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La Caverna degli Orrori

Quando riaprì gli occhi le ci volle qualche minuto per capire e soprattutto ricordare dov’era e cosa stava succedendo. O meglio, dov’era non lo sapeva, sapeva in mano di chi.
Era stata sistemata in una specie di buco nella parete, simile alle tombe che si usavano nelle necropoli, adagiata su di una coperta di seta. Sotto la sua testa poteva avvertire un morbido cuscino, se non fosse stata terrorizzata dal suo prossimo futuro si sarebbe fatta un sacco di risate.
Dalla sua nicchia cercò di capire dove fosse ed a giudicare da una prima occhiata doveva essere una caverna enorme, ma era immersa nella penombra, quindi non era in grado di stabilirne le effettive dimensioni.
Ad un tratto un’ombra alla sua destra sul muro si mosse e Valentina urlò.
“Calma tesoro, non ti faranno del male”
La voce di Luciano, leggermente distorta, le arrivava da una specie di sporgenza, una roccia che si alzava dal terreno di qualche metro, non molto lontana da lei.
Con il cuore a mille si alzò di scatto per allontanarsi da quelli che ormai considerava come i suoi persecutori.
Si accorse di avere i piedi nudi e di essere su di una pavimentazione irregolare, roccia. Si guardò meglio attorno girando su se stessa. Era una grotta, un’enorme grotta, così grande non ne aveva mai viste. Le parole producevano un’eco che si disperdeva nell’aria dando la sensazione che mille voci le ripetessero.
E Luciano era su di un trono, con suo sommo disgusto si accorse che era fatto di ossa.
“Ma che schifo!” disse.
“Immagino che non apprezzi il mio gusto nell’arredare” disse il demone in tono sarcastico.
“Ma cosa, che…” Valentina non riusciva ad esprimere un pensiero logico, erano troppe le domande che si accavallavano nella mente.
“Non sforzare quel tuo cervellino mia cara. Vuoi venire a sederti sulle mie ginocchia?”
Valentina non poteva vederne il volto, nascosto da un cappuccio e dalla penombra e non era sicura di volerlo vedere, ricordava ancora com’era cambiata la sua mano mentre la rapiva.
Un brivido la percorse.
“Ma anche no. Vorrei tornare a casa se non ti dispiace.” gli disse irrigidendo la schiena.
Il demone scoppiò a ridere.
La donna vide con orrore che le ombre, che fino a quel momento erano rimaste immobili e silenziose si stavano agitando convogliando sull’uomo seduto sul trono, mentre un ronzio di voci stava riempiendo la caverna.
“State ferme!” disse con voce tonante il demone, ed immediatamente tutte le creature si pietrificarono.
“Scusale, sono indisciplinate” riprese con un tono normale, come se non fosse successo niente.
“Quindi, queste cose … questi orrori, sono al tuo comando?” chiese sconcertata.
“Ma certo. Sei più lenta di comprendonio di quanto mi aspettassi, la permanenza sulla terra ti ha nuociuto parecchio.”
Valentina aggrottò le sopracciglia incapace di comprendere le sue parole.
“Lascia perdere. Sappi solo che non è possibile scappare, che resterai qui con me per un paio di giorni e che poi morirai definitivamente. Immagino che siano le notizie più interessanti che hai ricevuto negli ultimi trecento anni” disse il demone prima di scoppiare a ridere di nuovo.
L’ironia di quella cosa, che ora era palese non essere un uomo, non la capiva e non le interessava. Era vero quello che aveva appena detto, quelle informazioni erano importanti. Per la sua stessa sopravvivenza era necessario riuscire ad uscire da lì.
Ma non era così stupida come la dipingeva, provare in quel momento sarebbe stato inutile. Era circondata da quelle creature, e lui stava giocando con lei come il gatto con il topo.
“Ho fame” disse guardando dritto all’interno del cappuccio “se non vuoi che muoia di stenti devi farmi mangiare e non ho nessuna intenzione di nutrirmi di vermi, cadaveri, insetti o topi. Intendo cibo vero!” gli disse mettendo le mani ai fianchi.
“Incredibile, le femmine riescono a dare ordini anche quando sono schiave e prigioniere.” il tono del demone era divertito.
Scese dal piedistallo su cui era stato costruito il trono percorrendo alcuni gradini di pietra con passo agile e le si avvicinò, ora la donna poteva vedere sotto il cappuccio e il viso era quello che aveva conosciuto un paio di giorni prima, quello di Luciano.
Corrugò la fronte scrutandolo.
“Ti aspettavi un viso diverso mia cara?”
Valentina annuì sovrappensiero, era davvero convinta che avrebbe visto una faccia orribile, uno scheletro o peggio ancora.
Quello splendido viso che aveva tanto apprezzato in quei giorni le stava sorridendo con aria angelica.
“Non sempre quello che percepisci è quello che è in realtà” le sussurrò all’orecchio.
Valentina fece un passo indietro con l’intento di mettere quanto più spazio possibile tra lei e quella cosa a cui non riusciva a dare un nome.
Ora una sensazione di ribrezzo si era destata dentro il suo intimo e si rese conto solo in quel momento che il suo istinto le aveva urlato a pieni polmoni di tenersi lontano da quell’essere per tutto il tempo. Se solo ci avesse fatto caso. A sua discolpa poteva dire che era stata parecchio distratta negli ultimi due giorni.
Il demone non le diede modo di allontanarsi troppo, afferrandola per il braccio.
“Non ti scostare mia cara, per ora non ce n’è motivo” le disse trascinandola verso il lato opposto della caverna.
Al suo passaggio quella luce, che in quel momento si rese conto fossero fiamme che galleggiavano nell’aria, si spostarono per illuminarne il cammino. Valentina osservò quel fenomeno con occhi sgranati chiedendosi come fosse possibile una cosa del genere, per poi darsi della stupida dopo poco. Era stata perseguitata da creature che vivevano nell’ombra ed erano incorporee, perché si stupiva di fuochi galleggianti?
Quando il demone la fece fermare, la donna guardò innanzi a se e rimase basita.
Un tavolo imbandito di ogni ben di dio si era materializzato davanti a loro. O era sempre stato lì, ma a causa dell’oscurità lei non lo aveva visto.
Luciano la fece accomodare ad una sedia e prese posto accanto a lei, come se fossero una normale coppia al ristorante.
Tutta quella farsa la stava facendo innervosire, ma proprio in quel momento il suo stomaco espresse a gran voce le sue necessità.
Il demone scoppiò nuovamente a ridere.
“Che cosa affascinante i corpi umani, non trovi?”
Valentina non lo degnò di una risposta e si mise a mangiare, prima con una certa ritrosia temendo qualche veleno, poi con sempre più convinzione quando si rese conto della squisitezza delle portate. In fin dei conti quel coso non aveva necessità di avvelenarla, lei era una bambola nelle sue mani.
Approfittò del pranzo, o cena che fosse, per studiare meglio sia lui che il luogo e ad un tratto la fame le passò completamente.
In un angolino, in mezzo a resti di cibo e altre cose non ben identificate c’era un bambino, o bambina, rannicchiato con la testa nascosta tra le braccia e i capelli sporchi a coprire le spalle.
Si alzò di scatto facendo cadere la sedia, il rumore fu come uno sparo nella caverna e lei vide il bambino sussultare.

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Rapimento
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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