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Recensione a “Le paludi d’Athakah” di Stefano Mancini

“Le paludi d’Athakah” è un romanzo epic fantasy di Stefano Mancini, edito da Linee Infinite. In termini di cronologia interna, si tratta del primo volume delle Cronache di Mhur, quello che apre l’Età delle Guerre. Lo seguono “Il figlio del drago” (già recensito qua) e “Il crepuscolo degli Dei” (già recensito qua).

TRAMA

La campagna d’Athakah è iniziata. Re Aurelien Lathlanduryl ha riunito un enorme contingente di elfi e, affiancato dagli amici nani, si è inoltrato nelle paludose terre dell’Athakah per stroncare la minaccia dei musogrigio e colonizzare il continente. Da cento anni ormai elfi e nani combattono contro gli orchi e gli uomini, in una guerra estenuante che sta logorando non soltanto il fisico ma anche il morale dei combattenti, lontani dalle loro amate terre e dalle persone care. Aurelien, con coraggio e spirito di sacrificio, non vuole più rischiare la vita dei suoi sudditi e decide di lanciarsi in un’azione solitaria, per affrontare il terribile Kurush Lamadisangue, l’orco che è riuscito a superare le diffidenze tra i vari clan e a imbastire il più grande esercito di musogrigio che le terre di Mhur abbiano mai visto. Affiancato dagli amici di sempre, Eutin e Erendil, e dai re dei nani, Karzan e Hankar, Aurelien si inoltra nell’accampamento nemico, per porre fine al lungo conflitto.

La seconda parte del volume esplora invece le conseguenze della fine della guerra, mostrando l’Età dell’Oro dei regni degli elfi e dei nani, ormai al culmine della loro potenza. Città magnifiche vengono costruite, simbolo di pace, fratellanza e prosperità, nuovi legami e alleanze vengono intessuti, con popoli arretrati ma che possono essere portati nella luce del progresso, e nuovi personaggi entrano in gioco. È il periodo della pace, ma, per Aurelien, anche della noia, lui che così tanto aveva vissuto con una spada in mano. Ma il tempo passa, per i nani, come per gli elfi, e i giovani diventano vecchi, e nuovi giovani nascono, nuovi protagonisti destinati a segnare il futuro delle due principali razze di Mhur.

Il figlio del drago - Lande Incantate

Il romanzo si conclude con i giochi funesti, organizzati per il cinquecentenario di Iirn, grandiosa manifestazione citata anche in “Il figlio del drago”, dove infatti si verificano gli eventi che daranno vita alla trama dei romanzi successivi.

“Pur a tanti decenni di distanza, Aurelien ricordava le vele bianche sullo sfondo assolato delle spiagge di Ynis Eythryn, così come ricordava le voci delle migliaia di guerrieri al suo comando. Quell’immagine l’aveva colpito a tal punto, che rammentava di essersi concesso un lusso altrimenti negato ai re: aveva pianto. Poche aspre lacrime gli avevano rigato il volto, mentre le orecchie si beavano al suono delle onde infrante dalla prua della nave. Perfino adesso, se faceva attenzione, riusciva a riesumare dalla massa informe dei suoi ricordi l’odore dell’acqua salmastra di quel giorno e del legno ancora fresco del ponte della sua nave.”

PERSONAGGI

Aurelien: re Aurelien Lathlanduryl, il più grande re dei ryn. Coraggioso, impavido, sempre in prima linea con i suoi soldati, durante la battaglia d’Athakah. È un’anima in eterno movimento, non ama stare fermo, non ama cullarsi negli agi e nella tranquillità del presente. Vuole andare sempre avanti, scoprire posti nuovi, mondi nuovi, convinto che la vita non debba esaurirsi in una placida accettazione, ma debba nutrirsi di sogni, speranze e ambizioni. Uno dei migliori personaggi usciti dalla penna di Stefano Mancini.

Kurush Lamadisangue: capo dei musogrigio, è riuscito nell’ardua impresa di mettere insieme orchi di clan diversi, superando le ostilità reciproche. Da cento anni impegna elfi e nani nelle paludi dell’Athakah.

