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Manuale di sopravvivenza alla Giungla Editoriale, la parola alla Demito Editore

Sarò sincero, da questa Casa Editrice in particolare mi sono sentito un po’ snobbato. Sono stato costretto a inseguire la Demito Editore per settimane affinché rilasciassero quest’intervista, tra risposte lente e un procrastinare selvaggio che ha rallentato il tutto di parecchio. La tempistica, insomma, non è il punto di forza della Demito che comunque può avvalersi di una certa professionalità che la distingue in un modo difficilmente trascurabile. Molto attiva, con tanti concorsi aperti e chiusi che hanno dato vita a interessantissimi progetti, alcuni anche piuttosto innovativi e originali, la casa editrice è interessata ai racconti brevi, che oggi vengono spesso additati come un modo di fare letteratura minore. Aperta a nuove collaborazioni, con anni di esperienza alle spalle, un gruppo più grande in retroguardia e una suddivisione delle mansioni che fa sì che la casa editrice possa muoversi in ogni campo con agilità. La Demito da l’impressione di un organo ben funzionante che aspetta solo il colpo di fortuna per portare in libreria nuove proposte editoriali.

Ecco cosa hanno risposto alle nostre domande.

  • Descriva la Demito Editore in poche parole.

Grazie prima di tutto di averci contattati per coinvolgerci in questa iniziativa. Demito Editore è una piccola casa editrice facente parte di un progetto di piú ampio respiro, Demito Group, che comprende molteplici attività in diversi settori. Il denominatore comune è il desiderio di proporre soluzioni nuove in campi “saturi” o che comunque, a nostro avviso, hanno bisogno di cambiamenti. Direi che la “giungla editoriale”, come l’avete chiamata voi, rientra a pieno in questa categoria! In tale campo operiamo tramite la casa editrice, che pubblica i testi, e la nostra Officina Editoriale, che offre una gamma completa di servizi editoriali agli autori. Il nostro scopo è principalmente offrire un percorso di crescita e creare un rapporto di serietà professionale e sincerità, senza false promesse o illusioni. Altra caratteristica del Gruppo Demito è l’impegno sociale: non vogliamo che il nostro lavoro sia solo un lavoro ma vogliamo racchiudere attività che cercano, nel loro piccolo di migliorare le cose. Per questo su molti nostri libri una piccola percentuale dei guadagni è devoluta in beneficenza o ricerca, e dal prossimo anno sarà lo stesso su tutti i guadagni ottenuti dal Gruppo.

  • Quando è nata la Demito Editore? Per opera di quanti e quanti la gestiscono oggi?

La casa editrice nasce nel 2008 come una delle prime attività a cui si è dedicato il Gruppo Demito. Fondata dal sottoscritto David Tonarini, il gruppo è sempre stato piccolo. Difficile a credersi, in tempi in cui tutti parlano di crisi e difficoltà a trovare lavoro, ma uno dei problemi principali per noi è sempre stato trovare collaboratori! Pertanto, direi che in generale siamo sempre stati intorno alle 2-4 persone.

  • Quali sono i traguardi raggiunti?

Ogni opera pubblicata, e ogni autore a cui riusciamo a dare qualcosa. Con “qualcosa” non mi riferisco solo alla pubblicazione o alla poca visibilità che un autore emergente riesce tramite questa a raggiungere. Mi riferisco piuttosto alla possibilità di interagire in maniera sincera con quello che per l’autore può essere “l’altra parte della barricata”, e una possibilità – spero e credo importante – di crescere come autori e ottenere maggiore consapevolezza tanto di sé stessi quanto del mondo editoriale.

  • Di quale genere vi occupate principalmente? Perchè?

