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Capitolo 15 – Navigare in acque basse

– Rose, salta!
Il bisbiglio di Ainieal le arrivò ovattato, mescolato al vociare degli uomini che si affaccendavano per domare le fiamme che lei stessa aveva scatenato. Nonostante tutto, la ragazza intuì cose le stava dicendo. Dall’alto del muro di cinta che aveva scalato, prese bene la mira, chiuse gli occhi e si lasciò cadere nel vuoto.
Atterrò rimbalzando su uno strato d’aria più densa ed elastica, che le attutì il colpo, ma non le impedì di finire carponi ai piedi del ragazzo.
La mano abbronzata e gentile dell’alchimista le venne in aiuto e lei vi si aggrappò ormai esausta nel fisico e nello spirito.
– Grazie
– A te! Ci sei riuscita… – precisò il ragazzo mentre con la mano libera mostrava i bagliori rossastri che si innalzavano dal palazzo in fiamme.
– Grazie alla tua fiala – replicò Rose, ancora affidandosi a lui per camminare.
– Sai, non potrò mai essere un grande combattente. Ho impiegato dieci minuti solo per preparare quella barriera d’aria. Tu l’avresti fatta in un attimo, ma in laboratorio ho pochi rivali e ne avrò sempre di meno. – Il bagliore rosso che si innalzava nella notte si riflesse nei suoi occhi, mentre il giovane volgeva lo sguardo verso un punto lontano.
La ragazza lo fissò in silenzio.
– Tuttavia il mio tempo all’accademia è limitato. Ho la ferma convinzione che quello che sta facendo Feal’d sia giusto e io lo seguirò.
– Giusto… – sussurrò dopo una lunga pausa. Proprio in quel momento vide un uomo saltare giù dall’ultimo piano del palazzone.
Rose cercò lo sguardo di Ainiel, preoccupata. Sperò non fosse Vincent, era troppo alto quel salto…
– Non puoi entrare di nuovo. – le disse il ragazzo che la trattenne per un braccio.
Con nuova forza, quella della paura, la ragazza si scrollò dalla presa del’amico e fece per dirigersi verso il punto dove sarebbe dovuta cadere quella persona.
Non fece in tempo a muovere due passi, che la stessa figura comparve in cima al muro di cinta, a qualche metro da loro.
Vide Callin saltare e atterrare agilmente, senza neppure perdere l’equilibrio.
Rose spostò repentinamente lo sguardo dal muro al ladro e poi alla finestra della villa, senza capire, decise che non le importava.
– Rose… – disse lui avvicinandosi, poi di colpo si zittì.
La scrutò muto, si vedeva che stava pensando qualcosa poi un lampo di comprensione gli schiarì lo sguardo.
– La prima volta è stata dura anche per me – aggiunse e non c’era scherno nella sua voce.
La ragazza distolse lo sguardo immediatamente, destabilizzata, poi con fare pratico chiese
– Avete recuperato i documenti?
– Certo dolcezza! Non trovi che la nostra recita sia stata memorabile!
Un particolare tornò in mente alla ragazza a quelle parole e prima ancora che avesse ben elaborato l’idea, un sonoro ceffone colpì il viso di Callin.
– Non toccarmi mai più
Dopo un attimo di smarrimento, la risata del ladro arrivò chiara e cristallina.
– Guardate chi c’è – disse Ainieal attirando l’attenzione verso un punto bianco in movimento che sgusciava tra le sbarre del cancello anteriore.
Kimi, appena arrivata, li scrutò tutti e tre, poi con un balzo saltò in braccio al ladro.
– Vedi? Nessuna donna mi resiste! – sentenziò ammiccando all’indirizzo di Rose, mentre accarezzava la gatta, decisamente a suo agio con quello strano ragazzo.
– Proprio nessuna, Callin. Quella gatta è una volta gabbana! – rise Vincent mentre il muro di cinta, sotto i suoi piedi, lentamente si abbassava portandolo a terra.
– Miao!
– Si anche tu – aggiunse l’alchimista facendo un passo avanti e permettendo al muro di riassumere la sua forma originale.
Lo sguardo di Rose cercò subito quello azzurro di lui. La ragazza avrebbe voluto approvazione dal suo mentore e poi qualcosa d’altro, si era preoccupata per lui e voleva sapere come era andata con Morel.
