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Iulia Gray di Maria Rosaria Fioravante | Recensione

Iulia Gray - Maria Rosaria Fioravante - Lande IncantateUna volta tanto, invece di dare libero sfogo alla mia natura nerd, mi è stato chiesto di usare il mio spazio per recensire un libro – cosa che faccio sempre con molto piacere, soprattutto se è un argomento che mi è caro come quello dei vampiri.
Prima di tutto, tanto per scaldarci, un po’ di trama.
Il libro è una sorta di biografia, dal punto di vista della protagonista, di Iulia Gray, vampira dall’animo gentile che cerca di mantenere la propria umanità nonostante la sua condizione di non morto succhiasangue. Il mondo in cui si muovono la nostra protagonista e i suoi compagni di avventura è una sorta di rivisitazione del famoso – insomma, non faccio altro che rompervi le scatole con articoli a riguardo, quindi mi aspetto che qualcosa abbiate imparato! – gioco di ruolo Vampire: The Masquerade, da cui prende a prestito molti elementi e parte della “terminologia tecnica”, per così dire. E proprio qui stanno alcune delle note dolenti del libro, ma andiamo con ordine.

Cosa funziona in questo romanzo.

Il libro è scritto piuttosto bene, pur con qualche errore e ingenuità stilistica: nulla che un buon lavoro di editing non possa sistemare! Anche la struttura è interessante: il sistema di flashback con cui è costruito è forse la parte migliore dell’opera. Personalmente ho poi apprezzato gli scorci della città di Napoli, davvero suggestivi.

Cosa non funziona in questo romanzo.

Qui devo cominciare facendo una premessa sui miei gusti letterari: molte delle cose che fanno impazzire le altre ragazze io non le sopporto. Ci sono dei temi ricorrenti, presenti anche qui, nei libri scritti da donne, che io davvero non riesco a tollerare: non è però un’opinione comune ai più, quindi magari cose che io trovo difetti altri le considereranno dei pregi. Tenterò quindi, per quanto possibile, di distinguere tra quelli che sono secondo me difetti oggettivi e quelle che sono considerazioni personali.
Comincio da quelle che sono le note negative più “oggettive”.
1) Fanfiction o romanzo?
La scrittrice cade in un errore abbastanza comune per i giocatori di Vampire: considerare come una sorta di patrimonio comune a tutti i termini di gioco. Molto spesso infatti vengono usate parole che saranno immediatamente chiare a chiunque abbia mai fatto una partita al gdr, molto meno per chi non abbia idea di cosa si stia parlando. Anche l’ambientazione è un continuo misto tra cose palesemente ispirate a Masquerade e idee invece elaborate da altre opere del genere. Quindi la domanda che continuo a pormi è questa: sono davanti a una fanfiction del gioco di ruolo o a un romanzo che vuole essere originale?
2) Mondo di Tenebra poco di tenebra
Punto direttamente conseguente al primo. Legato al fatto che non si capisce assolutamente cosa voglia essere esattamente questo libro, c’è un dettaglio che più si va avanti nella lettura più fa un po’ sorridere: di fatto l’ambientazione, pagina dopo pagina, appare sempre più come una versione buona e edulcorata di quella di Masquerade, con un sacco di vampiri buoni ma che più buoni non si può, coi cattivi cacciatori di vampiri, gli amici umani che scherzano e vogliono bene ai non morti. L’effetto involontariamente comico è dato proprio dalle grandi somiglianze con il gioco di ruolo, e magari sarebbe stato meno accentuato se si fosse tentato di creare un’opera totalmente indipendente. O volutamente parodistica, magari.
3) Montagne russe
Il livello qualitativo per un buon 70% dell’opera è altalenante, con cose piuttosto carine e improvvise cadute di stile. Ma verso la fine comincia a precipitare in modo inesorabile – non dal punto di vista dello stile, sia chiaro, ma della trama. Finita di raccontare la storia della nostra eroina, la trama si fa sempre più confusa e, cosa ancora più grave, si ha la netta sensazione che l’autrice volesse chiudere il discorso il prima possibile: nemici che svaniscono senza che la protagonista ne sia minimamente coinvolta, pezzi di storia riassunti in un paio di righe al massimo, situazioni che vengono risolte in modo improbabile giusto per chiudere la questione in fretta. Quello che interessa qui è raccontare il background – anche interessante per certi aspetti – del proprio pg in un gioco di ruolo. Il resto è superfluo.
E si torna quindi al punto 1…

Ora passiamo a quelle che sono le mie critiche date dal gusto personale.
1) La sindrome di wonderwoman.
Io non ce la posso fare. Davvero. Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché ogni volta che una ragazza scrive un libro, la protagonista avrà obbligatoriamente le seguenti caratteristiche: essere una gnocca da paura, avere tutti gli uomini ai propri piedi, essere più forte di Super Man ma allo stesso tempo delicata ed elegante come una modella. Io ne ho le scatole piene di essere sommersa da decine di Miss Perfettine. Possibile sia solo un problema mio? Iulia onestamente la trovo il personaggio meno riuscito del romanzo, proprio per questo motivo: è PERFETTA. Punto. Non sbaglia mai, piace a tutti, ogni cosa le riesce facile. Ah, e ovviamente è bellissima, una guerriera invincibile (dopo qualche anno di addestramento di spada combatte alla pari di un mercenario con decenni di esperienza), un’incredibile violinista ed è buona, nobile, giusta, simpatica, nonché dotata di misteriosi poteri. Che noia…
2) Vampiri buoni.
Ragazzi, vi dovete rassegnare: se vivi decenni e devi bere sangue umano per vivere, non sei buono. Se si vuole fare un protagonista eroe, o si cambia genere o si crea un vampiro totalmente diverso da quelle che sono le leggende. Qui semplicemente si prende il vampiro reso “classico” da gdr e libri di Anne Rice e si cercano modi ridicoli per tentare di renderlo in fondo un tenerone. Che senso ha usare i vampiri come protagonisti se poi si vuole a tutti i costi farli passare per paladini senza macchia e senza paura? Per altro in modo del tutto incoerente. La protagonista non ha alcun problema ad alzare la spada contro chi la infastidisce, ma poi fa scenate ridicole per ogni minima azione “cattiva” fatta dai suoi compagni. Quando si arriva al punto del vampiro mafioso che però investe i soldi del traffico di droga per aiutare i bambini poveri, credo si sia toccato il fondo. O almeno lo spero.

Giudizio finale.

Sostanzialmente il background di un personaggio di un gioco di ruolo che si è tentato in modo un po’ maldestro e ingenuo di trasformare in romanzo. Non è un libro terribile, sia chiaro, ma lascia poco o nulla dietro di sé, se non un vago senso di tenerezza per questa visione molto ottimista dei vampiri.
Aspetto di poter leggere qualcosa di più originale e maturo al più presto.

(490)

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Vivo vicino alla bella Venezia e faccio la scrittrice e sceneggiatrice. Da quando ero molto piccola, ho sempre inventato mondi fantastici, e ora mi sforzo di dar loro forma su carta. Ho studiato prima al liceo classico, poi all'università Ca' Foscari di Venezia (lingue orientali). Ho una grande passione per il Giappone e il mondo dell'intrattenimento in genere, nonché per gli stili di abbigliamento un po' particolari.
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