Nuovi Piani

Berith era seduto sul suo trono fatto di ossa umane e non. Molti avevano perso la vita quando aveva deciso di avere un seggio nuovo.
Le ossa migliori gliele avevano fornite i licantropi e i mutaforma.
I primi per la durezza e la resistenza, i secondi per la duttilità. Era un maestro nella lavorazione di tutte le parti dei cadaveri delle sue vittime.
Ai suoi piedi strisciavano le ombre, alcune lo accarezzavano e lui le nutriva tramite il suo potere.
L’enorme antro era rischiarato solo da alcune fiaccole che galleggiavano nel vuoto, abbastanza tenui da mantenere la maggior parte del luogo al buio.
Si guardò attorno constatando che le sue creature non erano mai state in così in forze come in quel momento.
Era stato molto attento nello scegliere il luogo dove farle dimorare.
Quel paesino italiano forniva una gran quantità di turisti a cui i demoni si aggrappavano durante le escursioni e ne succhiavano le emozioni, nutrendosi.
L’unica limitazione che aveva messo era quella di non uccidere nessuno se non erano autorizzati. Finora, glielo aveva concesso solo con quei due uomini in cerca di brividi qualche settimana prima. Si era divertito parecchio a vederli dimenarsi in cerca di una salvezza che non poteva mai essere raggiunta. D’altronde avevano visto troppo: lui, le creature, ma soprattutto la sua arma segreta.
La cercò nel buio con lo sguardo che si illuminava di quel lucore rosso tipico dei demoni di alto rango.
La bambina era rannicchiata sempre nello stesso angolo, con la testa poggiata sulle ginocchia e i capelli sporchi a coprirle spalle e viso.
Le portava il cibo due volte al giorno e questo lo rendeva soddisfatto, si sentiva quasi un padre.
Sul viso gli si disegnò un ghigno.
Era stata una fortuna che non fosse presente durante l’evasione della Custode della Terra, sarebbe stato un peccato perdere anche lei.
La femmina era preparata e potente, ma la bambina era molto più efficace per i suoi piani, che ultimamente avevano preso una piega differente.
Valentina, la donna, l’anima che gli avrebbe dato un potere dieci volte maggiore a quello che già possedeva, era destinata a cadergli tra le braccia e se non fosse stato per quell’arcangelo, tutto ciò sarebbe già avvenuto.
Sicuramente in quel momento quel dannato pennuto stava erigendo barriere protettive attorno a lei, se si concentrava poteva sentire quel potere nascosto con l’inganno che mandava guizzi come un pesce nell’acqua bassa.
Si guardò le lunghe unghie nere per qualche secondo, prima di afferrare una delle ombre e cominciare a stringere. La creatura si dibatteva con violenza per sfuggire agli artigli del suo padrone, ma non c’era nulla da fare.
Berith strinse con violenza e macchie nere, come sangue versato, sporcarono le sue gambe e la terra. Un urlo straziante mise a tacere la cacofonia di sussurri che fino a quel momento avevano saturato l’aria.
Con un ultimo tremito l’ombra smise di dibattersi rimanendo appesa alla mano del demone, che con noncuranza la gettò via.
“Ora va meglio” disse pulendosi la mano sulla camicia bianca e lasciandoci l’impronta nera.
Pensare che lei era così vicina eppure così irraggiungibile, allungò la mano aperta, ancora macchiata di nero, verso l’alto per poi chiuderla con forza. Se la immaginò lì nel suo pugno, agonizzante, mentre le veniva risucchiata la sua energia vitale e lui diventava sempre più potente. Era lì a godersi quello spettacolo quando il viso dell’arcangelo fece capolino nei suoi pensieri.
Istintivamente ringhiò.
Quando lo aveva visto la prima volta, per l’esattezza lo aveva avvertito, era andato da Abigor a chiedere se quello che stava facendo Michele rientrava nel Patto e a giudicare dalle risposte date dal demone, purtroppo era tutto “legale”.
Odiava quella parola.
Vide le ombre fuggire lontano da lui e si rese conto che la sua aura malvagia aveva racchiuso tutto l’altare.
Quel maledetto lo faceva innervosire troppo, ma aveva un piano.
Si calmò e sorrise, mentre i suoi lineamenti mutavano. Gli avrebbe strappato la sua protetta da sotto gli occhi, senza difficoltà. Era pur sempre una femmina, quindi facile da raggirare, lo aveva fatto per millenni e non avrebbe fallito.
Si alzò dal trono e mutò i suoi vestiti sporchi di liquame nero.
“Procedete come abbiamo stabilito.”
Vide le ombre agitarsi e poi dirigersi verso le uscite della grotta.
“Se fallirete …”
Non dovette finire la frase, le sue creature tremarono visibilmente e accelerarono la marcia.
Quella notte avrebbe avuto la femmina e avrebbe pasteggiato con la sua vitalità e l’indomani nessuno avrebbe più potuto fermarlo, tutto il mondo sarebbe stato ai suoi piedi e tutte le creature della notte sarebbero state sue schiave.
Gli umani … ci pensò su.
Gli umani li avrebbe cancellati, decise.
D’altronde non servivano a nulla se non a rimpinzare i suoi demoni, ma poteva sopperire con licantropi e vampiri.
Sarebbe rimasto solo un ostacolo, ma a quello avrebbe pensato poi.
“Una cosa alla volta” si disse, mentre percorreva i cunicoli e sbucava nel folto di un bosco.
Qualche passo e arrivò alla macchina rosso fiammante che lo attendeva e poco dopo stava sfrecciando lungo la stradina che dal Parco dei Mostri di Bomarzo portava alla tenuta di Valentina.

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Prepararsi allo scontro
Rapimento
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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