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I periodi temporali (Se non ci sono più le mezze stagioni, toglietele)

Quando si crea un’ambientazione fantasy e poi ci si accinge a narrare una storia all’interno del proprio mondo, ci si ritrova a dover inscrivere la trama in una sezione di tempo. A questo punto, soprattutto per qualche principiante sprovveduto, la tentazione di inventare periodi temporali immaginari rischia di diventare molto forte. Per “invenzione di periodi temporali” intendo il rinominare i mesi con strani nomi elfici, oppure la creazione di quindici stagioni diverse, o determinare che l’arco di una giornata dura dieci ore esatte, o sei, o una, o magari è sempre notte.
Tutte queste idee possono apparire come una bella innovazione portata avanti nel vostro fantasy. Dovete dunque inserirle?

ALT!
Probabilmente NO!
Elementi come quelli temporali influenzano in modo costante e forte il susseguirsi delle azioni e del tempo; o meglio: devono influenzarlo.
Se il vostro mondo ha otto stagioni diverse, ma poi tutta la trama si svolge all’interno della stagione più calda (che voi chiamerete Elfabollente, mentre i lettori leggeranno “estate”), è davvero necessario creare una simile complessità meteorologica planetaria? E soprattutto: è utile per i vostri lettori leggere tre pagine di spiegazioni sui periodi stagionali, se poi la storia è circoscritta a un tempo piuttosto breve?
Facciamo un altro esempio. Avete deciso che la vostra ambientazione ha giornate lunghe sei ore, e poi notti da venti ore. Perfetto. Vi sembra una buona idea. Iniziate a raccontare la storia e da quel momento nessuno più dichiara che ore sono e la trama non ne è più influenzata. Di nuovo domandatevi: è utile fare all’inizio quella scansione temporale?
Come avrete già inteso, la risposta è: assolutamente no.

Questo tipo di dettagli è abbastanza complesso da illustrare, perciò se non ha un’importanza fondamentale nella trama, non ha alcun senso inserirlo (o quantomeno non ha senso esplicitarlo). Torniamo quindi a un consiglio che vi diedi già in passato: l’ambientazione più è ricca, più è bella, ma al tempo stesso il lettore deve apprenderne soltanto ciò che è strettamente necessario. A nessuno interessa il modo in cui gli gnomi chiamano gennaio, se questo non va a sconvolgere la trama. Non a caso il nostro maestro (mai citato abbastanza) Tolkien si divertiva moltissimo a inventare nomi di mesi diversi per ogni suo popolo, ma poi nei romanzi tutti i personaggi parlano la lingua comune e si riferiscono ai mesi con i nomi classici che conosciamo tutti. Sarebbe stato inutile confondere il lettore con ulteriori nomi complessi riguardanti dettagli così marginali.

E allora Martin?
Arriviamo finalmente al punto focale dell’articolo di oggi. Come ho già detto: i dettagli vanno inseriti soltanto se sono fondamentali.
Come saprete, l’ambientazione di Martin ha una scansione particolare delle stagioni. Ci sono estati che durano decine di anni e inverni lunghissimi. Non sembra esserci un ordine esatto, come invece avviene nella realtà.
Perché lui può permettersi tutto ciò e noi no?
In realtà non ho detto che noi non possiamo, ma che dobbiamo farlo soltanto quando è necessario. Martin infatti fa esattamente questo: non inserisce la questione delle stagioni soltanto perché la trova divertente, ma perché è su di essa che fonda l’intera trama. La fine dell’estate e “l’inverno che sta arrivando” sono i ritornelli fissi di tutta la sua saga, poiché con l’arrivo dell’inverno si risvegliano gli estranei e tutto ciò che ne consegue. Ecco quindi che la sua decisione di inserire lunghe stagioni non è un dettaglio descritto per un momento e poi dimenticato, ma è il pilastro fondamentale sul quale si fonda tutto l’impianto narrativo.
In conclusione, se volete inserire scansioni temporali diverse dal normale ordine cronologico, fatelo se e soltanto se la storia ne viene profondamente influenzata.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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2 Comments

  1. avatar Andrew Next ha detto:

    Ottimo articolo. Ho finito di leggere un mesetto fa la “Saga di Thore” ambientata su un mondo in orbita attorno ad un sistema triplo… con tre soli, insomma. La parte astronomica era molto curata, Il giorno era suddiviso in 30 ore e le varie fasi di luce e buio avevano nomi adeguati, ma soprattutto influenzavano in modo significativo le azioni di personaggi e intere popolazioni. Il romanzo aveva qualche altro difetto, ma si trattava di peccatucci veniali dovuti… alla poca esperienza del narratore. I periodi temporali avevano il dettaglio di un documentario scientifico e la leggerezza di un soufflé 🙂

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