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Licantropi nella Letteratura – Il Novecento

LICANTROPI NELLA LETTERATURA
Dalla Prima Guerra Mondiale a fine Novecento

The Door of the Unreal, di Gerald Biss (1919), apre la strada all’Età d’Oro della narrativa sui licantropi, divenendo presto un “classico” del genere, come Dracula di Stoker per quella sui vampiri, opera di certo usata come modello dall’autore per ricreare talune atmosfere. Osannato da Lovecraft nel saggio Supernatural Horror in Literature (1927) per l’abilità con cui tratteggia il tema della licantropia (da lui giudicato scontato), Biss nel romanzo narra di scomparse misteriosi nella contea del Sussex a cui la polizia non riesce a dare spiegazione. Il colpevole è il Dottor Wolff (un nome che è tutto un programma), un botanico tedesco che infatti è un licantropo.

The Interlopers, del già citato Munro, del 1919, è la storia di due uomini, rappresentanti di famiglie in lotta, che diventano amici grazie all’aiuto di alcuni mannari, personaggi positivi quindi.

The Undying Monster: A tale of the Fifth Dimension, romanzo dell’inglese Jessie Douglas Kerruish (1922) narra la storia della famiglia Hammand, perseguitata dalla maledizione della licantropia. Sarà la sensitiva Luna Bartendale a svelare l’identità del mostro. Il libro è stato pubblicato da Mondadori nel 1955 in “I romanzi di Urania” con il nome di Il mostro immortale.

Invaders from the Dark, romanzo di Greye La Spina (pubblicato in tre puntate sulla rivista Weird Tales nel 1925, poi edito in versione integrale nel 1960 per Arkham House) è ambientato nella Brooklyn degli anni Venti, in cui due donne si contendono l’amore di un uomo: una è Portia Differadale, la vedova di un occultista, l’altra è la principessa russa Tchernova, giovane e vigorosa licantropa. La scrittrice aveva già affrontato il tema licantropico nella novella “The Wolf of the Steppes”, inserito nella raccolta The Thrill Book del 1919, e tornerà sull’argomento.

Cover di Weird Tales - Lande Incantate

Cover di Weird Tales, Settembre 1927

Gli anni Venti e Trenta sono gli anni della rivista fantastica Weird Tales, signora dei pulp magazines, su cui tutti i talentuosi autori americani pubblicano almeno un racconto, un eccezionale laboratorio di idee che propone anche interessanti storie brevi sui licantropi. È improponibile nominarle tutte, dovendo per forza procedere per selezione.
Iniziamo con un classico, “The Hound”, racconto di Lovecraft (1924), in italiano noto come Il cane. Uno dei primi racconti dello scrittore di Providence sul Ciclo di Cthulhu, dove compare una grossa bestia assassina, “una sfinge dal volto semiumano”, di certo un’interessante variazione sul tema. Lovecraft tornerà sui licantropi nel sonetto “The Howler”, inserito nella raccolta poetica Fungi from Yuggoth, e in Psychopompos, un lungo poema, pubblicato sul numero di settembre 1937 di Weird Tales, poco dopo la morte dell’autore, che mostra un malvagio barone medievale terrorizzare i propri vassalli assumendo forma di un grosso lupo violento.

Tra i grandi autori che si sono cimentati con la narrativa licantropica, annoveriamo Robert Ervin Howard, il prolifico creatore di Conan il Barbaro e Solomone Kane, che dedica ai licantropi “In the forest of Villefere”, pubblicato sul numero di agosto 1925 di Weird Tales, con protagonista De Montour, uno spadaccino che incontra un licantropo particolare nelle foreste francesi, che indossa infatti una maschera per coprire le sue forme da lupo. Lo spadaccino ha la meglio, ma, come apprendiamo nel racconto che fa da seguito, “Wolfshead”, dell’aprile 1926, rimane infettato nella precedente avventura e quindi adesso il protagonista da uomo passa a licantropo.