Piú che genere, ci siamo soffermati su forme espressive che magari non hanno la visibilità che meriterebbero. Mi riferisco quindi ad esempio ai racconti brevi che, soprattutto in Italia, sono visti come letteratura minore. Quasi si trattasse di un mero esercizio letterario da parte di un autore in erba! Un altro canale a cui siamo molto interessati sono gli audiolibri, per molti motivi. Intanto, per offrire materiale di valore a persone ipovedenti che hanno difficoltà con un libro “tradizionale”, ma anche per esplorare canali espressivi differenti. Le faccio un esempio. Il primo audiolibro lo abbiamo pubblicato proprio di recente, e credo che sia appunto un buon connubio tra queste diverse motivazioni. L’invisibile ricchezza perduta è un libro in cui la musica è la protagonista. Il racconto è stato sin dalla genesi pensato per diventare audiolibro, e la scelta dei brani con cui accompagnare il testo è stata fatta con grande cura. I brani, scelti tra i capolavori della storia della musica, sono eseguite da artisti di fama internazionale. Inoltre, l’autrice racconta la storia anche della sua stessa dislessia, e parte del ricavato sarà devoluta a favore dell’Associazione Onlus Libro Parlato Lions, sito per disabili visivi e dislessici. Insomma, credo si tratti di un esempio di opera valida dal punto di vista artistico, e utile anche a fin di bene. Semplicemente, un progetto che ci ha colpito perché era interessante e stimolante da portare avanti. Questo è, in sostanza, quello che cerchiamo. Opere che ci stimolano, che ci appassionano, che riteniamo abbiano qualcosa da dire e che meritano di vedere la luce. Che si tratti di un racconto, romanzo, audiolibro… La forma e il genere, alla fine, per noi non contano cosí tanto.

Demito group - Lande Incantate

  • Nella disputa letteraria del ventunesimo secolo, da che parte si schiera la Demito Editore? Digitale o cartaceo?

Posso dire che non “si schiera”? Personalmente penso che avere diversi canali espressivi sia un bene, e che al piú l’uno o l’altro possano essere piú indicati per un determinato tipo di progetto. Noi cerchiamo di sfruttarli entrambi.

  • Siete a caccia di chi e che cosa, in particolare?

Penso di essermi dilungato alla domanda 4, rispondendo anche a questa! Quindi, progetti interessanti, stimolanti. Sul “chi”, direi principalmente autori consapevoli delle difficoltà che si trovano nel mondo editoriale, e che vogliono provare a fare qualcosa nonostante tutto, con umiltà.

  • Nella valutazione di un testo che viene sottoposto alla Vostra attenzione per una possibile pubblicazione, cosa guardate immediatamente?

Difficile da dirsi, non c’è una “scaletta” o una “formula” precisa. La cosa piú importante è che l’idea di fondo sia valida e espressa in maniera coinvolgente, o che comunque si percepisca un potenziale importante. Il resto viene dopo… anche se conta, ovviamente. Un paio di volte ci è capitato di lavorare con testi scritti oggettivamente male, praticamente da riscrivere quasi da capo insieme agli autori, perché il progetto era interessante. Di norma, comunque, se è lampante che l’autore stesso non ha avuto voglia di rileggere quanto ha scritto, difficilmente l’avremo noi!

  • In Italia il mestiere dello scrittore sembra un sogno irrealizzabile, qualche consiglio ai coraggiosi che non demordono?

Umiltà e realismo, prima di tutto. Che poi è un consiglio valido indipendentemente da cosa si voglia ottenere e anche al di fuori del mondo editoriale! Quindi, ad esempio, accettare di dover costruire qualcosa pian piano, e magari con qualche compromesso. Fare promozione con impegno e buon senso: saper vendere è fondamentale, e bisogna imparare a farlo se si vuole avere visibilità. Scorciatoie non ce ne sono. Molti autori o artisti importanti sono stati valorizzati solo dopo la morte, quando altri – mercanti piú abili – sono stati in grado di dare visibilità alle qualità rimaste nascoste. Come in ogni altro settore, per avere «successo» non basta avere capacità nel campo d’interesse in sé, ma bisogna sapere pianificare, costruire, promuovere, ecc. A voler essere cinici, anzi, direi che della capacità si puó al limite anche fare a meno se si hanno queste qualità… Ma il contrario non funziona. Purtroppo!

  • Avete già indetto numerosi concorsi, pensate sia questo il modo migliore di scovare talenti in erba?

