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Intervista a Cecilia Randall

Come dovreste sapere seguendo assiduamente le nostre pagine, il mese scorso eravamo al Festival del Nerd di Foggia dove abbiamo incontrato alcuni scrittori del panorama fantastico italiano. Questi autori hanno risposto alle nostre domande durante una serie di eventi aperti al pubblico. Questo altro non è che il primo di tre articoli che vuole riassumere le risposte più interessanti che abbiamo ricevuto al Festival. C’è da dire che i tempi erano molto stretti, quindi alcune domande non sono state poste in quella sede, ma, gentilmente, gli autori si sono resi disponibili a completare le proprie interviste in separata sede e quindi, eccoci qui a pubblicare la prima. Oggi tocca a Cecilia Randall!

Per chi non sapesse di chi stiamo parlando… cinque minuti di vergogna e poi, senza dare troppo nell’occhio, andate a leggervi qualche nostro articolo sui suoi libri: Articoli che parlano di Cecilia Randall.

Ora vi lascio all’intervista:

Cecilia Randall - Lande Incantate1. “Hyperversum”, oltre che essere un romanzo avventuroso, è anche una bella storia di amicizia, che trascende il tempo e lo spazio. Nei tuoi romanzi dai ampio spazio, e il giusto valore, a questo sentimento: cos’è per te l’amicizia? Quanto la ritieni importante per la crescita di un ragazzo di oggi?

R: È fondamentale, ma non solo per i ragazzi, per tutti noi. Tempo fa, non ricordo dove, ho letto una frase che diceva più o meno: “i veri amici sono i fratelli che ci scegliamo». È esattamente il mio pensiero.

2. Ogni libro è un viaggio in un mondo fantastico, sia per chi lo scrive che per chi lo legge. Oltre che a divertire, pensi che un libro (i tuoi libri, nello specifico) possa anche aiutare le persone, magari a sentirsi meno sole?

R. I libri mi hanno aiutato più volte a superare una situazione difficile o a trovare almeno qualche ora di tregua e relativa serenità in un momento di stress, quindi so per certo che leggere (e scrivere) è spesso un toccasana. Certo, il libro in questione deve prendere la pancia e non solo la testa per fare davvero effetto, perciò se uno dei miei libri è mai stato d’aiuto a qualcuno in una situazione qualsiasi, lo riterrei un grandissimo onore. Adesso poi, che la lettura sta diventando sempre più un fenomeno sociale, grazie alla rete, credo che sia anche un ottimo mezzo per uscire dalla solitudine.

3. Domanda scontata: il finale di “Gens Arcana” lascia pensare che possano esserci nuove avventure di Valiano, Manente e Selvaggia. Pensi di scrivere un altro romanzo con questi personaggi/situazioni?

R. Le idee le ho da sempre, da quando ho scritto a parola “Epilogo” nel manoscritto del romanzo, perché io so sempre cosa succede ai miei personaggi dopo che le loro vicende narrate tra le pagine sono finite. Però è difficile dire se queste idee su Valiano & co. si concretizzeranno mai in un romanzo. Gens Arcana è nato per essere un libro singolo e al momento non sono previsti seguiti. Certo, mai dire mai, ma per ora sono al lavoro su altri progetti.

4. A quale personaggio, tra tutti i tuoi libri, sei particolarmente affezionata? E perché?

R. Io li amo tutti, protagonisti, comprimari e antagonisti, quindi è quasi impossibile per me fare una scelta. Se proprio devo menzionare qualcuno, scelgo Geoffrey Martewall di “Hyperversum” e Raivo di “Millennio di Fuoco”, ma non perché li amo più degli altri, solo perché mi hanno dato tantissime soddisfazioni durante la stesura dei relativi romanzi. E anche dopo.

5. Esiste un romanzo fantasy o una scena in particolare che avresti voluto scrivere tu?

R. Un dialogo, anche se non è di un romanzo fantasy. È un capolavoro in due righe:
«Ti amo.»
«Lo so.»
I fan di “Star Wars” come me capiranno al volo.