Eutin Ilian’Kah: amico di re Aurelien e figlio del generale Thaisenil.

Erendil Dal’Vhar: altro amico di Aurelien, molto più pacato di Eutin, è un fido consigliere. Padre di Aethalas.

Karzan Harald e Hankar Grumbar: i re dei nani all’epoca della campagna d’Athakah. Combattenti fieri e bellicosi, grandi amici di Aurelien e di Jyrien. La loro amicizia è il simbolo di quest’epoca di fratellanza.

Jyrien Atrendyr: l’elfo più saggio del popolo dei ryn. Sempre attento a ogni cosa che lo circonda, studioso della natura e di tutte le sue manifestazioni. Preferisce i libri a una spada, anteponendo la cultura a ogni altro bisogno.

Altri personaggi: il generale Thaisenil, padre della bella Eleyn, futura sposa di re Aurelien; Odhemis Shani, discepolo di Jyrien e grande studioso del popolo ryn; Methke, il mezzo-uomo; i giovani elfi: Kalanath, Aethalas, Aethorn, e tutti i protagonisti dei libri successivi (qua descritti quando sono soltanto dei “giovani” elfi).

Ora che tutto questo era finito, Aurelien si sentiva inaridito. Come tutte le personalità geniali, il re dei ryn era incapace di stare con le mani in mano. Alla conclusione di un progetto, doveva subito seguirne un altro. Si rese conto che era la paura di sentire il rumore del silenzio e quello dello scorrere del tempo che lo metteva a disagio più d’ogni altra cosa.

STILE

Il romanzo è suddiviso in lunghi capitoli che coprono un determinato arco di tempo ciascuno. Questo permette alla trama di andare avanti notevolmente, facendo passare parecchi secoli nel corso del volume. A dispetto della mole, che potrebbe spaventare i lettori più reticenti, il libro scorre come il grande fiume nelle terre di Mhur, grazie allo stile gradevole e curato dell’autore. Ampia padronanza della lingua italiana, capacità di creare mondi complessi, con una loro storia e proprie regole, e soprattutto personaggi vivi, caldi, in grado di uscire dalle pagine del libro. Personaggi che, pur con le loro diversità di stirpe e di poteri, sono angustiati da drammi umani.

CONCLUDENDO

“Le paludi d’Athakah” può essere letto in due modi. Come volume iniziale delle Cronache di Mhur, e allora il lettore scoprirà piano piano il mondo di elfi e nani, precipitando assieme a loro verso le guerre dei romanzi successivi, oppure può anche essere letto alla fine, dopo aver letto “Il figlio del drago” e “Il crepuscolo degli Dei”, come ho fatto io. In questo caso, il volume apparirà un grande prologo all’epopea dei ryn e dei nani. Un prologo lungo, che copre cinquecento anni e più, lungo come la vita dei ryn, come la vita di Aurelien il grande, di cui il libro offre quasi uno spaccato biografico, essendo il personaggio chiave di questo tempo, della sua epoca, un’epoca di pace raggiunta grazie al suo glorioso comportamento, al suo spirito di sacrificio e al suo desiderio di unione e fratellanza. Di Aurelien, scopriamo i dubbi e i timori, quelli che un re non mostra in pubblico ma tiene nel cuore, confidandoli soltanto agli amici più cari. Di lui, apprendiamo gli umori e gli amori, e in qualche modo soffriamo per lui quando viene il suo tempo. Un cerchio perfetto della vita, che trova sempre un nuovo inizio. Kalanath, figlio di Aurelien, si troverà a ereditare, ancora troppo giovane, il peso di un re così difficile da sopportare, così arduo da imitare, e il confronto con il padre sarà necessario, persino evidente agli occhi di tutti. Dal risultato di questo confronto si scateneranno gli eventi dei libri successivi. Tutti gli imperi nascono e cadono, tutti i sogni hanno un inizio e una fine, anche i più belli. Succede agli uomini, succede anche ai ryn.

 

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