Non so se è il migliore. Ma sono convinto che sia un modo che presenta vantaggi tanto per noi quanto per gli autori. Tramite i concorsi abbiamo avuto modo di venire in contatto con autori secondo me molto in gamba. Con qualcuno si è instaurato un buon rapporto e altri in seguito hanno partecipato ad altri concorsi, hanno collaborato con noi su altri progetti, o ci hanno ricontattati in merito ad altre loro recenti opere. Direi quindi che l’esperienza è stata positiva, tanto per noi quanto per loro.

  • Accettate anche romanzi incompleti? Magari anche solo pochi capitoli attraverso cui possiate valutare il potenziale di un romanzo? E se sì, nel caso in cui il lavoro pervenuto sia qualcosa su cui puntare in futuro, accompagnate l’autore passo per passo fino all’ultima pagina?

Qui bisogna distinguere l’attività di Demito Editore e quella di Officina Editoriale, che fanno entrambe parte del Gruppo Demito. La casa editrice non accetta opere incomplete, per l’ovvia impossibilità di prendere una decisione su qualcosa che oggettivamente ancora “non esiste”. L’Officina Editoriale, invece, offre servizi editoriali agli autori, dalle fasi iniziali passando per tutti gli aspetti del processo di creazione di un libro completo. Quindi lavora anche con romanzi incompleti. Ci è già capitato in passato e anzi lo consigliamo. Si tratta comunque di due approcci distinti. L’Officina Editoriale non pubblica alcunché, ma appunto accompagna l’autore passo passo in tutto quello di cui può aver bisogno, fino al completamento dell’opera, o anche oltre, con consigli ad esempio sulla promozione o sulle varie opzioni per pubblicare. Naturalmente, Demito Editore può essere a questo punto un’opzione da valutare, ma non è detto e le due attività sono indipendenti.

  • Il ricorso a case editrici compiacenti, che pubblicano la qualsiasi purchè pagati, è un’erbaccia dura a morire che dilaga in ogni ramo dell’editoria. Cosa direste a chi, scoraggiato dai rifiuti, tenta quella strada?

