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L’Arma – seconda parte

Aprì gli occhi e vide il soffitto della sua stanza, che era ormai diventato familiare, si stiracchiò e scese dal letto.
“Programma della giornata” sussurrò
Dopo essere stata in terapia assidua con la psicologa per il primo mese, avevano stabilito che quella routine di chiedersi e concentrarsi sul programma della giornata era fondamentale per non farla cadere nel vortice della paranoia.
Andò in bagno mentre rimuginava sulle faccende che doveva sbrigare, piccole cose, aveva detto la dottoressa, concentrati sulle piccole cose, un passo alla volta. E lei faceva così.
Alzarsi, andare in bagno, lavarsi, scendere a fare colazione, andare in biblioteca.
Ripeteva questa frase da talmente tanti giorni che ormai se la canticchiava nella mente.
Secondo la dottoressa era un grosso passo in avanti, lei non ne era altrettanto sicura.
Non era il giorno che la terrorizzava.
Era la notte.
Aveva studiato molto e ormai conosceva i vampiri meglio di quanto loro conoscessero se stessi. Sapeva perfettamente che si nutrono esclusivamente di sangue, possono spostarsi di giorno con molta fatica, di notte hanno tutti i loro poteri. Non bisogna guardarli negli occhi, non attirare la loro attenzione. Anche questa era una litania che continuava a ripetersi.
Sapeva che l’interesse di quei mostri era in genere allettata da persone appariscenti, intriganti, quello che lei era stata nella vecchia vita. A volte rivedeva quegli anni passati come le scene di un film la cui protagonista le assomigliava un po’, ma era lontana da lei anni luce. Feste, vestiti alla moda, flirt con uomini ambiziosi e con cospicui conti in banca, viaggi e lusso.
Ora vestiva abiti di una taglia più grande, teneva i capelli raccolti ed evitava tutti.
Quando guardò la porta un leggero sorriso si dipinse sul suo viso. Da quando aveva incontrato Chamy quel giorno in biblioteca, lei non mancava di farle trovare un biglietto sotto la porta ogni mattina.
All’inizio questo l’aveva sconvolta, ma ora le sembrava una cosa così carina e la mancanza di quel piccolo pezzo di carta l’avrebbe incupita.
Lo raccolse e lo aprì.
Come al solito poche parole.
Il buongiorno, il luogo dove sarebbe stata se lei avesse voluto incontrarla e un disegnino di un angioletto che faceva la linguaccia.
Ad Amber sfuggì una risatina, prese il biglietto e lo conservò nel suo diario in cui finora aveva scritto solo dei mostri che le tormentavano la mente.
Inspirò profondamente e decise che quel giorno sarebbe andata da lei.

La trovò esattamente dove aveva detto che sarebbe stata, sull’ultima panchina del giardino ovest, era uno dei posti più belli di tutto il palazzo perché c’erano le rose e alti alberi dalle foglie verde bottiglia che lei non aveva mai visto prima della sua venuta in quel posto. All’inizio del suo percorso nella nuova vita, era uno dei pochi posti in cui si sentiva bene.
Chamy era seduta con le gambe incrociate e le mani dietro la nuca, intenta ad osservare le fronde, non si volse quando la sentì arrivare e nemmeno quando si sedette accanto a lei.
Indossava dei jeans sbiaditi e un maglione color turchese, a guardarla così non sembrava per nulla un angelo.
“Sono felice che tu sia venuta” disse dopo qualche minuto.
“Ho pensato che se non lo avessi fatto mi avresti riempito la stanza di bigliettini” rispose con un mezzo sorriso.
L’angelo rise.
“Possibile”
Rimasero a fissare le fronde agitate dal vento, era Inverno, ma in quella parte del mondo la temperatura non scendeva mai abbastanza da battere i denti. Il sole era alto nel cielo e i suoi raggi emanavano un caldo tepore.
“Sono veramente dispiaciuta per la tua disavventura”
Per Amber fu una doccia fredda, ricordare le faceva male.
“Saremmo dovuti venire prima da te, avremmo dovuto evitarti questo” riprese l’angelo.
Quelle parole misero lo sconcerto nella mente della donna, spazzando completamente via i ricordi ed il terrore.
“In che senso?” chiese
“Non posso spiegarti tutto, ci sarà tempo e luogo e non devo essere io, ma sappi che ti dobbiamo delle scuse e faremo in modo che non ti capiti più nulla”
Chamy si era girata e la guardava dritta negli occhi, seria.
“O….ok, ma …” rispose quasi balbettando.
Aveva la certezza che quella era una promessa solenne a cui l’angelo non sarebbe mai venuto meno e questo la colmò di gratitudine.
Poco importava il resto.
Sapere che ci sarebbe stato sempre qualcuno a proteggerla era un balsamo per le sue ferite.
Certo, alla Setta in molti glielo avevano detto, ma non in questo modo, con la convinzione che leggeva in quegli occhi color dell’ambra.
“Per tutto il resto, non devi preoccuparti” era tornata a guardare le fronde “ti va di andare a fare un po’ di shopping?”
Amber corrugò la fronte
“Shopping?”
“Si” disse lei alzandosi “adoro il mondo degli umani, soprattutto scarpe e vestiti, ah anche le borse ovviamente!” disse strizzandole l’occhio.
“Immagino che in queste cose, che sia un angelo o una donna, non c’è molta differenza” rispose Amber ridendo.
“Già!”
Si scambiarono un sorriso complice.
“Va bene, ma io” disse titubante Amber mentre si alzava “si, insomma, io non sono mai uscita da qui negli ultimi due mesi”
“No? Questo è molto grave, dobbiamo rimediare!” rispose l’angelo sorridendole
Amber rispose al sorriso e si incamminarono verso l’edificio centrale del palazzo, doveva passare dalla sua stanza a prendere la sua borsa con la carta di credito che le aveva dato la Setta e che lei non aveva mai utilizzato.
Fino a quel momento la sua dottoressa si era presa l’incombenza di farle avere i vestiti e quello che le serviva.
L’idea di poter uscire da lì in tutta sicurezza la faceva stare bene, d’altronde chi avrebbe mai potuto fare del male ad un angelo?

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L'Arma
L'Arma - terza parte
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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