Incontri

“Ti consiglio di lasciarla perdere” disse Luciano, mentre lei correva verso quell’esile creatura.
Quindi era una bambina, come si poteva lasciare una bimba di quell’età nelle sue stesse feci? Quella cosa che aveva detto di chiamarsi Luciano era spregevole e marcia, ma questo lei lo aveva intuito solo da poco. O meglio, la sua parte vigile, il suo subconscio lo aveva sempre saputo.
Si accovacciò accanto a quella piccola creatura e cercò di scostarle i capelli sporchi, ma lei si ritrasse.
“Ehi, tranquilla. Andrà tutto bene.”
La bambina tremava, aveva la testa poggiata sulle gambe rannicchiate che teneva strette tra le braccia, era chiusa come un riccio in difesa della propria vita.
Valentina cominciò ad accarezzarle la testa, si sedette accanto a lei e la strinse tra le braccia. Se fosse stato necessario sarebbe rimasta lì anche mesi pur di farla smettere di tremare, nonostante l’odore nauseabondo. Le si stringeva il cuore solo a guardarla.
Appoggiò la testa alla nuda roccia senza degnare di uno sguardo il suo rapitore che senza aggiungere nulla stava tornando sul suo macabro trono. La luce che li aveva accompagnati fino a quella parte di caverna pian piano si spense, seguendo il demone e lasciandola a combattere contro la paura di ciò che sapeva fosse annidato nel buio.
Il cuore le martellava forte nel petto e la sensazione, anzi la certezza, di avere mille occhi famelici puntati su di lei le mozzava il fiato. Chiuse i suoi per evitare di vedere, nonostante la penombra, quelle creature strisciarle intorno, ma invece di calmarsi si agitò ulteriormente.
D’un tratto sentì la manina della bambina che cercava la sua e la stringeva.
Quel gesto la riempì di forza e le scaldò il cuore. Decise che sarebbe riuscita a fare uscire quella piccola creaturina da lì, anche se le fosse costata la vita.
Valentina non aveva idea di quanto tempo fosse rimasta nella stessa posizione, l’unica cosa che sapeva era che le faceva male tutto, osso sacro, gambe, ginocchia, doveva muoversi e far muovere anche la sua protetta.
“Ehi, io mi chiamo Valentina” le sussurrò piano all’orecchio.
La bambina sussultò leggermente, ma non riprese a tremare e questo per Valentina fu un ottimo passo in avanti.
“Senti, dobbiamo spostarci, non ti fa bene star qui. Ti va di venire con me? Andiamo fino a dove ho dormito, così staremo più comode” cercò di spiegarle la donna sempre sussurrando.
Emise un leggero sospiro di sollievo quando la vide sciogliere le braccia e raddrizzare leggermente la schiena.
Si mise in piedi senza lasciarle la piccola mano e lei la seguì nel movimento.
Immediatamente le ombre cominciarono a muoversi nervosamente intorno a loro emettendo sussurri inquietanti e la piccola le si strinse addosso spaventata.
Prese forza dall’avere qualcuno da proteggere e, tenendola stretta a se, si incamminò con passo sicuro verso l’alcova dove si era risvegliata.
Le orribili creature aprivano il passo quando lei si avvicinava, diede uno sguardo al demonio sul trono che non accennava a muoversi e sempre più decisa percorse il tragitto poco illuminato.
Una volta giunta fece sdraiare la bambina verso il muro e lei si mise di guardia osservando attentamente la disposizione della caverna.
Ormai gli occhi si erano abituati, quindi carpì dettagli che prima non aveva notato.
C’erano almeno tre entrate e quindi probabili vie di fuga, due a pochi metri l’una dall’altra, mentre la terza era in alto, a circa sei metri di altezza dal suolo.
Peccato che non avesse mai imparato a fare free-climbing. Spostò lo sguardo sul fagotto che voleva proteggere e si accorse che stava dormendo, forse per la prima volta da chissà quanto tempo. Si stese accanto a lei e decise che era meglio riposare ed essere al massimo delle forze per qualsiasi occasione si fosse presentata. Prima di addormentarsi pregò gli angeli che tanto amava, gli chiese di proteggere la bambina in modo da farla uscire da quel lurido buco, lontana dalle mani di quell’essere senza cuore.
Una cacofonia di urla la svegliò di soprassalto.
Si guardò freneticamente attorno, la sua protetta si era svegliata e le si era avvinghiata contro, teneva lo sguardo basso e tremava. La strinse forte cercando di capire cosa stesse accadendo.
Luciano non era dove lo aveva visto l’ultima volta, a dire la verità non lo vedeva da nessuna parte. Le ombre, come impazzite si spostavano da una parte all’altra della caverna in maniera disordinata gridando. Fasci di luce accecante per i suoi occhi resi sensibili dalla penombra, spazzavano la caverna incenerendo le creature che riuscivano a toccare.
“E’ il momento, non so cosa stia succedendo ma dobbiamo scappare” disse alla bambina, mentre uscivano dall’alcova.
“Sei qui da più tempo di me, sai qual è l’uscita?”
La bambina alzò un esile braccino indicando l’apertura a sei metri di altezza.
“E ti pareva …” disse Valentina alzando gli occhi al cielo “la mia solita fortuna. Va bene piccola, ora corri!”
Corsero verso la parete che le aveva indicato, che distava circa venti metri rispetto a loro, fortunatamente non dovette trascinare la sua protetta che percorse la distanza come se avesse i diavoli che la inseguivano e l’analogia non era del tutto errata.
Quando arrivò al muro di roccia la piccola si stava già arrampicando come un ragnetto, Valentina sospirò e senza guardarsi intorno cominciò l’ardua salita.
Le ombre erano troppo impegnate e sopravvivere per far caso a loro, a quanto pareva, e di Luciano nessuna traccia.
Non aveva idea di chi fosse venuto in suo soccorso, ma quando l’avesse scoperto li avrebbe ricoperti di baci e abbracci. A volte stendeva un braccio ad aiutare la piccola nella risalita e, a volte, era lei a perdere la presa, ma non si diede per vinta.
D’altronde erano in gioco le loro vite, la sua, ma soprattutto quella di quell’esserino così bisognoso di protezione.
Rimase stupita quando riuscì a raggiungere la meta, non si aspettava di farlo così facilmente, forse era più in forma di quanto avesse immaginato.
Senza pensarci troppo afferrò la manina protesa della bambina e cominciò a correre inghiottita da quel buco come dalle fauci di un enorme mostro.

(205)

La Caverna degli Orrori
Lo Scontro
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Oceanografa a tempo perso, grande lettrice che non disdegna dai classici agli ingredienti dei succhi di frutta. Nutre una grande passione per il Fantasy e in questo periodo, in particolare per il Weird. Avendo personalità multiple adora i GDR e sopratutto i GRV. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2008, ma è ancora in cerca di un editore che la sopporti.
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