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L’Arma – quarta parte

Amber rimase a guardarli fino a quando non sparirono nel cielo azzurro.
“Andiamo”
Quella voce per poco non la fece saltare. Spaventata si volse verso l’angelo rimasto che aveva preso sembianze umane. Non riusciva ad alzarsi dalla posizione in cui si era accovacciata, si sentiva stordita, impaurita e un’altra moltitudine di emozioni che non sapeva ben definire. Ma sopra a tutte, guardando quegli occhi neri e profondi, ce n’era una che la scombussolava oltre tutte. Non riusciva a definirla, aveva l’impressione di averlo già visto, e dentro il suo animo si agitava un misto di odio e amore, repulsione e attrazione.
L’angelo si passò una mano tra i capelli e sospirò.
“Immagino che tu ti senta alquanto confusa” disse “ma ci sarà un tempo ed un luogo in cui potremo parlare, ma ora” indicò con un cenno della mano il cerchio di fumo intorno a loro che man mano si dileguava “dobbiamo proprio andare”.
Imbambolata accettò la mano che lui le porgeva e si alzò. Il suono delle sirene ormai vicine la riscosse e senza pensarci due volte si diresse con lui verso il Tempio D’Oro.

Erano passati due giorni dall’attacco che l’aveva coinvolta. I Servizi di Occultamento della Setta avevano lavorato incessantemente, e sui media era passata la notizia di un attentato terroristico al Tempio per la presenza di alcune autorità sotto copertura, in visita quel giorno.
Non aveva ancora ricevuto notizie di Chamy, anche se lo aveva chiesto a tutti quelli che Comando Maggiore. Nessuno sapeva dirle niente. Il misterioso angelo, che non le aveva neanche detto il nome, continuava a vegliare su di lei, ma da lontano.
Lo scorgeva mentre si dirigeva alla biblioteca, in mensa e al dormitorio, ma ogni volta che tentava di parlargli lui scompariva.
Era frustrante, soprattutto perché gli incubi continuavano a perseguitarla, ma avevano un tenore diverso, non era più l’estenuante e terribile corsa nel bosco ad affliggerla, ma i demoni che trafiggevano Chamy uccidendola.
Si disse che aveva fatto un passo in avanti, dai vampiri ai demoni, ma la cosa non la confortava neanche un po’.
Il terzo giorno, al suo risveglio trovò uno dei soliti bigliettini di Chamy sotto la porta.
In tutta fretta e senza neanche fare colazione si precipitò al luogo dell’appuntamento e appena la vide le gettò le braccia al collo e si mise a piangere come una bambina.
“Ehi, ehi! Guarda che sono ancora in convalescenza!” disse ridendo l’angelo.
“Scusa!” disse lei staccandosi “ti ho fatto male?”
Chamy rideva
“Assolutamente no, e ora asciuga quelle lacrime, come vedi non mi si ammazza tanto facilmente!” le disse strizzandogli l’occhio.
Amber si asciugò il viso con la manica e solo allora si accorse che c’era anche l’altro angelo, seduto su uno dei rami dell’albero sotto il quale le aveva dato appuntamento Chamy.
Imbarazzata abbassò lo sguardo.
Chamy le accarezzò la testa come si può fare ad un cucciolo.
“Grazie per il bentornato” le disse sorridendo “immagino che quello scorbutico di mio fratello non ti abbia detto niente”
Lei fece di no con la testa e sentì l’angelo sospirare.
“Azy devo fare sempre tutto io, vero?”
Il fratello non rispose, Amber si volse nuovamente verso di lui e vide che avevo lo sguardo perso nel vuoto.
“Vieni, sediamoci, sarà una chiacchierata lunga” le disse indicando il prato.
Chamy si mise a giocherellare con uno stelo d’erba.
“E’ arrivato il momento che tu sappia, ma per farti comprendere appieno comincerò dall’inizio.” disse continuando a guardare quello che aveva in mano.
Amber era parecchio tesa, aveva voluto tanto delle risposte, ma quasi aveva il timore di sapere. Tirò le ginocchia al petto e vi ci appoggiò il mento, in attesa del racconto.
