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La Jyhad

“Un giorno il Gioco giocherà i giocatori.”
Non so chi diavolo disse questa frase: qualcuno dei ragazzi me la riferì una notte, in chat, mentre si chiacchierava del perché lo Sceriffo avesse – oh, lasciamo stare da dove salta fuori! Quello che importa non è il pomposo succhiasangue che se l’è inventata, né come io l’abbia saputa. Quello che conta è che tu ora apra bene le orecchie e capisca il suo significato.
Tanto per cominciare, quindi, lascia che ti dica una cosa su questa frase: diamine se è vera!
Si parla di Jyhad, bambino mio. La guerra eterna. La danza che balliamo ogni notte – che ne siamo consapevoli o meno.
Sei nuovo del giro, e sono certo che tu abbia ancora un sacco di belle idee sulla libertà e stronzate varie. Beh, dimenticatele. Da quando ti ho dato il mio sangue, un paio di settimane fa, hai smesso di essere “libero” – e non solo per il banale fatto che hai cominciato a lavorare a tempo pieno per il sottoscritto.
Hai già capito che la nostra società non è esattamente quello che definirei un gruppo di boy scout, ma credimi quando ti dico che non hai ancora visto niente. Tu non hai la minima idea di cosa sia capace di fare un Principe pur di tenere il culo su quel suo maledetto trono. O cosa non sarebbe pronto a fare – che ne so – il suo Infante pur di prenderne il posto.
Ti prego, non fare quella faccia. Già non è granché bella nei momenti migliori, figurati quando cominci a storcere la bocca in quel modo! Non c’è proprio niente di cui essere così disgustati. Ok, forse c’è… ma, ehi! Non ho fatto io le regole del gioco, ok?
Chi le ha fatte? Nessuno lo sa. Qualcuno dice che tutto sia cominciato con gli Antidiluviani – i fondatori dei clan. Sono loro che hanno cominciato la guerra: per prima cosa se la sono presa con i loro Sire e poi, non avendo più nessun altro contro cui combattere, hanno naturalmente iniziato a pugnalarsi alle spalle a vicenda.
E così è cominciato ad andare tutto a puttane.
Perché ovviamente loro avevano degli Infanti – proprio come io ho te – e altrettanto ovviamente anche quegli Infanti avevano a loro volta degli altri Infanti: insomma, un litigio tra 13 inquilini è diventata una specie di sommossa di quartiere, anche se solo quei 13 di partenza sapevano davvero perché diavolo si stava lottando. Sono passati i secoli, molti di quei 13 non si sa che fine abbiano fatto, ma la loro stramaledetta guerra continua. Senza che nessuno ci capisca più granché ormai.
Non saprei dirti chi ha iniziato o chi ha ragione. Forse nessuno. Sta di fatto che, una volta entrato nell’esclusivo club dei non morti, giochi, che tu lo voglia o meno. Le teste di legno del Sabbat dicono che sono sempre quei benedetti 13 stronzi che ci fanno ballare al ritmo della loro musica, ma ti dico io come stanno le cose: nessuno ormai ha più il controllo, nemmeno quelli che hanno dato il via a tutto. Aveva ragione il mio amico: ormai è il gioco stesso a usare noi.
Beh, cosa c’è?! Non posso dire qualcosa di profondo anche io, ogni tanto?!
Non è Ventrue dalla sua bara extra lusso d’oro e foderata di diamanti che spinge il povero Principe a impazzire peggio di un leone messo all’angolo se qualcuno vuole portargli via la sua città. E’ il gioco. E il gioco è la vera essenza della Jyhad.
Come si vince la Jyhad?! Ti giuro che, se inizi a parlare come quei babbei dei Sabbatici, ti butto in mare legato a un sasso! Non si vince il gioco, fessacchiotto! Ah, no, perdonami! Un giorno tornerà il nostro favoloso progenitore, Caino, accompagnato da cori di angeli festanti, e ci purificherà tutti tra le fiamme dell’inferno. O la storia era che gli Antidiluviani si svegliano, ci mangiano e tanti saluti? Comunque sia, in teoria il gioco terminerà con la fine del mondo, la Gehenna: quello dovrebbe mettere fine anche alla Jyhad. Sempre che uno creda a queste stronzate, naturalmente. Il Sabbat ci crede, e vedo i risultati: i Cacciatori e la Chiesa che li prendono a calci in culo una notte si e l’altra pure.
Vedi, anche scegliere una Setta o l’altra fa parte del gioco. Ti faccio un esempio. Tu perché sei nella Camarilla? Perché io non ti ho dato scelta: cambiare Setta per te sarebbe un po’ come farsi un bel giretto in pieno centro verso mezzogiorno. E tu, giustamente, avrai anche una brutta faccia, ma non sei stupido. Ed ecco che hai fatto il tuo primo passo nella Jyhad senza che te ne rendessi nemmeno conto! Mica volevi giocare, ma sono stato io a giocare al posto tuo.
Cominci a capire come funziona?
Ottimo.
Allora, ti dirò la cosa peggiore della Jyhad – quella che mi fa davvero uscire di testa, se ci penso.
Più passa il tempo, più il gioco ti piace.

– Boris, Arpia Nosferatu, al suo Infante

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La Camarilla
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Vivo vicino alla bella Venezia e faccio la scrittrice e sceneggiatrice. Da quando ero molto piccola, ho sempre inventato mondi fantastici, e ora mi sforzo di dar loro forma su carta. Ho studiato prima al liceo classico, poi all'università Ca' Foscari di Venezia (lingue orientali). Ho una grande passione per il Giappone e il mondo dell'intrattenimento in genere, nonché per gli stili di abbigliamento un po' particolari.
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