La Ricerca

…continua dall’episodio precedente

Il torrente si snodò davanti ai suoi occhi, l’immagine perfetta come fosse giorno. Tirò un sospiro di sollievo, forse ce l’avrebbe fatta. Il rumore era sempre più intenso, le piogge dei giorni precedenti dovevano averlo ingrossato di molto, ma non le importava, era l’unico modo per sfuggire a quei maledetti cani. Percorse le ultime decine di metri slanciandosi al massimo nonostante il dolore lancinante.
Ormai i cani le erano attaccati, poteva sentirli dietro di lei.
Prese coraggio e saltò.
Nel momento stesso che impattò con l’acqua gelida, i polmoni espulsero tutta l’aria ed un freddo pungente si diffuse in tutto il corpo.
Fu come ricevere una martellata in pieno cranio, le idee si fecero confuse e solo l’istinto di sopravvivenza la costrinse a cercare aria. Sbucò in superficie annaspando, mentre la corrente forte la sbatteva a destra e sinistra.
Provò per alcuni minuti a nuotare verso la riva, ma l’acqua era troppo impetuosa e la fece sbattere ripetutamente contro il fondo e le rocce laterali e alla fine si arrese.

Il rumore di alcune pentole la strappò dal sonno ristoratore, la mente non si snebbiò subito, complice il tempore della calda coperta che l’avvolgeva.
Sbatté le palpebre una, due volte prima di riuscire ad aprire completamente gli occhi, ma non erano le mura dell’albergo in cui aveva dimorato nelle ultime settimana ad attenderla.
D’un tratto tutti i ricordi si fecero vivi, la ricerca, il tradimento, lo sparo, i cani, il fiume.
Si alzò a sedere in maniera repentina, tanto che le girò la testa.
Ai piedi del letto un grosso cane, un maremmano, che stava sonnecchiando alzò il capo e la guardò dritta negli occhi.
Non ringhiò, non abbaiò, la guardava e basta, consapevole.
Odiava i cani, soprattutto i maremmani, le avevano sempre dato problemi, erano quelli più pericolosi.
Rimase immobile fissandolo in risposta.
Cercò di capire come poteva uscire da quella situazione, aveva indosso una camicia da notte di flanella, sentiva la fasciatura sulla gamba, quindi qualcuno l’aveva trovata e curata. Sperò solo che l’avesse trovata a trasformazione già avvenuta, non avrebbe affidato il suo segreto a nessun’altro. Mai.
“Ah sei sveglia!” la voce di un uomo interruppe il contatto visivo con il cane.
Era un uomo sulla cinquantina, ben piazzato con una folta barba.
Lei annuì lievemente, ma riportò lo sguardo sul cane.
“Tranquilla, non morde.” disse lui in tono pacato.
“Questo lo dice lei, ho brutte esperienze con i cani.” rispose quasi in un sussurro.
L’uomo stette in silenzio per qualche secondo poi emise un basso fischio che le fece vibrare le orecchie e il maremmano si alzò e uscì dalla stanza.
“Così sei più tranquilla? Comunque mi chiamo Alfred e dammi del tu.”
“Grazie Alfred, immagino che mi hai salvato la vita.” più che una domanda era un’affermazione dell’ovvio.
“Ti ho trovata che galleggiavi in un’ansa del fiume, a meno di duecento metri da qui, eri ferita.” disse lui semplicemente.
“Si, incidente di caccia. Sono scivolata successivamente, mentre tentavo di tornare in albergo” gli diede quella spiegazione mentre lo scrutava negli occhi in cerca di qualche segno di ambiguità.
“Capisco” disse lui senza aggiungere altro.
Aveva accettato la sua scusa senza fare una piega.
“Beh, tra poco ti porto un po’ di brodo. Rilassati pure, devi pensare solo a guarire.”
Si buttò quasi a peso morto in posizione supina, dopo che l’uomo si fu spostato in cucina.
“Ah, io mi chiamo Susan” disse ad alta voce, ricordandosi di non essersi presentata.
Quell’uomo era stato gentile, l’aveva salvata dall’ipotermia certa e la stava ospitando in casa sua, il minimo che potesse fare era essere educata.
Prima di riuscire a camminare in modo quasi decente passarono due giorni, la sua natura le permetteva una guarigione veloce, e se Alfred ne rimase stupito non lo diede a vedere, né ne parlò mai.
In realtà parlava poco, lo stretto necessario per educazione e non faceva mai domande. Susan apprezzò molto questa caratteristica.
Viva solo, in quella casetta all’interno del bosco, a pochi chilometri dal paese più vicino e a circa venti chilometri dalla città che ospitava il suo albergo.
Ogni tanto il maremmano le faceva intendere chiaramente, con il linguaggio proprio dei canidi che lei capiva perfettamente, che la stava tollerando e non avrebbe apprezzato passi falsi nei confronti del suo padrone, ma lei non aveva intenzione di nuocergli.
Doveva andar via il prima possibile, recuperare le sue cose in albergo, pagare e sparire.
Alfred si era dimostrato disponibile ad andare a sbrigare le faccende in albergo, ma quello stronzo poteva essere lì ad aspettare lei o qualcuno che venisse al posto suo, non era il caso di mettere in pericolo una persona buona come il suo salvatore.
Avrebbe fatto da sola.
Erano venticinque anni che scappava, non l’avrebbero presa ora.
Dopo altri due giorni fu in grado di camminare tranquillamente, quindi si vestì con le sue cose, che Alfred aveva lavato e rammendato. Certo, si vedeva che non erano appena uscite dal negozio, ma le sarebbero servite solo per qualche ora.
“Io oggi parto” disse mentre pranzavano.
“Lo avevo immaginato” rispose lui.
“Non so proprio come ringraziarti di tutto, sei stato troppo buono con me e gentile, se mi dici in che modo posso sdebitarmi, non ti assicuro che potrò farlo subito, ma lo farò”
“Non c’è bisogno, l’importante è che stai bene. Vuoi che ti accompagni?”
Susan gli sorrise con gratitudine.
“No grazie, non è necessario.”
Quando dopo un paio di ore varcò la soglia di quella casa accogliente, sentì che le dispiaceva. Aveva trovato un rifugio sicuro lì ed era nella sua natura apprezzare quella condizione di solitudine e vicinanza con il bosco.
“Una sola cosa” disse Alfred bloccandola a pochi metri dalla porta.
“Cosa stai cercando?”
Susan non si meravigliò dell’acutezza di pensiero dell’uomo, solo una persona sveglia poteva vivere in quel modo ed essere in pace con se stesso. Sorrise, d’altronde si meritava una risposta all’unica domanda che le aveva fatto in quei pochi giorni.
“Mia figlia, Julie.” rispose prima di voltarsi e scomparire nel bosco.

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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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