The Werewolf of Ponkert” (1925) di Harold Wanner Munn, raccoglie una sfida lanciata da Lovecraft, che lamentava l’assenza di una pietra miliare come Dracula nella letteratura sui licantropi. Munn ambienta il suo racconto nell’Ungheria del XIV secolo, dove vive il langravio Wladislaw Brenrk, costretto da un essere demoniaco a divenire un licantropo e a compiere varie nefandezze, tra cui uccidere la moglie. Il racconto ebbe un grande successo al punto da dare vita a una serie, in seguito chiamata Tales of the Werewolf Clan, che non riguarda solo licantropi ma anche alieni e streghe, in una storia che va dall’antica Babilonia al presente.

Anche Seabury Quinn si cimenta con il genere, con vari racconti: “The Blood-Flower”, del 1927, ha come protagonista l’investigatore dell’occulto Jules De Grandin (un Dylan Dog dell’epoca). L’originalità del racconto consiste nell’individuare in un fiore malefico l’elemento scatenante della licantropia in coloro che lo annusano. Nel caso specifico è una donna a mutare in licantropo dopo che un uomo glielo ha offerto, non per cattiveria bensì per vincere la solitudine della sua condizione e trovare una compagna. Dello stesso autore, e con lo stesso investigatore protagonista, i racconti “Daughter in the Moonlight” e “The Wolf of St. Bonnot” (del 1930), e poi “The Thing in the Fog”, del 1933.

Placide’s Wife” è un racconto di Kirk Mashburn con protagonista la licantropa sexy Nita Nuboin. Una curiosità: sulla cover di Weird Tales del Novembre 1931, su cui apparve, viene presentata come una storia di vampiri. Nel seguito, “The Last of Placid’s Wife” (1932), Nita ha un branco di mannari al suo servizio.

The Beast of Averoigne”, racconto con cui Clark Ashton Smith nel 1932 offre la sua versione personalizzata della leggenda della bestia del Gevaudan. Il licantropo rappresenta, per Smith, la figura simbolo della paura per l’ignoto celato dentro le foreste. L’Averoigne è una provincia francese inventata dall’autore e in cui ha ambientato numerose storie.

Averoigne (Clark Ashton Smith) - Lande Incantate

Averoigne (Clark Ashton Smith)

Ritornerà in “The Enchantress of Sylaire” (pubblicato sul numero di luglio 1941 di Weird Tales) con protagonista l’incantatrice Sephora.

Nel racconto “The Devil’s Pool” (1932), Greye La Spina ci mostra un pozzo malefico (o miracoloso) che trasforma in licantropi coloro che vi cadono dentro.

In “No Eye Witness”, racconto del 1932 dello scrittore e diacono episcopale Henry St. Clair Whitehead, uno scienziato inventa una macchina che permette di assistere ad avvenimenti passati e si trova a osservare l’origine del mito della licantropia. L’autore aveva già accennato il tema in “Jumbee”, apparso su Weird Tales nel settembre 1926, ispirato al folklore caraibico, in cui una vecchia strega diventa un pericoloso cane mortale. A questo fenomeno Whitehead dà il nome di “canicantropia”.

The Woman at Loon Point”, racconto del Dicembre 1936 di August Derleth e Mark Schorer, è interessante perché viene avanzata per la prima volta la possibilità concreta di resistere al maleficio. Il protagonista infatti, morso da un licantropo e quindi costretto a divenirlo, ordina alla sorella di incatenarlo in modo da non farlo andare ad uccidere nessuno.

The Wolf-Girl of Josselin”, racconto di Arlton Eadie pubblicato su Weird Tales nell’agosto 1938, è ambientato in un villaggio in Cornovaglia, Josselin appunto, dove le ragazze sono dei licantropi.

