La magia (parte 1)

Parlando di ambientazioni fantasy non si può tralasciare la “magia”. In ogni fantasy, o quasi, questo elemento è presente ed è uno dei punti cardine di ogni ambientazione. Ho preferito affrontare l’argomento solo ora perché, pur essendo una questione fondamentale in qualsiasi ambientazione, ne è comunque il lato più mutevole e meno definibile. Non c’è un modo “giusto” e univoco per inserire la magia nel proprio fantasy, poiché le possibilità sono così grandi da essere praticamente infinite.
In molti articoli precedenti ho già accennato ai poteri magici, indicando l’importanza di essere sempre logici e di fare attenzione a non creare personaggi dotati di abilità tanto grandi da poter stravolgere la trama in ogni istante (solito avvertimento: potete inserire simili personaggi, ma poi dovrete per forza farli agire di conseguenza).

Poiché l’argomento è vasto, ho deciso di dividere l’analisi della magia in due articoli. Perché questa scelta?
Ho fatto questa scelta perché, pur avendo già affermato che le possibilità e i metodi per inserire la magia sono pressoché infiniti, è altrettanto vero che tutte le opere fantasy possono essere divise in due grandi sezioni: quelle con poca magia e quelle con molta magia.
A questo punto mi potreste chiedere perché non ho utilizzato la solita divisione in low fantasy e high fantasy. Ebbene, non utilizzo questi termini perché ormai hanno assunto dei significati ben definiti che non coincidono completamente con la separazione che invece faccio io. Il low fantasy ha ambientazioni dal sapore storico e molto realistico, in cui la morale dei personaggi è indistinta e fumosa come la morale nel mondo reale. Nei romanzi high fantasy invece, oltre a una forte componente meravigliosa, è sempre molto netta anche la distinzione tra bene e male, con i “buoni” ben definiti all’interno di un recinto e i “cattivi” dall’altra parte. In questa suddivisione un romanzo come “Il Signore degli Anelli” è l’apoteosi dell’high fantasy.
Nella mia separazione tra ambientazioni “poco magiche” e “molto magiche” invece un romanzo come quello di Tolkien va a finire nel primo gruppo. Come dice anche Martin (in un commento che ho citato in uno dei primi articoli) nella Terra di Mezzo gli elementi magici sono molto rari e fumosi. La magia lì è qualcosa di indistinto e meraviglioso, infatti Gandalf si limita a fare luci, ma se poi deve combattere usa la spada e fatica come tutti gli altri. Anche il terribile potere dell’Anello rimane sempre vago: fa diventare le persone invisibili e permette loro una lunga vita, ma non capiamo mai in che modo donerebbe un potere incontrollato a chi lo sapesse usare davvero. Tutto è sempre immerso in un’atmosfera di dubbio e di mistero.
La medesima cosa avviene in ambientazioni come quella di Martin (quelle davvero low fantasy), dove la magia è un concetto indistinto e strano, che può essere letto in chiave meravigliosa, ma può anche essere visto come una suggestione dei personaggi. È insomma una magia molto simile a quella “reale”, dove magari ci sono indovini che dicono frasi indefinite valide per tutti i casi. In mondi simili, ad esempio, un mago può invocare la natura per sconfiggere un avversario. Se il nemico poi morirà colpito da un fulmine, il dubbio che la magia esista realmente è presente, ma può anche darsi che si sia trattato soltanto di un bel colpo di fortuna.

Se nella vostra ambientazione volete dunque inserire una magia indistinta, dovrete sempre ricordare di non esagerare. Ogni potere dovrà essere molto limitato, con effetti che non sconvolgono mai la sorte dei protagonisti. Al contempo, le magie più grandi in un simile mondo saranno sempre permeate di mistero. Dovranno apparire come un enigma insolubile per le menti dei protagonisti non maghi.
Inserire una magia debole è sicuramente il modo migliore per non incappare in errori o assurdità logiche. Poiché l’ambientazione, così facendo, diviene molto simile al mondo reale, sarà facile gestire tutti i suoi lati misteriosi dosando con calma i pochi elementi “sovrannaturali”. È dunque consigliata per chi vuole andare sul sicuro.
Viceversa, creare un’ambientazione colma di magia a ogni angolo, significa invece entrare in un campo minato.
Nel prossimo articolo vedremo il modo per uscire indenni da queste difficoltà.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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