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Recensione di “Albion” di Bianca Marconero

SINOSSI

Albion” è il primo volume dell’omonima saga di Bianca Marconero, edito da Limited Edition Books. Il romanzo segue le avventure di Marco Cinquedraghi, un rampollo di un’agiata famiglia romana, e dei suoi amici Emrys, Helena, Erek e Lance, presso l’Albion college, una prestigiosa e misteriosa struttura situata in Svizzera, a cui possono accedere solo i discendenti delle famiglie fondatrici. In questo istituto, oltre alle tradizionali materie scientifiche e umanistiche, viene dato ampio spazio alla storia e alle attività fisiche, come l’equitazione e la scherma, quasi a ricreare una cittadella medievale. Marco, inizialmente scettico e spinto solo dal desiderio di dimostrare al padre di essere all’altezza, si ritroverà presto coinvolto in segreti e misteri più grandi di lui, scoprendone uno a cui non aveva dato molto peso per buona parte della sua giovane vita: l’amicizia e il piacere del vivere assieme, condividendo il cammino con persone che ti vogliono bene. Ma l’ombra del passato non tarderà a stendersi sopra l’Albion college e i suoi studenti.

Esiste anche una lettura integrativa, disponibile in digitale, dal titolo “Albion – Diario di un’assassina”, da leggere dopo aver letto “Albion”, che integra alcune informazioni dal punto di vista di Samira.

“La prima cosa che ti insegnano all’Albion è che perdere non è un’opzione. Se fallisci gli esami, non puoi ripetere l’anno. Se sbagli, sei fuori.”

PERSONAGGI

Marco Cinquedraghi: protagonista del romanzo, nipote dell’onorevole Edoardo Cinquedraghi, senatore a vita, principe di Roma e eroe di guerra. Arrogante, viziato, guarda gli altri dall’alto in basso, non accetta rifiuti e vuole che tutti gli ronzino intorno. Questa, quantomeno, è la maschera che molti vedono sul suo volto, quando lo incrociano nei corridoi dell’Albion, osservandone, forse intimoriti, la sua camminata fiera, lo sguardo altezzoso e mai esitante. In realtà, Marco è una figura tormentata, che soffre ancora per la perdita del fratello e del nonno e per l’assenza di affetto che il padre gli dimostra, sebbene detesti l’atto stesso di soffrire. È cresciuto in un ambiente particolare, dove i sentimenti e l’amicizia non avevano tanto valore, ma per lui ce l’hanno e imparerà ad apprezzarli.

Il suo motto è: “Non c’è niente a questo mondo che sia troppo per me”.

Lancaster Chevalier du Lac: compagno di stanza di Marco e, presto, suo migliore amico. Lance rappresenta una figura di equilibrio, elegante e affabile nei modi, sempre pronto a rivolgere un sorriso a chi ne ha bisogno e a stemperare situazioni. Di per sé, si definisce un individualista, si impone di essere corretto con tutti (anche con i borsisti, nonostante provenga da una famiglia ricca e potente), mantenendo sempre un certo distacco, perché poche cose di fatto lo toccano. La sua amicizia con Marco è una di queste.

“L’aspetto del ragazzo, chiaramente francese, era a dir poco rimarchevole. Poco più basso di Marco, aveva occhi ipnotici, di un singolare tono di azzurro, tanto chiari da risultare trasparenti. Aveva i capelli sfumati in infinite variazioni di biondo; alcune ciocche erano quasi bianche e altre così luminose da ricordare l’oro; la sua capigliatura, arricciata in morbide onde, sembrava quella di un angelo in un quadro del Rinascimento. La pelle, dorata da un’abbronzatura color miele, era perfetta, e i suoi lineamenti così armoniosi da trattenere gli sguardi. La bocca era morbida e espressiva, piegata in quel momento in un sorriso misurato. Marco non rimaneva facilmente impressionato dall’aspetto di un ragazzo, né era nella condizione di invidiare qualcosa a qualcuno. Ma davanti a Lance Chevalier faticò a dominare lo stupore. Era come se l’aria brillasse intorno a lui.”

