Rapimento

Valentina era nervosissima, il sole era tramontato da appena un’ora e la notte era una lunga strada davanti a lei, buia e pericolosa.
Il suo compagno di avventure sembrava tranquillo, seduto nel divano a sfogliare una vecchia rivista, lo invidiava parecchio. Lei non riusciva a stare ferma, aveva pulito tutta casa, messo la lavatrice e stava pensando di riordinare l’armadio. Cose che vengono in mente solo quando sei in uno stato mentale pietoso.
Stavano aspettando il ragazzo delle pizze, Francesco, quindi non le sembrò per nulla strano sentire il rumore di una macchina nel vialetto di casa.
Prese il portafogli e dirigendosi alla porta si accorse di sfuggita che anche Michele stava facendo lo stesso. Stava per aprirla quando lui la fermò mettendole una mano sulla spalla.
“Aspetta” le disse con tono serio.
“È solo Francesco con le pizze” disse lei scostandolo gentilmente. “Non ti preoccupare”
Mentre apriva la porta sentì Michele inspirare profondamente.
La figura di Luciano si erse davanti a lei che rimase spiazzata.
L’uomo la guardava con un sorriso smagliante, era veramente bello nel suo completo firmato che gli calzava come un guanto.
“Buonasera Valentina” disse, ma il sorriso si spense subito quando vide Michele alle sue spalle. “Ah! Lei è ancora qui? Ho interrotto qualcosa?” chiese riportando lo sguardo su di lei.
“No, no. Scusa, stavamo aspettando le pizze, entra. Che piacere vederti” gli rispose facendogli cenno di entrare.
Per un attimo si sentì alquanto imbarazzata dalla situazione, poi vedere Luciano e Michele guardarsi in cagnesco non aiutava per nulla.
La Valentina di qualche mese prima si sarebbe data uno schiaffo in testa per l’opportunità di avere due uomini così attraenti nella sua casa, ma ora era tutto diverso. Aveva visto cosa c’era nel buio, cosa era nascosto ai più e l’idea di mettere in pericolo altre persone l’atterriva.
La sua voglia di isolamento era tornata più forte che mai, per motivazioni diverse questo era sicuro, ma l’intento era lo stesso.
Chiuse la porta alle loro spalle, ma non prima di aver dato una sbirciatina. Era tutto calmo e tranquillo.
“Possiamo dividerci le pizze se ti va di restare” chiese tornando in salone e sforzandosi di sorridere.
“Veramente ero passato a chiederti se ti andrebbe di uscire a cena con me, so che avrei dovuto avvisarti prima, ma sono riuscito a liberarmi da un impegno di lavoro e ho pensato subito a te” disse lui andandole incontro e prendendole la mano.
Valentina rimase talmente affascinata da quegli occhi verdi, che la guardavano come se fosse un tesoro prezioso, che non riuscì ad emettere alcun suono finché non sentì Michele tossire.
“Ah .. eh ..” tossì per riprendere padronanza della situazione che le stava sfuggendo di mano, quell’uomo le piaceva parecchio “non so, abbiamo già ordinato le pizze” disse facendo un passo indietro e spostando lo sguardo su Michele “sarebbe alquanto sgarbato da parte mia lasciare un ospite solo a casa” aggiunse facendo un sorriso.
“Sicura?” disse Luciano visibilmente dispiaciuto “io penso che il signor Ambrosi può cavarsela benissimo per un paio d’ore”
Valentina si morse il labbro inferiore, l’idea di passare a casa tutta la notte a mettere a posto l’armadio non era più così allettante come lo era stata all’inizio e svagarsi per qualche ora non era un’idea malvagia.
“Potremmo andare tutti e tre” disse abbozzando un sorriso a Michele.
Luciano non parve prendere molto bene l’idea del terzo incomodo, ma l’altro uomo annuì leggermente.
“Fantastico! Devo solo chiamare Francesco per disdire la pizza e cambiarmi, ci metto poco” disse correndo su per le scale verso la sua stanza.
Quando tornò, dopo venti minuti, poteva avvertire l’aria carica di elettricità, emanata dalle emozioni dei due uomini che continuavano a fronteggiarsi.
“Ehm, sono pronta” disse per attirare la loro attenzione.
“Ottimo” disse Luciano andandole incontro per prenderle la mano.
Osservò attentamente la sua figura con uno sguardo di apprezzamento.
“Sei deliziosa” le sussurrò nell’orecchio avvicinandosi ulteriormente.
Valentina arrossì vistosamente e poi lo seguì fuori di casa.
Nonostante la situazione spinosa passarono una bella serata, almeno così fu per lei. I due uomini si scambiavano occhiate di fuoco ogni volta che pensavano che lei non li vedesse, cosa che non era sempre vera. Ma il cibo era ottimo e anche la conversazione, quindi tutto sommato, per lei si trattava di un buon modo di cenare.
Quando rientrarono a casa era quasi mezzanotte e Valentina, che ora stava guardando la sua dimora illuminata solo dalle luci esterne, avrebbe voluto che fosse già mattina.
“Cosa ne dite di entrare e chiacchierare un pò?” chiese nella speranza di poter passare un’altra ora in compagnia senza dover pensare alla minaccia che le aleggiava intorno.
Vide Luciano sorridere vittorioso, mentre guardava Michele tutt’altro che felice all’idea di passare altro tempo con quell’uomo tra i piedi.
“Ottima idea” disse prendendole la mano e avviandosi verso la porta di casa, mentre Michele restava qualche passo indietro.
Quando la donna si voltò per accertarsi che li seguisse vide con sgomento che una barriera di ombre si stava alzando dal terreno dividendoli.
“No!” urlò strattonando invano la mano per liberarsi e correre in aiuto dell’uomo.
Con suo sommo orrore si ritrovò stretta al corpo di Luciano come nelle spire di un serpente.
“Non troppo in fretta, adorabile Valentina” le sussurrò lui nell’orecchio.
“Che succede? Che stai facendo?” chiese con la voce incrinata dalla paura.
“Ti porto in un posto che apprezzerai” continuò l’uomo.
Valentina non poteva vederlo, perché la teneva stretta da dietro, ma la mano che la stringeva stava cambiando forma. Lunghi artigli stavano sostituendo le unghie, mentre la pelle stava assumendo un aspetto coriaceo e rossastro.
Alzò gli occhi terrorizzati su Michele che sembrava illuminato dall’interno e brandiva una splendida spada di luce con cui stava falciando le ombre per raggiungerla. Ma erano troppe. Per due che ne disintegrava ne spuntavano altre dieci.
Luciano alle sue spalle rideva, mentre una nebbia viola cominciava ad avvolgerli.
“Dì ciao al pennuto” le disse prima che tutto diventasse buio.

(197)

Nuovi Piani
La Caverna degli Orrori
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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