L’inizio

Tutte le vecchie storie cominciano con un C’era una volta e nella maggioranza finiscono con un vissero felici e contenti, ma questa storia no, almeno non per ora. Quella che ti racconto è una storia particolare, una di quelle che potresti dire che appartenga solo all’ambito della fantasia, ma non è così. E’ una storia reale, che sta accadendo ora, mentre ti parlo e che ancora non so bene come finirà. Non chiedermi da che parte io sia, sono una strega e le mie simpatie non vanno sempre nella direzione più consona, ma smettiamola di parlare di me e parliamo di lei, anzi facciamo parlare lei.

“E’ incredibile!” disse Valentina guardando in cielo “non ho mai visto niente di simile”
I bagliori che riusciva a vedere da casa sua erano in effetti alquanto strani.
Fiamme che si ergevano oltre gli alberi accompagnate da esplosioni di luce di colori cangianti. La sua casa si trovava nella località chiamata Castelluzza, vicino Bomarzo.
“Se non ci fosse il crinale a coprirlo credo che la vedrei meglio!” detto così Valentina cominciò a correre su per la collina, oltre i campi coltivati e la grande pietra, fino a dove la recinzione le permetteva di spingersi, ma quando arrivò tutto era calmo.
“Veniva sicuramente dal Parco dei Mostri, ultimamente stanno accadendo troppe follie da quelle parti”
Risoluta decise di andare a constatare di persona.
Rientrata in casa afferrò il suo pentacolo di protezione e lo indossò al collo. Era stata sua madre a regalarglielo e lo considerava un portafortuna da cui preferiva non staccarsi.
Prese le chiavi della macchina e scappò fuori di casa lasciando che la porta si chiudesse alle sue spalle.
Il viaggio in macchina fu breve, il Parco dei Mostri distava meno di un chilometro ed al suo arrivo per poco non rischiò un incidente con una macchina che si allontanava a tutta velocità. Riuscì a intravedere un uomo al volante e volti cinerei all’interno dell’abitacolo prima di sterzare con foga per evitarli.
“E quelli chi erano?” disse a voce alta, sicura di non averli mai visti da quelle parti, eppure conosceva tutti in paese.
Lasciò la macchina sul ciglio della strada e si incamminò verso la parte di recinzione da cui, approssimativamente aveva visto andar via la vettura. Si poteva ben distinguere il muretto che avevano scavalcato perché vi erano delle strane bruciature e altri segni.
La donna guardò prima a destra e poi a sinistra, per essere certa di essere sola, infine si affacciò oltre l’ostacolo per poter osservare l’interno del parco, alla vista di ciò che le si parava davanti fece un balzo indietro.
Qualcosa si muoveva tra gli alberi, sembrava un brulicare di insetti che copriva ogni cosa. Inorridita scappò in macchina e si chiuse dentro.
Cominciò a passare nervosamente le mani sulle braccia coperte solo dalla maglietta leggera, con la sensazione che quelle cose gli stessero strisciando addosso.
“Ovvio che quelli siano scappati, ma che schifo è? Meglio chiamare qualcuno!”
In fretta si rovistò nelle tasche fin quando non si accorse di aver lasciato lo smartphone a casa. In un gesto di stizza alzò le mani al cielo e grugnì.
“E’ ovvio! Quando ti serve non lo porti, quando non ti serve squilla ogni dieci secondi! E comunque la devo finire di parlare da sola!”
Si accasciò posando la fronte sullo sterzo.
“Non è il momento di piagnucolare!” disse dopo poco rialzandosi “se Maometto non va alla montagna …”
Detto questo accese la macchina e guidando in maniera poco consona si diresse alla caserma locale.
Quando rientrò a casa ben tre ore dopo, l’alba era ormai prossima. Sbadigliò gettando le chiavi della macchina sul tavolino all’ingresso. L’idea del suo bel letto comodo l’attirava come non mai, quindi senza indugio vi si diresse spogliandosi mentre camminava.
Adagiarsi sul materasso fu una sensazione piacevolissima per lei, e di colpo si addormentò per svegliarsi poco dopo urlando. In realtà, guardando la finestra si accorse che non era proprio poco dopo, anzi, doveva aver dormito ore visto che il sole era ben alto, ma aveva la sensazione di essersi appoggiata sul cuscino solo pochi minuti prima.
Aveva ancora il fiatone ed era madida di sudore, si passò una mano tra i capelli corti e biondi, per cercare di riprendere coscienza della realtà.
“Che schifo!” disse saltando giù dal letto.
Aveva sognato quelle cose che le strisciavano addosso, ed era una sensazione disgustosa. La notte prima i carabinieri ed i pompieri non avevano trovato nulla, se non qualche macchia di erba bruciacchiata, come ci fosse stato un incendio che però non aveva intaccato il resto della vegetazione.
Inoltre, uno dei passaggi che da una delle statue a forma di portale demoniaco, andava ad un antico labirinto, era franata. Pochi conoscevano quel particolare posto, ma lei ,che al Parco dei Mostri era cresciuta, conosceva ogni piccolo anfratto.
Era un vero peccato che fosse crollata quell’entrata.
Persa nei suoi pensieri fece un salto quando si accorse che qualcosa si muoveva all’estremità del suo campo visivo, sulla destra, ma quando si voltò non vide nulla. Con la mano afferrò, più per abitudine che per vera necessità, il pentacolo che le pendeva al collo.
“Sono un’idiota! Basta un incubo e subito la mia casa è invasa dai mostri” rise di se stessa mentre entrava nel bagno, ma senza una ragione ben precisa non tolse la mano dal pentacolo fin quando non fu dentro la doccia.
Aveva appena finito di sciacquarsi i capelli dallo shampoo quando, guardando oltre il vetro appannato della doccia, vide un’ombra nera muoversi davanti la porta del bagno.
Urlò con quanto fiato aveva in gola arretrando fino ad avere la schiena nuda incollata al muro di mattonelle fredde.
Si rese conto che poteva urlare anche per le prossime venti ore, ma non sarebbe arrivato nessuno. Abitava da sola, ben lontana dal paesino, e le uniche persone oltre a lei che bazzicavano quel posto erano i braccianti che le davano una mano nei periodi di raccolta … tra tre mesi!
Non distolse mai lo sguardo dall’intruso, ma non riusciva a vederne bene i contorni. Lo vide tremolare leggermente mentre avanzava verso di lei.
“Angelo mio proteggimi!” riuscì a dire in un soffio, mentre si piegava sulle ginocchia accucciandosi nell’angolo più lontano del box doccia.
L’ombra sembrò avere un’esitazione, poi cercò di riprendere a muoversi verso di lei, ma Valentina vide che non ci riusciva. Era come se tra loro due ci fosse un ostacolo invisibile che non gli permetteva di procedere. Ad un certo punto la donna sentì chiaramente uno schiocco e l’ombra si dissolse.
“Capisci? E’ sparita!”
“Secondo me stavi ancora sognando” rispose Stefania.
“Sotto la doccia?”
“Come se fosse la prima volta che ti fai delle belle passeggiate dormendo.” Le rispose alzando un sottile sopracciglio.
“Questo è diverso! So perfettamente quando dormo … cioè so perfettamente quando sono sveglia, ed ero sveglia!” Valentina guardava l’amica con gli occhi sgranati.
“Va bene, mettiamo caso che fossi sveglia e che tutto quello che hai visto non era un sogno. Cos’era?” chiese con un sorriso sardonico.
“Non ne ho idea” rispose Valentina in un sussurro “ma era spaventoso.”
L’amica la fissò per qualche minuto rimanendo in silenzio.
“Ecco cosa facciamo” disse dopo un po’ “visto che sono sola anche io oggi, vengo a dormire da te. Come la vedi?”
Valentina le sorrise felice.
“Siii! Meno male che lo hai detto tu, non sapevo come chiedertelo!”
“Come se non l’avessi capito” rispose Stefania alzando gli occhi al cielo.
“Maratona di Star Wars? Patatine e pizza?” le disse Valentina entusiasta.
L’amica fece spallucce.
“Tu si che sai premere le corde giuste.”

