’energia pulsante della natura. Possiede penetranti occhi del tutto neri, in grado di scrutare a fondo nell’animo di chi la circonda, un sorriso furbesco e tratti felini. La sua posizione è autonoma rispetto agli scontri tra angeli e mezzi angeli, sembra quasi divertita da quella guerra, al pari del suo servitore, Lucifero.

Io esisto. Da me nasce ogni cosa. Ogni cosa sono io. Il Dio Maschio è nato da voi uomini, dalle vostre paure. E ha creato gli angeli a vostra immagine, ma come puri spiriti, per migliorarli. Pensava di amministrare la giustizia per le persone, senza vivere ciò che esse erano. Poi il Dio è morto. Esaurito, perché l’aria senza linfa, la mente senza carne non possono resistere. Ma i suoi angeli sono rimasti. Convinti di dover continuare la sua opera. Ed è ciò che stanno facendo. Cercano di guidare l’umanità con i dogmi perché conoscono solo quelli.

LUCIFERO: il caprone, il serpente malefico. Ufficialmente è un servitore della Dea. Di fatto è il Caduto, l’angelo che si ribellò all’ordine costituito di Dio e, nel farlo, scatenò la Prima Guerra.

TRAMA

La trama di Angelize si snoda nella Milano dei giorni nostri, seguendo le vicende dei tre protagonisti (Haniel, Hesediel e Rafael), alternando i loro punti di vista, addentrandosi nelle loro menti e nei loro cuori. La trama è lineare e segue uno sviluppo cronologico, per quanto, di tanto in tanto, appaiono flashback, ricordi o visioni del passato, a integrare e approfondire alcuni aspetti della vita degli angelizzati. Fulcro della questione è l’accettazione o meno dello status di mezzi angeli sia da parte degli stessi angelizzati, che da parte degli angeli superiori, e nello scontro tra questi ultimi e gli angeli superiori, uno scontro che è un po’ una moderna apocalisse, in quanto gli angelizzati si ritrovano a combattere per la loro stessa esistenza. È uno scontro, come dichiarato da Mikael, finalizzato all’estinzione di quella barbarie che reputa essere i mezzi angeli.

Sullo sfondo di questo conflitto si muovono le trame di Lucifero e della Dea, che diventeranno protagonisti importanti del secondo volume Angelize II – Lucifer.

STILE

Lo stile di Aislinn è contemporaneo, attuale, adatto al romanzo fresco e giovanile che propone. È uno stile al tempo stesso curato nella scelta delle parole, niente termini aulici e ridondanti, niente giri di parole, ma un linguaggio diretto, poco “angelico” da un certo punto di vista ma ben adatto a questi ragazzi (perché, di fatto, i mezzi angeli sono dei ragazzetti) di strada. È incalzante, ritmato, mai noioso. Le pause narrative ci sono, per approfondire i personaggi, addentrarci nella loro tormentata psicologia, ma ecco che poi spunta un colpo di scena, un attacco, una rivelazione, e l’azione ricomincia fino allo scontro finale in chiesa. Numerosi i pensieri dei personaggi, i ricordi, i flash della loro vita passata (a volte sono soltanto frasi, immagini, momenti, odori di ciò che è stato), che spezzano la narrazione, proprio come farebbe un fulmine.

Aislinn

Aislinn, autrice di Angelize e Angelize II – Lucifer

CONCLUSIONE

Angelize è un romanzo urban fantasy contemporaneo, tipico degli anni Duemila. Niente più angioletti con le ali luminose che vegliano sul sonno dei bambini, bensì angeli furiosi che combattono per le strade e nelle chiese di Milano per i loro ideali, incuranti delle sorti dei mortali. Angeli rabbiosi, angeli retti da un integralismo puro, angeli infine perduti. Dopo la scomparsa del Dio, ognuno di loro cerca di trovare la propria strada ma Mikael non lo ammette; il libero arbitrio, per lui, come per gli arcangeli, non esiste. Ecco quindi che, oltre allo scontro sovrannaturale, il romanzo offre anche interessanti spunti di riflessione: Lucifero, è vero, ha violato l’ordine costituito di Dio, ribellandosi a lui, ma nel farlo ha dato all’uomo il libero arbitrio, la possibilità di scegliere e, anche, di sbagliare. È stato quindi un male, alla fine? O ha mutato l’uomo da pedina in giocatore? Riflessioni che Mikael di certo non vorrebbe ascoltare. Ma i mezzi angeli sì, perché non sono angeli del tutto, sono anche uomini (o, quantomeno, lo erano), con i loro amori, le loro famiglie e i loro amici. Con le loro vite. Da cui vorrebbero tornare, da cui provano a tornare, da cui disperatamente sono ormai allontanati. E allora ecco che Angelize è un romanzo di frustrazione, di felicità mancate, di faticosa conquista di una nuova realtà, personale (in senso affettivo) e esistenziale (come “razza” di mezzi angeli). Infine, Angelize è un romanzo d’amore, perché comunque anche gli angeli(zzati) possono amare.

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