In questo campo è sicuramente LA domanda. Spero mi scuserete, allora, se mi dilungo un poco a illustrare il mio pensiero al riguardo. Secondo me, infatti, qui c’è da ampiare un poco le vedute. Noi abbiamo sin dall’inizio optato per non richiedere contributi, ma questo non implica che siamo necessariamente contrari a tale soluzione. Il problema non è il contributo in sé: se l’autore è d’accordo con quello che l’editore offre, in particolare se questi è sinceramente interessato all’opera e ritiene di non poterla finanziare da solo, e l’editore usa questi soldi effettivamente per lavorare a migliorare o promuovere il volume, non vedo perché non debba essere una soluzione accettabile. Ovviamente tutti noi sappiamo che spesso non è cosí, e che l’editore di turno in realtà non fa altro che, al piú, preparare una copertina, stampare qualche centinaio di copie per dare soddisfazione all’autore, e prendersi i soldi. Il problema quindi non è tanto il famigerato contributo, ma quello che viene fatto con questi soldi (spesso, appunto, niente). In tal caso sicuramente non ne vale la pena (anche se proprio si volesse a tutti i costi avere il proprio nome su una copertina, c’è sempre il self-publishing).
Vorrei però aggiungere una cosa. Se si vuole eliminare questo fenomeno degli “editori” a pagamento, che in realtà sono stampatori e basta, non serve a molto lamentarsi: bisogna cambiare mentalità e agire. Mi spiego meglio: ritengo importante smettere di vedere il “vero” editore meramente come “finalmente uno che mi pubblica gratis”. Ci vuole fiducia e collaborazione, e un sincero desiderio di successo reciproco. La ragione per cui pochi editori pubblicano senza contributi è, a mio avviso, in gran parte il fatto stesso che gli autori emergenti abbandonano queste rare realtà al proprio destino. Invece di vedere queste realtà pensando “finalmente qualcuno che mi pubblica gratis!” bisognerebbe riflettere su cosa c’è dietro, su come funziona il sistema, su quello per cui l’editore sta lottando. Se tutti gli autori che ci contattano perché vogliono pubblicare, o che partecipano ai concorsi, comprassero due o tre libri che abbiamo in catalogo, supportando noi e gli altri autori emergenti che abbiamo pubblicato, sarebbe tutto molto diverso. E invece lo fanno pochissimi, causando un danno tanto all’editore, quanto agli autori che questi ha pubblicato. Perché, sinceramente, se all’autore emergente si toglie il supporto degli stessi altri autori emergenti, è dura. Chi dovrebbe leggere questo autore sconosciuto? I pochissimi che in Italia comprano libri, e che quando li comprano vanno a comprare il libro di barzellette o la biografia della velina o del calciatore di turno? Se gli autori stessi sono disinteressati alla letteratura emergente, perché si lamentano quando finalmente sono loro a pubblicare e nessuno li legge? E se gli editori, dato che non traggono guadagno dagli autori emergenti, o muoiono o si convertono in editori a pagamento, perché poi lamentarsi?
È semplice matematica: nella maggior parte dei casi, i manoscritti richiedono del lavoro per essere perfezionati in vista della pubblicazione (il che va benissimo ed è giusto, se no che ci stiamo a fare noi editori?). Per noi, questo vuol dire fare un investimento del valore di qualche centinaio di euro, ma spesso si arriva facilmente a 1000-3000 euro. Ora, viste le percentuali che concretamente tornano all’editore, bisognerebbe vendere in media almeno un numero analogo di copie. Spesso di piú. Sono tantissime per un autore emergente, spesso anche per case editrici già affermate. È chiaro che da qualche parte deve esserci un sistema che supporta queste spese. Se non è il contributo dovrà essere qualcosa di diverso, magari finanziamenti esterni, o altri canali di guadagno. Nel nostro caso, ad esempio, le quote di iscrizione ai concorsi letterari e le vendite di servizi editoriali coprono il buco (in parte, al resto ci pensa il finanziamento di altre attività del Gruppo Demito). Tanti autori non solo non supportano tutto questo, ma lo vedono anche in maniera ostile. Ci è capitato di ricevere insulti (o peggio, scovarne su dei forum o blog) di persone che non ci conoscono, non ci hanno mai contattato, non sanno come lavoriamo, ma che da questo ragionamento deducono che siamo gli ennesimi editori a pagamento che sfruttano gli autori. Boh? Per chiarire ulteriormente il punto: noi non richiediamo contributo, né pretendiamo che l’autore partecipi a concorsi o acquisti servizi editoriali, né che spenda alcunché per pubblicare o promuovere il libro. Se lo fa, ben venga, e lo suggeriamo fortemente, ma è indipendente dalla nostre valutazioni e la decisione di pubblicare. Né chiediamo che l’autore richieda i nostri servizi editoriali: se ha già ultimato l’opera con altri professionisti o comunque il libro è giá di per sé pronto per la pubblicazione, bene cosí. Ma questo vuol dire che noi andiamo avanti coi fondi che abbiamo. Vuol dire che di libri ne possiamo pubblicare pochi, magari uno o due all’anno. Dei rimanenti, anche tra quelli piú capaci, i piú la proposta editoriale non la riceveranno. Perché se loro non hanno voglia di investire sulla propria opera (e non parlo di contributo, ma appunto ad esempio di un lavoro svolto con un professionista, che si tratti di noi o altri, atto a rendere il libro pronto per la pubblicazione), o di supportare quegli editori che cercano di investire di tasca loro (aderendo a iniziative o acquistando libri), non si lamentino se tutto quello che resta sono gli stampatori a pagamento.

Miscellanea - Demito editore - Lande Incantate

  • Spuntano come funghi siti web che propongono il self-publishing con l’aiuto di una piattaforma sociale che dia agli scrittori visibilità immediata. Pensate sia il modo giusto di scalare la vetta?