The Hound of Pedro”, racconto di Robert Bloch del 1938, ambientato in Messico durante la dominazione spagnola con protagonista il tirannico Black Pedro Dominguez, un jefe che guida una banda di bandidos a vessare i nativi della zona. Un giorno Pedro stringe un patto con il diavolo, che lo trasforma in licantropo (un licantropo con connotazioni vampiresche in quanto è costretto a bere il sangue di giovani donne). Bloch tornerà a parlare di licantropi in “Nursemaid to Nightmares”, del novembre 1942, in cui un uomo incontra un licantropo e altre creature mitiche riunite nello zoo privato di un personaggio eccentrico; in “The Bogey Man will get you”, racconto pubblicato nel marzo 1946 su Weird Tales, che mette in mostra una ragazza angosciata dalla prospettiva che il suo vicino di casa sia un vampiro mentre in realtà è soltanto un licantropo; e in “Flowers from the moon”, dove propone un’originale causa della licantropia: pericolosi fiori lunari.

Altre storie su licantropi apparse su Weird Tales negli anni Trenta, indicate per gli appassionati del genere, sono: “Silver Bullets”, dell’aprile 1930, di Jeremy Ellis; “The House of the Golden Eyes”, del settembre 1930, di Theda Kenyon; “In the triangle”, del gennaio 1934, di Howard Wandrei, e “The Werewolf’s Howl”, del dicembre 1934, di Brooke Byrne. Weird Tales pubblica anche una versione rifiutata di “The Wolf Leader” di Alexandre Dumas padre, dividendola in otto parti dall’estate 1931 al marzo 1932. Da ricordare anche “Wolves of Darkness”, dello statunitense Jack Williamson, uscito nel 1932 su Strange Tales of Mystery and Terror, la rivista rivale di Weird Tales, in cui viene data una spiegazione pseudoscientifica della licantropia, causata da alieni che, nel tentativo di dominare il nostro mondo, infettano le coscienze di alcuni uomini, mutandoli in bestie.

The werewolf in Paris - Lande Incantate

The werewolf of Paris, romanzo di Guy Endore

Nel 1933 escono due opere chiave per la letteratura licantropica: il saggio The Werewolf, del reverendo inglese Montague Summers (1933), già autore di due trattati sui vampiri e della traduzione del Malleus Maleficarum; e il romanzo horror The Werewolf of Paris, di Guy Endore del 1933 (in italiano: Il lupo mannaro di Parigi) che narra le vicende di Bertrand Caillet nel contesto della guerra franco-prussiana del 1870-71: il personaggio è ispirato a Francois Bertrand, un necrofilo sergente di Parigi dell’Ottocento, accusato di scoperchiare tombe per divorare la carne e bere il sangue delle salme appena sepolte: durante il suo processo dichiarò esplicitamente di essersi mutato in lupo nel commettere i crimini.

Il ’33 è anche l’anno di The Hound of Death and Other Stories (1933), antologia di dodici racconti di Agatha Christie incentrati sul sovrannaturali, tra cui alcuni sui licantropi. In Italia sono arrivati solo nel 1982 con il titolo: Il segugio della morte.

Tra gli altri romanzi degli anni Trenta, da ricordare alcuni thriller licantropici, come Fingers of Fear, del 1937, di J. U. Nicolson, dove gli abitanti di una magione soffrono di una forma di pseudo-licantropia omicida, e Grey Shapes, di Jack Mann, che vede l’investigatore Gregory George Gordon Green indagare su degli omicidi condotti da creature simili a lupi, che scopre essere licantropi centenari. Gli autori quindi non si accontentano più di una storia di orrore o fantasia, ma iniziano a mescolare i generi.

Il figlio della notte - Lande Incantate

Il figlio della notte, di Jack Williamson

Negli anni ’40 escono alcuni capolavori della letteratura licantropica, che propone storie più originali, a tratti bizzarre. Già con The Werewolf of the Sahara, di G. G. Pendarves (pseudonimo della scrittrice Gladys Gordon Trenery) del 1936, arrivano le prime variazioni sul tema: qui abbiamo un avventuriero svedese che diventa un licantropo nel deserto del Sahara grazie alla magia nera, non di una strega, bensì di un potente sceicco. Ma il caso più eclatante è quello di Darker than you think, romanzo di Jack Williamson, apparso per la prima volta nel 1940 sulla rivista Unknown e 1948 (in italiano è noto come Il figlio della notte): qua i licantropi sono una vera e propria razza, l’Homo Lycanthropus, sconfitta dall’Homo Sapiens in un’era antica. Hanno continuato a riprodursi di nascosto, nonostante i tentativi dell’uomo di sterminarli (come durante la caccia alle streghe), e aspettano l’avvento del Figlio della Notte, che li guiderà alla supremazia.