Morel l’assassino di sua madre…
– Quel bastardo è morto? – chiese.
Nella voce una durezza più marcata, che prima di quella sera, ne era certa, non possedeva.
– Sì, Rose. – fu la pacata risposta di Vincent. I loro sguardi si fronteggiarono ancora a lungo. Si dissero molto altro senza le parole; entrambi restii ad esternare ciò che sentivano.
Eppure ognuno seppe che l’altro gioiva per aver annientato un nemico comune e che il senso di colpa per aver ucciso un uomo non li avrebbe abbandonati.
– Dove è il maestro Feal’d? – Chiese Ainieal interrompendo quella discussione muta.
– Ci raggiungerà al punto di ritrovo, forse è meglio andare..
– Certo e poi ho visto abbastanza fuochi d’artificio negli ultimi tempi. Devo ammettere però che quelli della mia fidanzata sono più belli!
Il ladro con quelle parole si incamminò seguito dal resto del gruppo. Rose notò che lo sguardo di Ainieal corse più volte verso la villa ancora in fiamme.
– Vincent non lo avrebbe mai lasciato indietro, se lo avesse ritenuto in pericolo – lo rassicurò lei poggiandogli una mano sulla spalla, prima di proseguire al fianco del suo mentore.

~~~~~

Il mattino seguente Vincent rivestì i panni di Rojer e si confuse tra le le persone che affollavano le strade. Aveva insistito che Rose rimanesse alla locanda ed aveva lasciato Kimi a farle compagnia.
Mentre camminava con passo tranquillo, tastava l’involto di pergamena che teneva nella manica della tunica: i documenti che avevano sottratto a Morel.
Il piano era semplice: l’accademia era una istituzione potente, ma comunque non autorizzata a condurre operazioni militari. Con quei documenti, Vincent, ma anche Feal’d ed i suoi associati, speravano di poter denunciare la situazione alle autorità imperiali.
Vincent aveva scelto il travestimento di Rojer per presentarsi come un alchimista fedele al Decano Recro e cercare in un sol colpo di minare il potere dell’accademia e dimostrare la simpatia degli alchimisti ribelli per l’impero.
Procedeva seguendo il flusso delle persone che entravano ed uscivano dal porto. Il palazzo di giustizia, la sua meta, era un edificio piuttosto ingombrante situato alle spalle delle banchine e dei magazzini. Il riverbero del sole sulla facciata completamente bianca investì Vincent appena fu a vista. Due bandiere sventolavano dalle finestre del secondo piano, due soldati piantonavano le guardiole davanti alla scalinata principale, due colonne ornavano il portone in cima ai gradini. Tutto ordinatamente simmetrico.
Vincent si avviò deciso verso l’ingresso, seguendo i tre uomini che lo precedevano. Arrivò in cima alle scale qualche secondo dopo di loro e vide due soldati che annotavano i nomi di quegli uomini.
Attese il suo turno.
– Maestro Rojer dalla sede centrale dell’accademia. Sono qui per incontrare il capitano Weir.
Il soldato che appuntava i nomi alzò lo sguardo e squadrò l’alchimista, mentre l’altro si era incantato a fissare i ricami sulle maniche di Vincent.
– L’ufficio del capitano Weir è al terzo piano, ala destra seconda porta a sinistra – disse il primo soldato con tono vacuo.
Con un cenno del capo, Vincent scartò l’altro soldato che era ancora davanti a lui e prese a salire una delle due scale gemelle che dall’androne portavano ai piani superiori.
Quando entrò nell’ufficio del capitano, si trovò davanti quello che poteva essere poco più che un ragazzo.
– Benvenuto maestro Vincent. – lo accolse alzandosi dalla sedia – Avete portato i documenti?
– Il maestro Feal’d mi aveva detto che eravate una persona fidata, ma non che vi aveva detto giù tutto. – disse l’alchimista accomodandosi su una sedia davanti alla scrivania.
Il capitano lo squadrò a lungo, il militare era fiero e severo nella sua divisa, sul viso due grandi occhi sinceri, quelli di un uomo franco.
