La politica nel fantasy

Con il passare degli anni anche il fantasy si è evoluto a suo modo. In partenza era molto più vicino alla fiaba e alle saghe epiche nordiche, pertanto era sempre incentrato su quella tipica struttura della “cerca”, dell’eroe che affronta il male e della salvezza del mondo. Ciò avveniva perché Tolkien aveva dato vita al genere e, come sappiamo, egli era un grande conoscitore della mitologia norrena. Questo fenomeno però si accrebbe anche per ragioni prettamente commerciali: fino agli anni ’80 è indubbio che vendevano molto il fantasy “classico” e quello “epico” in stile “Conan il Barbaro”.

Con l’avanzare del tempo questo genere però si è modernizzato e ha cominciato ad assumere contorni molto più vicini a quelli propri della fantascienza, con storie non necessariamente legate a un viaggio, e con romanzi che a volte erano fantasy solo dal punto di vista dell’ambientazione, ma non delle meccaniche narrative. Un esempio di questo, almeno per quanto riguarda i primi volumi, può essere il ciclo della “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di Martin.

In particolare, questa evoluzione ha portato all’evidente crescita di un elemento nelle ambientazioni che prima, seppur molto curato, non era fondamentale. Sto parlando della politica.
La politica dei reami è già presente in Tolkien, ma ha caratteristiche ancora fiabesche, con i re “buoni” che sono in contrasto con quelli “cattivi”, con sovrintendenti che mantengono il potere per una vita senza mai pensare ad autoproclamarsi sovrani, e così via.
Con Martin, Erikson e tutti quegli autori che invece potremmo definire “contemporanei”, si è avuta un’impennata di realismo nell’ambito della politica fantasy, con tutto quel che ne consegue.
L’elemento primario che salta alla vista in questo processo è la parziale, e a volte completa, scomparsa di separazioni morali nette tra le fazioni in campo. Vanno sparendo i “buoni” e i “cattivi”, ma in quanto si cerca il realismo, ci si ritrova con partiti opposti, o casate, o reami, sempre molto grigi e indistinti, in cui ogni lettore può decidere da quale parte stare.
A questo si aggiunge l’innegabile vitalità dei sistemi creati. Questo elemento per gli scrittori (e aspiranti scrittori) non è certo semplice da gestire, ma crea enormi possibilità che invece il fantasy classico, con le sue meccaniche fiabesche, raramente va a toccare. Per “vitalità dei sistemi” intendo la costante turbolenza che si crea all’interno di un reame (o di un sistema politico in senso lato) che lo rende sempre cangiante. Ad esempio, anche se in un regno c’è un re, se si vuole creare una politica realistica costui sarà circondato da ministri e consiglieri, ognuno con le proprie idee, e per ogni problema ci saranno inevitabilmente dei contrasti e delle opinioni contrapposte.
In un fantasy classico con poca politica (in stile “Signore degli Anelli”) ogni reame invece è la completa espressione del proprio sovrano e le situazioni appariranno sicuramente più limpide e prevedibili, poiché le decisioni in fin dei conti saranno prese da una sola persona e si formeranno dunque le separazioni di cui parlavo in precedenza: quelle tra “buoni” e “cattivi”.

Nel creare la vostra ambientazione dovrete dunque decidere in partenza se i vostri regni avranno una struttura politica realistica, oppure favolistica. Tra queste due alternative non esistono possibilità migliori, poiché tutto dipende dal vostro gusto e anche dalla vostra capacità di scrittura. Tale scelta, infatti, andrà a influire anche sul vostro stile, poiché un realismo maggiore richiederà personaggi dalle psicologie molto più complesse, mentre una scelta “favolistica” vi porterà su una strada più descrittiva, poetica e “tolkieniana”.

È però anche necessario ricordare che il fantasy “classico” ha ormai battuto quasi tutte le strade possibili, poiché come genere viene scritto da molto più tempo e ha delle strutture fisse. In questo senso sceglierlo e pensare di poterlo scrivere in modo “innovativo” è molto più difficile, seppur non impossibile.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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