Helena Gomez: ragazza di origini spagnole, focosa, senza peli sulla lingua, non si fa problemi a dire le cose in faccia alle persone. Il suo rapporto di amore/odio con Marco segna buona parte del romanzo, costringendola a fare i conti con se stessa, per capire se e cosa prova per lui. E cosa invece per Lance.

Deacon Emrys: di origini irlandesi, Deacon è, come Helena e Erek, uno studente borsista, costretto a lavorare per potersi mantenere agli studi. Disprezzato, come i suoi compagni, dagli studenti più ricchi che spesso si approfittano di lui, costringendolo a sorridere anche quando viene umiliato. Nell’ala est, invece, dove vivono i borsisti, Deacon è una piccola celebrità, come se ne accorgerà anche Marco, un leader nato. È caparbio, uno che sputa l’anima nelle cose che fa e continua a rialzarsi sempre e comunque. Infine, è anche ironico e stare con lui è divertente.

Erek Greystone: “un bel tipo, con i capelli rossicci e le lentiggini. Aveva un sorriso luminoso, capace di migliorare l’umore di chiunque lo vedesse”. Questo pensiero di Deacon riassume al meglio il carattere di Erek, gentile, generoso, umile, sempre pronto ad aiutare gli altri, anche a costo di mettere a repentaglio la sua stessa vita. Vede il meglio nelle persone, anche in quelle più ombrose.

Altri personaggi: Tommaso Cinquedraghi, odioso e borioso padre di Marco; Vivianne, l’affascinante madre di Lance; Rebecca, ricca e viziata, prima usciva con il fratello di Marco e adesso è attratta da lui; preside Angus, una figura misteriosa, di quelle che, a pelle, capisci che sanno più di quello che dicono e che osservano anche con gli occhi chiusi; Darlin, giovane e misteriosa ragazza dell’ala est.

TRAMA

Il romanzo è strutturato per essere una grande introduzione al mondo dell’Albion college, che, da dichiarazioni e interviste dell’autrice, sappiamo proseguirà con altri romanzi. Albion, assieme a “Ombre“, costituisce il ciclo del Primo Anno, e infatti per Marco Cinquedraghi è il primo anno, nonostante sia più grande delle matricole. Il libro copre i primi mesi di Marco all’Albion College, fino alle vacanze natalizie, e introduce il lettore ai personaggi principali della saga, sopra esposti. Marco è il protagonista, e anche la figura attorno alla quale ruotano gli altri personaggi e i loro destini, anche quelli che inizialmente vorrebbero tenersi a distanza da lui. Oltre a presentare i personaggi, marcando i loro caratteri e, soprattutto, le loro peculiarità, il primo romanzo di Albion offre un bello spaccato della vita nel college, dall’organizzazione interna alle lezioni, e ovviamente alle gite fuori porta, che si rivelano sempre molto interessanti. Il finale è una porta aperta sul secondo volume, “Ombre”.

“Qui pretendiamo tanto. Alla fine otteniamo molto da alcuni e inevitabilmente il fallimento da altri. Il che non è diverso da ciò che accade in natura, dove l’evoluzione si basa sul trionfo dei migliori.”

STILE

Lo stile di Bianca Marconero è delizioso. Il libro scivola via come l’acqua di una cascata sulle rocce, con semplicità e passione, introducendo il lettore all’affascinante e misterioso mondo dell’Albion college e poi lasciandolo lì, nel mezzo, incuriosito dalla storia dell’istituto, e dai suoi segreti, e sempre pronto a seguire Deacon, Lance o Marco nelle sue stanze e nei suoi esterni. L’uso di punti di vista interni, focalizzati su Marco e sugli altri protagonisti, permette un’identificazione migliore e di entrare nel cuore e nell’animo dei personaggi, svelandone segreti e turbamenti, anche quelli che tendono a nascondere al pubblico. L’atmosfera, un pò alla Harry Potter (ma più maturo), un pò alla Merlin, strapperà più di un sorriso agli amanti delle storie corali di avventura e amicizia.

