L’Ospite

Valentina non spense i fari, aveva il timore che quell’uomo scomparisse per riapparirle accanto e ucciderla.
“Certo che ne hai di fantasia!” si disse sussurrando.
Il poveretto era sempre nello stesso posto, con il volto leggermente girato e la mano a difendere gli occhi dalla luce abbagliante dei fari.
“Oh, suvvia Vale, datti una mossa!” si disse prima di spegnere tutto e uscire dalla macchina.
“Salve, se è un malintenzionato sappia che ho appena avvisato la mia amica di chiamare i Carabinieri” disse a voce alta.
“Stia tranquilla, è dalle otto che la attendo” rispose l’uomo calmo.
Valentina aggrottò le sopracciglia.
“Aspetta me? E per quale motivo?” chiese
“Potremmo discuterne in casa? Ho già preso abbastanza umido per stasera” rispose seccato.
“Oh, si. Certo. Mi scusi tanto se non faccio subito entrare a casa mia uno sconosciuto! Non se ne parla proprio. Se ha qualcosa da dire, la dica.” disse indignata “si può avvicinare se vuole” concesse.
Incrociò le braccia al petto rimanendo ferma dietro lo sportello aperto, per ogni evenienza.
Vide lo sconosciuto passarsi una mano tra i capelli e lo sentì borbottare qualcosa prima di avvicinarsi.
“Fermo lì.” disse Valentina quando arrivò a circa metà strada.
Anche l’uomo incrociò le braccia al petto mostrando in parte il risentimento.
“Bene signorina Marelli. Mi chiamo Michele Ambrosi e vengo da Milano ed in genere, a questo punto ci si stringe la mano” disse con sarcasmo.
“E cosa vuole da me? Una persona civile sarebbe venuta di giorno.” disse piccata dall’atteggiamento dell’uomo.
“In realtà lo avrei fatto volentieri, piuttosto che prendere tutto quest’umido. Ma il tassista mi ha detto che lei era sicuramente nelle vicinanze e sarebbe arrivata in cinque minuti”
Valentina alzò gli occhi al cielo sciogliendo le braccia dalla posizione incrociata. Tutti in città sapevano che era un’inguaribile asociale reclusa e Giovanni, l’unico tassista di Bomarzo, non poteva mai immaginare che sarebbe uscita a cena fuori di venerdì. Il massimo che si concedeva era una pizza con Stefania la domenica sera, spesso e volentieri a casa.
Sospirò.
“Ha prenotato al b&b?” ce n’era uno solo in città, quello di Dora, sperava di poterlo accompagnare e liberarsene velocemente.
“In realtà no. Pensavo di sbrigarmi molto prima” disse seccato.
Solo in quel momento Valentina si accorse del trolley accanto al muro di casa. Decise che l’indomani ne avrebbe dette quattro a Giovanni. D’altronde nessun malintenzionato se ne va girando con la valigia. Poteva sistemarlo dove faceva dormire i lavoratori stagionali, quell’ala non aveva accesso alla casa principale.
“Va bene signor Ambrosi, per stanotte può rimanere da me, ho delle stanze per i braccianti che mi aiutano nei periodi di raccolta. Anche perché a quest’ora nessuno a Bomarzo le aprirà la porta.”
Chiuse la portiera della macchina e si diresse ad un porta alla destra di quella principale.
“Venga.” gli disse in malo modo.
Le seccava avere ospiti in casa, soprattutto se non lavoravano.
“Veramente gentile” rispose lui sempre mantenendo il tono sarcastico.
Valentina si rese conto che non era colpa dell’uomo e che aveva passato una serataccia lì fuori all’umido ad aspettare lei, decise che era meglio addolcire un po’ i toni.
“Mi scusi, non è colpa sua. È che non amo trovare sconosciuti sulla porta di casa, di notte.” disse con un mezzo sorriso mentre apriva la porta e le luci del piccolo appartamento che aveva ricavato all’interno della vecchia stalla.
L’uomo rimase qualche attimo in silenzio.
“Scusi lei, ha avuto un comportamento corretto vista la situazione.” disse mettendo il trolley sul letto “Ora arriveranno i Carabinieri?” chiese inarcando un sopracciglio.
