Le razze

Il fantasy si è sempre caratterizzato per la presenza di razze diverse che combattono o si alleano tra loro, creando così un mondo incredibilmente più vario rispetto a quello reale. In quanto il capostipite del genere è stato Tolkien, e lui a propria volta si era ispirato alla mitologia norrena, il fantasy classico è nato e cresciuto intorno a una triade di razze “principali”: uomini, nani ed elfi. A queste si sono aggiunte orchi e goblin (di solito avversari, ma non necessariamente) e, con il tempo, più o meno tutte le creature mitologiche hanno fatto qualche comparsata in romanzi, film e ambientazioni fantasy.

Con l’impennarsi dell’attenzione sul fantasy e il conseguente aumento di opere di questo genere, è stata però inevitabile l’apparizione di innumerevoli mondi letterari che hanno ridotto di molto le possibilità di “innovazione” per un giovane autore.
Per dirla in modo più banale: siccome negli ultimi anni sono stati pubblicati chili di libri, la possibilità di inventare un mondo con razze particolari si è notevolmente ridotta. Dalle mitologie di tutti i paesi del mondo sono stati derubati tutti i mostri e le bestie immaginabili. Ormai, qualsiasi creatura vogliate inserire nella vostra storia, difficilmente potrà apparire come una novità.

Le soluzioni a questo dilemma sono due ed entrambe abbastanza ovvie.
La prima è quella di non inserire niente di nuovo, ma utilizzare tutte le creature mitologiche che sono state utilizzate già milioni di volte. Questa possibilità però presenta subito il proprio problema: ad ogni istante rischierete di rendere la vostra ambientazione una brutta copia di quelle degli autori famosi. Scrivere un fantasy con uomini, nani ed elfi è un bel rischio, poiché in partenza apparirà come l’ennesima fotocopia tolkieniana (e di fotocopie tolkieniane ormai è pieno il mondo). Se deciderete di intraprendere questa strada sarà fondamentale puntare su qualche altro elemento di forte innovazione per far distinguere la vostra opera da tutte le altre. Ad esempio: dovrete creare una trama molto diversa dalle “solite”, oppure dovrete scombussolare tutti i cliché delle razze classiche, o sarà necessario capovolgere le aspettative del lettore in qualche modo, eccetera eccetera.
In conclusione: usare le razze classiche farà apparire la vostra storia come “una delle tante”. Starà a voi decidere in che modo differenziarvi e salvarvi da questa brutta possibilità.
Se invece volete inserire tante razze soltanto perché secondo voi “nel fantasy si fa così”, ma non ne avete reale necessità, allora vi consiglio di usare soltanto gli umani. Aggiungere luoghi comuni tanto per aggiungerli non potrà mai andare a vostro vantaggio.

La seconda possibilità consiste invece nel creare da zero delle razze nuove, inventate da voi e, di conseguenza, mai utilizzate prima.
Questa possibilità potrà essere interessante, se ben gestita, poiché andrà a plasmare un mondo variegato, ma in modo diverso dal solito. Al contempo, però, dovrete anche fare attenzione a non riempire la trama di umanoidi strani, poiché il rischio “Star Wars” è dietro l’angolo. Se aggiungerete tonnellate di strani esseri senza dare loro una chiara distinzione razziale, come invece avviene nel fantasy, darete la sensazione al lettore di trovarsi in una qualche ambientazione fantascientifica in cui arrivano creature da tutto l’universo. In un singolo mondo fantasy sarebbe invece più sensato inserire poche razze molto caratterizzate.
Anche in questo caso però l’avvertimento conclusivo è il medesimo della prima possibilità: non inserite razze soltanto per il gusto di farlo. Ogni aggiunta deve essere motivata, logica o quantomeno utile ai fini della trama. Inserire dieci razze assurde e poi utilizzarne soltanto un paio significa confondere il lettore. Se inventate dieci razze, usatele tutte e dieci per la vostra storia.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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2 Comments

  1. Bell’articolo! Io posso dire la mia piccola esperienza personale. In “Homeron Etark” ho e sto dando vita al popolo degli etark. Poiché il mio approccio al fantasy non è tipico, nel Libro Primo ho deciso di fornire solo i dettagli necessari a distinguerli dagli umani, senza avere pretesa di coinvolgere lettrici e lettori solo puntando su questo aspetto (la nuova razza). Al Libro Secondo dedico invece l’approfondimento di quest’aspetto, una volta che i personaggi e la storia sono stati avviati. Poi, per chi proprio non sa attendere, ho realizzato un enciclopedia che tratta nero su bianco questo nuovo popolo. Ma questo è un altro discorso! I riscontri sul romanzo sono stati molto positivi (spero lo sarà anche il vostro, Lande Incantate!) e, sottolineando che si tratta solo della mia umile piccola esperienza, quoto in pieno l’autore dell’articolo: non azzardare e non riempire troppo di novità, e non essere frettolosi nell’esposizione delle “caratteristiche” del popolo. Come ogni cosa, i tratti caratteristici sono interessanti da scoprire col tempo (o con lo scorrere delle pagine, in questo caso).

    • avatar Andrea Micalone ha detto:

      Ti ringrazio Francesco.
      Sì, nel romanzo in generale (e in particolare nel fantasy) è bene sempre far emergere i dettagli con il tempo e non riversare sul lettore pagine e pagine di spiegazioni. Inoltre quella di creare appendici in cui approfondire gli elementi è un buon modo per lasciare materiale soltanto a quei lettori che hanno voglia di scoprire ogni piccolo particolare.

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