“Merlino voleva salvare un’eredità e consegnarla alle generazioni future; salvare le relazioni, le amicizie, la lealtà che avevano legato i cavalieri, voleva preservare, oltre all’ispirazione e al senso etico, anche le abilità acquisite per talento o con l’esercizio, e naturalmente i poteri speciali.”

CONCLUDENDO

Albion” è stata una piacevole sorpresa e, a oggi, la mia lettura preferita del 2016, nonostante sia un libro edito qualche anno fa. Un libro di cui avevo sentito parlare e che mi aveva incuriosito, sia per la copertina (con quel capellone dalla faccia da schiaffi^^) sia per la mia simpatia per il ciclo arturiano, ma che temevo di leggere perché spesso, purtroppo, libri tanto osannati si sono rivelati solo proficue mosse commerciali atte a nascondere una pochezza di contenuti. Con “Albion” non è stato così; già dalle prime pagine mi sono sentito trascinato dalla scrittura di Bianca Marconero, dalla potenza delle sue parole, che è riuscita a stimolarmi e a farmi affezionare alla vita e al destino di quella faccia di schiaffi di Marco Cinquedraghi. Sì, perché sebbene alle ragazze il tipo misterioso e un po’ borioso può piacere, i ragazzi, oggettivamente, un tipo così o lo scelgono come mito da idolatrare o lo tirano di sotto dalla finestra il primo giorno di scuola. Conoscendomi, avrei fatto proprio così, e di sicuro me ne sarei pentito, perché alla fine ci avrei perso un amico. Senza svelare troppo della trama, che è piacevole e appassionante scoprirla, assaporandola pagina dopo pagina, “Albion” è un romanzo che ti fa ricredere, sulle persone prima di tutto (perché non sempre tutti sono quello che sembrano, anzi, all’Albion college nessuno è quello che sembra) e sulla vita, sui destini di ognuno di noi. Marco, tanto altezzoso all’apparenza, nasconde un grande cuore, oscurato da tanto dolore represso che non ha mai potuto sfogare, e forse ci voleva proprio l’incontro con delle figure particolari, come Lance, Helena, Deacon e Emrys, a rompere la diga che tratteneva il fiume dei suoi sentimenti. Un incontro che, come scopriremo, non ha conseguenze solo pratiche, ma anche interiori, spingendo tutti i personaggi a mettersi in discussione, a guardarsi dentro e anche a migliorarsi. Le certezze di Helena e Deacon vacillano, eppure scoprono nuove abilità; l’imperturbabilità di Lance è solo una maschera dietro cui cela un universo terribile e grandioso, un cuore in grado di amare all’infinito e di rompersi come fosse cristallo. “Albion” è, anche, e soprattutto, un romanzo sull’amicizia, come valore e fede di vita, come luce in grado di brillare anche nel momento più buio e scardinare ogni barriera e confine. Poco importa se siano borsisti o ricchi privilegiati, Marco e i suoi amici ormai sono una cosa sola, frutto di un percorso condiviso, più o meno consapevolmente. Possiamo chiamarlo destino, predestinazione, casualità o forse scelte compiute seguendo il cuore, ma la magia dei giorni trascorsi all’Albion college si riflettono nel mutamento dell’animo dei protagonisti, che, a fine anno, avranno di sicuro qualcosa in più, imparato non soltanto in classe o durante gli allenamenti, ma nel confronto con gli altri, nel contatto umano, nel capirsi e accettarsi nonostante le differenze. Insegnamenti di cui la nostra società ha decisamente bisogno.

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4 Comments

  1. avatar mara gregorelli ha detto:

    bellissima questa saga l’ho letta tutta d’un fiato …..descritta molto bene ti sembra quasi di essere li con Artù e Morgana ma….adesso voglio il seguito! non farmi aspettare tanto ciao

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