– Niente di quello che so arriva dal maestro Feal’d. Lo sapete che è un tipo taciturno. – disse mentre si risedeva sulla sua poltroncina di pelle – ho solamente studiato un po’ i recenti avvenimenti.
L’alchimista guardò quel giovane soppesandolo, doveva ancora decidere se la fiducia di Feal’d fosse ben riposta.
I pensieri di Vincent, così come la sua sfiducia erano chiari è tangibili. Il capitano sorrise.
– La locanda del Sole salta in aria, ritroviamo una serie di cadaveri equipaggiati per dare la caccia agli alchimisti. Dopo due giorni salta in aria la villa del consigliere Morel allo stesso modo. Il consigliere viene ritrovato in uno stato pietoso. – fece una pausa per cercare lo sguardo del suo interlocutore – Due settimane prima leggo un dispaccio dove si parla di un vecchio alchimista rinnegato che potrebbe aggirarsi in città ed il maestro Feal’d rinuncia a tutti i favori che gli devo in cambio di informazioni sul suo vecchio collega, Vincent.
Il giovane terminò il resoconto continuando a fissare l’alchimista. Il quale dal suo canto sorrideva, approvando l’intelligenza perspicace del suo interlocutore.
– Ecco spiegato come può un giovane della sua età aver già raggiunto il ruolo di capitano.
Weir rise mentre entrambi si rilassavano, consapevoli di aver trovato nell’altro una persona affine.
– No, purtroppo. Sono capitano perché sono il figlio del consigliere Weir. Ma quella è un’altra storia. – poi tornò serio – Vediamo questi documenti.
Vincent gli allungò l’involto di pergamena ed il soldato studiò le prime pagine per un po’. Annuiva, sorrideva e qualche volta emetteva un grugnito di approvazione.
– Ebbene? – chiese alla fine l’alchimista.
– Ebbene abbiamo abbastanza materiale per richiedere un intervento diretto, ma devo fare attenzione a quali fili tirare e quali invece tagliare. Navighiamo in acque molto basse.
– Allora dobbiamo fare attenzione a non arenarci…. – precisò con tono imperioso Vincent, negli occhi un brillio d’acciaio.
– Infatti. – rispose in tono grave il giovane, non lasciandosi intimidire, poi cambiò immediatamente registro – È meglio che andiate, maestro. Questo edificio non è proprio il posto adatto per uno come voi.
– Concordo! – ribatté Vincent.
I due si alzarono insieme dalla sedia e si strinsero gli avambracci, poi l’alchimista uscì.

~~~~~

Callin arrivò trafelato alla locanda, aveva corso con tutte le sue energie e quello era l’unico motivo per il quale, forse, si sarebbero salvati.
Era tutta una questione di velocità.
Spalancò la porta della locanda. Il proprietario saltò letteralmente dalla sedia sulla quale dormiva. Callin fu più veloce dell’imprecazione che lo seguiva su per le vecchie scale di legno tarlato. Le salì due scalini per volta, ogni tanto tre, per evitare che qualche asse completamente marcia lo intralciasse. Al pianerottolo del secondo piano si affacciò alla finestra. In strada ancora nessuno: forse avevano una possibilità.
Benedisse la fortuna quando aprendo la porta della prima stanza, trovò Rose e Vincent svegli e con tutti i vestiti indosso.
– Callin? – chiesero all’unisono, con tono allarmato.
– Dobbiamo andare via! – era chiaro che il ragazzo fosse arrivato di corsa, ma nonostante tutto, non ansimava.
Normalmente avrebbero impiegato del tempo per discutere, Callin sapeva bene che Vincent non amava prendere ordini, perciò decise di stroncare ogni possibile protesta sul nascere.
– Fidatevi! Via via!!!
Corse nuovamente giù per le scale senza voltarsi, sentiva chiaramente i loro passi alle sue spalle.
Li attese dinanzi alla porta, prima di uscire in strada. I due impiegarono qualche secondo in più a scendere le scale buie.
Appena arrivarono strappò dalle mani di Rose la sacca verde che aveva recuperato prima di lasciare la stanza.
– Questa la porto io! – e ficcò la testa fuori della porta, ispezionando la strada.
L’oste, ormai completamente sveglio, assisteva alla scena senza comprendere.
