Prima di andare avanti… la trama

Dovevo parlare finalmente degli eventi storici?
Sì, ve lo avevo promesso.
E invece no, oggi facciamo una breve digressione e la creazione storica dell’ambientazione la rimandiamo alla prossima puntata. In quest’articolo invece ho voglia, e bisogno, di precisare alcune questioni dei punti precedenti, poiché se non lo faccio ora, forse non lo farò più.
Innanzitutto voglio darvi un’indicazione che sinora non ho scritto e che, invece, vi avrei dovuto ripetere tante volte quanto quelle in cui ho citato la “logica”. Ebbene, una cosa che ho dimenticato di dirvi – non perché sia poco importante, ma perché la ritenevo tanto rilevante da essere scontata – è non dimenticare mai l’importanza della trama di quello che volete scrivere. Questo è un consiglio che apparentemente ha poco a che fare con la creazione dell’ambientazione in sé, ma metterlo in secondo piano è una follia. Sia che voi vogliate creare un romanzo, sia che voi abbiate bisogno di un universo in cui inserire le vostre missioni quando giocate di ruolo, in ogni caso la questione più importante è la trama in cui inserire i personaggi. L’ambientazione dettagliata vi aiuterà in questo, senza dubbio, poiché vi fornirà spunti e aiuto anche quando vi infilerete in “posti sconosciuti”, ma non bisogna mai pensare che l’ambientazione viene prima della trama. Per farla breve, i giocatori e i lettori vogliono una storia, nient’altro. Tutte le faticose ore di studio sull’ambientazione saranno il vostro segreto e non dovranno mai essere scatenate sul malcapitato pubblico. Un libro con un universo dettagliatissimo e una storia banale è molto più brutto e noioso di uno con una buona trama ma un’ambientazione un po’ vaga. (Ovviamente un romanzo con storia e ambientazione perfette è il meglio.) Perché dico questo?
Perché, soprattutto quando si è alle prime armi, si pensa di poter sopperire alla propria inesperienza di scrittura con studi dettagliati dell’ambientazione e dei personaggi. Pensate invece prima alla trama, a ciò che conta davvero, e lasciate i dettagli dell’ambientazione a un secondo tempo. Meglio ancora se ideate le due cose assieme.
Potreste oppormi: ma nell’introduzione ci avevi detto di inventare l’ambientazione prima di mettersi a scrivere!
Ovviamente, vi rispondo, e continuo a sostenerlo. Ma in quell’occasione non vi avevo detto (l’avevo lasciato sottinteso, e qui in effetti ho sbagliato) che prima, o durante la creazione dell’ambientazione, bisogna strutturare la trama con gli stessi principi di logica che vi ho ripetuto sino alla nausea. Insomma, ai lettori non gliene frega niente del vostro enorme lavoro sull’ambientazione (sì, prendere coscienza di ciò potrebbe essere frustrante dopo tanto lavoro), loro vogliono solo una trama avvincente ambientata in un mondo dettagliato. Quindi lavorate tanto e poi nascondete tutto con umiltà, lasciando trapelare solo i giusti dettagli nei giusti momenti.

Un altro piccolo consiglio che vi do è “fate quello che piace a voi”. Non ascoltate le persone pronte a rimproverarvi con frasi come: ancora un fantasy con elfi e nani? Se piace a voi e create qualcosa passato al filtro del vostro gusto personale, raccontato nella vostra ottica, non potrete non essere interessanti. Non ha senso forzarsi a fare ciò che non si ha voglia di fare. Perché creare una razza improbabile se io voglio raccontare un fantasy con i nani?
Al tempo stesso, però, siate coscienti delle vostre scelte. Non scrivete fantasy perché “adesso va tanto”, poiché innanzitutto ora non va affatto, e poi perché il fantasy italiano è stato sempre un pantano in cui destreggiarsi con successo è pressoché impossibile. Perciò, lo ripeto, non fatelo solo perché credete che al giorno d’oggi sia più facile ottenere successo scrivendo un fantasy. Se il vostro obiettivo è avere successo e soldi, la carriera dello scrittore è la meno indicata per voi. Se invece avete un bisogno viscerale di raccontare a qualcuno le vostre storie, allora fatelo e raccontate quello che più vi piace.