6. Come ti approcci alla lettura di una recensione di un tuo romanzo?

R. Con molta serenità, perché ognuno di noi percepisce un libro in modo diverso dagli altri e dal suo autore, a seconda delle proprie competenze, del background culturale, del momento in cui ha letto il libro, dei gusti personali, eccetera, e quindi è impossibile scrivere qualcosa che piaccia a tutti. È altrettanto impossibile per me seguire le recensioni dei miei libri, perché sono troppe e davvero non ne ho il tempo. Ne leggo pochissime e in ogni caso non le vado mai a cercare. Preferisco scrivere seguendo il mio sentimento, senza rischiare di farmi influenzare dal pubblico. Quando cerco un giudizio sui miei scritti, mi rivolgo agli editor con cui lavoro e a poche, fidatissime persone che mi fanno da beta reader prima della pubblicazione perché so che saranno obiettive.

7. Come vedi il futuro del fantasy italiano?

R. Ottimo, direi. In dieci anni di pubblicazioni ho visto il nostro fantasy crescere e maturare e non vedo perché questo trend dovrebbe avere una battuta d’arresto in futuro. In più, non mi limiterei a definirlo solo fantasy. Adesso viene tutto etichettato come “fantasy”, anche libri come i miei “Hyperversum” che di fantasy non hanno niente. Cerchiamo di non avere paura di usare parole come “fantastico” e “fantascienza”, quando servono.

8. Com’è stato il tuo esordio?

R. Se dovessi definirlo con un aggettivo, direi “liscio”. So che per la maggioranza degli esordienti la strada è complicata, a volte proibitiva, ma undici anni fa, quando mi affacciai io in questo mondo da neofita assoluta senza alcuna conoscenza, mandai i primi capitoli di “Hyperversum” ai maggiori editori, il manoscritto completo solo a chi si dimostrava interessato e dopo un anno di attesa, molti rifiuti, e nessuna aspettativa, ricevetti la telefonata di Giunti Editore che mi proponeva la pubblicazione. So che sembra incredibile, ma è davvero tutto qui.

9. Quanto contano i social nella carriera di uno scrittore?

R. Personalmente, credo che a parlare dovrebbero essere soprattutto i libri, ma è innegabile che la rete si sia sostituita ai canali tradizionali per quanto riguarda la promozione, quindi i social sono uno strumento necessario per uno scrittore, da sfruttare però con intelligenza e parsimonia. Se usati male possono essere un boomerang. Se usati bene, offrono un meraviglioso contatto con il pubblico.

10. Cosa consigli a un giovane autore di fantasy in Italia?

R. Di scrivere sempre e solo storie che si sentono per davvero, di cui si è innamorati al mille percento. E di sottoporre agli editori la storia in cui si è dato il meglio di se stessi. Se non è la prima che riuscite a finire sarà la seconda… o la decima. Il vostro romanzo d’esordio non deve essere necessariamente il primo o magari l’unico che avete scritto. Valutatelo con obiettività, prima di sottoporlo al giudizio dei professionisti dell’editoria. E siate molto professionali nel presentarvi.

11. Conviene per un esordiente scrivere un determinato genere, ad esempio Young Adult, solo perché va di moda?

R. No. Quando scrivi qualcosa che non senti davvero tuo, se lo fai solo per seguire la moda, si percepisce subito e il risultato non può essere buono. Avere coscienza dei trend del mercato è necessario, ma seguire supinamente le mode non credo che sia la strada giusta.

12. Concorsi letterari si o no? Quali concorsi conviene fare e quali no?

R. Non ho mai partecipato a un concorso letterario e quindi per me è un mondo sconosciuto. So per certo che molti scrittori famosi hanno iniziato così e quindi mi viene da dire: “concorsi letterari sì”, ma non saprei davvero quali consigliare e quali no, perché non mi sono mai informata in merito.

13. Prossimi progetti: sono tutti top secret o puoi anticiparci qualcosa?

R. Assolutamente top secret, mi dispiace. Spero di poter finalmente rivelare qualcosa in estate, siate pazienti con me!

Ringraziamo Cecilia per la disponibilità e che la forza sia con lei!

Grazie per avermi ospitato su Le Lande Incantate!

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Alessandro Zuddas

Alto, bello, forte, intelligente, affascinante, carismatico, sposta gli oggetti con il pensiero, sa volare, parla la lingua comune intergalattica ed è così dannatamente fantasioso che qualche volta confonde cioè che immagina con la realtà… diciamo spesso… anzi no! Praticamente sempre! A pensarci bene non è che sia così tanto alto, affascinante o tutte le altre doti prima esposte, ma a chi importa? Quando si possiede la capacità di creare un mondo perfetto o perfettamente sbagliato oppure ancora così realistico da poterlo sovrapporre alla realtà, perde di senso chi si è veramente e conta solo chi si desidera essere.

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