Sì, Barbee. Tu sei uno dei nostri. Il più potente che abbiamo generato, perché tu fossi la nostra guida. Tu sei colui che noi chiamiamo il Figlio della notte.
(Estratto dal romanzo)

Altro capolavoro dell’epoca è The White Wolf, romanzo di Franklin Gregory (1941): la protagonista è la giovane Sara de Camp d’Avesens che viene coinvolta in un culto satanico, trasformandosi poi in un grosso e feroce lupo bianco.

The Compleat Werefolf, di Anthony Boucher (1942), mescola elementi sovrannaturali a una tradizionale struttura di storia investigativa. Il professor Wolfe Wolf incontra il mago Ozymandias che gli dice di essere un licantropo e gli insegna alcune parole con cui potrà mutare in lupo, e viceversa. Da lì iniziano varie vicende, che coinvolgono Wolf in un’investigazione.

The compleat werewolf - Lande Incantate

The compleat werewolf, di Anthony Boucher

Tornando ai racconti usciti su riviste, ricordiamo “The Gentle Werewolf”, di Seabury Quinn, pubblicato su Weird Tales 1940, slegato dal ciclo di De Grandin, in cui una fanciulla viene mutata in licantropo da una strega cattiva e costretta a seguire il suo amato, cavaliere in Terra Santa. “The Hound”, racconto del novembre 1942 in cui Fritz Leiber descrive la figura del licantropo come una creatura d’ombra, che sembra un lupo sebbene non sia possibile definirlo con certezza. È un fantasma, nato dall’inconscio della vittima, che prende sembianze di carne e sangue.

Manly Banister pubblica ben quattro storie di licantropi su Weird Tales negli anni Quaranta: “Satan’s Bondage” (settembre 1942), una storia western di licantropi; “Devil dog” del luglio 1945 (che collega la trasformazione in e da licantropi al bagnarsi in una determinata corrente d’acqua), “Loup-garou” (maggio 1947) e “Eena” (settembre 1947).

In “Beast of Island” (Strange Stories, ottobre 1940), Paul Selonke mette in mano al suo eroe una pistola che spara non proiettili d’argento bensì crocifissi d’argento. Il protagonista di “The Phantom Pistol”, di Carl Jacobi (Weird Tales, maggio 1941) possiede una pistola espressamente fabbricata per uccidere licantropi; infine in “The Seal of Sin” di Henry Kuttner (Strange Stories, agosto 1940), un anello con il sigillo di re Salomone dà il potere di reclutare una banda di seguaci lupini.

Il romanzo breve There Shall be No Darkness, dell’americano James Blish, inaugura gli anni Cinquanta cercando di spiegare scientificamente il fenomeno della licantropia: Jan Jarmoskowski, pianista polacco che vive in una remota comunità montana, è infatti un licantropo la cui trasformazione, studiata dallo scienziato Carl Lungdren, è scatenata dalla ghiandola pineale. Lo stesso scienziato suggerisce l’uso di aconito e argento per difendersi dal mostro.

Con “The Ambassadors”, di Anthony Boucher (del 1952, negli anni affascinati dalla “corsa allo spazio”), i licantropi diventano plenipotenziari terrestri su altri pianeti. Tra i racconti brevi, da segnalare “A prophecy of Monsters”, di Clark Ashton Smith, uscito nel numero di ottobre 1954 della rivista The Magazine of Fantasy & Science Fiction e ambientato nel ventunesimo secolo in cui vampiri e licantropi fronteggiano degli androidi. “Wolves don’t Cry”, efficace racconto dello scrittore e illusionista statunitense Bruce Elliott, pubblicato per la prima volta in The Magazine of Fantasy and Science Fiction, 1954, è una storia di licantropia rovesciata, in quanto un lupo di uno zoo un giorno si ritrova umano e deve quindi cercare un libro magico per tornare in forma animale. In “Night Drive”, di Will F. Jenkins (1950), un licantropo autostoppista attacca le donne che gli danno un passaggio.

