La Bara

“Amore non è bellissima?” chiese con entusiasmo Ingrid a suo marito Gioseph
“Senza dubbio” rispose lui.
Erano abbracciati e contemplavano la loro nuova casa.
Avevano fatto un affare, la casa era abbandonata da anni e il precedente proprietario gliel’aveva quasi regalata, insieme con dieci ettari di terreno.
Avevano dovuto aspettare solo qualche mese per il restauro completo, ma alla fine eccola lì, in tutta la sua bellezza.
Contrariamente alle case della zona, era stata costruita con grossi blocchi di pietra, cosa che aveva comportato qualche problema durante i lavori di ripristino, ma alla coppia dava l’idea di una solidità che era difficile trovare altrove.
Ingrid se n’era innamorata subito, appena l’aveva vista. Così gotica ed europea dava una sensazione romantica.
Entrarono dentro e nell’atrio si trovarono di fronte a una larga scala che saliva solenne al primo piano. Da lì due scale laterali proseguivano verso il secondo.
“Manca solo il maggiordomo” disse il marito scherzando
“Presto avremo anche quello” gli rispose la donna andando a passo spedito verso il retro della casa che ospitava l’enorme cucina.
“Non dirai sul serio?” chiese l’uomo preoccupato
“Beh, mica ti aspetti che gestisca questa enorme villa da sola!” gli rispose lei da dietro l’isola di marmo che faceva bella mostra di se al centro della stanza.
“Mi arrendo, quello che vuoi amore mio!” rispose lui raggiungendola e abbracciandola da dietro “quindi dobbiamo sbrigarci ad inaugurare tutte le stanze prima che ci sia qualcun altro tra i piedi” le disse nell’orecchio.
Ingrid scoppiò in una risata argentina prima di girarsi a baciarlo.
“Eh già!” gli rispose tirandolo verso l’isola.
Quella notte, mentre dormivano per la prima volta nella loro nuova stanza da letto, alle tre e quindici Ingrid si svegliò.
Assonnata guardò la sveglia.
Troppo presto, si disse, mentre si girava da un lato per prendere sonno.
Il rumore della porta di casa che si chiudeva la fece diventare lucida in un attimo, il cuore cominciò a batterle furiosamente.
Mise una mano sul braccio del marito scuotendolo.
“Gioseph, Gio! Sveglia! C’è qualcuno in casa!”
Il marito ci mise qualche minuto prima di comprendere cosa stesse dicendo, ma alla fine anche lui si svegliò completamente.
Rimasero in ascolto, ma non sentirono nulla.
“Forse ti sei sbagliata” gli disse, mentre si voltava a guardarla.
Il rumore di un barattolo che cadeva rimbombò per tutto l’edificio, ghiacciando entrambi.
Gioseph si alzò e si infilò la vestaglia, poi con passo cauto si avvicinò all’armadio e prese l’asta appendiabiti di legno.
Furtivamente scese le scale seguito da Ingrid che non voleva rimanere da sola.
Trovarono il barattolo a terra nella cucina, ma quando accesero le luci non c’era nessuno.
Per sicurezza chiamarono la polizia che arrivò dopo poco e perquisì tutta la casa, ma senza trovare nessuno.
“Sono sicura di quello che ho sentito” disse Ingrid al marito una volta che riuscirono a tornare a letto.
“Per sicurezza ho fatto più giri con la chiave e l’ho lasciata inserita. Chiunque fosse deve essersene andato” le rispose accarezzandole le braccia.
La moglie annuì con poca convinzione, ma chiuse gli occhi, era quasi mattina, ma non avevano dormito molto.
I giorni seguenti furono tranquilli e ben presto quel fatto fu dimenticato.
“Gio, dobbiamo proprio deciderci a mettere a posto questo scantinato” disse Ingrid con i pugni sui fianchi “è sporco! Non posso mettere le cose di mia mamma in questa sporcizia!”
“Va bene amore, ma se ti ricordi bene ti avevo detto di far fare ai muratori, ma tu non ne hai voluto sapere” rispose lui rassegnato.
“Far mettere le mani a quei bifolchi in mezzo a queste cose delicate? Potrebbe esserci qualcosa di valore!” rispose indignata
“Secondo me le cose di valore il proprietario se l’è portate via e qui ci ha lasciato solo immondizia.” le rispose sorridendo, mentre spostava una cassettina piena di polvere.
“Non lo scopriremo fino a quando non metteremo a posto!”
Così cominciarono la pulizia della cantina che si estendeva per tutta l’ampiezza della casa ed era suddivisa in stanze.
Trovarono molte cose antiche, alcune anche troppo antiche secondo il giudizio di Ingrid. Sembrava quasi un tesoro che qualcuno avesse nascosto in quel posto.
Ci misero tre giorni interi per tirar fuori tutto, pulire e sistemare.
Le cose più belle Ingrid le aveva messe nel salone ad attendere la visita di un antiquario che aveva chiamato per la valutazione.
Avevano quasi finito quando alcune assi del pavimento cedettero sotto il peso di Gioseph.
Ingrid sentì l’urlo e quando si volse vide il marito che si reggeva solo con le mani sull’orlo del buco che si era creato.
Corse immediatamente da lui e lo afferrò saldamente dagli avambracci in modo che lui si potesse ancorare al suo corpo.
“Ti tengo! Tieni duro!” gli disse terrorizzata
“Si, tranquilla, ce la faccio, ora mi isso su.” le rispose il marito che nonostante lo spavento aveva ripreso il controllo della situazione.
“Oh mio Dio!” esclamò Ingrid, mentre metteva a fuoco cosa c’era sotto di loro.
Il marito si tirò su prima di guardare dove sarebbe finito se fosse stato meno fortunato e rimase senza fiato.
Sotto di loro si apriva una caverna, era enorme, ed era fiocamente illuminata da alcuni raggi di luce che provenivano da alcune feritoie poste sul soffitto, varchi che ad occhio e croce dovevano essere nel loro terreno e che non avevano mai visto. Sarebbe stato un volo di almeno dieci metri il che significava morte certa.
Ma quello che li terrorizzò più di ogni altra cosa era la bara che si ergeva su un piedistallo, nell’angolo più buio di tutta la grotta.

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L'Arma - quarta parte
La Bara - seconda parte
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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