L’ultimo consiglio che vi do oggi riguarda la logica interna dell’ambientazione, concetto che non mi stanco mai di ribadire.
Una volta ultimato il romanzo, dopo ore di studio matto e disperatissimo, quando crederete che tutto sia perfetto, uscirà sicuramente un tipo (quasi sempre un tizio incognito su internet che ha letto solo la prima riga del vostro romanzo) che vi domanderà: “ma perché se il regno Tal dei Tali ha la GemmaGemma, non la usa per GemmaGemmare?”
E voi, che credevate di aver calcolato tutto, vi renderete conto che vi siete persi un dettaglio molto importante. Che fare?
La risposta è semplice: niente.
Imparate che per quanto possiate impegnarvi, qualcosa vi sfuggirà sempre, perciò non fatevene una malattia. Ciò non vuol dire che non dovete impegnarvi nella creazione del mondo, ma che siete umani e fallibili. Ovviamente se avete modo di correggere l’errore, poi fatelo al più presto. Impegnatevi comunque con tutte le vostre forze così le possibilità di notare incongruenze verranno ridotte ai minimi termini, ma sappiate che le incongruenze potrebbero sempre esserci. Anche “Il Signore degli Anelli” ne è pieno. Se ci pensate, se Sauron avesse costruito all’ingresso del Monte Fato una porta, una sola porta di ferro, bella e robusta, Frodo e Sam non sarebbero mai riusciti a distruggere l’anello.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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4 Comments

  1. avatar Alessandro Zuddas ha detto:

    Mi permetto di dissentire sullo “Scrivi quello che ti piace”. Mi rendo conto che scrivendo quello che ci piace, automaticamente ci fa trattare un argomento che conosciamo bene, ma secondo me questa politica va bene solo per chi non ha pretese.
    Scrivere l’ennesimo clone di un fantasy elfi-draghi-nani, per me rappresenta uno spreco di tempo e carta (o byte) se non si ha una idea originale per rinfrescare il tutto.
    Ovviamente non sto dicendo che bisogna inventarsi razze nuove per forza, ma solo che se si segue questo spirito si deve poi avere l’umiltà necessaria ad accettare le critiche di chi si è stufato dell’epic fantasy ed ovviamente di non aspettarsi di fare successo e coronare il proprio sogno di diventare uno scrittore affermato.

    • avatar Andrea Micalone ha detto:

      Io dissento dal tuo dissenso. xD
      Battute a parte, quello che dici non si distacca molto da quello che ho sostenuto io. Il romanzo “polpettone fantasy standard” a parer mio nasce quando lo scrittore scrive per seguire una moda, e non per seguire la propria indole personale. Questo intendevo quando invitavo a non scrivere perchè “va tanto il genere x”. Quando invece si scrive con convinzione perché si ha necessità di raccontare una storia, l’ambientazione con draghi-elfi-nani diventa solo un contorno, l’ambiente appunto. Tu dici che scrivendo in questo modo non ci si può aspettare di diventare scrittori di successo, ma io penso che questo discorso sia sbagliato proprio alla base. Per come la vedo io, non bisogna scrivere per diventare scrittori (men che meno di successo), ma perchè si deve avere qualcosa da dire e da raccontare. Questo articolo in un certo senso vuole affermare proprio questo concetto. Se prendiamo un romanzo e ci pare la “solita roba”, è perchè l’autore non si è impegnato a trovare un’ambientazione e, sopratutto, una trama nuova. Se invece prendiamo un bel romanzo ci accorgiamo che è bello perché ha una trama coinvolgente ed è ben scritto, e in quel caso l’ambientazione diventa solo uno sfondo necessario. Per farti un esempio, quando Tolkien se ne uscì col suo libro ricevette molte critiche del tipo: “un romanzo cavalleresco? Nel ‘900? Non è il caso di inventarsi cose nuove?” Ora quel romanzo è considerato il primo del suo genere. Ciò che voglio dire è che quando l’autore scrive con passione ciò che ama, riesce a reinventare il vecchio, mentre chi scrive per moda, copia la solita storia e finisce nel “solito minestrone”. Spero di essermi spiegato.

      • avatar Alessandro Zuddas ha detto:

        Ho capito il tuo punto di vista. Ed ho capito di aver espresso male il mio.

        Tu ne fai un discorso di contenuto, io di motivazione. Concordo con te sul fatto che anche una ambientazione già vista, se si ha qualcosa da raccontare veramente, può essere interessante
        Io mi sono lasciato trasportare dalla tua frase “fate quello che piace a voi”. La mia contestazione voleva sottolineare il fatto che la scrittura non è un processo egoistico e quindi tutti gli scrittori che scrivono per se stessi, hanno sbagliato qualcosa.

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