“Oh! No, no. Era per spaventarla.”
“Ottima mossa” si congratulò lui.
“Mi può dire perché è qui?” chiese curiosa prendendo posto su una sedia accanto alla finestra.
“Forse sarebbe meglio parlarne domani, sono stanco e infreddolito. Qui anche d’Estate c’è un bel freschetto la notte.”
Valentina annuì pensierosa.
“Non si preoccupi, volevo solo farle qualche domanda sugli strani accadimenti al Parco dei Mostri” disse mentre apriva il suo bagaglio.
“E perché a me?”
“È una testimone, almeno così ho letto” rispose.
La donna ci pensò un po’ su. Non erano usciti articoli che la citavano, almeno che lei sapesse, quindi quell’uomo lo aveva saputo da qualche informatore nelle forze dell’ordine.
“Non dovrebbe essere vietato accedere a dati coperti da privacy?” chiese sollevando entrambe le sopracciglia.
“Lo è” rispose lui senza scomporsi.
Valentina fece spallucce, in fin dei conti qualche domanda poteva anche farsela fare. Non aveva niente da nascondere.
Lo fece sistemare in uno dei letti che occupavano l’ampia stanza, ce n’erano tre. Gli fece vedere dov’era il bagno e che nel frigo c’era dell’acqua fresca, poi si accomiatò.
Aveva dimenticato la borsa in macchina, quindi rifece il vialetto per andarla a prendere. Stava rientrando in casa quando si sentì afferrare per una caviglia. Con orrore si accorse che c’era una mano che sbucava dal terreno, era nera e traslucida, sapeva cos’era quella cosa, ombre.
Urlò con quanto fiato aveva in gola.
Cercò di divincolarsi, ma la sensazione di gelo, che aveva già provato nei suoi incubi, la stava attanagliando spezzandole il respiro.
Cadde a terra, graffiando il terreno con le unghie, le scene dell’incubo le invasero la mente rendendola inerme.
Altre mani spuntarono dal terreno afferrandola alle braccia e alle gambe, la sensazione di avere schegge di ghiaccio nelle vene si fece così intensa da non permetterle di respirare. Sentiva la pressione di quelle dita gelide, mentre nella testa scoppiò una cacofonia di voci che si sovrapponevano.
Non riusciva più a vedere nulla, tutto intorno a lei era come immerso nell’inchiostro nero ed anche le stelle erano scomparse. Si chiese, non per la prima volta nella sua vita, se valesse la pena combattere. Forse era meglio lasciarsi andare, farsi trasportare via e chiudere definitivamente con questa vita problematica.
Più sprofondava nell’angoscia e più il buio l’inghiottiva dandole la sensazione di precipitare nelle profondità della terra. Davanti a sé vide, ad un tratto, una luce fioca che si avvicinava. Ecco, pensò, mi stanno portando dal loro padrone.
La luce era rossastra e sembrava non emanare alcun calore, sembrava estranea e nel contempo familiare. Era decisa a lasciarsi andare quando un’altra luce, calda e luminosa come il sole si sovrappose a quella rossa eclissandola.
Valentina si ritrovò a respirare a pieni polmoni, con una fame di ossigeno pari a chi ha rischiato di annegare. Il buio si ritirò lasciandola stesa sulla soglia di casa, con il nuovo arrivato inginocchiato accanto a lei che la guardava preoccupato. Era stato tutto un incubo?
“Tutto bene? E’ ferita?” chiese l’uomo.

(325)

Vivere in un incubo
Blatte
The following two tabs change content below.
avatar
Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
avatar

Ultimi post di RossellaS (vedi tutti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Cookies permettono alle Lande Incantate di riconoscerti la prossima volta che tornerai a farci visita. Navigando sulle nostre pagine ci autorizzi a farne uso per rendere la tua esperienza migliore. Maggiori informazioni | Chiudi