È del 1958 invece l’antologia Nine Horrors and a Dream, dell’americano Joseph Payne Brennan, contenente anche alcuni racconti sui lupi mannari.

Gli anni Sessanta sono un po’ morti per la letteratura licantropica, con solo due opere significative: “Le Galoup”, del francese Claude Seignolle (1960), appartenente al “Ciclo delle Maledizioni”, racconta di un mannaro, mezzo uomo e mezzo bestia, che vive un’esistenza divisa in due; e The Werewolf Principle, romanzo di fantascienza di Clifford D. Simak, del 1967, in cui il protagonista, Andrew Blake, scopre che due personalità aliene convivono dentro di lui, un computer biologico e una razza simil-lupesca.

Tra i racconti da segnalare “Pia!” di Dale C. Donaldson (apparsa su Coven 13, del novembre 1969) e “The hunter” di David F. Case (1969).

Prosegue il filone fantascientifico il romanzo Operation Chaos, di Poul Anderson del 1971 (edito in italiano come Operazione Caos, Operazione Ifrit o Operazione Salamandra): ambientato in un universo alternativo, ha come protagonisti il licantropo Steven Matuchek e la strega Virginia che devono combattere il nemico degli Stati Uniti, un potente califfato islamico, e la loro arma segreta: un demone.

Uno dei più grandi successi commerciali di narrativa licantropica è The Howling (titolo italiano: L’ululato), romanzo di Gary Brander (1977), seguito da The Howling II (1979) e The Howling III: Echoes (1985): la protagonista, Karyn Beatty, si trasferisce in un villaggio di montagna californiano, popolato da licantropi che trasformano il marito (mordendolo) e poi le danno la caccia. Si salva con l’aiuto di un amico, Chris Halloran (un novello Van Helsing), che spara ai licantropi con un fucile caricato con pallottole d’argento.

The Howling - Lande Incantate

Locandina del film “The Howling”, tratto dall’omonimo romanzo di Gary Brander

Da segnalare anche il romanzo The Nightwalker, di Thomas Tessier (1979), caratterizzato da un taglio horror molto psicologico, in cui il protagonista, Bobby Ives, giovane americano veterano del Vietnam, inizia a capire che qualcosa gli sta accadendo, posseduto dall’irrefrenabile desiderio di fare del male fisico agli altri, per poi avere la conferma di essere un licantropo. Apprezzatissimo da Stephen King che lo definì il miglior romanzo sui licantropi degli ultimi vent’anni.

Un lupo mannaro è presente anche in Die unendliche Geschichte (in italiano: La storia infinita) di Michael Ende (1979), con il nome di Mork: è una creatura negativa, nata dall’ombra, con il compito di fermare l’eroe Atreju.

Capolavoro degli anni Settanta è The Wolfen, romanzo d’esordio dello statunitense Whitley Strieber (1978): narra di una razza di intelligenti esseri umani “i Wolfen”, discendenti dai lupi, che si aggirano per New York. Tra l’altro, il romanzo alterna il punto di vista degli umani con quello dei Wolfen, come se l’autore volesse dare loro pari dignità. Da fine anni ’70 emerge infatti un lato simpatizzante per i licantropi, accompagnato e anche stimolato dallo spirito ecologista che mira a proteggere i lupi, riducendone l’abbattimento e il potenziale rischio di estinzione. Lo stesso autore, nel 1991, in piena ondata ambientalista, scrive The Wild, in cui il licantropo è un medium per portare l’intelligenza umana e lo spirito di nuovo alla natura.

Chiudono il decennio i racconti “The Werewolf” e “The Company of Wolves” di Angela Carter (in Italia: Il lupo mannaro) inseriti nell’antologia The Bloody Chamber, della stessa autrice: rielaborazioni della celebre favola di Cappuccetto Rosso; nel primo il lupo mannaro è la nonna.

