Il tempo del romanzo – Parte 2

È cosa nota che la differenza tra fabula e intreccio sussiste proprio nel differente susseguirsi delle scene. Una vicenda reale si muove naturalmente dal punto A al punto B, ma quando siamo impegnati nella creazione di un romanzo (o di un’opera narrativa in generale) possiamo invece spostarci tra vari momenti per accrescere la curiosità del lettore.

Classici esempi di questi spostamenti temporali sono i flashback e i flashforward. In simili casi mostriamo al lettore scene precedenti a quelle del normale filo narrativo, oppure scene future.
Utilizzare con sapienza simili meccanismi può essere però meno facile di quanto si crede.

Faccio un esempio.
Un personaggio si comporta in modo strano: nasconde un pugnale in un cocomero. Lo scrittore (o narratore, o sceneggiatore, o quello che vi pare) inesperto, a questo punto inserirà subito un flashback che racconta la storia del personaggio e ci permetterà di comprendere il perché del pugnale nel cocomero.
Semplice, ma banale.

Altrettanto semplice può essere anche l’inverso: mostrare prima il passato del personaggio, e poi il suo strano comportamento con la lama e il frutto.
In questo caso la spiegazione precede addirittura l’atto, che dunque, quando verrà compiuto, apparirà come logico e spontaneo.

Bisogna imparare invece a muoversi con più scaltrezza, combinando eventi e spiegazioni in modo meno consequenziale. Il motivo di questo fatto è semplice: se diamo al lettore quello che si aspetta (cioè la spiegazione subito dopo l’evento, o, addirittura, subito prima), egli non dovrà fare nulla per seguirci. Si crogiolerà nella sua poltrona e seguirà il libro come un tronco si abbandona alla corrente del fiume.
Noi invece vogliamo che il lettore mantenga le antenne tese, e che sia impaziente di leggere le pagine seguenti del nostro libro.
Gestire con attenzione i tempi di inserimento delle scene può determinare proprio il grado di interesse.
Immaginiamo infatti che la storia inizi con il personaggio che sta aprendo il cocomero a metà: vi nasconde un coltello e poi si impegna a ricomporre il tutto per far apparire il frutto ancora integro; a quel punto però, invece di passare al flashback (e quindi alle spiegazioni), continuiamo a seguire il personaggio e scopriamo che conduce una vita normalissima: ha un buon lavoro, una bella moglie, due bei figli, una bella casa, e, insomma, una bella perfezione.
L’unico problemino, se proprio vogliamo trovarne uno, è che sostiene di avere una tremenda allergia alla frutta.
Ecco che il lettore comincerà a fremere per seguirci. Egli non ha ancora nessuna spiegazione degli atti del personaggio, anzi ha poche informazioni che si contraddicono vistosamente (o il personaggio non è allergico, oppure ha sfidato il proprio problema nella strana scena iniziale).
Il lettore inizierà perciò a legarsi alla trama perché vuole rintracciare gli indizi dispersi qua e là.
Poi, finalmente, magari alla metà del romanzo, gli mostreremo un flashback. Il lettore salterà sulla sedia, credendo finalmente di essere arrivato alle spiegazioni, ma sul punto più bello noi chiuderemo la scena e rimanderemo la sua conclusione al termine.

Ecco, insomma, come spezzettando un flashback nel corso del libro possiamo avvincere lo stesso lettore che, invece, si sarebbe annoiato se gli avessimo proposto quella scena sin dall’inizio.

Naturalmente questo è solo un esempio.
Ci sono infiniti modi per rendere interessante una trama balzando tra momenti temporali diversi.
Il flashforward, o anticipazione, è un altro di questi.
Esso, però, non necessita per forza di una scena completa per avvincere il lettore. L’anticipazione, infatti, può avere una forza enorme anche quando è una semplice frase; moltissimi incipit di romanzi sfruttano proprio l’anticipazione per catturare subito l’attenzione.

Faccio degli esempi (inventati).
“Quando Gianni entrò nel cinema, non sapeva ancora che non ne sarebbe uscito mai più.”

Oppure

“Ser Jean alzò vittorioso lo stendardo al termine della battaglia. Non immaginava che, pur avendo messo fine alla guerra, quello era l’ultimo giorno della sua vita.”

L’anticipazione, come dice la parola stessa, ci anticipa una conclusione, una spiegazione, aumentando il nostro interesse, giacché ci costringe a chiederci quali disgrazie colpiranno il protagonista affinché la suddetta anticipazione si avveri.

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Ha scritto il suo primo libro all'età di otto anni (un'orribile copia di Jurassic Park) e da allora non ha più smesso di sprecare inchiostro, nel tentativo di emulare i suoi inarrivabili punti di riferimento. Collabora con alcuni siti di interesse letterario, oltre a questo blog. Ha affrontato i misteri dell'autopubblicazione, alcuni premi letterari e una piccola pubblicazione in cartaceo, ma continua a scrivere continuamente per raggiungere il suo vero obbiettivo: scrivere continuamente.
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