– Andiamo!
Una volta fuori, Callin svoltò in diversi vicoli e in altrettanti passaggi. Correva facendo strada agli altri due, che lo seguivano faticosamente anche se lui aveva rallentato il passo.
Li condusse attraverso una stradina completamente buia e maleodorante. Si fermò di colpo prima di uscire dall’ombra del vicolo per immettersi una via più illuminata. Due soldati, in divisa rossa e bianca, sfilarono di corsa davanti a loro senza vederli.
Callin attese qualche secondo e quando furono spariti alla vista, riprese a muoversi nella direzione da dove erano venuti i due uomini.
Vincent e Rose lo seguirono, la ragazza con molte più difficoltà dell’alchimista. Ansimava rumorosamente. Quando incespicò nei suoi stessi piedi più di una volta Callin ne ebbe abbastanza.
Aveva due scelte abbandonarla o… la prese in braccio. Qualche altro passo e sarebbe caduta in terra. Era uno scricciolo piccolo e leggero per lui, la zavorra non gli impediva di stare comunque al passo di Vincent.
– Non posso prendere in braccio anche te, sappilo – disse il ladro dopo aver scoccato un occhiata all’uomo.
– Nessuno ti ha chiesto di farlo con me – ingiunse la piccola istrice che teneva tra le braccia che però non faceva nulla per farsi lasciare.
– Dimostra un po’ di gratitudine e aiutalo a reggerti. – le disse Vincent in modo pragmatico e Rose si trovò a cingere il collo di Callin con le braccia, per cercare aggrapparsi.
Poi non ci fu tempo per le parole il ladro aumentò di nuovo il ritmo della corsa.
Le costruzioni della periferia di Saroh mutarono spesso al loro passaggio, man mano che si muovevano. Non si erano spostati dalla locanda che di un paio chilometri, ma la scelta di un percorso tortuoso ed ostico per far perdere le proprie tracce li aveva stremati.
Avevano svoltato e cambiato strada un’infinità di volte quando arrivarono in un vicolo cieco.
– Non vi preoccupate e sta fermo scricciolo – ansimò Callin prima di trovare le giuste pietre su cui far pressione. Tre mattoni della parete scivolarono verso l’interno ed un sonoro scatto metallico riempì l’aria. Si guardarono indietro, per accertarsi che nessuno avesse sentito il rumore mentre un passaggio polveroso si apriva davanti a loro.Senza esitazione il ladro vi entrò seguito da un ansante e sfinito Vincent.
Callin tirò una vecchia corda ammuffita e il muro si richiuse alle loro spalle.
Il locale al quale si accedeva dal passaggio era in penombra e dal forte odore di terreno.
All’interno Vincent si lasciò scivolare a terra con malagrazia. Invece Callin fece finalmente scendere a terra la sua zavorra. Mentre lo faceva un sorriso furbo gli distese il viso, non resistette e le assestò nuovamente una pacca sul sedere.
La ragazza si girò di scatto
– Tu…
– Io…
– Tu sei…
– Quello che non ti ha lasciato indietro e ti ha portato di peso fino a qua!
Rose lo guardò con odio e gratitudine. Il ladro le lesse chiaro negli occhi che non poteva bilanciare le sue reazioni e in quel momento non sapeva cosa rispondergli. Callin appuntò quel comportamento mentalmente prima di essere riportato alla situazione imminente dalla voce dell’alchimista.
– Allora Callin spiegaci cosa succede – ordinò Vincent con un freddo sguardo d’acciaio.

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Capitolo 14 - Venti di Vendetta - Parte II
Capitolo 16 - Verità Svelate
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Lissa

secondo nome Stachanov, non riesce a stare con le mani in mano, ogni minuto in cui non si è impegnati in qualche attività è un minuto perso! Le piace dialogare con le persone e cerca di avere pochi pregiudizi, non sempre le riesce… soprattutto quando le demoliscono i suoi libri fantasy preferiti. Passione e hobby unico lettura di libri, ovviamente, fantasy, ha provato anche altri generi con scarso risultato, sempre alla ricerca di qualche nuova bella saga da scoprire, insomma, leggere è l’unica cosa che non si stancherebbe mai di fare.

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