Come tutte le soluzioni nuove e innovative, credo che il self-publishing sia un sistema molto interessante e utile, che ha offerto prospettive che prima non esistevano. Per alcuni autori può essere la soluzione ideale. La cosa fondamentale è chiarezza e sincerità. Se si capisce bene cosa può offrire il self-publishing e si pensa che sia la soluzione ideale, ben venga. Però per molti autori non lo è. Se, appunto, la si vede come un modo facile di “scalare la vetta”, allora sicuramente no. Bisogna capire che editoria e self-publishing sono due servizi completamente differenti. L’editore, per me, ha un ruolo attivo nella creazione di un’opera. Segue l’autore, cerca di aiutarlo a migliorarsi, di fargli conoscere il mondo editoriale, contribuisce attivamente a un progetto letterario. Il self-publishing pubblica, punto e basta. E qui ritorno a quanto dicevo in precedenza: non bisogna vedere l’editore meramente come “qualcuno che ci pubblica”, ma anche (e soprattutto) come qualcuno che fa tutte quelle altre cose. È da queste che dipende il valore dell’editore. Se tutto questo non interessa, ben venga il self-publishing. Ma non si cada nella trappola di pensare “tanto sono cose che non mi servono”. Un occhio critico ed esperto è un aiuto che molti sottovalutano. Alcuni nostri autori in seguito ci hanno scritto dicendo che sono stati sorpresi (in positivo) dal lavoro svolto e che lo hanno trovato molto utile, anche se in principio non avevano neanche pensato fosse importante. Inoltre, è bene non farsi abbagliare dalla facile promozione in librerie e social network che molti operatori di self-publishing offrono. Essere in librerie online anche importanti non vuol dire visibilità: se ci sono migliaia di articoli, perché mai qualcuno dovrebbe trovare proprio il nostro? La promozione, insomma, non è né più né meno facile che tramite canali tradizionali. Ripeto, ritengo il self-publishing una grande iniziativa che può essere molto utile in determinate situazioni. Basta vedere le cose come stanno, con chiarezza. Il problema è che i piú non lo fanno.

  • Avete concorsi o eventi in programma nel prossimo futuro? Qualcosa da segnalare?

Intanto segnalerei la pubblicazione dei risultati del nostro ultimo concorsi, I Nuovi Autori 2014, che è avvenuta proprio in questi giorni. In programma invece c’è la nuova edizione di un altro nostro concorso “classico” dedicato alla poesia, I nuovi poeti, oltre a un progetto a cui stiamo lavorando da parecchio tempo: il Granpremio degli Autori, a cui saranno automaticamente invitati tutti i finalisti dei concorsi precedenti, oltre a nuovi autori che si iscriveranno. È un tentativo di alzare ulteriormente il livello della competizione, e quindi delle opere selezionate da pubblicare.
Abbiamo molte altre idee che cercheremo di sviluppare col tempo. Una a cui posso accennare è ArtistPortal, un portale che stiamo preparando e che avrà lo scopo di racchiudere informazioni, eventi, opere e corsi riguardanti il mondo della letteratura e dell’arte. Speriamo che diventi un buon canale per dare visibilità a iniziative, mostre, concorsi letterari, pubblicazioni, oltre che un modo per gli stessi autori e artisti di farsi conoscere e promuovere i propri lavori.

  • La Demito Editore ha un sogno nel cassetto?

Uno solo? In realtà, parecchi! Piú che sogni, comunque, direi idee, progetti. Le varie cose di cui abbiamo discusso: gli audiolibri, il Granpremio, il canale ArtistPortal, e molto altro ancora. Il sogno sarebbe quindi di riuscire a portare avanti queste idee che abbiamo. Volendo essere concreti, direi quindi che i due sogni sarebbero: riuscire a creare un gruppo più ampio di persone, che possa dar vita a tutti questi progetti, e contribuire a cambiare la mentalità dominante, convincendo gli autori emergenti della necessità di supportarsi tra loro.
Tutto il resto sarebbe una gradita conseguenza.

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MattiaInsolia

Classe '95. Nato a Catania da convinti puristi della scienza applicata, dopo essermi diplomato al liceo scientifico mi sono trasferito a Roma, mosso dal rigetto per i numeri, dove dove mi sono iscritto alla facoltà di Lettere Moderne de La Sapienza. Da sempre appassionato di letteratura, in tutti i suoi colori e sfaccettature, dal 2012 scrivo per diversi blog. Continuamente alla ricerca di nuove collaborazioni editoriali, mi sono affacciato su questo mondo da poco ma spero di poterci rimanere a lungo. Mi trovate qui: https://twitter.com/_MattiaInsolia

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