Quella sera tutto andò per il verso giusto, le due donne guardarono la tv fino ad addormentarsi sul divano, fra ciotole vuote di patatine e popcorn, mentre sul tavolo, nelle scatole della pizza, vi erano alcune fette lasciate lì ad avvizzire.
Nella notte Valentina si svegliò di soprassalto per un tonfo sordo accanto a lei.
Il soggiorno era illuminato dalla tv che mandava l’immagine della principessa Leila con la spada laser in mano, quindi poté riuscire a vedere chiaramente la sua amica ferma, in piedi, accanto al divano.
Le braccia abbandonate contro il corpo e la testa penzolante in avanti.
“Stefania?” chiamò piano Valentina “se è uno scherzo …” non riuscì a finire la frase.
L’amica senza alzare la testa si stava gettando verso di lei con le braccia dritte e le mani adunche come a volerla afferrare per il collo.
La donna urlò e poi cadde dall’altra parte del divano dopo aver indietreggiato scalciando. Si mise subito in piedi e corse verso il tavolo, mettendo quello come ostacolo tra lei e l’amica.
“Stefania svegliati!” urlò
Ma l’amica non alzò la testa. Si era fermata dall’altra parte del tavolo con le mani ancora abbandonate contro il corpo, in una posizione di attesa.

(632)

La Strega
Risvolti
The following two tabs change content below.
avatar
Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
avatar

Ultimi post di RossellaS (vedi tutti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Cookies permettono alle Lande Incantate di riconoscerti la prossima volta che tornerai a farci visita. Navigando sulle nostre pagine ci autorizzi a farne uso per rendere la tua esperienza migliore. Maggiori informazioni | Chiudi