La cosmologia

La cosmologia è un termine che nel fantasy va sempre preso con le pinze. Dico questo perché se da un lato è vero che ogni fantasy, bello o brutto che sia, ha per forza una propria cosmologia, dall’altro lato è altrettanto vero che a causa della cosmologia dei giochi di ruolo a volte si è reso il fantasy qualcosa di troppo vicino alla fantascienza (a mio parere).

I mondi di Tolkien, di Martin, di Brooks, di Erikson hanno delle cosmologie più o meno dettagliate, ma non sempre emergono in modo chiaro. Ad esempio in Terry Brooks sappiamo che ci troviamo sulla terra, ma in un remotissimo futuro, perciò la cosmologia è quella reale. In Tolkien invece troviamo una curiosa via di mezzo, poiché se è vero che abbiamo una luna, le maree e il continente di Arda, al tempo stesso sappiamo che in realtà la sua cosmologia è molto particolare e ricca, e si avvicina a quella biblica. Martin invece sino a oggi (almeno per quanto ne so io, ma se mi sbaglio correggetemi pure) non ha mai dato chiare spiegazioni sulla propria cosmologia. Sappiamo però che nel suo mondo le stagioni non hanno una cadenza precisa e durano anni. In quanto l’autore di questa serie è sempre attentissimo ai dettagli, non escluderei che la ragione di questo “disordine” climatico sia rintracciabile proprio nella struttura del cosmo inventato dallo scrittore.

Gli autori dunque hanno avuto molte idee diverse per la cosmologia. I giochi di ruolo come Dungeons & Dragons, per necessità di meccaniche, invece ci hanno abituati a cosmologie vastissime e sempre molto vicine ai concetti di universo parallelo. Non dico che ciò sia negativo, ma questa è una visione utile per un gioco che richiede molti scenari e che si prefigge di aiutare i giocatori nel creare situazioni sempre diverse. Al contempo però una simile visione rischia di essere inutilmente (o irrealisticamente) vasta per uno scrittore di fantasy. Del resto, se ci pensiamo, se accedere a nuovi mondi non è molto difficile, è ovvio che nasceranno scambi commerciali tra piani diversi, oppure che reami demoniaci invadano reami più “buoni”. Insomma, quando molte realtà vengono in contatto, è impossibile che tutto rimanga uguale a prima. Basti pensare a quello che è avvenuto nella nostra realtà storica: in passato, ogni volta che due popolazioni sono venute in contatto si sono mutate a vicenda, se non distrutte.

Come creare dunque una cosmologia che funzioni?
Innanzitutto vi consiglierei di partire da qualcosa di non troppo complesso. Un mondo simile a quello reale vi permette di deviare dalla normalità abbastanza da divertirvi, ma non troppo da diventare ingovernabile. Se invece avete un assoluto desiderio di creare infinite realtà che sono in contatto tramite strane magie, vi consiglio di fondare tutte le vostre storie proprio su questo elemento, poiché esso è troppo forte e straniante per lasciarlo sullo sfondo come semplice addobbo (potrete lasciarlo sullo sfondo, ma in tal caso che senso avrà?).
Se invece volete seguire il mio consiglio e utilizzare una cosmologia vicina alla realtà, riflettete con calma sui pochi elementi diversi che volete inserire (sempre se ce ne sono) e cercate di capire tutte le conseguenze che possono avere.
Ad esempio, se non volete inserire la luna, non avrete soltanto notti più buie per i vostri personaggi, ma non esisteranno neanche le maree. Inoltre non potrete inserire il concetto di mese, poiché in un mondo senza luna difficilmente a qualcuno verrà in mente di suddividere l’anno in gruppi di trenta giorni.
Potreste invece decidere che il vostro mondo è piatto, e al suo termine c’è un’enorme cascata nel vuoto. Anche in tal caso le cose cambiano. Se la terra fosse piatta, con un telescopio abbastanza potente si potrebbe vedere qualsiasi cosa avviene in superficie (sempre se non ci sono ostacoli sulla linea di vista), perciò le tecnologie ottiche sarebbero molto sviluppate. Inoltre l’acqua del mare che cade dai bordi uscirebbe dall’ecosistema terrestre e questo farebbe sorgere un’ulteriore domanda: come si crea l’acqua che permette una situazione di vita stabile? Se non risolverete quest’ultimo enigma, vi ritroverete ben presto con un’isola asciutta sospesa nel vuoto.

Insomma, come sempre occorre riflettere su ogni scelta con estrema attenzione. Ogni modifica all’ordine naturale delle cose va a influire sul sistema generale e richiede soluzioni diverse.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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