“Moltissimo tempo fa gli angeli videro la creazione della razza umana, e se ne innamorarono. Ricevettero il compito di essere i loro protettori, ma a quel tempo non c’erano pericoli per cui fosse necessario il loro intervento.” Portò lo sguardo sul cielo come se vi potesse leggere la storia “poi venne il giorno in cui il pericolo arrivò, un angelo geloso dell’amore per gli umani si ribellò, portando dalla sua parte alcuni di noi. Furono banditi e divennero preda delle loro emozioni più buie, diventando demoni. Crearono altre razze, e altre furono create da noi per mantenere l’equilibrio. La guerra fra le due fazioni diventò sempre più cruenta.”
Chamy si volse verso Amber
“Una volta noi non avevamo armi, bastavano i nostri poteri a proteggervi, la nostra magia, a volte solo la nostra presenza. Poi i demoni crearono le loro armi dalle anime più nere delle creature defunte, anche da umani. Anime che decidevano di loro aiutarli nella guerra, loro riuscirono ad imbrigliare quelle anime sotto forma di armi. Così anche noi fummo costretti ad armarci.”
Si fermò a guardare suo fratello, ma lui non sembrava voler partecipare al discorso.
L’angelo scosse la testa e tornò con lo sguardo al suo stelo d’erba.
“Le nostre armi sono vive, anime che decidono spontaneamente di donare la loro forza a noi. Nasce così un legame molto forte tra anima e angelo, forgiato da mille battaglie.”
Spostò lo sguardo su Amber come a chiedere se aveva capito e lei annuì.
“Ti ho visto parlare con la tua arma quando eravamo lì l’altro giorno” le disse
Chamy sorrise ed annuì.
“Io e Solange siamo insieme da seimila anni, lei mi protegge ed io proteggo lei. Un angelo una volta” disse prendendo fiato “scese sulla terra a controllare gli umani, era un angelo particolare, lo chiamavano l’angelo della morte perché aveva il dono di portare i defunti fino all’aldilà, un compito non del tutto piacevole. Il suo dono era quello di riuscire a trasmettere la pace in quelle anime, in modo che accettassero il loro destino.”
“Deve essere un compito terribile” sussurrò Amber immaginando come dovesse sentirsi quel povero angelo. Una tristezza profonda si era risvegliata in lei.
“Si” rispose Chamy “terribile, ma per noi angeli, sapere di alleviare il vostro dolore anche di poco ci rende immensamente felici. Quindi questo angelo svolgeva con estrema bravura e attenzione il suo compito, fino a quando non scese a prendere l’anima di una giovane donna. Se ne innamorò, di un amore profondo diverso da quello che normalmente proviamo per voi, quindi decise di non portarla via. Lei visse più del tempo che le era stato donato. L’angelo l’andava a trovare spesso in forma umana e anche lei si innamorò di lui.”
Amberlee corrugò la fronte.
“Per quanto visse la donna?”
“Trecento anni” rispose Chamy
“Doveva sentirsi veramente triste a vedere tutti i suoi cari morire intorno a lei” rispose Amber
Chamy restò in silenzio per un po’.
“Questo non lo so, ma so che ne passò di tutti i colori, perché non morendo, gli umani intorno a lei cominciarono a chiamarla strega o demone e la perseguitarono. Alla fine l’angelo dovette arrendersi all’evidenza e la portò via. Ma il loro amore era troppo profondo quindi lei decise di donarsi a lui come arma, in modo da stare sempre insieme. Ciò rese molto felice quell’angelo, ma ahimè, ai piani alti scoprirono quello che lui aveva fatto, che andava contro tutte le regole e i due vennero maledetti.”
“Ma è orribile!” sbottò Amber
Chamy sorrise
“Non del tutto, pensa se ogni angelo facesse come fece lui. La punizione fu che l’anima della donna dovesse reincarnarsi e tornare sulla terra in modo da morire per tutte le volte che non era morta durante il suo tempo, l’angelo fu costretto a non avvicinarsi più a quell’anima fino a quando non fosse scontata la pena.”
“Oh, che cosa crudele” disse lei, mentre inspiegabilmente una lacrima le scendeva sul volto “ma io cosa c’entro?”
Chamy battè le mani.
“Qui viene la parte interessante.” disse sorridendo “quell’anima sei tu!”

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L'Arma - terza parte
La Bara
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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