Lo Scontro

Sembrava di essere in una discoteca. Completamente buio tranne dei flash che illuminavano per pochi attimi i limiti del campo visivo dovuti alle luci che combattevano le ombre nella caverna principale. Man mano che si allontanavano da essa i flash diminuirono fino a lasciarle nel buio più pesto.
Caddero più volte, inciampando sul percorso dissestato, ma non si fermarono. Il buio attorno a loro significava morte e solo trovando la via d’uscita avrebbero potuto vedere nuovamente il sole. La bambina non emise un gemito, neanche quando ruzzolava a terra, stoicamente continuò la sua folle corsa per la salvezza insieme a Valentina. Ad un tratto quest’ultima si sentì afferrare per un braccio e urlò lasciando andare la manina della sua protetta.
“Calma, sono io!” la voce di Michele nel buio le sembrò la cosa più bella che avesse mai sentito.
“O mio Dio! Sei vivo!” disse con sollievo “ma come fai a vedere al buio? Se non mi stessi tenendo per il braccio non saprei nemmeno dove sei.”
Senza aspettare risposta cominciò a sussurrare
“Piccola, dove sei? Segui la mia voce. Vieni qui.”
“Hai trovato Angel, ottima notizia.” disse lui senza scomporsi.
“Conosci questa bambina?” nel frattempo la manina si era stretta alla sua e lei aveva afferrato la piccola creatura con tutt’e due le mani nel timore di perderla in quel buio.
“E’ una lunga storia. Dovete uscire di qui.”
“Ma dai? Io non so come tu stia facendo, se hai degli occhiali infrarossi è la volta buona di offrirne un paio anche a me.”
“Purtroppo no. Vi porto io.”
Senza aggiungere altro si incamminò nell’oscurità trascinandosi dietro Valentina e la bambina.
Avevano fatto solo pochi passi quando una luce rossastra inondò il cunicolo che stavano percorrendo, dando modo alla donna di vedere cosa la circondasse.
La via di fuga che avevano scelto era molto larga, circa quattro metri, e il soffitto era a più di due metri oltre le loro teste.
Con disappunto notò che Michele non aveva nessuna visiera od occhiale futuristico ad infrarossi, corrugò la fronte guardandolo, ma la sua attenzione era rivolta altrove. Seguendo il suo sguardo vide ciò che non avrebbe mai voluto vedere. Ad una ventina di metri da loro c’era Luciano, o meglio la cosa che si era identificata come tale. Era lui ad emanare quella luce che le permetteva di vedere il suo corpo trasformato.
Era più alto di mezzo metro, aveva artigli al posto delle mani, che stringevano una mazza ferrata, e sotto il cappuccio erano ben visibili due occhi di brace incastonati in un candido teschio.
“Ma che roba è?” disse schifata Valentina, mentre afferrava e stringeva a se la piccola Angel.
“Eccovi qui” li apostrofò lui “ve ne stavate andando senza salutare?”
La voce sembrava uscire direttamente dall’Inferno e la donna ebbe un brivido di paura. Non avevano modo di sfuggirgli, finalmente aveva capito con cosa aveva avuto a che fare fino a quel momento. Demoni. Quella cosa era un demone.
Saperlo non l’avrebbe aiutata a salvare la sua vita. Si guardò indietro valutando l’opzione di correre a perdifiato per trovare una via di fuga, ma l’altra estremità del cunicolo era stata invasa dalle ombre.
“Siamo circondati sussurrò”
“Avrei proprio voluto evitare, Berith.” disse Michele rivolgendosi al demone.
“Lo conosci? Lo sapevo! Mi avete mentito, entrambi. Cioè da lui me lo aspetto” disse Valentina indicando il demone “ma tu? Aspetta. Se lui è un demone e tu lo conosci …” la donna fece qualche passo per allontanarsi da quello che fino a quel momento aveva considerato un uomo di cui fidarsi.
“Non essere sciocca” la rimbrottò lui, mentre estraeva dal nulla una splendida spada luminosa.
Valentina rimase a bocca aperta.
“Resta lì e non ti muovere” gli disse Michele, mentre si incamminava per accorciare le distanze tra lui ed il demone.
Era talmente allibita da quello che stava succedendo che non c’era necessità di intimargli di non muoversi
“Come se poi ci fosse qualche posto dove andare” borbottò ritraendosi verso il muro e portando la bambina con se.
Valentina dovette socchiudere gli occhi nel momento in cui Michele prese posizione a pochi metri dal demone, la luminosità rossastra sembrò nulla al confronto di quella emanata da lui. Sembrava che il sole stesso stesse sorgendo in quella caverna.
“Come ho già detto avrei preferito evitare lo scontro” disse Michele al suo avversario.
“Lo hai reso inevitabile nel momento in cui sei sceso in campo al suo fianco” rispose il demone indicando Valentina con la mazza ferrata.
“Non l’avrei mai lasciata sola contro di te, lo sai.”
“Avresti dovuto, non è affar tuo.”
“Lei è mia, è affar mio.”
Valentina inclinò la testa leggermente mentre corrugava la fronte.
“Scambio di battute interessanti, qualcuno mi dovrà una spiegazione se esco viva di qui.”
Michele si voltò verso di lei sorridendo.
“Non se, ma quando.” gli disse ammiccando e subito dopo partì alla carica.
Un suono assordante si propagò nella caverna quando le armi dei due contendenti si incrociarono e il terreno iniziò a tremare.

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Incontri
La fine
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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