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La ricetta della prima stesura del romanzo: far riposare un mese e mezzo

Dopo mesi di faticosa scrittura e lunghi ripensamenti, è arrivato il grande giorno: abbiamo concluso la prima stesura del nostro romanzo!

A questo punto c’è il bivio fatidico, quello a cui, come suol dirsi, casca l’asino.
E parlo di asini veri!

Esistono infatti due tipologie di aspiranti scrittori: quelli che al termine della prima stesura pensano di aver finito il grosso del lavoro e iniziano quindi a vedere il traguardo, e quelli invece che si sentono accapponare la pelle: rileggendo scoprono che il loro testo è un orribile guazzabuglio di imperfezioni ed errori.
Ebbene, la prima categoria, quella degli “aspiranti scrittori sicuri di essere quasi alla fine”, è definibile proprio come quella degli “asini”, mentre la seconda categoria, degli incerti, è quella da cui nasceranno un giorno autentici autori.

Analizziamo gli “asini”.
Tutti in principio siamo “asini”. Quando iniziamo a scrivere, soprattutto se siamo ancora giovani, abbiamo una voglia incontrollabile di vedere l’opera conclusa. Rileggendo la prima stesura, notiamo sì le imperfezioni, gli errori, le incertezze di trama e quelle grammaticali, ma alziamo le spalle e ci diciamo: “sono minuzie che l’editor correggerà” (caratteristica dell’asino, infatti, è pensare già all’editor e alla casa editrice). Pensiamo dunque che il nucleo del romanzo ormai sia concluso, e se anche la forma potrà ancora avere qualche difettuccio, non è essa l’importante.

E qui, come dicevo, casca l’asino.
La forma (lo stile, nel nostro caso) in un romanzo è tutto. Pensare che sia migliorabile da una terza persona è una cavolata galattica.
Un editor potrà correggere la nostra grammatica, potrà consigliarci un modo migliore per far dipanare l’intreccio o per rendere più rapida una scena, ma non potrà mai e poi mai rendere vivo uno stile piatto. Lo stile deve esserci da prima, dobbiamo averlo creato noi, e non ci sono scappatoie a questa regola.

A questo punto però potremmo replicare: “Sì, so di doverlo correggere: devo fare le riletture.”
Ma se affermiamo ciò, confermiamo definitivamente di essere degli asini di razza.

Rileggere la prima stesura non significa lavorarla, ma significa, appunto, rileggerla. A una semplice rilettura ci si può illudere quanto si vuole di stare lavorando sul testo, ma nella realtà si sta soltanto facendo una correzione della grammatica, e questo non è un lavoro sullo stile.

Lo ripeto: rileggere la prima stesura e correggerla (grammaticalmente, o anche spostando qui e là pezzi di trama) non significa ottenere una stesura definitiva.
Questo, quando si è alle prime armi, si fatica a comprenderlo.
Se però vogliamo superare la fase dell’asino, dobbiamo accettarlo: il libro va riscritto per intero.
Ci sembra un lavoraccio?
Lo è.
Ci sembra un lavoraccio inutile?
Non lo è affatto.

Dalla fase dell’asino dobbiamo dunque evolverci sul serio e arrivare a quella dell’insicuro.
Quando, rileggendo la prima stesura, inorridiamo, vuol dire che siamo a buon punto.

Subentra ora un’importante domanda: appena terminata la prima stesura, dobbiamo subito metterci a riscrivere tutto?
Io lo sconsiglierei, e lo sconsiglio semplicemente perché ho seguito a mia volta i consigli di autori molto celebri: col tempo ho constatato in prima persona che il loro metodo è ottimo (insomma, non fidatevi di me, ma di loro: Stephen King, Hemingway e gli altri che ho citato nel corso della rubrica).

Al termine della prima stesura aspettate dunque, come minimo, un mese e mezzo.
Nel corso di questo periodo non pensate mai al vostro testo, ma fate tutt’altro: scrivete altri racconti, andate a spasso, guardate film, visitate la Norvegia, mangiate ciliegie, ecc; quello che vi pare, ma non aprite mai il romanzo.

In questo modo, al termine dell’attesa, avrete ottenuto un adeguato distacco: potrete rileggere il vostro testo come se fosse opera di qualcun altro.
Noterete così subito gli errori che prima, quando eravate immersi nella scrittura, non vi balzavano all’occhio. Questi errori si sommeranno a quelli già innumerevoli che avevate notato in precedenza.

Dunque, dopo un mese e mezzo (o anche più) riprendete la prima stesura e iniziate a riscriverla.
Naturalmente le parti che vi piacciono e che ritenete ben riuscite potrete copiarle così come sono, ma tutte le altre che invece, per qualsiasi ragione, trovate imperfette, dovrete riscriverle e riscriverle ancora, in continuazione, sino a quando non sarete davvero soddisfatti del risultato.

Dal momento che in questa nuova stesura non dovrete più preoccuparvi (o, comunque, molto meno) dello sviluppo della trama, giacché tutto è chiaro (si spera) ai vostri occhi, dovrete soltanto concentrarvi sul rendere i concetti con le migliori parole possibili, migliorando appunto il vostro stile.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.

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