Gli anni Ottanta si aprono con Lycanthia or the Children of the Wolves, romanzo della scrittrice inglese Tanith Lee (1981): il protagonista, Christian, sta morendo per una malattia non curabile, così si trasferisce in una magione in Francia dove dire addio alla vita in solitudine, ma qua si imbatte in due licantropi, madre e figlio, perseguitati dagli abitanti del vicino villaggio.

Cycle of the Werewolf (1983) è l’unico romanzo (breve) sui licantropi scritto dal maestro dell’horror Stephen King (in italiano: Unico indizio la luna piena), che propone una vicenda classica, sfruttando tre ben noti topoi: la trasformazione durante la luna piena, la furia bestiale e assassina che invade il licantropo e l’uccisione tramite pallottole d’argento. Non viene spiegato come l’uomo sia diventato lupo mannaro, forse a causa di una maledizione.

Cycle of the werewolf - Lande Incantate

Cycle of the werewolf, di Stephen King

Escono alcune antologie licantropiche, tra cui Notte di luna piena, curata da Domenico Cammarata, e I signori dei lupi, curata da Gianni Pilo (1988). Chiudono gli anni Ottanta il romanzo Moon Dance (1989), scritto dal compositore e scrittore thailandese S. P. Somtow, che narra del figlio illegittimo del conte von Bachl-Wolfing, leader di un branco di licantropi viennesi che, a fine Ottocento, decidono di emigrare in Dakota alla ricerca di terre libere e selvagge; e The Wolf’s Hour (1989), di Robert McCammon, una spy story ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, con protagonista Michael Gallatin, un abilissimo agente segreto al servizio del governo inglese, un appassionato amante e un licantropo (divenuto tale in quanto morso da un licantropo).

Agli inizi degli anni Novanta escono i primi libri del ciclo The Vampire Diaries, giunta alla ribalta, in tempi recenti, con la popolare serie tv tratta dai romanzi. Lisa J. Smith in The Vampire Diaries: Dark Reunion, del 1992, introduce il concetto di gene della licantropia, presente in alcuni individui, ereditato dai genitori, che può essere attivato quando il portatore del genere uccide qualcuno. Tyler, infatti, viene informato da Klaus di possedere questo potere latente e aiutato ad attivarlo uccidendo qualcuno. È inoltre possibile diventare licantropi tramite il morso da parte di un mannaro.

La trasformazione tramite morso viene ripresa anche in un romanzo della serie Goosebumps (in italiano: Piccoli Brividi): The Werewolf of Fever Swamp (in Italia: Il lupo della palude), scritto da R. L. Stine nel 1993. L’autore torna sul tema anche in seguito con Werewolf skin (1997), The Werewolf in the Living Room (1999) e Full Moon Fever (1999).

Il lupo della palude, di R. L. Stine - Lande Incantate

Il lupo della palude, di R. L. Stine

Ricca produzione di racconti sui licantropi e di antologie. Qualche titolo: Mal di luna – Racconti di lupi mannari (1994), curata da Gianni Pilo e Sebastiano Fusco, curatori anche della monumentale Storie di lupi mannari, che raccoglie racconti di famosi autori dall’Antichità al Novecento. In America esce The Ultimate Werewolf, nel 1994, antologia a cura di Byron Preiss (in Italia: Il ritorno dell’uomo lupo).

Tornando ai romanzi, nel 1996 esce Prince of Wolves, di Susan Krinard (in Italia: Il principe dei lupi), un paranormal romance che vede Joelle Randall raggiungere la Columbia Britannica, per cercare notizie sulla morte dei genitori, e incontrare il misterioso Luke Gevaudan (un nome che è tutto un programma), mentre nel 1997 è la volta del romanzo Blood and Chocolate, di Annette Curtis Klause, una commedia romantica per young adults in cui la protagonista è una licantropa, Vivian, appartenente alla specie Homo Lupis, che si innamora di Aiden, un meat-boy, ovvero un semplice umano da pasto.

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Licantropi nella Letteratura - Dall'Antichità alla Prima Guerra Mondiale
Licantropi nella letteratura - Il ventunesimo secolo
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